Dorgali (Durgali in sardoToponimo ufficiale in lingua sarda ai sensi dell'articolo 10 della Legge n. 482 del 15.12.1999, adottato con Delibera di Consiglio Comunale n. 51 del 30.09.2010 Era Dorgaly in spagnolo e Trocale per gli abitanti anziani di Baunei, comune confinante. Vedi Le parlate dell´Alta Ogliastra [Studi di Linguistica Sarda 1, collana diretta da E. Blasco Ferrer e Heinz Jürgen Wolf], Cagliari (Della Torre).) è un comune italiano di abitanti della provincia di Nuoro. Con la sua superficie di è l'ottavo comune della Sardegna, in ordine di estensione.

Geografia fisica Territorio

Dorgali è situato nella zona centro-orientale della Sardegna possiede un territorio di forma grosso modo rettangolare presentando un allungamento che si spinge all'interno verso Orune, per un'estensione di quasi 225 km2 comprendenti anche la grossa frazione di Cala Gonone. Il territorio comunale confina: a sud con i comuni di Baunei, Urzulei e Orgosolo, a ovest con Oliena, Nuoro, e Orune a nord con Galtellì, Lula e Orosei, mentre a est si affaccia sul Mar Tirreno. Un territorio tanto vasto quanto vario e morfologicamente complesso che si muove dalle coste basse e sabbiose o a falesia della baia di Cala Gonone, nel settore centrale del golfo di Orosei, agli altopiani, fino alle montagne del Supramonte, nell'entroterra, arrivando a toccare i 1086 m con Monte Oddeu. Il territorio è attraversato da numerosi torrenti e fiumi dei quali i più importanti sono il Rio Flumineddu, che scorre nella fertile valle di Oddoene, il Rio Isalle che scorre nell'altrettanto produttiva valle omonima e il Fiume Cedrino che grazie alla diga di Preda'e Othoni forma il grande lago artificiale di Iriai a pochi chilometri da Dorgali. Il centro urbano si stende nelle colline alle falde dei monti calcarei di Bardia (881 m s.l.m.) e Tului (911 m s.l.m) alla congiunzione dei quali una galleria assicura il collegamento con il paese di Cala Gonone a 8 chilometri dal capoluogo comunale, quattrocento metri più a valle. Le bellezze naturalistiche sparse per il territorio e anche il clima temperato e tipicamente mediterraneo hanno reso Dorgali e Cala Gonone una famosa meta turistica internazionale.

Classificazione sismica: zona 4 (sismicità irrilevante), Ordinanza PCM n. 3274 del 20/03/2003 Classificazione climatica: zona C, 1360 GG

Origini del nome Etimologicamente il nome deriva da "sorga", fonte. "Sorga" (fonte, sorgente) è, con il suo sostantivo "sorgal" (da cui "Castras Sorgal" o "Thorgal"), parola della lingua provenzale e catalana antica già usata dai monaci vittorini e lerinensi presenti a Dorgali. Unu durgalu, in dorgalese e in ollolaese, significa canale o luogo dell'acqua corrente. Una seconda ipotesi farebbe risalire il nome della città all'insediamento romano di Sulcalis (Thurcali).

Storia

Preistoria e storia antica

Il territorio oggi interessato dall'amministrazione dorgalese era già densamente popolato in periodo prenuragico, nuragico, punico e romano.Nella riunione del Consiglio Comunale del 30 settembre 2010 si è adottato nell'atlante dei toponimi L.382/92 il termine Durgali come nome sardo del paese. Sempre nella stessa delibera si fa un excursus storico dell'etimologia del toponimo dove i termini succedutosi nei secoli sono il latino classico Cartagine Sulcos (che indicava la rotta delle navi cerealicole che da Cartagine erano dirette verso Roma e facevano scalo sulla costa orientale sarda), questo termine era Sulcalis in latino volgare. Questa realtà è citata dallo storico imperiale Claudianus. Il termine viene da sulcus che in questo caso indicava le "codule" (i canaloni calcari che sfociano nel mare) usate come approdo. Si tratta molto probabilmente di un'antica realtà urbana costiera conosciuta come Sulci orientale (Sulci Tirrena). Sulcalis coincide con il termine Thurcali, citato dalla tradizione orale come nome di Nuraghe Mannu. Da qui Durgali, termine derivato dal sardo "durgalu" che significa canale d'acqua, termine a sua volta originatosi dal latino "sulcus" (vedi fenomeno altomedioevale nel volgare sardo della th e della dh intercambiabile con la s e il rotacismo della l che diventa r). In lingua protosarda invece secondo alcune teorie il termine equivalente era un altro e cioè Ujli che significa solco e approdo, toponimo che ritroviamo come Fuili (spiaggia e codula di Fuili) presso Nuraghe Mannu. Il termine Tului è un termine del protosardo illirico equivalente al termine Ujili, dove quest'ultimo è preceduto dall'articolo aggettivale protosardo "thu". A conferma Tului lo ritroviamo in agro di Giba come collina omonima che sovrasta la città romana di Sulci Occidentale. Durante il periodo nuragico fu interessato dalla costruzione di innumerevoli nuraghi, come avvenne nella maggior parte del territorio della Sardegna. In seguito alla conquista dell'isola da parte di Roma si svilupparono gli insediamenti romani di Thurcali e Cares la cui presenza è testimoniata dal ritrovamento del congedo bronzeo di Tunila (esposto nel Museo Nazionale di Cagliari) e la targa bronzea, del IV secolo d.C., della locale caserma dei vigili romani nel centro di Cares.

Storia medievale In seguito alla caduta dell'Impero romano d'occidente subentrò la giurisdizione bizantina che, tra alterne vicende legate agli attacchi costieri dei pirati barbareschi mussulmani, finì nel IX secolo.

Durante il seguente periodo giudicale si instaurarono nel territorio, inviati dal papato, diversi ordini monastici, dei quali i primi ad arrivare furono i vittorini provenzali e, in seguito, i cistercensi, ai quali fu concessa la Franca di Jurifai, collocata tra i quattro giudicati (Torres, Cagliari, Gallura, Arborea) e parzialmente posta nell'agro di Dorgali, che faceva parte del Giudicato di Gallura, nella curatoria di Galtellì. La fine del Giudicato vide un breve periodo di dominazione sotto la Repubblica di Pisa, seguito dalla conquista dell'isola da parte degli aragonesi nel 1324 e proseguito con la dominazione castigliana dalla fine del secolo XIV, che si concluse nel 1713, quando la Sardegna, con il Trattato di Utrecht, fu ceduta prima all'Austria e poi, nel 1718, al Ducato di Savoia. La maggior parte dei villaggi esistenti in quell'epoca nell'agro dorgalese scompaiono nella seconda metà del XIV secolo.Nell'attuale cintura urbana di Dorgali nel XIII secolo c'erano tre piccoli paesi medioevali autonomi, separati urbanisticamente, ognuno con la sua parrocchia e il suo monastero. Questi centri poi si aggregarono nella Dorgali moderna. Uno dei tre paesi, quello più importante, era chiamato Castro, unito amministrativamente con il centro di Scopeta (località Iscopidana) che era in campagna. Rispetto al Rio di San Giovanni (o Rio di San Giovanni Su Lillu) o di S'Urgale o di Funtana Manna (oggi Corso Umberto) il centro di Castro era in parte sulla sponda sinistra, la parte bizantina più antica (vecchio castro detto anche Crastu de Funtana), oggi rioni di Gurgu Longu e Orito, e in parte sulla sponda destra, oggi rioni di Sa Serra e Sa Porta, la parte medioevale temporalmente successiva (nuovo castro detto Crastu de Sant'Antoni o sa Serra ei sa Porta). Le due sponde di Castro erano collegate da tre ponti (Ponte del Gimiglione, Ponte del Rettore, Ponte del Rosario). La parte della sponda destra cinta da mura che fu castellata dagli ospitalieri era dotata di una porta principale ubicata presso Via Africa e Via Sassari. Castro era dotato di almeno due monasteri, di un ospedale (Hospitalis Sancti Antonii), di un romitorio accessibile extramuros, di un lazzareto extra muros e di un balivato dei cavalieri ospitalieri, era caposcolca perché organizzava la difesa del territorio. Nel Sec. XII sulla sponda sinistra la chiesa più importante era San Nicola e Sebastiano, già parrocchia in epoca bizantina altomedioevale, mentre sulla sponda destra la chiesa più importante era Santa Maria del Castro, già parrocchia dopo la precedente (Sec. XIII). Il secondo paese era Santa Maria Maddalena di Thorpeia Sec. XII, che oggi coincide con il rione di "Sa Chejedda e Sa Dobora", già "Thopora" (Thorpeia), che era unita amministrativamente (amministrazione ecclesiale) ai centri medioevali secondari in campagna di Santo Stefano di S'Armulanza, località di Mulattai e Isportana, e di San Pantaleo di Miriai, oggi località di Gurennoro, Iriai e Mariscai. A Thorpeia era presente la precettoria templare di San Giovanni Su Lillu (San Giovanni Giglio) nell'isolato di S'Eremu. Fu questa precettoria a dare il nome all'omonimo rio. Il terzo paese era Gonario (oggi rione di "Gonare"), citato come Gonarium nella documentazione del XIII secolo, qui era presente il Monastero della Chiesa dell'Angelo (Chiesa dei Santi Michele, Gabriele, Raffaele e Tobiolo e Madonna di Bonaria) e della Chiesa di Santa Cecilia e San Roberto di Molesmes (Chiesa di Santa Tetzillia e Santu Lumbertu). L'organizzazione della Festa del grande Santuario di San Cornelio e Cipriano, ubicato a Castro (a ovest di castro nuovo), costituiva il momento di aggregazione dei tre centri. Dal 1347 con la dominazione aragonese i tre centri di Castro, Torpeia e Gonario prendono il nome di Durgale che apparteneva al copioso rio di San Giovanni chiamato localmente "Su 'Urgale" ("Durgale") che attraversava il nuovo centro. Oggi il rio di San Giovanni è tombato e scorre sotto Corso Umberto. In Corso Umberto all'altezza di Via Dante vi era la potente risorgiva chiamata "S'Orga". L'ultimo paese a scomparire in ordine cronologico in agro dorgalese fu Torpee de S'Iscra de Garteddi scomparso nel 1610, dopo Isalle, che si estinse nel 1567.Durante la seconda guerra mondiale l'edificio delle scuole elementari fu sede di un convalescenziario con trecento posti letto dell'armata tedesca la cui presenza fu qui estranea a episodi bellici.Occorre comunque precisare che la località di "Salleiloj" è indicata in una carta dello stato piemontese del 1753 dell'Accademia Reale di Scienze, la cosiddetta carta conosciuta come "Carta degli Ingegneri Piemontesi" Le Rouge (1753), come un paese allora ancora abitato. Si tratta proprio di Isalle e Iloghe. Anche Torpè di Galtellì è stato riportato come esistente in questa carta del 1753. La date di cessazione risultanti per questi paesi nella bibliografia è molto probabilmente quella della soppressione delle parrocchie. In questa carta sono presenti inoltre alcuni paesi barbaricini oggi scomparsi di: Locoe (a Orgosolo), Siddie (scritto Ussirie a Urzulei), Mannurri (a Urzulei), Orcada (agro di Ollolai), Oleri (a Ovodda), Espasulè (a Sorgono), Tovuda (a Osini), Bortziocoro (a Burgos), Ruinas e Silisè (scritto Gennargentu a Arzana) ecc. ecc.

Storia moderna e contemporanea Nel decennio che va dagli anni 1678 al 1688 Dorgali subì quella che può essere considerata la catastrofe più significativa della sua storia, l'epidemia di peste e la conseguente carestia che fecero ridurre la sua popolazione, allora di circa tremila abitanti, a meno della metà. Nel corso del '700 si ebbe una lenta ma costante ripresa, venne costruita la nuova chiesa di Santa Caterina e con lo sviluppo dei commerci, legato alle attività agricole e pastorali, si arrivò ai primi dell'800 a superare nuovamente la soglia dei tremila abitanti.