Società sacerdotale della Santa Croce Pertinenza Chiesa cattolica Natura giuridica Associazione di chierici (can. 278 CIC) Numero di sacerdoti > 4.000 (2016) Presidente Fernando Ocáriz Fondatore Josemaría Escrivá de Balaguer Data di fondazione 2 ottobre 1928 Sito web http://www.opusdei.it La Società sacerdotale della Santa Croce è un'associazione della Chiesa cattolica composta di chierici secolariCan. 278, Codex Iuris Canonici (d’ora in poi “CIC”), 1983. intrinsecamente unita alla Prelatura dell’Opus Dei. Il suo presidente è il prelato dell’Opus Dei.Codex iuris particularis Operis Dei (d’ora in poi “Statuti”), AGP, Sezione Giuridica, VIII/15660, n. 36 e ss (online). È formata dai diaconi e sacerdoti della prelatura, che ne sono soci sin dalla loro ordinazione, e da altri diaconi e sacerdoti diocesani che si incorporano ad essa dopo averne richiesto l’ammissione. Questi ultimi rimangono pienamente sotto la giurisdizione del loro vescovo diocesano. I sacerdoti che aderiscono alla Società intendono riceverne l’aiuto spirituale per raggiungere la santità nell’esercizio del loro ministero secondo lo spirito proprio dell’Opus Dei.

Natura La Società Sacerdotale della Santa Croce è una associazione di chierici propria, intrinsecamente unita alla Prelatura, e da essa inseparabile.San Giovanni Paolo II, Cost. Ap. Ut sit, 28-XI-1982, preambolo e art. I. Le norme che reggono la Società Sacerdotale della Santa Croce sono negli Statuti dell’Opus Dei, che ne costituiscono il diritto particolare, al Titolo II, Capi I (nn. 36-43) e III (nn. 57-78). Ne fanno parte:

fedeli dell’Opus Dei che hanno ricevuto l’ordinazione sacerdotale, che costituiscono il presbiterio della Prelatura. diaconi e sacerdoti secolari incardinati nelle varie diocesi che vogliono cercare la santità nell’esercizio del loro ministero secondo lo spirito dell’Opus Dei.

La presenza dei sacerdoti nell’Opus Dei attraverso la Società sacerdotale della Santa Croce ha la sua origine nell’evento fondazionale dell’Opus Dei, comporta per ciascuno dei suoi soci una dimensione vocazionale, e si inserisce teologicamente nella sollecitudine della Chiesa per la formazione alla ricerca della santità nell’esercizio del ministero sacerdotale.

Questa sollecitudine ecclesiale ha fondamento scritturistico, magisteriale, e trova riscontro nella predicazione di San Josemaría Escrivá, che ha sempre incoraggiato le persone che lo ascoltavano alla ricerca della santità nella vita ordinaria.J. Escrivá, “Amare il mondo appassionatamente”, in Colloqui, Milano, ARES, 1968 n. 113 e ss.

Fondamento scritturistico, magisteriale, e nei testi di San Josemaría L’esortazione apostolica postsinodale Pastores dabo vobis (25 marzo 1992)Giovanni Paolo II, Esortazione Apostolica Post-sinodale Pastores Dabo Vobis, 25-III-1992, AAS 84 (1992), pp. 657-804. richiamando le parole del profeta «Vi darò pastori secondo il mio cuore» (Ger 3,15) ricorda la promessa che Dio fa al suo popolo «di non lasciarlo mai privo di pastori che lo radunino e lo guidino». L’esortazione manifesta la fede e la gratitudine del popolo di Dio rispetto alle promesse divine, e ricorda al contempo che l’umanità in piena libertà è chiamata a collaborare al loro compimento. Pastores Dabo Vobis sottolinea che la collaborazione alle promesse di Dio è una grave responsabilità per la Chiesa, che mentre chiede «operai per la sua messe» (Mt 9, 38), si assume anche il compito di formarli (Ger 3,15). La formazione dei candidati al sacerdozio e dei sacerdoti alla ricerca della santità nell’esercizio del ministero sacerdotale è pertanto una priorità ecclesiale, e l’Esortazione Apostolica ne afferma le motivazioni di fondo:

«In realtà la formazione dei futuri sacerdoti, sia diocesani sia religiosi, e l'assidua cura, protratta lungo tutto il corso della vita, per la loro santificazione personale nel ministero e per l'aggiornamento costante del loro impegno pastorale, sono considerate dalla Chiesa come uno dei compiti di massima delicatezza e importanza per il futuro dell'evangelizzazione dell'umanità.» (Esort. Ap. Pastores Dabo Vobis, n. 2)

La Società sacerdotale della Santa Croce si inserisce nell’insieme delle realtà associative della Chiesa cattolica che hanno lo scopo di promuovere la santità dei sacerdoti nell’esercizio del loro ministero di pastori al servizio del bene di tutta la Chiesa (cfr. Cost. dogm. Lumen Gentium, 28).

La Chiesa cattolica in vari testi del Concilio Vaticano II (e in seguito nel Codice di diritto canonicoCan 278, CIC 1983, cit.) aveva già raccomandato la costituzione di associazioni sacerdotali con questo scopo. Per esempio, già il Decreto Presbyterorum ordinis (7 dicembre 1965)Concilio Vaticano II, Decreto Presbyteriorum Ordinis, AAS 58 (1966), pp. 991-1024 (online). affermava:

«Vanno tenute in grande considerazione e diligentemente incoraggiate le associazioni che, in base a statuti riconosciuti dall'autorità ecclesiastica competente, fomentano - grazie ad un modo di vita convenientemente ordinato e approvato e all'aiuto fraterno - la santità dei sacerdoti nell'esercizio del loro ministero, e mirano in tal modo al servizio di tutto l'Ordine dei presbiteri» (Decr. Presbyteriorum Ordinis, n. 8).

La Società sacerdotale della Santa Croce affonda le sue radici nell’evento fondazionale dell’Opus Dei del 2 ottobre 1928, e incarna l’amore di San Josemaría Escrivá verso il sacerdozio ministeriale e la formazione dei sacerdoti, alla quale si dedicò instancabilmente fin giovane sacerdotePer informazioni aggiuntive sulla predicazione e sulla assistenza di San Josemaría ai sacerdoti, si legga ad esempio: http://www.it.josemariaescriva.info/articolo/al-servizio-dei-sacerdoti. L’amore per il sacerdozio ministeriale era un tema ricorrente nella sua predicazione, e lo fu sino alla sua morte.J. Escrivá, “Sacerdote per l’eternità”, omelia pronunciata il 13 aprile 1973, in La Chiesa nostra Madre, Milano, Ares, 1993.

L’incorporazione di sacerdoti diocesani I sacerdoti incardinati nelle diocesi possono incorporarsi alla Società sacerdotale della Santa Croce rimanendo sempre incardinati nella loro diocesi.

Rapporti dei soci diocesani con le loro diocesi L’ascrizione dei chierici diocesani alla Società sacerdotale della Santa Croce non comporta l'incorporazione al presbiterio della Prelatura: ciascuno continua a essere incardinato nella propria diocesi e dipende solo dal proprio vescovo, anche per quanto attiene al suo lavoro pastorale, e solo al vescovo rende conto di questo lavoro. Infatti essi non sono sottoposti in alcun modo alla giurisdizione del Prelato dell’Opus Dei, perché non è mai possibile la loro incardinazione nella Prelatura.

Caratteristiche fondamentali In maniera analoga all’incorporazione dei fedeli laici alla Prelatura dell'Opus Dei, affinché un sacerdote secolare venga ammesso nella Società sacerdotale della Santa Croce, deve essere consapevole di avere ricevuto una chiamata da Dio a cercare la santità secondo lo spirito dell'Opus Dei nell’esercizio del suo sacerdozio ministeriale («peculiari superaddita vocatione», Statuti, n. 58 §1).

Tipologie di soci e ammissione Possono appartenere alla Società sacerdotale della Santa Croce tutti i sacerdoti secolari che ricevano la vocazione all’Opus Dei.

I fedeli numerari e aggregati della Prelatura dell’Opus Dei che abbiano ricevuto l’ordinazione (diaconi e presbiteri) appartengono ipso iure anche alla Società sacerdotale della Santa Croce (Statuti, n. 37).

I chierici incardinati nelle chiese particolari possono chiedere l’ammissione come soci aggregati o soprannumerari (Statuti, n. 42 e n. 58 §1) – a seconda delle loro diverse circostanze – rispondendo comunque nei due casi alla stessa vocazione di santificazione del ministero sacerdotale (Statuti, n. 58 §1, “qui Domino […] sese dicare volunt, ad sanctitatem nempe in exercitio sui ministerii pro viribus prosequendam”). I seminaristi possono chiedere l’ammissione come aspiranti (Statuti, n. 60).

Vi sono poi i cooperatori: essi sono sacerdoti incardinati in altre circoscrizioni che aiutano con la preghiera, l’elemosina e, quando possibile, anche attraverso il proprio ministero sacerdotale (Statuti, n. 43). Questi possono partecipare se lo desiderano a momenti di fraternità e di formazione sacerdotale a loro dedicati.

I soci della Società sacerdotale della Santa Croce appartengono all’Opus Dei perché sono mossi da una vocazione divina (Statuti, n. 58 §1), e si impegnano a viverne lo spirito e la prassi ascetica (Statuti, nn. 61 e 62).

I chierici diocesani entrano a far parte della Società tramite una richiesta di ammissione rivolta al presidente della Società, il Prelato dell’Opus Dei (Statuti, n. 63).

Lo spirito dell’Opus Dei e la vocazione al sacerdozio ministeriale La Società sacerdotale della Santa Croce ha il fine di aiutare i sacerdoti secolari a cercare la santità secondo lo spirito e la prassi ascetica dell’Opus Dei (Statuti, n. 57). Il messaggio dell’Opus Dei sulla santificazione del lavoro professionale è rivolto anche ai sacerdoti secolari, perché «per i sacerdoti, se ci si può esprimere così, il lavoro professionale, in cui si devono santificare e con il quale devono santificare gli altri, è il sacerdozio ministeriale del Pane e della Parola»A. de Fuenmayor, V. Gómez-Iglesias, J.L. Illanes, cit., p. 401..

I sacerdoti che si associano alla Società sacerdotale (Statuti, n. 58 §1) vi cercano una fraternità sacerdotale che sia di appoggio e di incoraggiamento nella ricerca della santità nell’esercizio del proprio ministero sacerdotale, che informa tutte le dimensioni della loro esistenza.

In coloro che chiedono di essere ammessi si richiedono le seguenti condizioni: amore per la diocesi e unione con tutti i membri del presbiterio diocesano; obbedienza e venerazione per il proprio vescovo; vita di preghiera; studio delle scienze sacre; zelo apostolico per avvicinare tutti a Cristo; spirito di sacrificio; impegno nel promuovere vocazioni di ogni tipo nella Chiesa; cura nello svolgere con pienezza gli incarichi ministeriali (cfr. Lumen Gentium, 28).

Formazione dei soci La cost. dogm. Lumen Gentium al n. 28 descrive il ruolo e i compiti dei sacerdoti nei loro rapporti con Cristo, con i vescovi, con i confratelli e con il popolo cristiano, e aggiunge:

«In virtù della comunità di ordinazione e missione tutti i sacerdoti sono fra loro legati da un'intima fraternità, che deve spontaneamente e volentieri manifestarsi nel mutuo aiuto, spirituale e materiale, pastorale e personale, nelle riunioni e nella comunione di vita, di lavoro e di carità.» (Lumen Gentium, 28).

In questa cornice, l’aiuto spirituale che offre la Società sacerdotale della Santa Croce è orientato a:

sostenere la vita spirituale dei soci, incoraggiare la loro fedeltà nello svolgimento dei compiti ministeriali sostenere l’unione di ciascuno con il proprio vescovo promuovere il vissuto della fraternità sacramentale (che ha origine nell’ordinazione, e non solo nell’incardinazione) con gli altri presbiteri della propria diocesi e con quelli di tutto il mondo (Statuti, n. 69).cfr. J. Escrivá, Colloqui, punto n. 16, Milano, Ares, 2002.

Lo spirito dell’Opus Dei che informa la Società sacerdotale della Santa Croce orienta verso la comunione ecclesiale (amicizia, rapporti cordiali con i colleghi, comunione di preghiera, cura materiale e spirituale degli altri, ecc.), che nei sacerdoti ha fondamento ecclesiologico particolare: contemporaneamente alla radicata dedizione alla propria diocesi, l’apertura alla fraternità di tutto l’Ordo presbyteriorum, per sua natura universale.P. Rodríguez, F. Ocáriz, J. L. Illanes, L'Opus Dei nella Chiesa, Casale Monferrato, Edizioni Piemme, 1993, p. 131.