Antichità

Il luogo ove sorge Imola è stato frequentato da popolazioni preistoriche e protostoriche molto prima dell'età romana. I resti di un villaggio di età villanoviana sono emersi a Pontesanto, località sulla via Emilia (scavi effettuati tra il 1999 e il 2000); le tombe hanno restituito corredi funerari di grande ricchezza e complessità.

Il villaggio di Monte Castellaccio e la necropoli di Montericco (77 tombe) sono interessanti testimonianze delle popolazioni con caratteristiche umbre che si insediarono nel territorio romagnolo che tra VI e V secolo a.C.. La necropoli di Montericco è la punta degli Umbri più avanzata verso occidente che si conosca

Gli Etruschi costruirono (secc. V-IV a.C.) una pista pedemontana che congiungeva Rimini/Arimna con Bologna/Velzna. Non sembra invece che costruissero insediamenti nella zona di Imola. Tra il V e il IV secolo a.C. si verificò la penetrazione di popolazioni celtiche che, provenienti dall'Europa centrale, si insediarono su tutto il territorio cispadano, fino a confinare con i territori di Umbri e Piceni.

Nel III secolo a.C. cominciò l'espansione romana, che si concluse nell'arco di un secolo con la conquista della fertile pianura padana. I Celti in parte tornarono al di là delle Alpi, in parte rimasero. I romani avviarono la centuriazione del territorio e pavimentarono la pista etrusca. Nel punto in cui la pista incontra il Santerno, il tracciato preesistente si discostava dalla pianura e risaliva il Santerno fino a raggiungere un guado naturale. Si tratta della zona oggi conosciuta come "Le Lastre": il fiume veniva attraversato in questo punto.. Il guado era facilmente controllabile dalle collina prospicienti il fiume: su una di esse era sorto un centro abitatoIl sito ha destato molto interesse presso gli storici. Sono state effettuate numerose indagini archeologiche, anche sul monte Castellaccio, ma il sito non è ancora stato ritrovato.. I romani edificarono un ponte in muratura sul Santerno a valle delle Lastre e rettificarono il tracciato preesistente. La via Emilia assunse così l'aspetto di un lungo rettilineo. Fu fondata una colonia al servizio della via consolare, che successivamente prese il nome di Forum Cornelii.

In epoca sillana (alto I secolo a.C.), Forum Cornelii divenne un centro di agricoltura e di commercio, e che toccò il momento di massimo splendore e floridezza economica alla metà del I secolo a.C. Si producevano grano, uva, forse frutta. In età augustea ottenne l'autonomia con la nomina a municipiumStefania Bacchilega, Il forum, i castra e la civitas. Cenni storici sull'evoluzione urbanistica di Imola (versione digitalizzata).. Entro la fine del I secolo d.C. fu costruito l'anfiteatro. La struttura, con una capacità stimata tra 5.000 e 25.000 posti, aveva pianta ellittica e misurava sul lato lungo 106 metri. Nei secoli successivi l'insediamento di Forum Cornelii sembra diminuire d'importanza. Dopo il 255 d.C. le fonti non indicano più il nome del curator viæ Æmiliæ.

La diffusione del cristianesimo a Imola data probabilmente dal III secolo; la nuova religione proviene da Ravenna, centro portuale con intensi contatti con l'Oriente romano. Durante la persecuzione di Valeriano (258-260), avvenne a Forum Cornelii il martirio di san Cassiano. Cassiano è considerato il principale artefice della nascita e dello sviluppo della comunità cristiana della cittàAndrea Nanetti, Imola antica e medievale, La Mandragora, 2008, pag. 94.. Nel luogo dove si venerava il suo sepolcro (1,5 km ad ovest del vecchio foro) fu edificata la chiesa che divenne la prima cattedrale della diocesi imolese.

Secondo Paolo Diacono, il matrimonio di Ataulfo, re dei Visigoti, con Galla Placidia, figlia dell'imperatore Teodosio il Grande fu celebrato nel 412 a Forum Cornelii o Forum Livii.

Medioevo Dal V secolo al Mille

Durante le invasioni barbariche la città fu notevolmente danneggiata. Le prime distruzioni e razzie cominciarono già nel III secolo, ad opera di Iuthungi e Marcomanni. Nel V secolo le incursioni dei Goti segnarono pesantemente il territorio imolese. Il ponte in muratura sul Santerno fu abbattuto e non venne più ricostruito. Una parte della popolazione tornò ad insediarsi sul monte CastellaccioGli storici ritengono che l'abitato non fu mai completamente abbandonato, neanche in età romana.. Un'altra parte edificò le proprie case ad ovest della città, nel punto in cui dalla via Emilia parte la strada che porta al guado delle Lastre sul Santerno (che tornò a diventare il principale punto di attraversamento del fiume). Vicino al nuovo insediamento vi era il sepolcro di San Cassiano..

Durante la Guerra Gotica (535-553) Forum Cornelii fu distruttaLo storico ravennate Andrea Agnello (ca. 801-post 847), infatti, scrive che dovette essere ricostruita.. La città, che non possedeva una cinta difensivaIndagini archeologiche condotte alla fine del XX secolo non hanno rilevato infatti la presenza di una cinta muraria., venne abbandonata. Nel tardo VI secolo la popolazione corneliese si disperse in numerosi centri distinti tra loro, disseminati nel contado. Oltre a Forum Cornelii (restaurata dal prefetto del pretorio d'Italia, Antioco, probabilmente verso il 552)Agnello Ravennate, R.I.S., XXVI, 79., si ricordano: Castrum Sancti Cassiani, sede della diocesi imolese (1,5 km ad ovest della città romana); l'insediamento sul monte Castellaccio, che verrà citato nelle fonti medievali come Castrum Imolæ; Bergullo, DozzaDa non confondere con l'attuale comune., Gallisterna, S. Prospero e Linaro.

Nel 568-69 la pianura padana subì la traumatica invasione dei Longobardi. Il primo attacco alla città avvenne ad opera del duca Faroaldo, tra il 580 e il 581. L'impero bizantino, già impegnato su altri fronti (campagne contro i Persiani e contro gli Slavi), faticò a riorganizzarsi. Solo verso la fine del secolo si ebbe la controffensiva bizantina, che respinse i Longobardi al di là dei fiumi Scoltenna-Panaro. Forum Cornelii fu inserita nel neonato Esarcato d'Italia con capitale Ravenna. Re Agilulfo (590-616) fu il primo sovrano longobardo a stipulare una tregua con i Bizantini, ma durante il suo regno la tregua fu spesso violata.

I bizantini realizzarono una linea difensiva dal Po all'Appennino, in modo da bloccare l'avanzata longobarda. Il Sillaro divenne il confine stabile tra possedimenti bizantini e longobardi. Il territorio sottoposto alla giurisdizione di Forum Cornelii restò legato al mondo romano per il tramite amministrativo e militare della città di Ravenna, sede dell'esarca bizantino.. Il centro abitato ricostituito sul monte Castellaccio venne fortificato dai bizantini. Nelle fonti è ricordato come castrum Imolae. Risale agli inizi del VII secolo la più antica attestazione del nome ImolaSecondo A. Nanetti e M. Giberti il toponimo in realtà non è nuovo, ma è il nome che ha sempre avuto l'insediamento sulle colline prospicienti Forum Cornelii. Conobbe una fase di decadimento durante l'età romana ma non fu mai abbandonato. Cfr. Nanetti-Giberti, op. cit., pp. 161-168.. Il toponimo comparve nel Catalogo delle Province d'Italia, compilato dal Monastero di Bobbio, da poco fondato: Foro Cornelii, cuius castrum Imolas appellatur. Una seconda attestazione del toponimo è contenuta nella Historia Langobardorum di Paolo Diacono (II, 18): Cornelique Foro cuius castrum Imolas appellatur.

Negli anni tra il 727 e il 728Andrea Padovani, «Santa Maria in Regola nel Medioevo» in AA.VV., L'Abbazia benedettina di Santa Maria in Regola, Editrice La Mandragora, Imola 2010, p. 53. i Longobardi di Liutprando saccheggiarono il porto di Classe. Nel 743 re Liutprando, che progettava di conquistare Ravenna, penetrò nell'Esarcato impossessandosi di Cesena e di Imola. Successivamente i bizantini ripresero Classe ed altre città, ma non Imola, che rimase in mano longobarda. La presenza germanica si protrasse per circa cinquant'anni.. Nel 749 i Longobardi conquistarono anche Castrum Imolae. Nel 751 presero Ravenna: l'evento segnò la dissoluzione dell'Esarcato.

Imola rimase in mano ai Longobardi fino al 774, quando la loro capitale Pavia fu presa dai Franchi di Carlo Magno. Dopo la fine del dominio longobardo nell'Italia settentrionale, i Franchi donarono i loro territori alla Chiesa di Roma. Imola tornò nella giurisdizione della Chiesa di Ravenna, che aveva ereditato i territori dell'ex Esarcato. Nell'828, e fino alla metà del X secolo, Forum Cornelii fu governata da un conte, sotto la giurisdizione della Santa Sede. Nel X secolo apparve nelle cronache il nome di Troilo Nordiglio (i Nordigli furono una delle famiglie nobili più influenti ad Imola per tutto il Basso Medioevo).

Dal Mille al XII secolo Il sistema vassallatico franco si inserì nella struttura amministrativa bizantina. Alla fine del X secolo avviene la prima nomina di un conte (titolo di origine germanica) ad Imola.: Arardo. Il conte, nominato su designazione dell'arcivescovo di Ravenna, giurò fedeltà al pontefice. Egli reggeva e governava la città, coadiuvato da un consiglio rappresentativo dei cittadini facoltosi. Dal 1059 le fonti menzionano anche i consules cittadini (che variano da 4 a 12) titolari di poteri esecutivi e giudiziari, coadiuvati da iudices.. Da questa situazione evolse il libero comune, che ad Imola è attestato nel 1140. Forse il Comune esisteva già nel 1099: infatti Imola firmò in quell'anno un trattato con la Repubblica di Venezia che consentì alla città romagnola di esportare liberamente le merci acquistate a Rialto ed a Venezia di importare le derrate alimentari..

Nei primi secoli dopo il Mille si susseguirono guerre contro i Ravennati, i Faentini e i Bolognesi, così come lotte interne tra Castrum Imolæ e Sancti Cassiani. Nello stesso periodo, presumibilmente, venne redatto il primo Statuto comunale.Non ne è rimasta copia negli archivi cittadini, ma è menzionato negli statuti posteriori. Verso il 1080 il governo cittadino aveva sede a Forum Cornelii. L'importanza raggiunta dal potere civile fu confermata da un atto del 5 gennaio 1084 con cui il vescovo Morando, che risiedeva nell'insediamento di San Cassiano, elargì le prime concessioni al clero della civitas Corneliese. Lungi dal sancire un'equa divisione dei poteri, i contrasti tra il vescovo e il clero corneliese continuarono nei decenni successivi. Il lungo contenzioso fu sciolto solamente verso il 1130 da papa Onorio II. Originario dell'Appennino imolese, il pontefice diede ragione all'episcopato, restituendogli le prerogative precedentemente cedute dal vescovo Morando. Il documento è importantissimo poiché enumera tutte le pievi (18), i monasteri (18 anch'essi), i castelli (16) e i porti interni (ben 5) esistenti all'epoca nel territorio imolese. Non accettando la sconfitta diplomatica, Imola tentò l'assalto al Castrum Sancti Cassiani. L'attacco fu respinto; Imola dovette subire il contrattacco dei cassianesi che, coadiuvati da truppe ravennati e bolognesi, misero a ferro e fuoco la città, abbatterono le mura ed interrarono i fossati (1131).. Ad Imola non rimase che rivolgersi alla vicina Faenza (nonostante fosse una città guelfa, come Bologna). I faentini fornirono un aiuto ai corneliesi per ricostruire la cinta muraria e le fosse in cambio di un tributo annuale, «due palii alla Chiesa di Faenza alla festa di San Pietro di valor di cento soldi»Vincenzo Carrari, Istoria di Romagna, Ravenna 2007-2009..