Fu un nobile e militare italiano, cavaliere e commendatario dell'Ordine di San Giovanni di Gerusalemme. Dopo aver maturato esperienze militari nell'ambito delle forze pontificie e asburgiche e nelle Fiandre spagnole, passò al servizio della Repubblica di Venezia, assumendo incarichi di comando a Creta e distinguendosi durante la Guerra di Candia, in particolare nella difesa di Retimo del 1646.

Biografia

Origini e giovinezza Nacque a Roma intorno al 1599 in seno alla nobile famiglia Cesarini, figlio di Giuliano Cesarini, I duca di Civitanova, e di Livia Orsini di San Gemini. Tra i suoi fratelli figuravano Giangiorgio, il poeta e accademico dei Lincei Virginio Cesarini, il cardinale Alessandro e Ferdinando Cesarini.

Alla morte del padre, nel 1613, Pietro aveva circa quattordici anni; la madre e il fratello maggiore Giangiorgio furono pertanto designati suoi tutori e curatori.

La posizione della famiglia lo introdusse precocemente negli ambienti aristocratici e diplomatici romani. Il 14 febbraio 1616 partecipò, in qualità di padrino dei due figli dell'ambasciatore di Spagna Francisco de Castro, alla sontuosa giostra organizzata dall'ambasciatore nel cortile di palazzo Fiano in occasione del carnevale romano.Biblioteca Apostolica Vaticana, Urb. lat. 1084, c. 74v.

Le prime esperienze militari Nei primi anni Venti del Seicento Cesarini intraprese la carriera delle armi nell'ambito di quella mobilità aristocratica che conduceva numerosi nobili italiani al servizio delle potenze cattoliche impegnate nella Guerra dei trent'anni. È documentato fra gli ufficiali romani al servizio di Pietro Aldobrandini, generale pontificio inviato tra il 1621 e il 1623 a sostegno dell'imperatore Ferdinando II d'Asburgo.

Il servizio di Cesarini si inseriva in una più ampia rete di nobili romani e italiani che cercavano nell'esperienza militare internazionale non soltanto incarichi e remunerazioni, ma anche prestigio personale e familiare.

Il servizio nelle Fiandre Nel 1625 Cesarini si trovava nelle Fiandre spagnole, uno dei principali teatri della Guerra degli ottant'anni. Il 1º marzo di quell'anno giunse a Bruxelles insieme al napoletano Carlo Spinelli, mastro di campo..

Nel febbraio 1626 il suo nome fu coinvolto in un episodio che richiese l'intervento del vescovo di Gand. Cesarini era stato visto ripetutamente in compagnia di una donna, Isabelle de Liége, che il vescovo, nel tentativo di porre termine allo scandalo suscitato dalla relazione, fece imprigionare..

L'episodio non ebbe invece conseguenze giudiziarie per Cesarini, il quale poteva contare su autorevoli protezioni presso la corte. Godeva infatti dell'appoggio dell'infanta Isabella Clara Eugenia, del generale Ambrogio Spinola e del cardinale Alfonso de la Cueva. Un breve pontificio del 22 maggio 1627 attesta che la stessa infanta lo raccomandò a Urbano VIII..

Nell'Ordine di Malta Il 7 gennaio 1629 Cesarini fu ammesso nell'Ordine di San Giovanni di Gerusalemme. L'ammissione precedette il compimento dell'ordinario anno di noviziato e, grazie a un breve pontificio, gli consentì di rimanere «fuori di convento».

Della sua permanenza a Malta rimane ampia testimonianza nella corrispondenza di Fabio Chigi, futuro Alessandro VII, con il cardinale Francesco Barberini. Le lettere restituiscono l'immagine di una permanenza non priva di tensioni e incidenti disciplinari..

Nel 1635 anche l'Inquisizione maltese si interessò a Cesarini: un fascicolo del tribunale documenta l'accusa di avere tentato di procurarsi un libro proibito.Archivio dell'Inquisizione di Malta, vol. 170, caso 156, 8 febbraio 1635.

Particolarmente noto fu un incidente avvenuto nel 1636 con fra Prospero Colonna. Mentre questi attraversava la piazza del Palazzo ed era salutato dai cavalieri presenti, Cesarini si rifiutò ostentatamente di scoprirsi il capo e volse altrove lo sguardo. Colonna interpretò il gesto come un affronto, estrasse la spada e lo sfidò; l'intervento degli altri cavalieri impedì che si giungesse al duello e il Gran Maestro dispose il confinamento di entrambi nelle rispettive abitazioni.

Alla vicenda si intrecciò quella di Serafina Daniela, una siciliana sottoposta a processo per stregoneria, la cui influenza su Cesarini venne indicata nelle fonti tra le cause della condotta irregolare attribuita al cavaliere..

Nel novembre 1636, ricevuta dall'estero una somma di 2.500 scudi con la quale poté estinguere i debiti accumulati, Cesarini fu infine libero di lasciare Malta e imbarcarsi alla volta di Napoli..

Una testimonianza relativa al pittore Francesco Noletti lo qualifica inoltre come commendatario dell'Ordine gerosolimitano.

Al servizio della Repubblica di Venezia Negli anni successivi Cesarini entrò al servizio della Repubblica di Venezia, legando la parte conclusiva della propria carriera militare al dominio veneziano di Creta.

Il 26 aprile 1642 fu destinato a Candia, capitale dell'isola, con responsabilità sulla milizia italiana e corsa. Una fonte prosopografica moderna lo definisce, a partire dallo stesso anno, comandante di reparti italiani e corsi stanziati a Creta.

La rilevanza dell'incarico emerge anche da una singolare vicenda giudiziaria. Nel 1643 Cesarini fu oggetto di un'indagine degli Inquisitori di Stato veneziani in seguito alle accuse formulate da Francesco Marzopino, un fiorentino che aveva prestato servizio nella sua casa e con il quale era successivamente entrato in contrasto.

Marzopino fece circolare la voce che Cesarini, investito di importanti responsabilità militari a Creta, intendesse trattare con una potenza straniera la cessione di una parte, se non dell'intera isola. La denuncia, trasmessa alle autorità da Sansone Porcellaga, esponente di una famiglia bresciana, mise in moto l'apparato investigativo della Serenissima.

I successivi interrogatori fecero tuttavia emergere l'infondatezza dell'accusa e provocarono una severa reazione degli inquisitori nei confronti del denunciante. Nella documentazione relativa all'inchiesta Cesarini è significativamente definito «un soggetto grande nel Governo delle armi».

Non meno difficili furono alcuni rapporti con l'aristocrazia locale. Durante il soggiorno cretese entrò in grave contrasto con Giannantonio Muazzo (1621-1702), nobile originario dell'isola, il quale, secondo le testimonianze tramandate da Giovanni Comneno Papadopoli, giunse a progettare un attentato contro di lui.

La guerra di Candia e la difesa di Retimo Con lo scoppio della Guerra di Candia nel 1645, Cesarini fu direttamente coinvolto nelle operazioni condotte dalla Repubblica contro l'Impero ottomano. Le fonti ne ricordano il valore militare e il ruolo di comando; con il grado di mastro di campo combatté al fianco di Camillo Gonzaga.

Il momento più noto della sua carriera fu la difesa di Retimo. Il 20 ottobre 1646, durante l'offensiva ottomana contro la città, Cesarini comandò uno dei settori della difesa e contribuì inizialmente a respingere gli assalitori. Apostolo Zeno, nel Compendio della storia Veneta, lo annovera a sua volta fra i protagonisti della resistenza veneziana.

La difesa si collocava nella prima e più critica fase della guerra per il possesso di Creta. Dopo la caduta della Canea nel 1645, l'offensiva ottomana investì Retimo nell'autunno dell'anno successivo e condusse infine alla perdita della città da parte veneziana.

Morte Cesarini sopravvisse ai combattimenti di Retimo e rimase a Creta. Morì a Candia nel 1647, durante un'epidemia di peste.

Mecenatismo e interessi artistici Accanto alla carriera militare, Cesarini coltivò rapporti con il mondo artistico e letterario.

Fu ricordato come mecenate del pittore maltese Francesco Noletti, noto anche con l'appellativo di «il Maltese» e per lungo tempo identificato dalla storiografia con il nome di Francesco Fieravino. Un'iscrizione conservata sul ritratto del pittore a Malta definisce Noletti protetto di «Fra Pietro Cesarini» e qualifica quest'ultimo come commendatario dell'Ordine gerosolimitano.

La testimonianza è particolarmente rilevante perché costituisce una delle fonti dirette sul rapporto tra Cesarini e il pittore; non è invece documentato con certezza se il loro incontro sia avvenuto a Malta o successivamente a Roma.

Dello stesso Cesarini è noto un ritratto attribuito al pittore romano Giovanni Baglione, oggi appartenente alla Collezione Koelliker. Il dipinto, un olio su tela di 65,4 × 47,6 cm, lo raffigura nelle vesti di cavaliere gerosolimitano.

Testimonianza della sua presenza negli ambienti letterari romani è inoltre una canzone che Giovanni Ciampoli gli dedicò, intitolata All'Illustrissimo Signor Don Pietro Cesarini. Esortazione alla Virtù e lode dell'Illustrissimo Signor Don Verginio suo fratello.

Ascendenza

Note

Bibliografia

Voci correlate Cesarini (famiglia) Virginio Cesarini Ferdinando Cesarini Sovrano Militare Ordine di Malta Guerra di Candia Retimo

Collegamenti esterni

Pietro Categoria:Cavalieri di Malta Categoria:Militari italiani del XVII secolo