Biografia Arriano, di etnia greca, nacque intorno al 90La data è desumibile dal fatto che Arriano fosse discepolo, a Nicopoli, di Epitteto, che vi si stabilì dopo la messa al bando dei filosofi da parte di Domiziano (90-93); è probabile che il nostro autore avesse almeno diciotto anni (data consueta per l'inizio degli studi filosofico-retorici nel mondo romano) nel periodo in cui fu allievo di Epitteto, che gli studiosi più autorevoli (seguendo P. A. Stadter, Arrian of Nicomedia, Chapel Hill, UNC Press, 1980) fanno coincidere con il biennio 108-110. nella città costiera di Nicomedia (oggi Izmit), la capitale della provincia romana di Bitinia, nel nord-ovest della Turchia, a sessanta miglia da BisanzioA. Oliva, Introduzione, in Arriano, L'India, Milano, BUR, 2000, p. 21.. Fu cittadino romano e in quanto tale poté fregiarsi dei tria nomina latini Lucio Flavio Arriano (Lucius Flavius Arrianus), oltre a svolgere, nella sua città, funzioni di sacerdote del culto di Demetra e Persefone, come da lui stesso evidenziato in seguito nella sua opera BithyniakàFGrHist 156, T 4a. .
Studiò, poi, forse intorno al 108Cfr. F. Sisti, Introduzione a Arriano, Anabasi di Alessandro, Milano, Mondadori/Valla, 2004, p. XII, nota 3., filosofia a Nicopoli in Epiro, sotto la guida dello stoico Epitteto, del quale trascrisse gli insegnamenti nel Manuale e nelle DiatribeA. Oliva, Introduzione, in Arriano, L'India, Milano, BUR, 2000, pp. 21-22., dedicate a Lucio Gellio di Corinto, il cui figlio avrebbe poi proposto l'erezione di una statua per Arriano stessoS. Follet, Arrien de Nicomedie, in Dictionnaire des Philosophes Antiques, a cura di R. Goullet, Paris, CNRS, 1989, vol. I, p. 599.. In quel periodo, intorno agli anni 111-114S. Follet, Arrien de Nicomedie, in Dictionnaire des Philosophes Antiques, a cura di R. Goullet, Paris, CNRS, 1989, vol. I, p. 598., Arriano entrò nel consilium di Gaio Avidio Nigrino, governatore di Acaia, divenendo, inoltre, amico intimo del futuro imperatore Adriano.
Molto poco si sa della sua successiva carriera, anche se è probabile che operasse in GalliaCfr. quanto egli stesso dice nel Periplo del Ponto Eusino, 11, 5. e sul Danubio, ed è possibile che fosse presente in Betica e Partia fino all'assunzione della carica di console nel 129 o 130Cfr. A. Tovar, Un nuevo epigrama griego de Cordoba: Arriano de Nicomedia, proconsul de Betica?, in Estudio sobre la obra de Americo Castro, Madrid, Lynch, 1971, pp. 403-412; A. B. Bosworth, Arrian in Betica, in "GRBS", 1975, pp. 55-64.. Fu, probabilmente, in questo periodo che intraprese a scrivere la sua opera più importante, la Anabasi di Alessandro e, a completamento, gli Ἰνδικά (Indikà), un resoconto del viaggio della flotta di Alessandro dall'India al Golfo Persico sotto il comando di Nearco.
Nel 131 fu nominato governatore della provincia di Cappadocia e comandante delle legioni romane sulla frontiera con l'Armenia. Quando, nel 135, la frontiera fu minacciata da una invasione di Alani, Arriano li respinse con successo:
In base a tale esperienza, Arriano in seguito scrisse un trattato militare intitolato Ἔκταξις κατὰ Ἀλανῶν (Èktaxis katà Alanṑn)Ne resta un ampio frammento nel Cod. Laur. 55, 4., oltre ad una Tattica (Τέχνη Τακτική, tèchnē Taktikḕ), in cui descrisse come avrebbe organizzato le legioni e truppe ausiliarie a sua disposizione, tra cui le legioni XII Fulminata e XV Apollinaris. Risale a questo periodo anche un breve resoconto di un giro d'ispezione della costa del Mar Nero nella tradizionale forma del periplo, indirizzato all'imperatore Adriano, il Periplo del Ponto Eusino.
Arriano lasciò la Cappadocia poco prima della morte del suo amico Adriano, nel 138, e non ci sono testimonianze di eventuali ulteriori incarichi pubblici fino al 145/146, quando fu eletto arconte onorario a Atene, dopo essere stato insignito della cittadinanzaFGrHist 156, T 6a e 6b., che lasciò in eredità ai discendenti, come prova la menzione, in un'epigrafe, di un Flavio Arriano (probabilmente un nipote) come pritano. Ad Atene, Arriano si dedicò alla storia e alla scrittura di opere ispirate al modello tematico di Senofonte, scrivendo anche una storia dei Diadochi, Dopo Alessandro, che fu, probabilmente, lasciata incompiuta per la sua morte, avvenuta durante gli ultimi anni dell'impero di Marco AurelioA. Oliva, Introduzione, in Arriano, L'India, Milano, BUR, 2000, pp. 23-24; si veda Suda, α 3868: «Fu a Roma durante i regni degli imperatori Adriano e Marco [Aurelio] e Antonino»..
Opere
Le opere di Arriano spaziano dalla geografia all'arte militare alla storiografia, aspetti nei quali il bitinio risultava, già a dire degli antichi, molto competente e che condivise con Senofonte, tanto da soprannominarsi "nuovo Senofonte"FGrHist 156, T 6a, dal proemio dei Cynegetica.. Opere perdute Totalmente perdute, tranne alcune menzioniI frammenti di Arriano furono raccolti e pubblicati in edizione critica da A. G. Roos e G. Wirth, Flavius Arrianus. II. Scripta minora et fragmenta, Leipzig, Teubner, 1968, pp. 186-291., sono una Vita di Dione e una Vita di TimoleonteCitate in Fozio, Biblioteca, cod. 93, 73b 3-10., oltre che una, dubbia, biografia del brigante TilliboroCitata da Luciano, Alessandro o il falso profeta, cap. 2; cfr. Stefano Pozzi, Sull'attendibilità del narratore nell'Alexander di Luciano, in "Prometheus. Rivista di studi classici", vol. 29 (2003), n. 3..
Legata alla sua impresa del 135 era una Storia degli AlaniFGrHist 156 F 13 J., mentre i Bithyniakà in 8 libri (di cui restano 72 frammenti) erano una storia della sua Bitinia, citata da FozioBiblioteca, cod. 93., che ne parafrasa il proemio:
Di notevole interesse doveva essere la Storia ParticaNe restano 105 brevi frammenti raccolti sempre in FGrHist 156, molti dei quali provenienti dal lessico bizantino Suda, che sfruttò l'opera per l'interesse verso l'Oriente: cfr. G. Zecchini, La storia romana nella Suda, in Il lessico Suda e la memoria del passato a Bisanzio, a cura di G. Zecchini, Bari, Edipuglia, 1999, pp. 85-86., il cui obiettivo essenziale era quello di stabilire le diverse fasi della guerra partica di Traiano (114-117). Di quest'opera, in 17 libri, Fozio ha conservato solo una breve notizia, ma gli importanti frammenti conservati soprattutto dalla Suda contribuiscono a ricostruirne parzialmente il contenutoSi veda in particolare lo studio di C. Coppola, I Parthica d'Arriano nella biblioteca di Fozio, in Studia in memoria di R. Cantarella, Salerno, Università di Salerno, 1981, pp. 475-491..
Ancora, ad Arriano gli antichi attribuivano due opere scientifiche, Sulla natura delle cometeFozio, Biblioteca, 250, 460a 17-20. e Sulle cose celestiMenzionata da Filopono, Commento ai Meteorologikà di Aristotele, I 3, 2., di cui restano 6 frammenti, quasi tutti trasmessi da Giovanni Stobeo.
Opere pervenute Opere a tema geostorico sono il già citato Periplo del Ponto Eusino (Περίπλους Εὐξείνου πόντου), resoconto di un viaggio di servizio nell'Est del Ponto Eusino, con due parti che completano l'itinerario del Mar Nero e gli Indikà (Ἰνδικὴ συγγραφή), opera storico-geografica sull'India, per la quale si servì dei contributi di Nearco (ammiraglio di Alessandro) e di Megastene, scritta in dialetto ionico che vorrebbe riprodurre quello di ErodotoCfr. D. Ambaglio, L'Indiké di Arriano, in Arriano, L'India, Milano, BUR, 2000, pp. 5-19..
Più propriamente storiografiche sono due opere dedicate al periodo di Alessandro e dei DiadochiSulle quali cfr. il recente studio di Sante Biello, Alessandro Magno tra Polis e Mondo in Arriano, Toronto, lulu.com, 2014..
La prima, Anabasi di Alessandro (Ἀνάβασις Ἀλεξάνδρου), è un'opera sulle vicende di Alessandro Magno. Cominciata ad Atene, risente dell'influenza di Senofonte, e per il titolo Anabasi e per la divisione in 7 libri. Fonti dell'opera, alla cui attendibilità egli tiene molto, sono i resoconti di Tolomeo I e Aristobulo. Arriano propone anche una netta distinzione, nella scelta degli argomenti, tra la tradizione più seria (di cui egli si serve) e la cosiddetta vulgata, a carattere più fantasioso e aneddotico (iniziata da Clitarco e ripresa poi da Diodoro Siculo).
Come completamento dell'opera su Alessandro furono scritti gli Eventi dopo Alessandro (Tὰ μετὰ Ἀλέξανδρον), 10 libri sui diadochi, più precisamente sul periodo 323-321, forse incompiuti, opera a noi nota dal riassunto fatto da FozioBiblioteca, Cod. 92. , da un frammento rinvenuto nel 1886 in un palinsesto del X secoloVat. Gr. 495. , forse da un papiro del I secoloPSI XII 1284. e da un frammento rinvenuto nel 1977 in un palinsesto dei secoli XIV-XV, appartenente alla Biblioteca dell'Università di Göteborg.
Di tipo senofonteo e legate agli interessi militari di Arriano sono il Cinegetico, un trattato sulla caccia, la Tattica (Τέχνη τακτική), trattato di arte militare molto simile alle opere di Eliano Tattico e di Asclepiodoto e lo Schieramento contro gli Alani ( Ἔκταξις κατὰ Ἀλανῶν), trattato sullo scontro tra un esercito romano comandato da Arriano stesso e un esercito di Alani, citato, come detto, già da Cassio Dione.
Ad Arriano si deve, infine, anche la trascrizione delle lezioni del maestro Epitteto, che raccolse nelle Diatribe (Διατριβαὶ Ἐπικτήτου), di cui rimangono quattro libri Aulo Gellio (XIX, 1) parla di un quinto libro di quest'opera, il cui numero totale dei libri era otto, come afferma Fozio, Biblioteca, cod. 58. e nel Manuale (᾿Εγχειρίδιον Ἐπικτήτου). Arriano volle, probabilmente, porsi nei confronti del maestro come Senofonte si poneva nei confronti di Socrate, affermandosi come registratore fedele delle parole di Epitteto, di cui avrebbe scritto anche una VitaCome affermato da Simplicio nell'introduzione al suo commento del Manuale, che, peraltro, ci ha trasmesso l'opera integralmente..
Tali opere, infatti, sono dichiaratamente presentate come trascrizioni "stenografiche"Lo stesso Arriano ne parla in questi termini nella lettera prefatoria delle Diatribe, parr. 1-8.:
Proprio per questa dichiarazione d'intenti, le Diatribe vanno comunemente sotto il nome di Epitteto stesso.
Stile e fortuna Lo stile di Arriano, solitamente attico come nella Anabasi (anche se non modellato completamente su quello del suo ispiratore Senofonte, cui è accomunabile in quanto letterato e militare, nonché per gli interessi superficialmente filosofici), è appena variato dallo ionico "erodoteo" della IndikèSu quest'ultima opera e sui commenti più recenti ad essa, cfr. C. Dognini, L'Indiké di Arriano: tre studi a confronto, in "Aevum. Rassegna di Scienze Storiche, Linguistiche e Filologiche", n. 1 (2002), pp. 113-122., anche se le due opere hanno in comune una ispirazione storico-etnografica e il metodo. Arriano, infatti, utilizza una metodologia che gli consenta di stabilire la verità storica a partire dal confronto dei testi di Tolomeo e Aristobulo, considerando del tutto veritieri i loro resoconti quando essi sono in accordo, ma, nel caso di una contraddizione, l’autore sceglie la versione da lui ritenuta più affidabile (πιστότερα) e, nel contempo, maggiormente degna di essere narrata (ἀξιαφηγητότερα). Arriano, dunque, passa in rassegna le varie opinioni che circolavano, ma conclude, anche nel capitolo finale, sempre con una riflessione personale.
La sua onestà intellettuale e lo stile elegante e medio gli valsero una notevole fortuna, testimoniata dal fatto che i manoscritti che ne conservano gli scritti sono più di un centinaio e numerose furono edizioni e traduzioni in Europa fin dal 1533, data della editio princeps dell’opera maggiore dello storico.