Il monastero del Cavallo Bianco () è, secondo la tradizione, il primo tempio buddhista della Cina, fondato nel 68 d.C. sotto l'imperatore Ming (r. 58-75 d.C.) degli Han Orientali, situato nella capitale Luoyang.
Il monastero si trova appena al di fuori delle mura dell'antica capitale degli Han Orientali, distante circa 12-13 km a est dall'attuale Luoyang, provincia dello Henan. Dista approssimativamente 40 min con l'autobus n° 56 dalla stazione ferroviaria di Luoyang.Elmer, et al. (2009), p. 463. Il tempio, nonostante le sue ridotte dimensioni, è considerato da molti fedeli come "la culla del buddhismo cinese". I punti di riferimento geografici sono, partendo da sud, il monte Manghan e il fiume Luo.
Le principali costruzioni del monastero furono erette durante le dinastie Ming (1368-1644) e Qing (1644-1912);Cummings, et al. (1991) p. 283. vennero ristrutturate negli anni 1950, e poi nel marzo del 1973 dopo la Rivoluzione Culturale. È costituito da numerose sale separate da cortili e giardini ben curati, coprendo un'area di 13 ettari. Le placche in cinese e in inglese danno una ricca descrizione delle statue buddhiste situate in ogni sala; esse raffigurano, tra gli altri, Śākyamuni, Maitreya, il Buddha di Giada, icone di santi come Guru Avalokiteśvara, Amitābha, arhat, due cavalli bianchi portati dall'India da due monaci indiani, e due leoni mitici all'entrata. Per via dei finanziamenti internazionali, il tempio ha subito numerosi cambiamenti, sia strutturalmente che internamente. Il progetto più recente, realizzato colla cooperazione dell'India, è stato terminato nel 2008 col completamento dello stupa di Sanchi e della statua del Buddha di Sarnath.
Contesto, leggende e importanza Seguono alcune leggende sulla fondazione e sulla denominazione del monastero.
A seguito d'un sogno di Han Mingdi, dove vedeva un Buddha che fondava il buddhismo, due suoi emissari partirono alla ricerca delle scritture buddhiste. S'imbatterono in due monaci indiani in Afghanistan e li convinsero a unirsi a loro nel ritorno in Cina, portando con loro scritture, libri, reliquie e statue buddhiste su due cavalli bianchi. Col loro arrivo in Cina, l'imperatore costruì un tempio in loro onore e lo chiamò "Cavallo Bianco", come apprezzamento dei due cavalli che portarono i due monaci. Essi risiederono nel nuovo monastero, dove tradussero in cinese le scritture buddhiste. La religione buddhista da qui iniziò a prosperare e coll'arrivo nel V secolo del monaco indiano Bodhidharma, il buddhismo cinese s'evolse e si diffuse in altri paesi.
Su richiesta di Han Mingdi, due monaci indiani chiamati Kāśyapa Mātaṇga (conosciuto anche col nome cinese di 攝摩騰 Shè Móténg) e Dharmaratna, (o Gobharana, cinese: 竺法蘭 Zhú Fǎlán) tradussero, nel monastero del Cavallo Bianco, numerosi classici buddhisti, fra cui l'importante Sutra in quarantadue capitoli (四十二章經, Sìshíèrzhāngjīng, T.D. 784.17.722-724) che viene per questa ragione considerato il primo sutra buddhista tradotto in cinese, acquisendo un posto d'onore nella storia di questa religione in Cina.
Gobharana tradusse, sempre secondo la tradizioneCfr. il Kāiyuán shìjiào lù, 開元釋教錄, T.D. 2154: 55.478b08 e il Gāosēng zhuàn 高僧傳, T.D. 2059: 50.323a14;, una prima versione, andata perduta, del "Sutra delle dieci terre", il Daśabhūmika-sūtra (su questo cfr. Avataṃsakasūtra), che viene indicata come 十地斷結經 Shídì duànjié jīngSulla figura Zhú Fǎlán cfr. anche Tsukamoto Zenryū (trad. di Leon Hurvitz) 1979. A History of Early Chines Buddhism from Its Introduction to the Death of Huiyuan. Tokyo: Kodansha International Ltd, vol. 1. p. 45 nonché altre quattro opere.
Il tempio in seguito divenne via via sempre più importante e il buddhismo si sviluppò in Cina, diffondendosi poi in Corea, Giappone e Vietnam. L'introduzione di questa religione in Cina influenzò in modo significativo la morale, il pensiero e l'estetica cinesi.
La storia del monastero inizia col sogno di Han Mingdi e colla sua fondazione nel 68 d.C. in onore dei due monaci indiani che portarono in Cina le scritture buddhiste condotti su dei cavalli bianchi. I due monaci tradussero molte scritture durante il loro soggiorno al tempio, il quale fu detto "Cavallo Bianco". Morirono nei dintorni del tempio e furono seppelliti nel suo giardino. Dopo la fondazione del monastero, 1000 monaci ci vissero per praticare il buddhismo.
Secondo le Cronache delle regioni occidentali dello Hou Hanshu (Libro degli Han Posteriori), basato sui resoconti all'imperatore del c. 125, ma che non fu compilato fino al secolo V: "Vi è una tradizione la quale asserisce che Han Mingdi sognò un alto uomo aureo, colla cima della testa risplendente. L'imperatore si rivolse al suo gruppo di consiglieri e uno di loro disse: "Nei paesi occidentali vi è un dio chiamato Buddha. È alto 16 chǐ [3,7 m], e il suo corpo ha il colore dell'oro." Quindi, l'imperatore inviò degli emissari a Tianzhu [India nord-occidentale] per sapere della dottrina del Buddha, e in seguito dipinti e statue [del Buddha] arrivarono nel Paese di Mezzo [Cina]."Hill (2009), p. 31, e nn. 15.10 a 15.13 alle pp. 363–366.
Diversi resoconti raccontano la fondazione del tempio. Yang Xuanzhi, nella prefazione del suo libro A Record of Buddhist Monasteries in Lo-yang, affermn che, dopo il sogno, Han Mingdi ordinò che statue del Buddha venissero erette alla Porta Kai yang (apertura alla Porta del Sole Mattutino) del Palazzo Meridionale e in prossimità della Terrazza Chang ye (letteralmente: "Notte Eterna").Yang (1984), pp. 3–4. Yang, tuttavia, non menziona il monastero.
L'imperatore avrebbe inviato uno o più monaci in India o in Scizia, che ritornarono su un cavallo bianco insieme al Sutra di Quarantadue capitoli. L'imperatore ricevé il Sutra e lo ospitò in un monastero costruito al di fuori delle mura di Luoyang; questo fu il primo tempio buddhista cinese.
Altre leggende, direttamente correlate all'emergenza e alla diffusione del buddhismo in Cina, menzionate nel libro Indian Pandits in the Land of Snow di Sri Sarat Chandra forniscono due versioni. Una di queste è la seguente.
In un giorno di buon auspicio del 60 d.C., a Luoyang, Han Mingdi sognò una persona santa dalla carnagione dorata, col sole e la luna splendenti dietro di sé, che si dirigeva verso il suo trono, per poi girare intorno al suo palazzo. Questo avvenimento fu interpretato come il momento della venuta del Buddhismo in Cina, predetto da un'antica profezia. L'imperatore, informato sul Buddha dal cronista storico Fu Hi, inviò 18 emissari in Occidente alla ricerca della religione praticata dal Buddha. Dopo aver attraversato numerosi paesi confinanti coll'India, essi giunsero in Afghanistan (Gandhara) dove incontrarono due monaci buddhisti (arhat) chiamati Kasyapa Pandita, un brahmano proveniente dall'India centrale, e Bharana Pandita. Accettarono l'invito degli emissari imperiali di ritornare con loro in Cina su due cavalli bianchi. Portarono con loro alcuni sutra, fra cui il Sutra di Quarantadue capitoli, statue del Buddha, ritratti e reliquie sacre. Ritornarono a Luoyang dove eressero un monastero. L'imperatore li incontrò il 30º giorno del 12º mese lunare del 67 d.C., e fu lieto sia dei regali che i monaci avevano portato per lui che per le icone buddhiste che erano straordinariamente affini a quelle viste nel suo sogno. I monaci compirono dei miracoli che consolidarono la fede dell'imperatore nei confronti del buddhismo.
Tuttavia, alcuni sacerdoti taoisti protestarono e vollero che l'imperatore provasse i meriti di entrambe le religioni. L'imperatore accettò e, alla porta meridionale del monastero del Cavallo Bianco, ordinò che i testi sacri e gli oggetti di culto taoisti venissero posizionati sulla porta orientale, invece quelli buddhisti dovevano essere posti nella sala delle sette gemme, ad ovest. Comandò poi che tali oggetti venissero gettati nel fuoco: avrebbe conferito la sua protezione alla religione i cui oggetti sarebbero sopravvissuti alle fiamme. I taoisti s'aspettarono che i loro testi sopravvivessero; ciò non accadde, i testi taoisti furono completamente arsi, mentre quelli buddhisti rimasero illesi. L'imperatore, pertanto, col suo entourage di alti funzionari e parenti, abbracciò la religione buddhista. Fece erigere numerosi templi, fra cui il Baima-si e tre conventi per le monache. I due sacerdoti taoisti che sfidarono il buddhismo furono condannati al rogo.
Dato il notevole numero di versioni di tale storia e la loro reciproca contraddittorietà, la maggior parte degli studiosi moderni la considera una fiaba buddhista più che un evento storico.Maspero (1901), pp. 95 ff.Pelliot (1920b), pp. 395–396, n. 310Chen (1964), pp. 29–31.Zürcher (1972), p. 22. Il monastero del Cavallo Bianco non si ritrova nelle fonti contemporanee antecedenti al 289.Zürcher (1972), p. 31. Nondimeno, in tali fonti si mneziona un "Poma-si" di Chang'an nel 266 e un altro omonimo a Jingcheng, nello Hubei centrale nello stesso anno.Zürcher (1972), p. 330, n. 71.
Il buddhismo si sviluppo in Cina dopo il suo arrivo dall'India, plasmando e facendosi plasmare dalle credenze religiose della cultura cinese. Esso è un'evoluzione del buddhismo Mahāyāna, largamente più seguito del Theravada o Hīnayāna, sebbene quest'ultimo sia giunto in Cina precedentemente.
Storia Nel 252 il sogdiano Saṃghavarman tradusse in cinese dal sanscrito alcuni testi buddhisti, fa cui l'importante Sutra della Vita Infinita (無量壽經, Wúliángshòu jīng, T.D. 360, in sanscrito Sukhāvatī-vyūha-sūtra)Una tradizione canonica più realistica attribuisce la traduzione a Dharmarakṣa nel 308 o, ancora più probabilmente, a Buddhabhadra..
Un monaco kucheano di famiglia reale noto come Bó Yán (白延) viaggiò nella capitale cinese, Luòyáng, tra il 256 e il 260. Tradusse sei testi buddhisti in lingua cinese nel 258, presso questo tempio, tra questi il Śūraṃgama-samādhi-sūtra (首楞嚴三昧經 Shǒulèngyán sānmèi jīng, giapp. Shuryōgon sanmei kyō) conservato al T.D. 642 del Canone cinese.
Il famoso traduttore buddhista indo-scita Dharmarakṣa (cinese: , attivo c. 266-308) arrivò a Luoyang nel 266 e risiedé nel monastero del Cavallo bianco a partire almeno dalla primavera del 289 fino al 290.Zürcher (1972), pp. 65, 69.
Il celebre monaco Xuánzàng della dinastia Tang iniziò il suo pellegrinaggio di 16 anni verso l'India da questo monastero. Dopo il suo ritorno fu abate del tempio fino alla morte. In tale periodo, oltre ad aver ricoperto incarichi di insegnante e di altre attività religiose del tempio, tradusse molte scritture buddhiste, portate da lui dall'India, dal sanscrito al cinese.
Un'iscrizione su una lastra di pietra, risalente al 1175, in prossimità della Pagoda Qilun (alta 35 m, a più piani, a base quadrata, a sud-est del Baima-si), afferma che cinque decenni prima della costruzione della pagoda si verificò un incendio che distrusse il monastero e il Tathagata sarira stupa, il predecessore della pagoda. La stessa iscrizione afferma anche che poco tempo dopo un funzionario Jin eresse la pagoda Qilun, forgiata sullo stile delle pagode a base quadrata d'epoca Tang.
Tra i secoli XIII e XX, il monastero venne restaurato e rinnovato sotto i Ming (1368–1644) e i Qing (1644-1912). Importanti opere di restauro furono realizzate nel secolo XVI e alcuni edifici, taluni dei quali rinnovati successivamente, risalgono a tale periodo.
Storia moderna
Sotto la Repubblica popolare cinese, il monastero vide numerosi restauri nel periodo tra il 1952 e il 1973.