La battaglia di ShanghaiCitata anche come battaglia di Songhu o prima battaglia di Shanghai per distinguerla dalla successiva combattuta nel 1949 tra le opposte fazioni nel più ampio contesto della guerra civile cinese. fu combattuta dall'agosto al novembre 1937 durante la seconda guerra sino-giapponese, tra l'Esercito nazionalista cinese e l'Esercito imperiale giapponese. Fu una delle battaglie più grandi, sanguinose e violente combattute durante il conflitto sino-giapponese e si concluse dopo oltre tre mesi di scontri con la vittoria giapponese e la ritirata delle truppe cinesi.
Dopo l'Incidente del ponte di Marco Polo e le prime vittorie giapponesi nel settore Pechino-Tientsin, il comandante in capo del Kuomintang, il generalissimo Chiang Kai-shek, decise di concentrare le sue divisioni migliori, addestrate dai consiglieri militari inviati dalla Germania, nel settore di Shanghai per fermare l'avanzata nemica, dare una dimostrazione della volontà della Cina nazionalista di non cedere all'aggressione, suscitando in questo modo la simpatia della Potenze occidentali, e guadagnare tempo per evacuare le industrie nell'interno della Cina.
Durante i tre mesi di sanguinosi combattimenti, i soldati giapponesi e cinesi si scontrarono a distanza ravvicinata, in un tipo di guerra urbana simile alla successiva battaglia di Stalingrado della seconda guerra mondiale, nel centro di Shanghai, nelle città della periferia e sulle spiagge dello Yangtze Kiang, dove i giapponesi avevano effettuato alcuni sbarchi. La battaglia, che coinvolse oltre un milione di soldati delle due parti concentrati in uno spazio ristretto, può essere suddivisa in tre fasi: la prima fase, tra il 13 e il 22 agosto 1937, durante la quale le truppe cinesi cercarono, senza riuscirci, di eliminare le forze giapponesi presenti nel centro di Shanghai; il secondo periodo, compreso tra il 23 agosto e il 26 ottobre 1937, fu caratterizzato dall'arrivo di ingenti rinforzi di truppe scelte giapponesi che, al comando del generale Iwane Matsui, iniziarono sistematiche operazioni per conquistare l'area urbana, che venne lentamente occupata dopo cruenti scontri "casa per casa", e le regioni circostanti; infine l'ultima fase, dal 26 ottobre alla fine di novembre 1937, nel corso della quale, le superstiti truppe cinesi ripiegarono per evitare un accerchiamento e si ritirarono combattendo lungo la strada in direzione della capitale cinese Nanchino.
Denominazione nelle fonti In Cina la battaglia di Shanghai è conosciuta anche come battaglia di Songhu (淞滬會戰; Sōnghù Huìzhàn); il termine Song (淞) è una contrazione di Wusong (吳凇), un centro strategico situato nei sobborghi settentrionali di Shanghai, dove il fiume Huangpu confluisce nello Yangtze Kiang; Hu (滬) invece è l'abbreviazione di Shanghai. Nelle fonti cinese la battaglia viene denominata anche 813, indicando in questo modo il giorno 13 agosto, la data di inizio dei combattimenti principali.
Alcune fonti giapponesi invece fanno riferimento alla battaglia con la denominazione di , per distinguerla dal cosiddetto Primo incidente di Shanghai del 1932. In realtà la battaglia di Shanghai non fu un semplice "incidente" ma un vero scontro generale tra due grandi eserciti che segnò l'inizio della guerra totale tra la Cina e l'Impero del Giappone.
Guerra totale tra Cina e Giappone Situazione strategica Dopo l'inizio della seconda guerra sino-giapponese il 7 luglio 1937, i combattimenti più importanti avevano interessato la Cina settentrionale e le operazioni offensive giapponesi si erano concluse all'inizio di agosto, dopo la battaglia di Pechino-Tientsin, con l'occupazione di Pechino. In realtà inizialmente sembra che né la Cina nazionalista né il Giappone fossero intenzionate a trasformare una serie di schermaglie di poco conto in una guerra generale tra i due paesi; la dirigenza politica giapponese si attendeva una rapida tregua che avrebbe condotto a negoziati e all'acquisizione di ulteriori territori della Cina, come era avvenuto in precedenza dopo l'Incidente di Mukden del 1931, l'Incidente del 28 gennaio 1932, l'Incidente della Grande Muraglia del 1933 e in numerose altre occasioni alla metà degli anni trenta.
Il generalissimo Chiang Kai-shek invece ritenne che l'Incidente del ponte Marco Polo fosse un audace tentativo da parte dei capi del Giappone di distaccare irreversibilmente le province settentrionali dal resto della Cina e incorporarle nello Stato fantoccio del Manchukuò dominato dall'Armata del Kwantung. Questi eventi, avvenuti subito dopo l'Incidente di Xi'an e la formazione del fronte unito di resistenza tra Nazionalisti e Comunisti cinesi, provocarono quindi il "punto di rottura" (最後關頭) della vecchia politica di Chiang di tolleranza verso l'aggressività giapponese secondo il concetto fondamentale di raggiungere "la pacificazione interna" prima di iniziare la "resistenza esterna"; egli quindi ritenne che fosse giunto il momento di affrontare una grande guerra decisiva contro l'Impero giapponese.
Dal punto di vista della strategia militare Chiang Kai-shek e i suoi consiglieri ritenevano che l'esercito giapponese avrebbe cercato di avanzare dalla Cina settentrionale lungo le linee ferroviarie Pechino-Hankou e Tientsin-Pukou, per raggiungere Wuhan e le regioni della Cina centrale e orientale. Un'avanzata giapponese lungo la direttrice verticale nord-sud avrebbero richiesto da parte dell'esercito cinese una difficile manovra a tenaglia lungo un asse orizzontale; le truppe cinesi tuttavia non apparivano in grado di compiere operazioni complicate di questo tipo, mentre l'Esercito imperiale giapponese disponeva di una netta superiorità qualitativa ed era molto più mobile essendo equipaggiato anche con efficaci mezzi corazzati. Lo schieramento cinese a nord era debole militarmente e le linee difensive più solide si trovavano nella Cina orientale, nella regione del delta del fiume Yangtze Kiang. Inoltre le truppe giapponesi potevano ricevere rinforzi agevolmente direttamente dal Giappone, passando per la Corea e il Manchukuò fino alla Cina settentrionale, grazie alla superiorità navale e alla disponibilità di adeguate linee ferroviarie. I movimenti delle truppe cinesi al contrario erano fortemente intralciati dalla mancanza di mezzi motorizzati e di ferrovie efficienti; in gran parte i soldati cinesi dovevano raggiungere le linee del fronte marciando a piedi. I rinforzi cinesi di conseguenza avrebbero impiegato molto più tempo a raggiungere la Cina settentrionale partendo dalla Cina centrale che le truppe giapponesi inviate dalle isole del Giappone; di fatto il trasferimento in massa dell'esercito cinese per combattere la battaglia decisiva nella Cina settentrionale era logisticamente e strategicamente impossibile.
La situazione strategica dell'esercito nazionalista cinese era difficile: se le truppe giapponesi fossero avanzate da nord verso sud e avessero occupato Wuhan, avrebbero potuto subito dopo deviare verso est in direzione della Cina centrale e orientale, isolando completamente la regione di Shanghai e Nanchino e ricacciando in mare le truppe cinesi accerchiate. La Marina imperiale giapponese aveva il totale predominio navale nelle acque del Mar Cinese e avrebbe potuto impedire una eventuale evacuazione marittima dei soldati cinesi. Chiang decise, per evitare questo pericolo strategico, di organizzare un secondo fronte di guerra nella regione di Shanghai con l'intenzione di attirarvi le truppe nemiche e alleggerire in questo modo la situazione nel teatro bellico della Cina centro-settentrionale. Il suo piano prevedeva di costringere i giapponesi a rinunciare ad una direttrice di avanzata nord-sud che avrebbe potuto essere decisiva, a favore di una direttrice da est a ovest che strategicamente sarebbe stata molto meno pericolosa per le truppe nazionaliste. In questo caso, anche se i giapponesi avessero conquistato le grandi città di Shanghai, Nanchino e Wuhan, le truppe cinesi avrebbero avuto spazio per ripiegare verso sud-ovest; il piano de generalissimo e dei suoi consiglieri prevedeva di combattere con la massima determinazione per ritardare il più possibile l'avanzata nemica guadagnando tempo per trasferire gli organi di governo del Kuomintang e le industrie più importanti verso l'interno della Cina; si trattava di "cedere spazio per guadagnare tempo" (以空間換取時間).
Situazione politica
Chiang in origine era sembrato convinto che la Cina necessitasse di alcuni anni di pace interna e di coesione nazionale per organizzare un grande esercito e mettere in funzioni le industrie necessarie per combattere con possibilità di vittoria contro il Giappone. Egli temeva che una guerra prematura avrebbe rovinato i suoi piani e preparativi, e inizialmente si limitò a combattere i piccoli e localizzati "incidenti" della prima metà degli anni trenta. Questa politica apparentemente rinunciataria nei confronti delle aggressioni giapponesi però rischiava di minare la popolarità di Chiang e del Kuomintang. Dopo l'accordo di pacificazione con i comunisti, il generalissimo diventò finalmente un capo apprezzato dal popolo e venne considerato il solo dirigente nazionale in grado di condurre la guerra contro il Giappone. Chiang si trovò quindi costretto, per salvare la sua popolarità di capo nazionale e il suo prestigio politico, ad entrare in guerra nonostante che egli rischiasse di perdere, in caso di conflitto bellico totale, le sue migliori divisioni appena organizzate dai consiglieri militari tedeschi e mettesse anche in pericolo la nascente base industriale della nazione.
La posizione di Chiang non era facile: se avesse combattuto una guerra totale contro i giapponesi avrebbe guadagnato grandi consensi tra i cinesi ma avrebbe logorato il suo potere politico che era basato in gran parte sulla sua forza militare nei confronti dei vari signori della guerra; se invece avesse rinunciato ad opporsi con le armi e avesse fatto ulteriori concessioni ai giapponesi, avrebbe conservato le sue forze militari ma sarebbe apparso anti-patriottico, perdendo gran parte del favore popolare. Chiang corse un grande rischio prendendo la decisione di combattere una guerra totale e affrontare una grande battaglia per Shanghai. Egli prese questa decisione verosimilmente anche per altre ragioni economiche e politiche; le province di Zhejiang e Jiangsu costituivano la base economica principale della regione del basso corso dello Yangtze Kiang e i principali centri di sviluppo industriale creati nell'ultimo decennio erano stati attivati in questi territori; Nanchino era la capitale ufficiale della Cina nazionalista e il solo luogo dove il governo centrale di Chiang poteva esercitare un'autorità totale mentre nella Cina settentrionale dominavano i giapponesi e le altre province erano ancora soggette al potere dei vari signori della guerra o di altre fazioni del Kuomintang.
Shanghai era una città cosmopolita e il luogo dove si concentravano gli investimenti e gli interessi economici delle grandi potenze internazionali, compresi gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e la Francia. In precedenza le potenze occidentali avevano evitato di condannare apertamente le aggressioni giapponesi a causa delle loro preoccupazioni prioritarie per la situazione in Europa ed anche per l'utile ruolo di opposizione all'Unione Sovietica svolto dal Giappone in Estremo Oriente, ma Chiang riteneva possibile che in caso di attacco nipponico a Shanghai, l'Occidente sarebbe intervenuto al suo fianco, dato che un conflitto aperto avrebbe interferito negativamente sugli interessi commerciali delle potenze che quindi avrebbero ricercato un compromesso favorevole alla Cina.