La battaglia di Karnal fu la vittoria decisiva di Nādir Shāh, Imperatore afsharide di Persia, sull'Impero Mughal durante la sua invasione dell'attuale India. I persiani sconfissero l'esercito di Muhammad Shah nel giro di tre ore, malgrado queste ultime fossero in numero di gran lunga superiore alle loro (sei a uno),Sarkar, Jagadish Narayan. A Study of Eighteenth Century India: Political history, 1707–1761 Saraswat Library, 1976. (Volume 1 of A) original from the University of Virginia. p. 115 aprendo così la via ai persiani per attuare il sacco di Delhi. La battaglia è considerata il fiore all'occhiello della carriera militare di Nadir nonché un pezzo di storia della tattica militare mondiale.Quoted in Christopher Bellamy, The Evolution of Modern Land Warfare: Theory and Practice (London, 1990), 214.Moghtader, Gholam-Hussein(2008). The Great Batlles of Nader Shah. Donyaye Ketab
La battaglia, svoltasi vicino Karnal, 110 chilometri a nord di Delhi, in India, fu il punto culminante dell'invasione dell'impero Mughal da parte di Nādir Shāh. Dopo la sua conquista dell'Afghanistan orientale e l'invasione dell'India tramite Kabul e Peshawar, Nādir Shāh diresse le proprie forze a sud verso la capitale Mughal. A Delhi, Muhammad Shah aveva raccolto una grande forza che marciò a nord per fermare il nemico a Karnal. Nādir Shāh diede battaglia agli indiani ed ottenne una grandiosa vittoria. Nei negoziati dopo la catastrofica sconfitta, Muhammad Shah si accordò coi persiani per pagare loro una forte indennità di guerra in cambio del mantenere il governo sulle sue terre. Ad ogni modo, Nādir Shāh costrinse l'Imperatore mughal a sottomettersi alla sua volontà e marciò sulla sua capitale, Delhi, dove il tesoro dei Mughal venne saccheggiato; l'enorme bottino raccolto fece sì che Nādir Shāh, per decreto imperiale, potesse abolire completamente le tasse ai suoi cittadini per tre anni. Una rivolta cittadina contro Nādir Shāh si concluse in un sanguinoso massacro dove l'intera città venne saccheggiata e distrutta, e l'esercito persiano poco dopo lasciò l'India abbandonando sul posto morti. Muhammad Shah venne inoltre costretto a cedere alla Persia tutti i suoi territori a ovest del fiume Indo.
Kernal fu la tomba dell'impero Mughal che già era entrato in una fase di declino inarrestabile ed era stato criticamente indebolito. È stato suggerito da alcuni storici che senza gli effetti rovinosi dell'invasione di Nādir Shāh in India, il colonialismo europeo nel subcontinente indiano avrebbe assunto forme completamente differenti o addirittura non sarebbe stato possibile.
Il casus belli di Nādir Shāh Una delle destinazioni più popolari per i mercenari afghani fuggiti dopo la loro sconfitta in Afghanistan da parte di Nadir e del suo esercito persiano, fu l'area a nord dell'impero Mughal. Già prima della fine della campagna, Nadir aveva inviato delle richieste ai governatori locali ed ai principi dell'India settentrionale con le quali ordinò che i fuggitivi venissero catturati e restituiti alla sua persona perché fossero giudicati. In realtà è stato appurato che Nadir con questa mossa stesse seriamente pensando di trovare un pretesto per invadere l'impero Mughal. Naturalmente colse l'opportunità per mascherare questa invasione nella forma di una caccia ai guerrieri afghani che avevano trovato asilo nelle terre del reame dei Mughal.Axworthy, Michael, "Iran: Empire of the Mind", Penguin Books, 2007. p158
È noto inoltre che Nādir Shāh sia stato in contatto con uno dei principali ministri di Stato mughal, Nizam-ul-Mulk, che era stato accusato dall'imperatore di tradimento. È possibile dunque che Nizam-ul-Mulk abbia aiutato Nādir Shāh nella sua invasione, ma ad oggi questo fatto rimane una semplice congettura.
L'impero Mughal ad ogni modo negò la restituzione dei fuggitivi ai persiani, principalmente a causa dell'incapacità dello Stato Mughal di trovare e imprigionare gli Afghani fuggiti entro i propri confini. Inoltre è possibile che questi fossero un numero molto esiguo e quindi facilmente camuffabile col resto della popolazione. In ogni caso, l'intenzione di Nadir di invadere l'impero Mughal era ormai stata decisa ed egli non era alla ricerca di un consenso degli Indiani nel proprio processo, quindi pensò di sfruttare questo fatto come un mero pretesto formale.
L'entrata di Nādir Shāh nell'impero Mughal Quando Nādir Shāh si mosse verso i territori Mughal, venne accompagnato lealmente dai suoi sudditi georgiani e dal futuro re di Georgia, Eraclio II, che già aveva guidato un contingente georgiano nell'esercito dell'impero persiano. Sentendo che Nādir Shāh si stava avvicinando da Qandahar, il governatore di Peshāwar e Kabul raccolse un esercito di uomini, in gran parte composto da mercenari afghani raccolti tra le tribù dell'Afghanistan orientale, per fermare l'avanzata persiana. La posizione scelta dall'esercito persiano poteva essere difficilmente meglio scelta, in quanto la scelta ricadde sullo stretto passo di Kheibar dove solo una piccola colonna di uomini poteva sperare di marciare e qualsiasi combattimento o formazione da battaglia sarebbero risultati impossibili. Nādir Shāh, convinto nel voler evitare la battaglia, scelse un approccio più raffinato alla faccenda. Una guida locale lo informò della presenza di una passo difficilmente attraversabile che però si trovava in parallelo a quello di Kheibar, chiamato passo di Chatchoobi.
Partito il 26 novembre da Jalālābād, l'esercito persiano giunse a Barikab (a 33 chilometri dal passo di Kheibar) dove Nadir divise il suo esercito lasciando Murtaḍā Mīrzā dietro di lui col grosso dell'esercito a sua disposizione, inviando invece uomini al passo di Kheibar sotto il controllo di Naṣrollāh Qolī con cavalieri leggeri al suo diretto comando. Iniziando un'epica marcia di 80 chilometri nel difficile terreno dell'Asia, Nādir Shāh raggiunse Ali-Masjed dove i suoi uomini si spostarono verso l'imboccatura est del passo di Kheibar.Ghafouri, Ali (2008). History of Iran's wars: from the Medes to now, p. 383. Etela'at Publishing
La cavalleria persiana formò i propri ranghi e caricò le forze del nemico malgrado il minor numero, le quali resistettero inizialmente allo shock di trovarsi il nemico esattamente alle proprie spalle prima di essere tutti uccisi, fatti prigionieri (tra cui il governatore di Peshāwar). Il generale russo Kishmishev descrisse la campagna come un "caposaldo" dell'arte guerresca.Citato in Christopher Bellamy, The Evolution of Modern Land Warfare: Theory and Practice (London, 1990), 214.
Il 16 novembre 1739, Nadir marciò fuori da Peshāwar verso il fiume Sindh nel Punjab. Dopo che l'esercito persiano ebbe attraversato il fiume si diresse verso Lahore. Il governatore di Lahore iniziò a implementare i suoi bastioni nella speranza di resistere il più a lungo possibile. Nādir Shāh riuscì comunque in breve tempo ad attaccare la città su più fronti ed a ottenere la resa del governatore locale che poté rimanere al suo incarico solo dopo il pagamento di di rupie allo scià.
Nadir e Muhammad Shah: eserciti a confronto La notizia della serie di conquiste operate da Nādir Shāh e dal suo esercito furono causa di costernazione alla corte Mughal di Muhammad Shah a Delhi. Nizam-ul-Mulk venne convocato alla presenza dell'imperatore per ottenere istruzioni per ingrandire l'esercito. Il 13 dicembre l'esercito mughal partì da Delhi per confrontarsi con le forze nemiche a nord. L'esercito indiano era enorme a tal punto che la lunga colonna formata dalle truppe copriva una distanza di 25 chilometri di lunghezza per 3 chilometri di larghezza. Muhammad Shah era alla testa dei suoi uomini. Proprio per la grandezza dell'esercito a sua disposizione, Muhammad Shah non poté portare le sue truppe oltre Karnal, a circa 120 chilometri a nord di Delhi.
In totale, Muhammad Shah aveva al comando uomini equipaggiati con 3000 cannoni e 2000 elefanti da guerra. Malgrado l'alto numero delle truppe a disposizione dei Mughal la loro composizione era ormai obsoleta e disponeva di sistemi tattici antiquati. Quasi tutti i cannoni dell'esercito indiano erano di calibro troppo largo per essere considerati artiglieria da campo ed erano praticamente impossibili da manovrare durante la battaglia per il lungo tempo di ricarica ed il minimo effetto anche in caso di corretto utilizzo. Per contrasto, gran parte dell'artiglieria di Nadir era leggera e molto più manovrabile della sua controparte mughal, così come gli zamburak che assicuravano fuoco mobile. I moschettieri persiani (jazyareči) erano uniformati ed omogeneamente organizzati al loro interno. Malgrado l'eccellente contingente di cavalieri dell'esercito mughal, essi non erano utilizzati in maniera appropriata. La cavalleria persiana era invece composta in due parti: le truppe utilizzate che erano disposte in maniera uniforme e quelle ausiliarie che erano reclutate nelle file dell'esercito dei loro paesi.
Nadir come prima mossa inviò in avanscoperta 6000 cavalieri curdi con l'obbiettivo di ottenere informazioni e riportare prigionieri per interrogarli sulle mosse del nemico. I razziatori riuscirono a tendere un'imboscata ad un contingente di artiglieria mughal che portò molti prigionieri al campo. Lasciando il grosso delle sue forze al comando di suo figlio, Morteza Mirza, Nadir prese con sé un piccolo gruppo di uomini verso l'antica fortezza di Azimabad, a soli 32 chilometri da Karnal. Azimabad venne facilmente sottomessa ed i cannoni persiani poterono essere issati sulle sue fortificazioni.Axworthy, Michael (2009). The Sword of Persia: Nader Shah, from tribal warrior to conquering tyrant, p. 255. I. B. Tauris
Qui Nādir Shāh si incontrò col comandante della sua divisione di 6000 Curdi che gli riportò la geografia dei dintorni di Karnal e la forza dell'armata dei mughal. Egli decise comodamente di portare le sue forze ad est del campo mughal e di portare Muhammad Shah in battaglia.
La battaglia La disposizione ed il dispiego delle forze Il 23 febbraio, l'esercito persiano lasciò l'accampamento ed entrò nella valle tra i fiumi Alimardan e Jamna. Accampandosi a nord del villaggio di Kanjpura, Nādir Shāh si dispose a ispezionare le posizioni del nemico personalmente. Ritornato al campo, Nādir Shāh convocò tutti gli ufficiali del suo esercito per un confronto. Sul finire del giorno, a Nadir pervenne la notizia che un grande contingente di mughal stava marciando attraverso il Panipat col proposito di unirsi all'esercito di Muhammad Shah. L'uomo alla guida di questo contingente era uno stretto confidente di Muhammad Shah e statista d'alto rango dell'impero mughal, Sa'adat Khan. Nādir Shāh iniziò a pensare ad uno stratagemma basato sull'utilizzare proprio l'avvicinamento di Sa'adat Khan per ingannare l'esercito mughal a spostarsi verso il fiume Alimardan e nella valle prima del villaggio di Kanjpura dove intendeva dar battaglia da una posizione più vantaggiosa. L'attesissimo Sa'adat Khan entrò nell'accampamento mughal tra il giubilo dei soldati, anche se il grosso della sua colonna (- soldati) era ancora in viaggio.
La mattina del 24 febbraio, Nadir divise i suoi uomini in tre corpi d'armata. Il centro dell'esercito venne posizionato poco più a nord del villaggio di Kanjpura rivolto verso ovest e comandato dal figlio di Nādir Shāh, Murtaḍā Mīrzā (che venne poi soprannominato Naṣrollāh Qolī in onore della sua vittoria nella battaglia), con alcuni consiglieri a sua disposizione. Con Murtaḍā Qolī a nord, Tahmasp Khan Jalayer comandò il fianco destro dell'esercito a sud, lasciando il comando del fianco sinistro a Fath-Ali Khan Kiani e a Lotf-Ali Khan Afshar.