La tragedia del Monte Everest del 1996 fu un incidente occorso tra il 10 e l'11 maggio 1996 che portò alla morte di 8 scalatori colti da una tempesta durante il tentativo di ascesa alla vetta del Monte Everest. Questo fu l'evento che, fino a quel momento, segnò il più alto numero di morti in un giorno solo sulle pendici dell'Everest; questo record negativo venne in seguito superato dalla valanga del 2014, che causò 16 morti, e dal terremoto del 2015, che ne causò 19.
Vista del monte Everest
Scalatori Di seguito una lista di alcuni degli scalatori presenti sul versante nepalese dell'Everest il giorno 10 maggio 1996 divisi per spedizione. Le età riportate sono al 1996. Quel giorno erano presenti 14 spedizioni al campo base, sono riportate solo le spedizioni che subirono perdite umane e quelle che hanno interagito aiutando i superstiti o intralciando la salita.
Spedizione della Adventure Consultants
Guide Rob Hall (35), Nuova Zelanda - imprenditore, direttore della società Adventure Consultants, organizzatore e prima guida (morto nei pressi della Cima sud) Mike Groom (37), Australia - alpinista professionista . Everest History. Climbers. Andy Harris (32), Nuova Zelanda - alpinista professionista (disperso nei pressi della Cima Sud mentre prestava soccorso a Hall)
Responsabili servizi Helen Wilton (40), Nuova Zelanda, responsabile del campo base Caroline Mackenzie, Nuova Zelanda, medico del campo base
Clienti Frank Fischbeck (53), Hong Kong - editore, che aveva tentato l'ascesa alla cima già tre volte, raggiungendo la Cima Sud nel 1994 Doug Hansen (46), USA - impiegato delle poste che aveva già tentato l'ascesa con la squadra di Hall nel 1995 raggiungendo la Cima Sud e poi tornato indietro (scomparso tra l'Hillary Step e la Cima Sud durante la discesa) Stuart Hutchison (34), Canada - cardiologo, il più giovane cliente della squadra di Hall. Aveva al suo attivo alcuni 8000 tra cui una spedizione invernale sul K2 nel 1988, sul Broad Peak nel 1992 e sulla parete nord dell'Everest nel 1994. Non aveva mai, tuttavia, raggiunto la cima di nessun Ottomila. Lou Kasischke (53), USA - avvocato, che aveva scalato sei delle Seven Summits Jon Krakauer (41), USA - giornalista, inviato dalla rivista Outside. Alpinista di buona esperienza, ma privo di precedenti esperienze al di sopra degli 8000 m. Incaricato di redigere un articolo sulle spedizioni commerciali sull'Everest, avrebbe originariamente dovuto prendere parte alla spedizione della Mountain Madness di Scott Fischer, ma si unì a quella di Hall a seguito dell'offerta che quest'ultimo fece alla rivista di un forte sconto sul costo della spedizione in cambio di spazio pubblicitario gratuito. e DeWalt; pag. 35. Mountain Madness. Yasuko Namba (47), Giappone - direttrice del personale nella filiale della Federal Express di Tokyo, che aveva scalato sei delle Seven Summits; durante la spedizione è diventata la donna più anziana ad aver scalato l'Everest (morì sul Colle Sud durante la discesa) John Taske (56), Australia - medico, il più anziano membro della squadra dell'Adventures Consultant. Era alla sua prima esperienza sopra gli . Beck Weathers (49), USA - medico, scalatore con più di 10 anni di esperienza, anche lui stava tentando di scalare le Seven Summits e non aveva precedenti esperienze sopra gli . Susan Allen, Australia, trekker Nancy Hutchison, Canada, trekker
Nessuno dei clienti del team di Hall aveva precedentemente raggiunto la cima di un Ottomila, e solo Fischbeck, Hansen e Hutchison avevano precedenti esperienze ad alte altitudini nell'Himalaya.
Sherpa scalatori Gli sherpa scalatori sono coloro che sono stati assunti per assistere la scalata dai campi superiori fino alla cima.. Ang Dorje Sherpa (29), sirdar (capo sherpa) Arita Sherpas Chuldum Sherpa Kami Sherpa Lhakpa Chhiri Sherpa Ngawang Norbu Sherpa Tenzing Sherpa Lopsang Jangbu
Altri sherpa Ang Tshering Sherpa, Nepal, sirdar del campo base Chhongba Sherpa, Nepal, cuoco del campo base Pemba Sherpa, Nepal, sherpa del campo base Tendi Sherpa, Nepal, inserviente
Spedizione della Mountain Madness
Guide Scott Fischer (41), USA - imprenditore, direttore della società Mountain Madness, organizzatore e prima guida (morì durante la discesa, sulla cresta Sud-Est a 350 m dalla cima). Mara Berry. Montagna TV. 10 giugno 2010. Neal Beidleman (37), USA - ingegnere, guida alpina Anatolij Bukreev (38), Russia - alpinista professionista, aveva al suo attivo numerose ascese oltre gli 8000 m tra cui la stessa cima dell'Everest, tutte cime conquistate senza ossigeno supplementare
Clienti Martin Adams (47) - aveva già scalato l'Aconcagua, il Monte McKinley e il Kilimanjaro Charlotte Fox (38) - aveva scalato tutti e 53 i 4.000 m del Colorado, e due Ottomila: il Gasherbrum II e il Cho Oyu Lene Gammelgaard (35) - psicoterapeuta, esperta scalatrice e amica di Fischer, divenne la prima donna danese a scalare l'Everest Dale Kruse (45) - amico di Scott Fischer da lunga data Tim Madsen (33) - aveva scalato molte cime in Colorado e in Canada ma non aveva esperienze sugli Ottomila Sandy Hill Pittman (41) - giornalista, aveva già scalato sei delle Seven Summits Pete Schoening (68) - famoso scalatore - uno dei primi a scalare il Gasherbrum I e il monte Vinson. Famoso per una celebre operazione di salvataggio nel 1953 nel Karakorum in cui salvò la vita a 6 alpinisti sul K2. Klev Schoening (38) - nipote di Pete; ex membro della squadra statunitense di discesa libera, con nessuna precedente esperienza sugli Ottomila
Schoening decise, mentre si trovava al campo base (a 5364 m) di non tentare la salita alla cima. La squadra cominciò l'assalto alla cima il 6 maggio, oltrepassò il Campo 1 a 5944 m e arrivò al Campo 2 (6.500 m) dove si fermò due notti. Durante questa ascesa iniziale Kruse ebbe un attacco di mal di montagna e si fermò al Campo 1, temendo un possibile edema cerebrale. Durante la giornata le sue condizioni peggiorarono e Fischer, che nel frattempo era salito al Campo 2, ridiscese per accompagnare Kruse al campo base per poi ritornare al Campo 2.
Sherpa Lopsang Jangbu Sherpa (23), sirdar "Big" Pemba Sherpa Ngawang Dorje Sherpa Ngawang Sya Kya Sherpa Ngawang Tendi Sherpa Ngawang Topche Sherpa (morì nei mesi successivi per un edema polmonare e cerebrale causato dall'altitudine contratto al Campo 2) Tashi Tshering Sherpa Tendi Sherpa
Ngawang Topche venne ricoverato ad aprile per aver sviluppato un edema polmonare causato dall'altitudine al di sopra del campo base mentre, disobbedendo agli ordini di Fischer che gli aveva ordinato di tornare al campo base, salì dal Campo 2 al Campo 3 nonostante manifestasse già i primi sintomi della malattia. Non era sulla montagna il giorno del tentativo sulla cima, il 10 maggio. Morì in ospedale quello stesso giugno a causa delle conseguenze della sua malattia.
Spedizione della McGillivray Freeman IMAX/IWERKS David Breashears (41) USA, organizzatore e regista cinematografico Jamling Norgay (31) Sherpa India, vice capo della spedizione e attore cinematografico Ed Viesturs (37) USA scalatore e attore cinematografico Araceli Segarra (26) Spagna, scalatrice e attrice cinematografica Sumiyo Tsuzuki Giappone, scalatore e attore cinematografico Robert Schauer (43) Austria, scalatore e uomo di cinema Paula Barton Viesturs USA, responsabile del campo base Audrey Salkeld Gran Bretagna, giornalista Liz Cohen USA, produttore cinematografico Liesl Clark USA, produttore cinematografico e scrittore
Spedizione nazionale di Taiwan "Makalu" Gau Ming-Ho - prima guida Chen Yu-Nan - scalatore di Taiwan - morì il 9 maggio cadendo sul Lhotse. Kami Dorje Sherpa - sirdar scalatore Ngima Gombu Sherpa - sherpa scalatore Mingma Tshering Sherpa - sherpa scalatore
Spedizione del Sunday Times di Johannesburg Ian Woodall Gran Bretagna, capo della spedizione Bruce Herrod Gran Bretagna, vice e fotografo Cathy O'Dowd Sudafrica, alpinista Deshun Deysel Sudafrica, alpinista Edmund February Sudafrica, alpinista Andy de Klerk Sudafrica, alpinista Andy Hackland Sudafrica, alpinista Ken Woodall Sudafrica, alpinista Tierry Renard Francia, alpinista Ken Owen Sudafrica, sponsor e trekker Philip Woodall Gran Bretagna, responsabile del campo base Alexandrine Gaudin Francia, assistente amministrativa Charlotte Noble Sudafrica, medico della spedizione Ken Vernon Sudafrica, giornalista Richard Shorey Sudafrica, fotografo Patrick Conroy Sudafrica, operatore radio Ang Dorje Sherpa Nepal, sirdar Pemba Tendi Sherpa Nepal, sherpa scalatore Jangbu Sherpa Nepal, sherpa scalatore Ang Babu Sherpa Nepal, sherpa scalatore Dawa Sherpa Nepal, sherpa scalatore
Spedizione della Alpine Ascents International Todd Burleson USA, organizzatore e guida Pete Athans USA, guida Jim Williams USA, guida Ken Kamler USA, cliente e medico della spedizione Charles Corfield USA, cliente Becky Johnston USA, trekker e sceneggiatrice
Spedizione della polizia di confine indo-tibetana (salita dal versante tibetano della montagna)
Mohindor Singh - organizzatore Harbhajan Singh - vice e scalatore Tsewang Smanla - scalatore, morto sulla cresta di Nord-est Tsewang Paljor - scalatore, morto sulla cresta di Nord-est (il suo corpo diverrà punto di riferimento sul cammino all’ascesa dell’Everest come “Green Boots”) Dorje Morup - scalatore, morto sulla cresta di Nord-est Hira Ram - scalatore Tashi Ram - scalatore Sange Sherpa - sherpa scalatore Nadra Sherpa - sherpa scalatore Koshing Sherpa - sherpa scalatore
Progressione Ritardi nel raggiungere la cima Poco dopo la mezzanotte del 10 maggio 1996 la spedizione della Adventure Consultants di Rob Hall iniziò il suo tentativo di raggiungere la cima dal Campo 4, sistemato sulla sommità del Colle Sud a 7.900 m. A loro si unirono i sei clienti, le tre guide e gli sherpa della spedizione della Mountain Madness di Scott Fischer e una spedizione sponsorizzata dal governo di Taiwan.
Le spedizioni incominciarono presto ad incontrare imprevisti. A causa, probabilmente, di incomprensioni fra Ang Dorje Sherpa e Lopsang Jangbu Sherpa, né gli sherpa scalatori né le guide avevano sistemato le corde fisse prima dell'arrivo degli scalatori sul balcone (The Balcony), a 8.350 m. La ragione fu che un membro della spedizione montenegrina che il 9 maggio aveva compiuto un tentativo (peraltro fallito) alla vetta dell'Everest, aveva riferito allo sherpa Lopsang Jangbu: "Ci sono già le corde fisse, non avete bisogno di niente." e DeWalt; pag. 165. La Cima Sud. L'imprevisto costrinse gli scalatori ad interrompere l'ascesa per quasi un'ora nell'attesa che fossero piazzate le corde fisse necessarie per il superamento del balcone.
Inoltre, una volta raggiunto l'Hillary Step, a 8.760 m, gli scalatori si accorsero che non vi erano corde fisse nemmeno lì e questo comportò un ulteriore ritardo di un'ora sulla tabella di marcia. A causa del fatto che ben 33 scalatori. stavano tentando di raggiungere la cima quel giorno e che, per motivi di sicurezza, sia Hall che Fischer avevano chiesto ai membri delle proprie spedizioni di non allontanarsi più di 150 m gli uni dagli altri, ci fu un importante imbottigliamento sull'unica corda fissa dell'Hillary Step. Stuart Hutchison, Lou Kasischke e John Taske che erano fra gli ultimi della lunga coda, insieme a Hall, ritornarono al Campo 4 per la stanchezza e per il timore di terminare l'ossigeno a causa dei ritardi nell'ascesa. . Grant Rollings. The Sun. 17th September 2015.
Scalando senza ossigeno supplementare, la guida Anatolij Bukreev, della spedizione Mountain Madness, raggiunse la cima a 8.848 m alle 13.07. Molti degli scalatori, tuttavia, non avevano ancora raggiunto la cima per le 14.00, l'ora dopo la quale sarebbe stato difficile ritornare al Campo 4 in tempo per la notte.