Collevecchio è un comune italiano di abitanti della provincia di Rieti nel Lazio.
Geografia fisica Territorio Il territorio di Collevecchio si trova, sui terrazzi fluviali della Valle del Tevere, tra l'area della Città metropolitana di Roma a sud, e la regione Umbria a nord.
Acque Fiume Tevere. Torrente Aia. Torrente Campana Sorgente con fontanile Madonna del piano. Sorgente con fontanile comunale Collevecchio. Fontanile comunale Cicignano. Zona palustre Poggio Sommavilla.Foto satellitare da Google maps. Zona di confluenza tra il torrente Aia e il fiume Treja nel Tevere.Foto satellitare da Google maps.
Geologia Geositi censiti nel Catasto Regionale del Geositi del Lazio
Terrazzo fluviale sul fianco sinistro della Valle TiberinaGeosito puntuale, Tipologia; Geomorfologia, Casto L. & Zarlenga F., 1992 Argille e sabbie plioceniche in loc. FornaceGeosito puntuale, Tipologia; Litostratigrafia, Casto L. & Zarlenga F., 1992 Terrazzo fluviale in loc. Seminario
Clima Classificazione climatica: zona D, 1899 GR/G
Storia Le prime conferme di aggregazioni di popolazioni nell'odierno comune di Collevecchio risalgono al paleolitico che frequentavano la parte di confluenza tra i corsi d'acqua, Aia, Treja e il Tevere ed i terrazzi fluviali, dove il tufo, nell'attuale zona di Grappignano, Poggio Sommavilla, forma pianori e rupi.Flaminia Verga, Ager Foronovanus I, Forma Italiae 44, pp. 50, 75, 77Massimo Ernesto Santucci, archeologo paleontologo, locale, ha consegnato dopo ricognizioni archeologiche in loco, materiali paleoarcheologici e preistorici al Museo Civico Archeologico di Magliano Sabina
Nell'età del bronzo si intensificano insediamenti di cultura protovillanovianaMuseo civico archeologico di Magliano Sabina: primo piano, sala 1nei costoni e nei pianori sopra la fascia che sovrasta il fiume Tevere
Nell'età del ferro nella zona di Poggio Sommavilla si insediano nuclei sparsi di capanne intervallate ad ampi spazi destinati alla coltivazione, nei pianori dei terrazzi fluviali che sovrastavano la valle del torrente Aia e quella del Tevere.
Nel periodo arcaico si occupa il pianoro di cima ed il pendio del colle, dove attualmente sorge il borgo di Poggio Sommavilla, in questa fase si verifica l'abbandono delle aree abitate alla base con la loro destinazione ad usi funerari.
Il complesso dell'insediamento, di cui ancora non si conosce il nome, interessava 25/30 ha, uno dei più grandi dell'età arcaica orientalizzante della Valle del Tevere.
È consolidata una costante attività di scambio con le popolazioni dell'opposta sponda del fiume i Falisci gli Etruschi e i Capenati.
Durante il periodo Romano Repubblicano, il centro arcaico di Poggio Sommavilla rimase attivo, verosimilmente fino all'epoca della distruzione da parte dell'esercito romano guidato dal tribuno consolare Marco Furio Camillo di Veio, Capena e di Falerii Veteres, città con le quali ebbe intensa continuità di rapporti nel corso della sua storia culturalePaola Santoro, Rilettura critica della necropoli di Poggio Sommavilla, Roma, 1977, p. 20.. In questo periodo si genera una nuova organizzazione sociale ed urbana del territorio. Nelle parti più alte, nascono strutture abitative più complesse le villae, residenze estive dei patrizi, con abitazioni organizzate all'attività produttiva pars rustica che comprendeva un fondo generalmente in relazione agli schiavi posseduti. La distribuzione delle terre meno fertili veniva assegnata alla popolazione locale.
Nella Valle del torrente Aia, in località fontanile Madonna del Piano, dove sono visibili i resti della costruzione a Torre romanaN.42 sulla Carta Archeologica di Flaminia VergaPasqui descrive la Torre romana e dei resti di Emplèkton Opus Ceamenticium ora non più visibili, a circa un metro dal suolo, a basa quadrata di circa 3,80 che si trovava tra la Torre e la strada a fianco di un avvallamento, Pasqui Carta Archeologica pp. 347-348.Reggiani considera la Torre un resto di mausoleo romano di tipo a Torre sul tracciato viario che dalla Flaminia attraverso la valle del Tevere seguendo la valle del torrente Aia va a Forum Novum a circa 10 km, in Reggiani 180b, p. 10, fig. 10.Resti di marmo sono conservati nel giardino del caseggiato di fronte al fontanile opposto alla Strada Statale ex Lambruschina, si suppone sia stato parte di un insediamento a pianta militare romana poi trasformato in un Foro Romano. dopo la distruzione del centro arcaico di Poggio Sommavilla.
In epoca romana imperiale, nella seconda metà del I secolo d.C. il territorio amministrato dall'odierno Comune di Collevecchio, fu assoggettato al municipio romano di Forum Novum assegnato alla tribù Crustumina, regio IV Samnium et Sabina, che cessa la propria funzione nella media età imperiale nel III secolo d.C. Ipotesi indicano il nome "Novum" in relazione al Foro romano di età repubblicana sorto dopo la distruzione da parte dei romani del centro arcaico di Poggio Sommavilla.. L'area si presume venne accorpata tra il 365 e il 399 d.C. circa, alla provincia romana Flaminia et Valeria della Dioecesis Italiciana imperiale suburbicaria. Nel 420 d.C. probabilmente nella provincia Valeria della Prefettura del pretorio diocesi d'Italia romana imperiale.Thomsen 1947, pag 217-218 Singolare è l'assetto catastale romano che accomuna ancora in età alto medioevale l'agro foronovano all'agro faliscoF. Marazzi, T. W. Potter, A. C. King, Mola di Monte Gelato (Mazzano Romano): notizie preliminari sulle campagne di scavo 1986-1988 e considerazioni sulle origini dell'incastellamento in Etruria Meridionale alla luce dei nuovi dati archeologici, in Archeologia mediavale, vol. 16, 1989, pp. 103-119. direttamente collegato attraverso la valle del torrente Aia con l'asse viario della via Tiberina e del Treja alla Flaminia.Flaminia Verga, Ager Foronovanus I (Forma Italiae, 44), Firenze, 2006.
La cristianizzazione e le sistematiche incursioni dei popoli germanici accelerano il crollo dell'Impero romano, si verifica il fenomeno dell'incastellamento con la riutilizzazione dei siti romani esistenti, inizia il medioevo.
Nel territorio odierno del comune di Collevecchio erano presenti alcuni agglomerati urbani tra cui il Fundu Antiquus con il casale de antiquo e la chiesa di San ValentinoIpotesi, suppogono sia stata eretta da Galla tra il 523 e il 535 nella zona detta massa cornicle Septiminiana. Chronicon 33 di Benedetto del Soratte, https://archive.org/stream/fonti per la storia d'Italia - e che fu cattedrale della diocesi. Umberto Mattei, Storia di Collevecchio sede della diocesi e della provincia di Sabina, 2004, la zona di colle Mozzano, fundum Musiniano connessa attraverso il fosso del BarconePrende il nome dall'omonima via del Barcone o Balcone, luogo che fino alla metà del 1900 era utilizzato come aia collettiva dove veniva stipato il grano in così detti Barconi alla località oggi chiamata Madonna del piano, dove sono presenti resti di una costruzione romana a Torre, Fundu Usianus (Sant'Anatolia), Casalia (Casaglia), Cicinianus (Cicignano), Fundu Carpinianu (Grappignano), Thoccie (Toccia), Cuphi (colle delle palme), Castri Summa Villa (Poggio Sommavilla - Poggetto). Ne dà testimonianza un passo del Chronicon 33 p. 46 scritto tra il 972 e il 1000 dal Monaco Benedetto del Soratte dell'Abbazzia di Sant'Andrea in Flumine lungo la via Tiberina ai piedi del Soratte nella Valle del Tevere « Fundum Antiscanis, vinealis petite sex, toti in massa de Tocie petite de tera hubi dicutur a Saline, tres petite de terra a fundum Antiscanu a Monumento usque ad ripam castri Summa Villa, fundum Antiquum cum aliis nominibus integro, fundum Casali hubi est ecclesia Sancti Valentini, cum fundu Carpiniano, fundum Musiniano cum omnia sua adiacentia »Chronicon 33 di Benedetto del Soratte p. 46, https://archive.org/stream/fonti per la storia d'Italia. Cioè: « sei pezze di terra del fondo Antiscano, tutte le pezze de terra nella Massa di Toccia dove si chiama Salina, tre pezze di terra del fondo Antiscano dal Monumento sino alla ripa sotto il castello di Poggio Sommavilla, il fondo Antico per intero con tutti i suoi vocaboli con il Casale ove è la chiesa di San Valentino, il fondo di Grappignano e il fondo Musiniano con tutte le sue adiacense »Umberto Mattei, Storia di Collevecchio sede della diocesi e della provincia Sabina, 2004..
Papa Innocenzo IV con il breve del 10 dicembre 1253 autorizza i Mozzanesi a trasferirsi a Castrum Vetulum, l'attuale centro storico di Collevecchio. Nel luglio 1283 fu occupato dal Comune di Narni e nel giugno venne ratificato un accordo in cui l'amministrazione giuridica passava sotto il controllo dei narnesi i quali potevano costruire una rocca con palazzo e torre, oggi possiamo identificarla con il palazzo Cerbelli ed il complesso di strutture che costituiscono il rione MartavelloOppure Martello, in dialetto locale u Martellu. Collevecchio contava circa 700 abitanti e 126 focolari.
Nella metà del Trecento Collevecchio ritorna nella sovranità della curia; in quel periodo il rettore risiedeva nella provincia del Patrimonio di San Pietro in Tuscia a Toscanella e il vice rettore risiedeva a Tarano.
Nel 1368 fu infeudato dagli Orsini.
L'umanesimo segna un'importante rinascita culturale e sociale, soprattutto a favore delle classi nobili, privilegiate da relazioni con l'allora Firenze dei Medici e personaggi delle gerarchie vaticane come Blosio Palladio, si determinarono le condizioni per cui Collevecchio diventò uno dei centri di riferimento, nella valle del Tevere.
Tra il 1605-1621 papa Paolo V scelse Collevecchio come sede del governatorato apostolico della provincia della Sabina con il tribunale le carceri e la cancelleria, trasferito nel 1816 per cedimenti strutturali del palazzo, nei sotterranei conserva carceri e strumenti di torturaNella coscienza popolare paesana è ancora vivo il ricordo delle esposizioni pubbliche delle teste tagliate e dei corpi appesi in apposite finestre del centro storico all'arco della porta del Tevere in via Menichini accessibili dal portale della chiesa sconsacrata Pietro e Paolo. Un'epigrafe posta sulla facciata del palazzo ne dà testimonianza:
PAULUS V P.MAX/PROVINC.SAB IN GUBERN. ERETICA/JO ANT. MAXIMO V.S.R. PRAEFECTUS / FORUM APTAN. CARCERES/COSTRUEND. MANDAVIT/A. D. MDCV Paolo V Pont. Mass/ dopo la costruzione della provincia sabina, ordinò al governatore Giovanni Antonio Massimo di organizzare le carceri e il tribunale. Nell'anno del signore 1605.
Con la costituzione della provincia l'amministrazione civile e penale fu sottoposta al controllo delle istituzioni della curia, nelle località baronali i feudatari potevano organizzare autonomamente l'amministrazione pur sempre con il diritto di controllo della Chiesa. Per i reati più gravi il governatore si limitava all'istruzione della causa che veniva decisa dal tribunale della Sacra Consulta di Roma, le condanne poi venivano eseguite attraverso gli uffici governatoriali.
Una lapide in via Menichini ricorda l'esecuzione di: FRANCESCO CECCANI DETTO MOSCANTE PERE OMICIDIO IN PERSONA DEL VICEPODESTA' E FERITE AL Balivo DA/DELLA TERRA (il bargello capo dei birri) IN ODIO DI GIUSTIZIA ANO 1753.
Nell'ultimo periodo del governatorato, si ha la presenza del famoso boia dello Stato Pontificio, Giambattista Bugatti detto Mastro Titta che nelle sue memorie ricorda: 51 Felice Rovina, «impiccato» in Collevecchio li 7 luglio 1802, per avere strozzato un eremita che aveva drogato e poi stuprato la sua promessa sposa. 181 Gioacchino de Simoni, «mazzola e squarto» in Collevecchio li 27 maggio 1816, per omicidio barbaro in persona della moglie. 356 Vincenzo Orlandi di Collevecchio, anni 47, per omicidio, ed altri delitti 1841. Una leggenda narra che un detenuto nelle carceri di Collevecchio evase con dei ceppi legati ai piedi da catene, questi arrivò a Cottanello dove vicino all'eremo di San Cataldo i ceppi miracolosamente si aprirono.