Il Museo della centuriazione romana è un museo italiano con sede a Borgoricco, nella provincia di Padova.
La collezione presentata risale al 1979, ma il museo è operativo dal 2009. La visita avviene in spazi ampi e luminosi, progettati dall'architetto Aldo Rossi, artefice anche del teatro presente anch'esso all'interno del Centro Culturale Aldo Rossi.
Il museo
La collezione è composta da reperti ritrovati nel nord-est padovano, divisi in quattro sale e due vetrine del foyer. I reperti appartengono all'epoca preistorica, al periodo romano e, infine, all'età medievale e rinascimentale.
Le sale e le esposizioni si susseguono in ordine cronologico e tematico, rispettando le diverse epoche.
I materiali esposti provengono dal territorio della centuriazione a nord-est di Padova, che comprende aree che attualmente fanno parte dei comuni di Borgoricco, Massanzago, Camposampiero, Villa del Conte, Villanova di Camposampiero, S.Giustina in Colle, S. Giorgio delle Pertiche, Campodarsego, Cadoneghe, Vigonza, Pianiga, S.Maria di Sala e Mirano; essi risalgono prevalentemente all'età romana, ma vi sono anche reperti di età preistorica e protostorica e non mancano oggetti post-antichi. Oltre che dalle raccolte di superficie, i materiali provengono da alcuni scavi archeologici effettuati recentemente dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto e finanziati dalla Regione Veneto, dal comune di Borgoricco, da aziende e da privati cittadini.
Il rinnovo degli arredi e degli allestimenti del museo è stato possibile col contributo della Federazione dei comuni di Camposampiero e della fondazione Cariparo. Il rinnovo e la collaborazione con enti territoriali ha portato, negli anni, a un significativo aumento dei visitatori.
Il museo è aperto al pubblico con la possibilità di visite guidate, approfondimenti tematici e laboratori interattivi; collabora inoltre con gli enti scolastici nella realizzazione di attività e proposte educative, adattate alle diverse età.
La collezione è stata riconosciuta come museo della Regione Veneto nel 1996, e nel 1999 è stata aperta al pubblico come piccola esposizione, all'interno di due salette della sede municipale. Solo nel 2009, sotto la direzione scientifica della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto, il museo è stato inaugurato nella sua sede, e raccoglie oltre un migliaio di reperti archeologici di proprietà statale.
L'architettura
L'attuale allestimento è stato inaugurato nel febbraio del 2009 all'interno del centro civico di Borgoricco, progettato dall'architetto Aldo Rossi nel 1997 come edificio della memoria collettiva e nato per accogliere l'esposizione museale, ma anche come luogo di aggregazione e di studio. Costruito lungo il medesimo asse di simmetria del municipio, anch'esso progettato da Aldo Rossi, è composto da quattro diverse anime: l'ingresso-foyer a tripla altezza, il teatro a pianta circolare che accoglie circa 300 spettatori, gli spazi polivalenti al piano terra e le sale museali al primo piano.
L'esposizione si articola in quattro sale e due vetrine nel foyer al primo piano, attraverso un percorso scientifico cronologico e tematico che inizia con la prima frequentazione del territorio da parte dell'uomo in età preistorica, continua analizzando diversi argomenti legati alla suddivisione agraria di età romana e alla vita quotidiana in ambito rurale e si conclude con le testimonianze di insediamento in epoca medievale e rinascimentale. L'allestimento è stato pensato in prospettiva didattica: la presentazione dei reperti è corredata di pannelli colorati e arricchita da alcune ricostruzioni, come quella del telaio, della fornace per la cottura dei laterizi e dell'aratro, che contribuiscono a rendere fruibili e comprensibili anche a un pubblico non specialista, i diversi temi affrontati.
Una sala è dedicata alla didattica, e indirizzata alle scolaresche, ma anche ad adulti e a bambini, con proposte di attività e laboratori. Altre sale e lo spazio del foyer all'ultimo piano vengono utilizzati per le mostre temporanee, mentre nel teatro e nella sala polivalente si svolgono seminari, convegni, proiezioni e spettacoli.
La centuriazione romana
Il territorio di pianura compreso tra gli odierni Comuni di Villa del Conte e Camposampiero e il corso del Muson Vecchio a nord, il comune di Mirano a est, e la fascia limitrofa al corso del fiume Brenta a sud e a ovest, è caratterizzato dal disegno ortogonale di vie e fossati e traccia la suddivisione agraria effettuata in età romana. L'opera di centuriazione fu condotta probabilmente attorno al 40 a.C. da Asinio Pollione, generale di Antonio, membro della commissione deputato alle distribuzioni agrarie. Nel medesimo periodo per poter soddisfare le richieste dei 170.000 veterani dell'esercito, diverse aree tra loro confinanti sarebbero state suddivise, tra cui quella situata a nord-est di Padova e quella a occidente di Altino. Il terreno venne misurato e diviso regolarmente in un reticolo di 710 metri di lato (=20actus), definito da linee parallele e perpendicolari: i cardini (con andamento nord-sud), e i decumani (orientati est-ovest). Essi rappresentati da vie e da fossati costituivano una rete di infrastruttura varia, di drenaggio delle acque e di bonifica delle terre. Gli assi generatori del sistema centuriale sono identificabili nell'attuale via Desman, il lungo rettifilo che da S. Michele delle Badesse giunge fino a Mirano, e nella S.R. 307 "del Santo", che ripercorre parte della via Aurelia, la strada consolare che dal 74 a.C. collegava Padova ad Asolo. I lotti furono assegnati ai coloni, i quali si insediarono e iniziarono a coltivare la terra, provocando un'ampia trasformazione sociale, un aumento demografico e garantendo la difesa delle terre. La maggior parte delle testimonianze archeologiche rinvenute in quest'area risale dunque all'età romana e in particolare, al periodo compreso tra il I secolo a.C. ed il II d.C.; tuttavia da recenti ritrovamenti, sappiamo che il territorio fu frequentato già in epoca preistorica e i materiali più antichi, databili alla prima metà del X millennio a.C., sono infatti attribuibili a nuclei di cacciatori-raccoglitori, vissuti nel periodo Mesolitico e ai primi agricoltori e allevatori, che si stanziarono in queste zone nel Neolitico. Ancora nell'età del bronzo, tra XIII e XII secolo a.C., abbiamo la testimonianza dell'occupazione da parte dell'uomo di questo territorio, mentre una frattura nella continuità abitativa sembra corrispondere all'età del ferro, della quale non sono ancora state rinvenute evidenze archeologiche nell'area. La persistenza di occupazione sembra procedere senza interruzioni dall'età romana fino ai giorni nostri, e ampie sono le fonti documentarie sul territorio a partire dal periodo medievale in poi. Innumerevoli edifici rustici, oratori, chiese, capitelli, castelli, oltre alle splendide ville venete, rimangono a testimoniare la sua vivace vita, ancora legata allo sfruttamento agrario, nel periodo post-antico. Quest'opera di centuriazione, comprende un'area di 190 km quadrati circa, che attualmente afferisce a tredici diversi comuni, dieci dei quali nella provincia di Padova e tre in quella di Venezia, confinante con la provincia di Treviso. L'area è tutelata dal punto di vista paesaggistico secondo il D.lgs. 42/2004 (art. 142, comma I lettera m), volto a salvaguardare la conservazione dei caratteri distintivi del territorio centuriato e, in particolare il sistema regolare di strade, fossati e filari di alberi, la struttura organizzativa fondiaria storica e la toponomastica. Il paesaggio centuriato dall'età romana ai giorni nostri , ha subito diverse trasformazioni intervenute nei secoli successivi, nell'ambito della dinamicità e della fisiologica evoluzione fisico-antropica del paesaggio. Studi recenti hanno permesso di verificare che alcuni assi centuriali sono assenti dalla cartografia storica della fine del 700 e dell'800 e ricompaiono in quella dell'inizio del 900, con un'opera di recupero e normalizzazione della viabilità e dei fossati di scolo, secondo assi e distanze centuriali. Il paesaggio del cosiddetto "graticolato romano" è dunque un paesaggio vivo, che conserva importanti tracce fossili della divisione agraria romana, che ancor oggi condiziona le costruzioni, la viabilità e l'agricoltura in un rapporto di grande rispetto.
La villa di Straelle di Camposampiero
Nel 1986 la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto ha portato alla luce una villa rustica in località Straelle di Camposampiero, un fabbricato esteso per circa 1000 metri quadrati, con murature in tecnica laterizia rinvenute solo a livello delle sottofondazioni e in stato di conservazione tanto precario da impedire una completa individuazione degli ambienti. I resti rinvenuti si distribuiscono in tre settori: Pars urbana: il settore occidentale con gli ambienti più piccoli; Pars rustica: il settore orientale, più articolato ed esteso; Pars fructuaria: il settore centrale, parzialmente porticato che avrebbe avuto la funzione di collegamento e riservato alla conservazione ed alla lavorazione dei prodotti agricoli; L’abitazione risale alla prima metà del I secolo d.C., ed era situata nel mezzo della centuria ed aveva lo stesso orientamento della divisione agraria a cui apparteneva. Questa opera edilizia costituisce un importante riferimento cronologico ed un prezioso esempio di tipologia rurale dell’epoca.
La villa dell'Ex Fondo Rossi Nel 2007 il comune di Borgoricco ha finanziato delle indagini archeologiche in via Desman, presso l’ex fondo Rossi (oggi fondo Campagnaro) sotto la direzione scientifica della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto. Lo scopo era quello di verificare l’esistenza di strutture archeologiche sepolte grazie all’affioramento in superficie di materiali di età romana. Sono state messe alla luce alcune strutture murarie e pavimentali. Benché lo stato di conservazione di queste strutture sia molto frammentario, si ipotizza che in quest’area vi fosse una villa di epoca romana di dimensioni considerevoli. Tuttavia allo stato attuale non è possibile indicare l’estensione del complesso né definire le dimensioni e la destinazione della serie di ambienti identificati nella zona occidentale. Sulla base dei pilastri e della colonna laterizia rinvenuta, la villa doveva essere dotata nella parte orientale di un porticato che doveva affacciarsi sulla corte. Le ricerche di superficie e gli scavi hanno permesso di recuperare materiali attribuibili alla parte residenziale assieme ai resti dell’apparato decorativo rappresentativi del notevole livello di ricchezza della casa. Sono stati anche rinvenuti elementi riferibili al sistema di riscaldamento ad aria calda, che si diffondeva da un apposito focolare per tutta l’abitazione attraverso tubature di terracotta inseriti nelle pareti.
L'officina artigianale dell'Ex Fondo Mometto Nella frazione di S. Michele delle Badesse di Borgoricco, tra il 2007 ed il 2008 sono stati effettuati degli scavi archeologici nell’area compresa tra le attuali vie Marconi e Croce Ruzza. Nel corso delle indagini archeologiche sono state rinvenute varie strutture di età romana, conservate quasi sempre solo a livello della fondazione, costituita da mattoni e tegole posti di piatto e di taglio e legati da limo. Sono state rinvenute una grande fossa di diametro di 10 metri circa, utilizzata inizialmente come cava d’argilla, tracce indirette di una fornace e due pozzi; questo fa intendere che l’area doveva avere una destinazione artigianale-produttiva. È possibile che qui tra I secolo a.C. e I secolo d.C. si producessero non solo tegole ma anche particolari lastre di terracotta decorate a rilievo con motivi vegetali, esemplari che rimangono finora privi di confronto. È stato infine rinvenuto anche un grande mortaio di ceramica, munito di un foro centrale.
Stili di vita Le abitudini alimentari e il vasellame da cucina