Il nome di Voltaire è legato al movimento culturale dell'illuminismo, una corrente di pensiero del '700, di cui fu uno degli animatori e degli esponenti principali insieme a Montesquieu, Rousseau, Diderot, d'Alembert, d'Holbach e du Châtelet, tutti gravitanti attorno all'ambiente dellEncyclopédie. La vasta produzione letteraria di Voltaire si caratterizza per l'ironia, la chiarezza dello stile, la vivacità dei toni, la scorrevolezza e la polemica contro le ingiustizie e le superstizioni.. Deista, cioè seguace della religione naturale che vede la divinità come estranea al mondo e alla storia, ma scettico, fortemente anticlericale e laico, Voltaire è considerato uno dei principali ispiratori del pensiero razionalista e non religioso moderno.Ricardo J. Quinones, Erasmo e Voltaire. Perché sono ancora attuali, Armando editore, 2012, pag. 38, nota 5; disponibile su Google libri. Fu un aperto sostenitore delle libertà civili, delle riforme, della monarchia costituzionale e dell'assolutismo illuminato.
Le idee e le opere di Voltaire, così come quelle degli altri illuministi, hanno ispirato e influenzato moltissimi pensatori, politici e intellettuali contemporanei e successivi e ancora oggi sono molto diffuse. In particolare hanno influenzato i protagonisti della rivoluzione americana, come Benjamin Franklin e Thomas Jefferson, e di quella francese, come Jean Sylvain Bailly (che tenne una proficua corrispondenza epistolare con Voltaire), Condorcet (anche lui enciclopedista) e in parte Robespierre,"Annamaria Battista ha documentato come l'antienciclopedismo di Robespierre avesse indotto quest'ultimo a bollare «con brutalità incisiva Diderot, D'Alembert e Voltaire come "intriganti ipocriti", implacabili avversari del grande Rousseau» e come ciò sia riconducibile al "materialismo" della posizione degli enciclopedisti al quale Robespierre contrapponeva la "religiosità" rousseauiana" in Giuseppe Acocella, Per una filosofia politica dell'Italia civile, disponibile su Google books oltre che molti altri filosofi come Cesare Beccaria, Karl MarxLo stile ironico e polemico di Marx e Voltaire sono spesso stati messi a confronto; esempio: «Egli unisce in sé lo spirito più mordace con la più profonda serietà filosofica: immaginati Rousseau, Voltaire, d'Holbach, Lessing, Heine e Hegel fusi in una sola persona… ecco il dottor Marx» (Moses Hess a Berthold Auerbach, 1841) e Friedrich Nietzsche.Nella sua fase detta "illuministica", Nietzsche dedica a Voltaire il libro Umano, troppo umano.
Dal 1755 al 1778 risiedette nella località di Ferney, che da lui ha preso il nome odierno (Ferney-Voltaire).
Biografia Inizi (1694–1716)
François-Marie Arouet nacque il 21 novembre 1694 a Parigi in una famiglia appartenente alla ricca borghesia. Come lo stesso pensatore sostenne a più riprese, la data di nascita riferitaci dai registri di battesimo – che lo collocano al 22 novembre e affermano che il futuro scrittore nacque il giorno prima – potrebbe essere falsa: a causa di gravi problemi di salute il battesimo sarebbe infatti stato rimandato di ben nove mesi; egli affermò infatti di essere nato il 20 febbraio 1694 a Châtenay-Malabry.: nella voce viene accolta l'ipotesi, affermando esplicitamente che Voltaire nacque a Parigi il 20 febbraio 1694 Poiché tuttavia la prassi vuole che in caso di pericolo per il bambino il battesimo venga impartito immediatamente, occorre ritenere che, se ritardo vi fu, esso sia dipeso da altre ragioni. Il padre François Arouet (1649-1722), avvocato, era anche un ricco notaio, conseiller du roi, alto funzionario fiscale e fervente giansenista, mentre la madre, Marie Marguerite d'Aumart (1660-1701), era appartenente a una famiglia vicina alla nobiltà. Il fratello maggiore Armand (1685–1745), avvocato al Parlamento, poi successore del padre come receveur des épices, era molto inserito nell'ambiente giansenista all'epoca della fronda contro la Bolla Unigenitus e del diacono Pâris, i cui seguaci più fanatici erano detti convulsionari. La sorella, Marie Arouet (1686–1726), l'unica persona della famiglia che fu affezionata a Voltaire, sposò Pierre François Mignot, correttore presso la Chambre des comptes, e fu la madre dell'abate Mignot, che giocò un ruolo importante alla morte di Voltaire, e di Marie Louise, la futura Madame Denis, che condividerà una parte della vita dello scrittore come sua concubina.
Originario dell'Haut-Poitou, precisamente di Saint-Loup, piccola località situata nell'attuale dipartimento Deux-Sèvres, François si trasferì a Parigi nel 1675 e si sposò nel 1683. Voltaire fu l'ultimo di cinque figli: il primogenito Armand-François morì tuttavia ancora piccolo, nel 1684, e stessa sorte toccò cinque anni più tardi al fratello Robert. Il citato Armand vide la luce nel 1685, mentre l'unica femmina, Marguerite-Catherine, nacque nel 1686..F. Jacob, Voltaire, Paris 2015, pp. 14-15. Voltaire perse la madre a soli 7 anni e venne cresciuto dal padre con cui avrà sempre un rapporto molto conflittuale. Indicativo di ciò è il fatto che Voltaire si vantava (a torto o a ragione) di essere un figlio illegittimo.Andrea Calzolari - Introduzione a Candido edizioni Oscar Classici Mondadori Nel caso in cui fosse realmente figlio illegittimo, si potrebbe facilmente spiegare il ritardato battesimo, dovuto ad una possibile riluttanza del padre a riconoscerlo. Voltaire sosteneva che il suo vero padre fosse un tale Roquebrune, "moschettiere, ufficiale, autore e uomo di spirito".René Pomeau, Voltaire en son temps, t. I, p. 23.
Nell'ottobre 1704 entrò al rinomato collegio gesuita Louis-le-Grand. In questo periodo il giovane Voltaire dimostrò una spiccata inclinazione per gli studi umanistici, soprattutto retorica e filosofia. Benché destinato a essere molto critico nei confronti dei gesuiti, Voltaire poté beneficiare dell'intensa vita intellettuale del collegio.F. Jacob, cit., pp. 19-21. L'amore per le lettere fu favorito in particolare da due maestri. Nei confronti del padre René-Joseph de Tournemine, erudito direttore del principale giornale dei Gesuiti – le Mémoires de Trévoux – con cui avrebbe avuto qualche dissidio in materia di ortodossia religiosa, nutrì sempre gratitudine e stima.F. Jacob, cit., p. 22-24. In una missiva dell'agosto 1735 a Tournemine, Voltaire espresse a lui e a Porée la propria riconoscenza per avergli insegnato a «amare la virtù, la verità e le lettere» (« à aimer la vertu, la vérité et les lettres»); Voltaire, Correspondance, Genève, Institut et Musée Voltaire, poi Oxford, Voltaire Foundation, 1968-1977, lettera D901. Con il professore di retorica, il padre Charles Porée, l'adolescente strinse un'amicizia anche più intensa e altrettanto duratura; l'ecclesiastico, che fu maestro di illustri pensatori quali Helvétius e Diderot, era inoltre molto attivo in ambito letterario. Porée licenziò un'ampia produzione di poesie, oratori, saggi e canovacci teatrali, messi in scena, questi ultimi, nello stesso Collegio, dove il grande interesse per il teatro mise subito Voltaire a contatto con un'arte che avrebbe praticato lungo tutta la sua carriera.F. Jacob, cit., pp. 24-25. Qualche mese prima di morire, verso gli 85 anni, la famosa cortigiana e protettrice delle arti Ninon de Lenclos si fece presentare il giovane Arouet (la Lenclos era cliente del padre che si era occupato dei suoi affari come notaio), allora circa undicenne«L'abbé de Chàteauneuf me mena chez elle, j'étais âgé d'environ 13 ans, j'avais fait quelques vers [...] », vedi Jean Orieux, Voltaire, p.85, éd. Flammarion, 1966, Livre de Poche. e, colpita dalle sue capacità, nel suo testamento gli lasciò 2 000 lire tornesi (l'equivalente di 7800 € del 2008)Per il valore del legato vedi Jean Orieux, op. cit. La cronologia a p. 18 dà al legato un valore di 1000 franchi del 1966 ma si tratta di un errore, il testo a p. 86 dice 2000 lire (10000 franchi) del 1966 precisa Orieux) e la lira dell'epoca è la lira tornese, il cui valore era di circa 0,38 grammi d'oro. affinché potesse acquistarsi dei libri; si trattava di una discreta somma per l'epoca (in effetti, all'inizio del XVIII secolo, come nota il maresciallo Vauban sulla Dîme royale, un semplice lavoratore a giornata guadagnava meno di 300 lire all'anno).
Nel collegio raggiunse un'approfondita conoscenza del latino, tramite la lettura di autori come Virgilio, Orazio, Lucano, Cicerone; di contro, assai scarso o forse del tutto assente fu l'insegnamento del grecoI. Davidson, Voltaire: A Life, New York: Pegasus Books, 2010, p. 4.R. Pearson, Voltaire Almighty: A Life in Pursuit of Freedom, New York-London: Bloomsbury, 2005, p. 24.. Nel corso della vita studierà e parlerà in maniera fluente tre lingue moderne, oltre al francese: l'inglese, l'italiano e, in misura minore, lo spagnolo, che userà in molte lettere con corrispondenti stranieri.
Nel 1711 lasciò il collegio e s'iscrisse, per volere paterno, alla scuola superiore di diritto, che comunque lasciò dopo soli quattro mesi con fermo e deciso disgusto, in quanto egli non aveva mai espresso alcun desiderio di fare l'avvocato.. In questi anni s'inasprì molto il rapporto con il padre, il quale mal sopportava la sua vocazione poetica e i continui rapporti con i circoli filosofici libertini, come la Societé du Temple di Parigi. Nel 1713 lavorò come segretario all'ambasciata francese all'Aja, poi tornò a Parigi per svolgere il praticantato presso un notaio, per cercare di omaggiare rispettosamente le orme del tanto odiato padre; in realtà egli desiderava sottrarsi alla pesante influenza del genitore, che infatti ripudiò dopo poco tempo, e cominciò a scrivere articoli e versi duri e caustici verso le autorità costituite.Andrea Calzolari, Biografia di Voltaire dal Candido, Oscar Mondadori In questo periodo cominciò ad indossare la parrucca allonge, che non abbandonò mai anche quando la moda cambiò in favore di parrucche corte incipriate dagli anni '20.
Persecuzioni ed esilio in Inghilterra (1716–1728)