Con il termine Cine Club, Circolo cinematografico o Circolo del Cinema, a volte scritto Cineclub oppure alla francese ciné-club, ed al quale corrispondono il termine inglese Film Society o il tedesco Filmfreunden, si intende una Associazione culturale senza scopo di lucro finalizzata allo studio, alla diffusione ed alla preservazione della cultura e dell'arte cinematografica. Generalmente questi circoli per cinefili organizzano proiezioni di film che altrimenti non sarebbero distribuiti dal circuito mainstream, anche se qualche volta questa vocazione originaria viene dimenticata. Le iniziative che un Cine Club può realizzare a tale scopo possono essere di vario tipo e tra queste vi sono la proiezioni di film (generalmente film d'essai o comunque di particolare valore cinematografico, poetico o documentaristico), organizzazione di conferenze, dibattiti ed incontri, costituzione di biblioteche o cineteche e produzione di film a passo ridotto o di film sperimentali. I Cine Club sono poi generalmente federati a livello nazionale.
I Cine Club non vanno poi confusi con i club-cinema italiani sul modello del Filmstudio '70 di Roma.
Storia del Cine Club Francia: Le origini prima della Grande Guerra
Fin dalla sua creazione, il cinema fu pensato come un potenziale strumento didattico, al pari del cinetoscopio e della lanterna magica, già utilizzati a questo scopo. I movimenti cattolici e laici, che lo vedevano come "un formidabile mezzo di educazione, influenza e propaganda", ne fecero un largo uso.
I cattolici "furono senza dubbio i primi a comprendere il possibile uso del cinema ai fini di divulgare la fede", che attuarono attraverso la rivista Le Fascinateur, creata nel 1903. In questa logica, le proiezioni ebbero luogo nelle chiese prima che la Sacra Congregazione le proibisse nel 1912. L'adozione del cinema come mezzo educativo ed evangelizzatore non fu quindi unanime.
Per Christian-Marc Bosséno, il ritardo dei laici nell’adottare il cinema come mezzo educativo era chiaramente visibile.
Secondo Laurent Mannoni, il termine cineclub apparve per la prima volta con la creazione del "Ciné-Club" di Edmond Benoît-Lévy presso il cinema Omnia Pathé (Parigi) nell'aprile del 1907. Situato al 5 di boulevard Montmartre a Parigi, il suo scopo era quello di preservare e mettere a disposizione dei suoi membri tutti i documenti e le produzioni cinematografiche esistenti. Il cine-club disponeva anche di una sala di proiezione.
Francia: gli anni '20 e la nascita dei Cine Club
Il periodo interbellico vide una forte espansione dell'arte cinematografica in tutto il mondo.
Il fenomeno dei ciné-club nacque in Francia nel 1921 ad opera di Louis Delluc, che, già dal 1920 aveva creato la rivista Journal du ciné-club con l'intento di sviluppare un movimento che fornisse nuove possibilità alla cinematografia. Il primo film proiettato da Delluc il 14 novembre 1921 fu Il gabinetto del dottor Caligari di Robert Wiene, con il patrocinio della rivista Cinéa. Sempre negli stessi anni a Parigi, Ricciotto Canudo ed il suo Club des Amis du Septième Art diffondeva il cinema come arte con incontri mensili. Negli anni successivi, sorsero quindi nuovi Cine Club in tutta la Francia, favorendo così lo sviluppo e la diffusione di un nuovo linguaggio cinematografico legato alle avanguardie storiche. Nasceva però la necessità di superare la censura, rivolta in particolare modo al cinema russo d'avanguardia, allora considerato un veicolo di idee sovversive. Nel 1927 quando sul territorio nazionale si iniziavano a contare una ventina di Cine Club, nacque l'esigenza di trovare una formula che permettesse ai Cine Club di avere una legislazione che li salvaguardasse, ed a tale scopo nacque nel '29 la Fédération française des ciné-clubs (FFCC).
Ma sul nascere del movimento dei cine club, una parte importante la ebbe quella "rivoluzione nella mentalità cattolica riguardo al cinema, che divenne un'arma per la Chiesa francese, determinata a impadronirsi dei mezzi di comunicazione moderni per riconquistare il terreno perduto dalla scristianizzazione". Nasceva così il Centro Cattolico del Cinema (e il suo organismo di distribuzione: Dossiers du cinéma), creato dal canonico Joseph Reymond nel 1927.
La diffusione dei Cine Club in Europa La prima Film Society britannica nacque nel 1925 ad opera di Ivor Montagu e Hugh Miller, che anche qui, attraverso proiezioni private riservate ai soli soci, poteva permettersi di superare la censura imposta sui film russi dal British Board of Film Censors, mentre il primo "cineclub" della Spagna fu fondato da Ernesto Giménez Caballero nel 1928, allora direttore del La gaceta literaria, e fu diretto da Luis Buñuel fino al suo trasferimento a Parigi. Analogamente si mosse il Benelux, il cui Cine Club più noto fu il Filmliga di Amsterdam nato nel settembre del 1927.
Negli anni '30, la diffusione capillare di sale cinematografiche sia pubbliche che private, favorì fortemente la nascita di nuovi Cine Club, che alcune volte possedevano una sala propria, altre potevano usufruire delle sale cinematografiche sempre più numerose.
Se il fenomeno dei Cine Club era in forte sviluppo nell'Europa liberale, analoghe iniziative venivano prese anche negli stati a regime totalitario, dove però in molti casi vennero ridimensionati o censurati in parte o totalmente. Con l'avvento del nazismo in Germania (1930) i Filmfreunden non ebbero più margine d'azione. Anche in Spagna, l'avvento di Francisco Franco impedì l'evolversi del movimento dei Cineclub distrutti dalla guerra civile, mentre nel Portogallo di António de Oliveira Salazar molti Cineclube furono chiusi ed i gestori, sospettati di eversione ed arrestati. Nell'URSS dove il cinema d'avanguardia russo era acclamato ovunque dal mondo intellettuale, solo con l'arrivo di Stalin (1940) ed il riconoscimento del realismo socialista come unico linguaggio artistico permesso, furono messi al bando quegli autori del cinema russo d'avanguardia che tanto avevano dato allo sviluppo del linguaggio cinematografico e che avevano trovato terreno fertile nei Cine Club di tutta Europa. In Italia invece il primo Cine Club fu fondato a Milano nel 1926 dal circolo letterario Il Convegno diretto da Enzo Ferrieri, per poi diffondersi negli anni seguenti anche attraverso i GUF e le loro cellule cinematografiche denominate CineGUFGiulio Brusi, La questione sperimentale (dalle origini agli anni '60), in AA.VV, Fuori norma. La via sperimentale del cinema italiano, Marsilio Editori, 2013..
I Cine Club di tutta Europa, ed i loro equivalenti statunitensi, furono fondamentali per lo sviluppo di un pensiero legato a quello che oggi viene chiamato "cinema d'artista", per il quale in passato si utilizzavano i termini "cinema d'avanguardia" o "cinema sperimentale".
Italia '20/'30: Cine Club, CineGUF e Cinema sperimentale
Se negli anni '60, la critica cinematografica italiana tendeva a negare il consolidamento dei Cine Club e della cultura cinematografica sperimentale in Italia, negli ultimi anni, la ricerca storico-critica rivaluta sempre più le attività di questi centri e delle elaborazioni teoriche che li si facevano. Oltre al già citato Cine Club milanese Il Convegno, nel 1928 sempre Enzo Ferrieri organizza il Cine Convegno milanese, in cui vengono proiettati artisti come René Clair, Alberto Cavalcanti, Fernand Léger ed Sergej Michajlovič Ėjzenštejn. Nel 1934 poi, per volontà di Luigi Freddi, direttore del settore cinema presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, furono istituzionalizzati i CineGUF, legati ai Gruppi universitari fascisti, che seppur rivolti verso una retorica nazionalista che tendeva a sopire le forme più libere del cinema, rivolgendosi perlopiù verso il cinema di propaganda fascista, contribuirono allo sviluppo teorico di un cinema sperimentale italiano. Nel '35 Francesco Pasinetti, legato ai CineGUF, scriveva nella rivista Quadrivio: "Per cinematografo sperimentale intendiamo le espressioni di film a passo ridotto e per cineamatori quelli che eseguiscono detti film", demarcando la differenza dai cine-dilettanti con "l'avvicinamento a quello che può essere un cinema artistico, che non si preoccupa dei valori commerciali"Francesco Pasinetti, Quadriviun nº 10, 1935., mentre Domenico Paolella nel suo saggio Il film sperimentale ne sancisce la separazione sia dal cinema commerciale che dal cinema d'avanguardia, definendo il cinema sperimentale come "fenomeno schiettamente italiano".
Infatti, a differenza della realtà statunitense, tali strutture riunivano spesso le migliori menti sia della cultura fascista (CineGUF), che di quella con posizioni più morbide ed a volte antifasciste (Cine Club), e venivano sovvenzionate dallo stato sia prima che dopo la guerra, permettendo agli iscritti di autoformarsi per poi partecipare attivamente al panorama cinematografico nazionale. Nel dopoguerra, anche a causa del legame con i GUF e del prevalere del neorealismo, il termine "cinema sperimentale" cadde in disuso. Rimangono di quel periodo della cinematografia italiana alcuni importanti film fra cui Mediolanum del 1933 e Sinfonia del lavoro e della vita del 1934 di Ubaldo Magnaghi, Entusiasmo e Nuvole del 1934 di Francesco Pasinetti, Il cuore rivelatore del 1934 di Mario Monicelli e Fiera di tipi del 1934 di Antonio Leonviola. Vi fu poi il lavoro di Luigi Veronesi, che dal 1939 con i suoi Film, una serie di pellicole nelle quali il pittore dipingeva a mano i fotogrammi, e con il suo compendio Note di cinema pubblicato dal CineGUF di Milano nel 1942, è fra i pochissimi in Italia ad affrontare le tematiche del cinema astratto.
Il critico Sergio Frosali, nel saggio autobiografico Professione Voyeur, all'età di vent'anni e all'epoca poco politicizzato, frequentatore del Cineguf di Firenze, racconta un convegno di critica cinematografica a Udine nell'inverno del 1943 con l'obiettivo di discutere il motivo per cui il cinema nazionale non ritraesse adeguatamente la vita italiana. Riferisce che, Nonostante l'appartenenza a un'organizzazione fascista, i "guffini" godevano di una certa tolleranza per le loro eccentricità e si permettevano di fischiare i vacui cinegiornali che mostravano segretari federali tagliare nastri. Frosali stesso, pur non essendo politicamente acculturato, propose Ernst Hemingway come modello di approccio narrativo e sociologico per un cinema che rispecchiasse la "vera realtà nazionale", un atto coraggioso per l'epoca. I partecipanti ebbero anche l'opportunità di vedere capolavori conservati nella cineteca del Centro Sperimentale di Cinematografia, inclusi film sovietici di Eisenstein, Pudovkin e Dovženko, opere dell'espressionismo tedesco e recenti film americani. Frosali rifletteva che in quei giorni, per la sua generazione, "il neorealismo era nell’aria".
Dopoguerra e diffusione mondiale del movimento
Nel dopoguerra il fenomeno dei Cine Club aveva assunto ormai proporzioni molto ampie, e pressappoco ogni nazione, di ogni continente poteva vantare una discreta rete di circoli perlopiù confederati tra loro. La Francia, che aveva visto nascere il fenomeno, vantava la rete più vasta di associazioni riunite sotto la FFCC, mentre i territori coloniali francesi del Nord Africa avevano una loro federazione con sede ad Algeri.
L'Inghilterra aveva il British Film Institute, che coordinava più di 200 Film Societies ed anche ogni dominion aveva la sua rete di Cine Club.
Una vasta rete di cine club andò sempre più espandendosi nei paesi dell'America Latina, con l'Uruguay in testa, che aveva tre diverse reti di cine club, ognuna con le sue riviste, e poi l'Argentina, con l'associazione di Buenos Aires che pubblicava l'importante Gente de cine.
Il movimento era invece totalmente assente negli Stati Uniti d'America dove il cinema era totalmente in mano all'industria, ed in URSS dove al contrario era totalmente statalizzato. Tra i paesi comunisti faceva eccezione la Iugoslavia, dove una rete di cine club era sostenuta dalla cineteca di Belgrado.