Il governo Ponta I è stato il quindicesimo esecutivo della Repubblica di Romania dopo la rivoluzione romena del 1989, il quarto della VI legislatura.

Cronologia del mandato Incarico Dopo le dimissioni del premier Emil Boc nel febbraio 2012, il presidente della repubblica Traian Băsescu favorì la formazione di un governo presieduto dall'indipendente Mihai Răzvan Ungureanu, concependolo come possibile rimedio alla dura crisi economica che aveva colpito il paese e che aveva causato vaste proteste popolari. Il governo Ungureanu fu sostenuto da una coalizione di centro-destra promossa dal Partito Democratico Liberale (PD-L) che, incapace di dare risposte alla crisi, rimase in carica per appena due mesi, fino al 27 aprile 2012, quando fu battuto da una mozione di sfiducia presentata dal fronte di opposizione riunito nell'Unione Social-Liberale (USL) e costretto alle dimissioni. In modo da evitare un pericoloso blocco istituzionale, il presidente incaricò del ruolo di primo ministro Victor Ponta, leader del Partito Social Democratico (PSD) (centro-sinistra) e, insieme a Crin Antonescu, della coalizione USL, stretta dai socialdemocratici con Partito Nazionale Liberale (PNL) (centro-destra) e Partito Conservatore (PC) (centro-destra) al fine di costituire un gruppo di opposizione al PD-L e allo stesso Băsescu, reputati colpevoli di aver trascinato il paese in uno stato di depressione. Il 7 maggio 2012 il governo Ponta superò l'investitura del parlamento, ottenendo 284 voti a favore e 92 contrari. Nella stessa sera il governo prestò giuramento al presidente, che fece appello ai ministri perché non iniziassero un processo di restaurazione.

Primi interventi del governo Ponta Intenzionato a fornire un'immediata risposta ai problemi del paese, tra le priorità apertamente dichiarate del governo Ponta, vi furono quella di stimolare la crescita del settore privato e quella di riportare il livello dei salari dei dipendenti pubblici a come erano prima della crisi, dopo che questi avevano subito pesanti tagli a causa delle riforme operate dal PD-L. Già durante la prima seduta del consiglio dei ministri fu stabilito di ritirare tutti i prefetti e viceprefetti vicini a PD-L e UDMR che erano stati nominati dal precedente governo. Fu deciso, inoltre, di cancellare un'ordinanza emessa dal PD-L riguardante l'istituzione di un corso in lingua ungherese presso l'Università di medicina e farmacia di Târgu Mureș.

A poche settimane dall'incarico, tuttavia, il governo entrò in polemica con diverse parti sociali a causa di decisioni controverse. Nel mese di maggio Ponta avviò la procedura parlamentare per trasferire l'Institutul Cultural Român (ICR), ente statale con funzione di promozione culturale romena in patria e all'estero, sotto il diretto controllo del parlamento, sottraendolo alla presidenza della repubblica. Mentre il governo sosteneva che la decisione derivava dalla necessità di migliorarne il funzionamento, il direttore dell'ICR Horia Roman Patapievici e altri intellettuali incolparono il premier di voler politicizzare le nomine dell'istituto. Per protesta Patapievici rassegnò le proprie dimissioni e, in settembre, fu sostituito dall'ex ministro degli esteri in quota PNL Andrei Marga.

In giugno il primo ministro annunciò una rivoluzione in seno agli organi di direzione della tv di stato, la Televiziunea Română, poiché reputava la dirigenza incapace di far fronte ad un'insostenibile posizione debitoria superiore a 50 milioni di euro e, dal punto di vista ideologico, totalmente assogettata al volere del presidente Băsescu.

Ministri dimissionari A pochi giorni dall'incarico, il 12 maggio 2012 il ministro dell'istruzione Ioan Mang (PSD), già docente di informatica presso l'Università di Oradea, fu ritenuto colpevole dalla stampa di aver copiato numerose pubblicazioni scientifiche edite a suo nome. Pur proclamandosi all'oscuro di tutto, Mang preferì dare le dimissioni per evitare eventuali danni di immagine al governo. In settembre, in ogni caso, il Consiglio nazionale di etica (CNE) del ministero dell'istruzione riconobbe il plagio. Il ministero fu assunto ad interim da Liviu Pop fino al 2 luglio, per poi passare al nuovo ministro titolare Ecaterina Andronescu.

Un mese più tardi, il 19 giugno 2012, l'Alta corte di cassazione e giustizia si pronunciò in merito al parere espresso dall'Agenzia nazionale per l'integrità (ANI) riguardo alla posizione di incompatibilità per conflitto di interessi del ministro della cultura Mircea Diaconu (PNL), per via del suo doppio ruolo di parlamentare e di direttore del teatro Nottara di Bucarest. La corte confermò l'opinione dell'ANI, mentre Diaconu lasciò l'incarico ministeriale, che il 25 giugno fu assunto da Puiu Hașotti.

Scontri tra Ponta e Băsescu

Tra i problemi sentiti come più impellenti dalla USL vi fu, inoltre, la necessità di modificare la legge elettorale. Il 22 maggio 2012, con il voto favorevole della maggioranza, il parlamento approvò una riforma della legge elettorale per le parlamentari, con l'introduzione del first-past-the-post (sistema maggioritario uninominale a un turno) sul modello anglosassone. Per reazione il PD-L contestò la legge alla corte costituzionale, che il 27 giugno ne constatò la non costituzionalità, annullandone gli effetti.

Il 18 giugno 2012 esplose uno scandalo intorno alla figura del primo ministro che, come l'ex ministro Ioan Mang, in base ad un articolo pubblicato sulla rivista Nature, fu sospettato di plagio per aver copiato parti della propria tesi di dottorato sostenuta nel 2003. Il presidente Băsescu, dal canto suo, ebbe parte attiva nel sostenere le accuse di plagio lanciate all'indirizzo di Victor Ponta, che etichettò come infamanti tali insinuazioni. Il 29 giugno, la commissione incaricata di verificare la validità dei titoli di studio (CNATDCU) accertò che parti della tesi fossero copiate. Tramite un decreto del 28 giugno emesso dal ministro dell'istruzione ad interim Liviu Pop (PSD), tuttavia, la CNATDCU era stata privata della competenza in materia, che era stata trasferita al Consiglio nazionale di etica (CNE) del ministero dell'istruzione. Tale scelta contribuì ad alimentare ulteriori polemiche e critiche tra le parti. Nel mese di luglio il CNE scagionò Ponta, mentre un'ulteriore verifica eseguita dall'Università di Bucarest sosteneva l'ipotesi del plagio.

In un costante clima di conflitto tra USL e PD-L, il 10 giugno 2012 si registrò il netto successo dei primi alle elezioni amministrative. Tra gli altri, l'USL ottenne la rielezione di Sorin Oprescu a sindaco Bucarest. Due giorni dopo il parlamento adottò una dichiarazione che autorizzava il premier a rappresentare la Romania al Consiglio europeo del 28-29 giugno 2012. La decisione fu contestata da Băsescu, che precisò che l'atto non aveva valore giuridico. Il presidente si appellò alla corte costituzionale che, il 27 giugno, riconobbe che il parlamento non disponeva dell'autorità per stabilire chi dovesse partecipare al consiglio europeo, poiché tale diritto spettava al presidente della repubblica in qualità di capo dello stato. Nonostante le specifiche della corte, fu Ponta ad intervenire all'incontro di Bruxelles, mentre Băsescu ammonì pubblicamente l'atteggiamento dell'USL.

Crisi costituzionale e referendum per la destituzione di Băsescu

Intenzionata a fornire una soluzione definitiva allo scontro, pochi giorni dopo il consiglio europeo, la USL preparò la strada per la procedura di impeachment di Băsescu. Il 3 luglio la maggioranza presentò in parlamento la richiesta di revoca dell'avocatul poporului (figura di garanzia delle libertà costituzionali di nomina parlamentare paragonabile a quella dell'ombudsman del diritto anglosassone) Gheorghe Iancu con l'imputazione di avere utilizzato prerogative costituzionali e legali per servire gli interessi politici del PD-L. Nella stessa giornata l'USL votò in parlamento le destituzioni del presidente della camera Roberta Anastase (PD-L) e di quello del senato Vasile Blaga (PD-L), che furono sostituiti, rispettivamente, da Valeriu Zgonea (PSD) e Crin Antonescu (PNL).

Al fine di evitare un parere negativo da parte della corte costituzionale, il 4 luglio il governo emanò un'ordinanza d'urgenza in base alla quale le decisioni riguardanti il funzionamento interno delle camere non potevano essere sottoposte al controllo della corte costituzionale.

Il colpo di mano della USL, preparatorio alla messa in stato d'accusa del presidente, non fu trascurato dagli osservatori internazionali. Mentre il PD-L, per voce dell'ex ministro della giustizia Monica Macovei, gridò al colpo di stato, l'ambasciatore degli Stati Uniti in Romania Mark Gitenstein dichiarò che, nel caso in cui l'eventuale sospensione di Băsescu fosse stata portata avanti tramite mezzi anticostituzionali, questa avrebbe avuto un impatto negativo sulla percezione dell'immagine internazionale paese.

Il 5 luglio l'USL presentò formalmente in parlamento il documento per la messa in stato d'accusa del presidente, giudicato colpevole di aver ripetutamente violato le norme costituzionali e di essersi arrogato illegalmente la conduzione delle istituzioni statali in nome della propria ideologia politica. La maggioranza rimproverò Băsescu di essere il diretto responsabile della maggior parte delle decisioni che avevano portato alla perdita di credibilità delle istituzioni negli ultimi anni, di aver aggravato la crisi economica e aver bloccato il funzionamento dello stato di diritto e della democrazia in Romania. Il 6 luglio le camere con 256 voti a favore e 114 contrari deliberarono la sospensione temporanea del presidente, in attesa del referendum popolare (da celebrarsi il 29 luglio) che avrebbe dovuto ratificare la destituzione o, in alternativa, bocciare la proposta del parlamento. Al fianco della USL, votarono a favore anche UNPR e UDMR, che erano stati alleati del PD-L durante il precedente governo. In qualità di presidente del senato, Crin Antonescu assunse temporaneamente le funzioni di presidente ad interim.

Il governo rumeno, inoltre, si affrettò a pubblicare un'ordinanza d'urgenza che modificava la legge elettorale per il referendum, cancellando il quorum (stabilito alla partecipazione del 50% + 1 degli aventi diritto al voto) previsto dalla legge in vigore. In base al progetto di Ponta, per procedere con la destituzione, il 29 luglio sarebbe stata sufficiente la maggioranza dei voti degli elettori, a prescindere dall'effettivo numero dei partecipanti. Il 10 luglio, tuttavia, la corte costituzionale decise con voto unanime che il referendum sarebbe stato valido solamente con la condizione di adempire al requisito del quorum.

Vista l'accelerazione degli eventi, preoccupazioni sullo stato della democrazia e del sistema giudiziario nel paese furono ufficialmente espresse dall'allora presidente della Commissione europea José Barroso, dalla cancelliera tedesca Angela Merkel e dal presidente del Consiglio europeo Herman van Rompuy. A tal riguardo, il 12 luglio Ponta fu invitato a Bruxelles dall'Unione europea, che trasmise al premier le proprie raccomandazioni in merito alla crisi costituzionale in atto in Romania. Tra i suggerimenti dei funzionari dell'UE vi fu quello di mantenere il requisito del quorum sulla legge elettorale per il referendum, così come indicato dalla corte costituzionale. A causa delle pressioni internazionali e del rischio di isolamento per il paese, quindi, Ponta decise rivedere l'ordinanza e di ripristinare il quorum. In vista della votazione del 29 luglio, mentre il PD-L indicò al proprio elettorato di astenersi in modo da non raggiungere il quorum, il PSD organizzò una dura campagna contro il presidente.