Con aborigeni di Taiwan o aborigeni taiwanesi (o Gaoshan; pinyin: Yuánzhùmínzú 原住民族; Taiwanese Pėh-ōe-jī: gôan-chū-bîn, letteralmente "abitanti nativi") si designano le popolazioni autoctone di Taiwan, dirette discendenti degli abitanti dell'isola precedentemente alla colonizzazione cinese nel XVII secolo. Il loro idioma appartiene al ceppo delle lingue austronesiane, il che ne indica le origini comuni con i popoli malesi delle Filippine, dell'Indonesia, della Malaysia e del Madagascar.
Storia Taiwan (o anche colonialmente Formosa) è riconosciuta da alcuni linguisti e letterati come la terra da cui è nata la famiglia delle lingue austronesiane, la cui origine risale a circa 5.000 anni fa, in seguito all'evoluzione rispetto alla matrice originale (proveniente dall'Asia meridionale) a causa del lungo distacco da quest'ultima. L'evidenza linguistica mostra una maggiore diversità di linguaggi presenti a Taiwan che in altre aree di lingua austronesiana; si notano inoltre anche separazioni linguistiche più recenti, a testimonianza di insediamenti contemporanei.
Secondo la classificazione del governo taiwanese, vi sono 12 gruppi linguistici distinti (lingue formosane), ma diverse testimonianze indicano che ve ne siano fino ad addirittura 26. Alcuni popoli, come Babuza, Popora, Hoanya, Siraya, Taokas, e Pazeh, furono riconosciuti solo nel 1945, così che i loro idiomi cominciarono a venire studiati da parte di ricercatori giapponesi.
Le più recenti testimonianze della vita aborigena a Taiwan ci vengono fornite da studiosi danesi, giapponesi, e i cinesi. La Compagnia Olandese delle Indie Orientali (VOC) descrisse dettagli degli incontri dei propri marinai con popoli nella pianura occidentale così come con popoli provenienti dal sud e sud-est. Nel 1697, Yu Yong-he (郁永和) arrivò a Taiwan per procurarsi dello zolfo, di cui si diceva che l'isola fosse particolarmente ricca. La sua testimonianza degli insediamenti aborigeni lungo il mare, nella pianura a ovest e nel bacino di Taipei, è una delle principali fonti di informazione di quei tempi sulle abitudini degli aborigeni taiwanesi.
Il periodo europeo Esiste un numero enorme, e ancora relativamente poco studiato, di informazioni relative al periodo di colonizzazione europeo che va dal 1623 al 1662: durante tale lasso di tempo, gli olandesi stabilirono una colonia nella parte sud-occidentale di Taiwan (vicino all'attuale Tainan), mentre gli spagnoli un'altra colonia, nella parte settentrionale (vicino all'attuale Keelung). In tal modo, ambedue i popoli vennero in contatto varie volte coi popoli delle pianure, e in minor misura anche coi popoli delle montagne.
Le fonti più attendibili provengono dalla Compagnia Olandese delle Indie Orientali (VOC): quando gli olandesi arrivarono al porto di Tainan (nell'odierno distretto di Anping) nel 1624, riuscirono a creare una relazione di amicizia con i rappresentanti dei villaggi più vicini, i quali parlavano un idioma denominato dagli olandesi Siraya. A quell'epoca i vari villaggi erano divisi in fazioni spesso in conflitto fra di loro. Ad esempio, viene riportato che il villaggio di Sinckan (l'attuale Sinshih) era in guerra con il villaggio di Mattau (Madou) e con il suo alleato Baccluan, mentre il villaggio di Soulang manteneva una difficile neutralità. Nel 1629 un contingente olandese venne massacrato dagli abitanti di Mattau presso le rive di un fiume, dopo un ulteriore peggioramento delle relazioni.
Nel 1635, grazie all'arrivo di rinforzi provenienti da Batavia (l'attuale Giacarta, capitale dell'Indonesia), l'esercito olandese riuscì a conquistare Mattau. Il villaggio era il più potente della zona, e la sua sottomissione spinse i villaggi limitrofi a offrire agli olandesi accordi di pace. Questo episodio segna la nascita della Pax Hollandica, che gradualmente si allargò a vaste porzioni dell'isola di Taiwan terminando solo nel 1662, quando le forze lealiste Ming facenti capo a Zheng Chenggong portarono la famiglia reale Zheng a Taiwan in nome della ormai sconfitta dinastia Ming.
Una delle istituzioni caratteristiche del periodo olandese era il landdag, una riunione annuale dei capi tribali (ouders) presieduta dal governatore olandese, che consegnava ad ogni capo tribù un foulard di velluto nero, un bastone di bambù intarsiato d'argento e una bandiera rappresentante il principe d'Orange, in segno di alleanza fra la VOC (Compagnia Olandese delle Indie Orientali) e le varie tribù. Gli aborigeni in cambio donavano al governatore delle foglie di palma in segno di sottomissione.
Nel corso della loro dominazione, gli olandesi non mancarono di costruire scuole e chiese. I reverendi Georgius Candidius e Robertus Junius appresero l'idioma locale in modo tale da poter insegnare ai giovani aborigeni a scrivere il proprio linguaggio nell'alfabeto latino. La latinizzazione olandese sopravvisse fino al XVIII secolo, per finire poi abbandonata, ma delle testimonianze di tale fenomeno rimangono impresse su alcune steli in pietra (Sinckan writing).
Gli olandesi miravano alla scoperta di possibili vene aurifere nell'isola, e costrinsero la tribù Puyuma a rivelare dove fosse nascosto l'oro. I Puyuma portarono i coloni nell'odierna Pianura di Kalavan, dove l'oro poteva essere trovato dai letti dei fiumi. Questo evento è documentato sia dai registri olandesi dell'epoca, sia dalle tradizioni orali Puyuma.
Gli olandesi sfruttavano inoltre gli aborigeni delle pianure per procurarsi pelli di cervo da impiegare nel commercio, sia con la Dinastia Qing che con il Giappone. Fu grazie a questo che i primi cinesi Han misero piede sull'isola. Successivamente la richiesta di pelli fece diminuire drasticamente la popolazione di cervi sull'isola che, già nel 1642 scarseggiavano. Ciò ebbe un pesante impatto sulla vita degli aborigeni, poiché la maggior parte di essi dovette darsi all'allevamento di bestiame per far fronte alla mancanza di una fonte di sostentamento tanto importante com'erano stati i cervi fino a quel momento.
Il periodo coloniale olandese termina con l'arrivo del lealista Ming Zheng Chenggong (Koxinga), che, nel 1662 scacciò i coloni stabilendo una base a Taiwan, anche se l'influenza olandese era ormai ben radicata nella società aborigena. Infatti gli esploratori europei giunti a Taiwan nel XIX e XX secolo raccontano di aver ricevuto una festosa accoglienza da parte degli aborigeni, che li credevano olandesi tornati a trovarli.
L'era della dinastia Qing Dopo la conquista avvenuta nel 1683 da parte del governo Qing, Taiwan divenne a tutti gli effetti una colonia dell'impero cinese. I governatori permisero solo limitati insediamenti Han sull'isola e riconobbero i diritti degli aborigeni sulle terre e sugli allevamenti di cervi.
I Qing trattavano gli aborigeni al pari degli Han, imponendo anche a loro dei tributi. Per rendere popolare tale contributo, gli esattori Qing classificavano gli aborigeni delle pianure in base alla loro capacità di pagare le tasse. Le tribù che si sottomisero al pagamento delle imposte vennero definite Sek Huan (熟番), che significa "barbaro amichevole"; le tribù che invece non accettarono tale imposizione vennero definite Se Huan (生番), ossia "barbaro ostile". Più tardi, i due gruppi vennero semplicemente definiti Pingpu o Pepo (平埔 - tribù della pianura) e Gaoshan o Ge Sen (高山 - tribù della montagna). La distinzione non aveva niente a che fare con l'etnia od il luogo; alcune delle tribù Gaoshan vivevano in pianura (ad esempio gli Amis della costa orientale od i Tao di Orchid). Al gruppo degli aborigeni in senso lato ci si riferiva col termine Huan a (番仔), "barbari", ossia lo stesso termine utilizzato dagli europei.
La credenza popolare che le tribù Pingpu siano migrate sulle montagne allo scopo di sfuggire alla pressione degli immigrati Han, diventando così Gaoshan, si è dimostrata infondata: i documenti dell'epoca mostrano che le tribù delle pianure rimasero dov'erano, fondendosi a volte con gli immigrati dalla regione cinese del Fujian ed adottando i loro usi e costumi, come si può osservare anche ai giorni nostri. Il processo di assimilazione degli aborigeni delle pianure è molto simile a quello subito dai popoli del Sud-est Asiatico ai confini con l'impero cinese, assimilati anch'essi dagli Han.
Vaste zone delle pianure occidentali furono divise in grandi appezzamenti di terra in affitto chiamati Huan De Zu (番大租, ossia "grandi affitti barbari"), definizione che scomparve con la successiva dominazione giapponese. I grandi allevamenti di cervi garantiti dai Qing erano in mano alle tribù ed ai loro singoli capi. Le tribù solitamente pagavano al signore Han un affitto perpetuo chiamato "Due signori su un campo" (一田兩族), mentre gli Han più benestanti (di solito i capi militari), grazie alle grandi quantità di terre che possedevano, venivano insigniti del titolo di "governatore di vasti territori". I grandi proprietari terrieri dovevano pagare tasse equivalenti a 6-8 shi per ogni jia di terreno posseduto.
Ben presto sia gli Han che gli aborigeni escogitarono trucchi anche piuttosto pittoreschi per evadere il fisco. Sotto la guida del loro interprete ufficiale Zhang Da-jing (di etnia Hakka), la tribù degli An scambiò sei ettari di terra con degli agricoltori Han, in cambio dell'insegnamento di metodologia di costruzione di impianti di irrigazione. Siccome le tribù aborigene spesso si impossessavano di pezzi di terra dai confini non nettamente definiti, oppure facevano forti pressioni per vendere lotti di terra inutili ad un prezzo più alto, alcuni sottogruppi migrarono verso Puli ed Ilan, anche se la maggior parte delle tribù restarono nella loro zona originale, finendo col venire inglobate nella cultura Han.
Durante il regno della dinastia Qing, le popolazioni venivano classificate come "barbare" o "civili": quest'ultimo termine era sinonimo di Han. Queste distinzioni, infatti, non avevano carattere razziale, ma rimarcavano differenze esclusivamente comportamentali; l'idea diffusa in quel periodo era che si potesse diventare un Han seguendo le norme di comportamento confuciane.
Questa classificazione, prescindente dall'etnia, era dovuta al fatto che la dinastia Qing, essendo manciù, non era di etnia Han: la definizione di uno status sociale basato su dati etnici, quindi, ne avrebbe decretato la rovina. Da notare che lo stesso concetto di "razza" sotto i Qing era differente rispetto a quello delle altre dinastie imperiali, sia precedenti che successive ai Qing.
Un esempio di questo "passaggio di identità" si riscontra negli avvenimenti avvenuti in una zona, definita dagli olandesi Rujryck (oggi parte della città di Taipei); come scritto su una petizione risalente al settimo anno di regno dell'imperatore Qianlong e firmata dai capi dei vari villaggi, "Noi non possediamo cognomi originari; per favore amici cinesi, donateci i cognomi degli Han, dei Pan, dei Chen, dei Li, dei Wang, dei Tan, etc.". Assumere un nome Han era una regola fondamentale per poter giungere a comprendere le norme comportamentali confuciane.
Nell'Impero Qing i valori religiosi espressi di Confucio erano necessari per poter essere considerati una persona completa. Spesso, grossi gruppi di aborigeni assumevano tutti lo stesso cognome in segno di fratellanza, legami che venivano suggellati da un oggettivo ed impegnativo patto di sangue che comportava, ad esempio, l'impegno a dare all'altro un immediato aiuto in momenti di difficoltà. I vari gruppi collegavano fra di loro i cognomi ad un albero genealogico, realizzando di fatto una parentela basata non su legami parentali oggettivi, ma su l'appartenenza a gruppi di mutuo soccorso, a differenza di ciò che avveniva in Cina. Questa pratica era assai diffusa, anche in funzione del fatto che molti aborigeni delle pianure intrecciarono legami di sangue con gli immigrati Han per guadagnarsi la protezione dalle tribù rivali.