La pagina descrive la storia di Chieti, storico capoluogo dell'Abruzzo citeriore sorto in epoca italica come centro principale del popolo dei Marrucini. Nel corso dei secoli, la città assunze importanza diventando un municipium sotto la dominazione romana, per poi declinare con la caduta dell'impero fino al saccheggio operato dai Franchi di Pipino d'Italia; riedificata in epoca normanna, assumerà preminenza nell'Abruzzo meridionale dal medioevo sino all'età moderna.
Leggenda di Achille e origine del nome Secondo una leggenda di origine seicentesca, la città sarebbe stata fondata nel 1181 a.C. dall'eroe Achille, che la chiamò Teate in onore della madre Teti. L'eroe omerico è rappresentato anche sullo stemma della città.
Da un punto di vista storico, i nomi attestati nell'antichità sono la forma latina Teate Marrucinorum e quella greca Τεατέα (Teatéa) usata dallo storico StraboneStrabone, Geographica, V.4.2., che la qualifica come centro principale dei Marrucini (τὴν τῶν Μαρρουκίνων μητρόπολιν). Nei manoscritti che tramandano l'opera di Strabone, tuttavia, sono presenti forme corrotte del nome, come l'accusativo femminile ΤΕΑΤΗΝ o la versione ΤΕΑΓΕΑΤΗΝ. Quest'ultima forma, in particolare, contiene probabilmente due errori del copista: l'aver accorpato al nome il successivo articolo ΤΗΝ, in realtà separato, e l'aver travisato il secondo tau per un gammaL. Camarra, De Teate antiquo, Romae 1651, pp. 20-25.. L'errore fu poi amplificato e diffuso da alcune traduzioni dell'opera di Strabone, come quella cinquecentesca del Buonacciuoli, che rese il nome in italiano come "Tegeate"A. Buonacciuoli, La prima parte della Geografia di Strabone, Venetia 1562, c. 99v.. Da qui l'accostamento fatto da alcuni con la città greca di Tegea, e la correlativa ipotesi che la città fosse stata fondata da coloni arcadi. La teoria è avanzata da Lucio Camarra; secondo Girolamo Nicolino, invece, il nome Tegete sarebbe una storpiatura, e predilige la versione mitica del nome della dea TetiG. Nicolino, Historia della Città di Chieti, I, Napoli 1657, p. 2..
In ogni caso non è noto con esattezza l'originario nome italico della città. Durante tutta l'epoca del dominio romano la città ebbe il nome di Teate Marrucinorum, e successivamente, dopo il sacco di Pipino d'Italia nell'802, iniziò a modificare il nome con il volgarizzamento della lingua parlata, che ne trasformò la pronuncia in Chieti.
Origini
Come dimostrano alcuni reperti conservati nel Museo Universitario di Scienze Biomediche, il territorio teatino fu abitato sin dall'epoca preistorica.
I primi rinvenimenti archeologici sono riferibili a villaggi dell'età del ferro sorti sulla sommità della collina.Quaderni del Polo Museale dell'Abruzzo - Il Museo Archeologico Nazionale d'Abruzzo a Villa Frigerj - Chieti , a cura di L. Arbace, V. Belfiore, Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Abruzzo, Chieti 2019, pp. 14-15 Si ipotizza che Chieti fu una delle tante città fondate dai discendenti degli Osco-Umbri, chiamati Sanniti, nella tribù dei Marrucini. I Marrucini erano una tribù minore del popolo dei Sanniti, stanziatisi nelle zone di Chieti, Rapino e Guardiagrele, e in altre fasce territoriali comprese a sud del fiume Pescara e a nord del ForoV. Cianfarani, L. Franchi dell’Orto, A. La Regina, Culture adriatiche antiche dell’Abruzzo e del Molise, De Luca Editore, Roma 1978, p. 13.
Le prime attestazioni storiche della città risalgono alla fine del III secolo a.C., e già intorno al II secolo a.C., sul colle della Civitella, l'area più alta della città, vennero eretti templi e luoghi di culto. Su alcuni frontoni recuperati presso l'area di Santa Maria Calvona sono raffigurati al centro la "triade capitolina" di Giove-Giunone-Minerva. Nel secondo frontone sono raffigurati Giove fanciullo, i Dioscuri ed Elena. Nel terzo Apollo, le Muse ed Ercole.Adele Campanelli cit. in Chieti e il suo territorio. Luoghi Immagini Figure, (a cura di) C. Robotti, Edizioni Del Grifo, Lecce 1998
L'epoca romana
I Marrucini parteciparono alla coalizione di popoli italici che si scontrò con la Repubblica romana nel IV secolo a.C. nelle cosiddette Guerre sannitiche; i Marrucini inizialmente parteciparono agli eventi bellici, per poi ritirarsi dalla guerra siglando una resa con Roma.
Quasi due secoli più tardi, nel 91 a.C. scoppierà la Guerra sociale contro Roma, voluta dai popoli della Lega Italica, e anche i Marrucini parteciparono all'alleanza sannita contro i romani. Il condottiero Erio Asinio della gens Asinia guidò le truppe marrucine nei vari scontri contro Roma, e fu sconfitto ed ucciso a Teate da Gaio Mario. La sua stirpe successivamente verrà trapiantata a Roma. Teate tuttavia non verrà distrutta, come accadrà invece alla capitale della lega Corfinio, e successivamente diventerà un municipium romano. La dominazione romana lascerà segni evidenti in città, con la costruzione di molti edifici pubblici come l'anfiteatro, il teatro, le terme e nuovi templi e aree sacre su nuovi ed estesi terrazzamenti della collina. Secondo lHistoria Augusta la città sarebbe stata colpita da un terremoto nel 68 d.C., ma il testo non fornisce ulteriori informazioni.
Nel XIX secolo fu rinvenuta un'estesa necropoli presso la chiesa di Santa Maria Calvona, mentre in diversi altre zone cittadine sono localizzati resti archeologici di aree sepolcrali, dalle quali emersero frammenti di ferro, fibule di bronzo, ceramiche in terracotta e altri utensili.
Primo Medioevo Dalla caduta di Roma al sacco di Pipino d'Italia
In seguito alla caduta dell'Impero romano d'Occidente, la città subì varie dominazioni e stravolgimenti durante le Invasioni barbariche del V secolo. All'arrivo dei Longobardi nel VI secolo la città mostrava una vita urbana ancora sufficientemente articolata, e per questo in seguito fu scelta come sede del governo localeEnrico Bacco, Breue descrittione del Regno di Napoli (1640), p. 52. L'equilibrio cittadino dopo la perdita del controllo romano si sfaldò ben presto, le costruzioni andarono distrutte, la cavea dell'anfiteatro divenne una necropoli, e cava di materiale per la costruzione di nuovi edifici.
Nel VI secolo iniziò la peregrinazione a Teate di Giustino di Siponto, che diventerà in seguito il patrono della città. Morto nel 540, a lui è attribuita la fondazione della Diocesi Teatina
Primo sviluppo urbano e conquista normanna Il centro cittadino, in seguito alle estese distruzioni, si andò spostando in direzione nord-est, e piccoli rioni sorsero nelle vicinanze, come Castellum Tribulianum, oggi rione Trivigliano - Santa MariaR. Bigi, Il quartiere di Santa Maria a Chieti, Chieti 2005, il rione San Giovanni e Piano Sant'Angelo, fondati dai Longobardi e il quartiere Santa Caterina, poi San Gaetano. Il consolidamento definitivo di questi villaggi è citato nel passo del Memoratorio di Bertrario nell'868.
In un documento degli Annales Regni Francorum, viene riportato come Chieti, dopo la decadenza longobarda, passò al ducato di Spoleto, sotto il governo di GuinigisoR. Bigi, op. cit. 2012, pp. 40-41: su invito di papa Adriano I, Carlo Magno alla guida dei Franchi invase, nella sua discesa in Italia, i territori abruzzesi. Al servizio di Carlo c'era il figlio Pipino (successivamente noto come Pipino d'Italia). Ucciso in battaglia il re dei Longobardi Desiderio, a Pipino spettò il compito di cacciare Grimoaldo. Le città di Chieti e Histonium, roccaforti longobarde, vennero prese e date alle fiamme. Con la lenta ricostruzione, il governo della città andò in mano agli Attoni.Per una storia degli Attonidi, vedi L. Pellegrini, Abruzzo medioevale, Roma 1988La "contea Teatina" si sviluppò alla fine del IX secolo con la dinastia degli Attonidi, con capostipite il borgognone Attone I; il primo documento ufficiale circa il comitatus teatinus è del 938; ad Attone successe Attone II che governò Chieti dal 957 al 995. Gli Attonidi si arricchirono con vasti feudi, intavolando un'accorta politica con i principali monasteri di San Clemente, San Giovanni in Venere, Farfa, Montecassino e San Vincenzo al Volturno. In un placito del 935 Chieti è riportata sotto il governo di Attone, il quale assunse il governo del distretto di Penne e Termoli. In quest'epoca Chieti si consolidò anche dal punto di vista religioso, con la dinastia del vescovo Trasmondo, che si impegnerà per l'edificazione di chiese e nel restauro di monasteri. In questo periodo iniziò anche la prima fortificazione della città, con la costruzione delle mura di cinta. i
Chieti fu conquistata nell'XI secolo dai Normanni, come il resto dell'Italia meridionale, e il conte Trasmondo III perse il dominio della città in favore dei i normanni di Roberto di Loritello. Nel 1065 la città risulta governata dal Vescovo Attone, che nel 1069 riconsacra la cattedrale di San Giustino. Dagli Svevi agli Angioini Nel 1233 Federico II di Svevia riunì i vari territori abruzzesi in un unico ente, il giustizierato d'Abruzzo, con capoluogo Sulmona. Nel 1227 sempre Federico II confermò al vescovo teatino Bartolomeo il possesso perpetuo dei vari feudi concessi nel 1195 da Enrico VI di Svevia. Tali possedimenti riguardavano i feudi del territorio bosco dell'Alento, della valle di Madonna delle Piane e di Forcabobolina.
A causa della difficoltà nell'amministrazione dei numerosi feudi del giustizierato, la regione venne divisa nelle due entità di Abruzzo Ultra e Abruzzo Citra, con Chieti individuata come capoluogo di quest'ultima. La città partecipò ad alcune battaglie contro le ultime roccaforti normanne a Guardiagrele (1279) sotto i conti di PaleariaG. Ravizza, Collezione di diplomi ed altri documenti dei tempi di mezzo e recenti da servire alla storia della Città di Chieti, Napoli 1832-1836, vol 1 p.10..
Dagli Angiò agli Aragona Nel 1273 il re Carlo I d'Angiò divise i territori dell'Abruzzo, fino ad allora unificati nel giustizierato d'Abruzzo incentrato su Sulmona, nelle due province Abruzzo citeriore e Abruzzo ulteriore, assegnando a Chieti il controllo della prima.
Chieti ebbe il privilegio di battere moneta propria durante il governo transitorio dei Durazzeschi (Carlo III e Ladislao). La titulatio di città regia e capoluogo dell'Abruzzo citeriore fu rinnovata nel 1443 da Alfonso V d'Aragona.
Lo stemma cittadino, che ancora recita "Teate Regia Metropolis utriusque Aprutinae Provinciae Princeps" (Chieti città regia e capoluogo di entrambe le province degli Abruzzi)R. Bigi, op. cit. 2012, p. 44 commemora l'evento. All'originario scudo con la croce bianca dei Crociati in campo rosso, con le chiavi delle quattro porte di Chieti, c'è la modifica che lo stemma appare nello scudo dell'eroe Achille a cavallo, dentro il nuovo gonfalone con la scritta latina di re AlfonsoR. Bigi, "I Valignani a Chieti. Mille anni di storia ", dall'introduzione, Complexity, 2019.
Non essendo mai variata la divisione amministrativa dei territori abruzzesi tra Abruzzo citeriore e Abruzzo ulteriore, il titolo di "capoluogo di entrambi gli abruzzi" fu di fatto più onorifico che materiale, consentendo comunque alla città, fedele ai nuovi dominatori aragonesi del regno, di avvantaggiarsi rispetto ad altre città della regione che invece parteggiarono per gli angioini durante il confronto tra queste due fazioni per il controllo del regno di Sicilia.
Urbanistica di Chieti nel Medioevo