Con il termine femminismo della prima ondata si indica il periodo di attivismo e di filosofie femministe che va dalla prima metà del XIX all'inizio del XX secolo in tutto il mondo, ma soprattutto nei paesi occidentali. Esso si concentrò specificamente sulle questioni legali, in primo luogo sul conseguimento del suffragio femminile.
Il femminismo ha le sue origini nel XVIII secolo, in particolare nella corrente culturale e filosofica dell'Illuminismo; in questo movimento vi fu un'accesa controversia nei riguardi dell'uguaglianza sociale e della differenza di genere. All'epoca comparve un nuovo discorso critico che usava le categorie universali di questa filosofia politica: il movimento illuministico pertanto non era femminista alle sue radici.
Le origini politiche del femminismo provenivano dalla rivoluzione francese (1789); quest'evento fece nascere e crescere l'idea di traguardi e finalità fondamentali quali l'uguaglianza giuridica, le libertà personali e i diritti politici, ma giunse presto ad una vasta contraddizione interna che segnò la lotta del primo femminismo: le libertà e diritti fondamentali e l'uguaglianza giuridica che furono le grandi conquiste delle rivoluzioni liberali non influirono sulla condizione femminile.
La teoria politica di Jean-Jacques Rousseau designò l'esclusione delle donne dal campo dei beni e dei diritti, ma fu proprio durante la rivoluzione francese che la voce delle donne cominciò ad esprimersi collettivamente (vedi donne nella rivoluzione francese).
Origine dell'espressione
Le femministe del XIX e dell'inizio del XX secolo non sono mai state presentate come parte di un'"onda"; questo concetto concerne le femministe statunitensi degli anni sessanta e settanta le quali rivendicarono per sé l'appellativo di seconda ondata femminista: esse fanno quindi entrare le loro lotte all'interno di una lunga storia con periodi distinti.
Una prima ondata, esclusivamente americana, si riflette chiaramente nella delimitazione tra la Convenzione di Seneca Falls del 1848 e l'adesione al voto nel 1920. Questa fu seguita da un riflusso della lotta delle donne dopo la seconda guerra mondiale per riprendere vigore e tono nel corso degli anni sessanta
La definizione di "prima ondata" venne coniata per la prima volta nel marzo 1968 dalla giornalista Martha Weinman Lear sul The New York Times Magazine la quale utilizzò contemporaneamente anche il termine di "seconda ondata femminista" per riferirsi agli eventi a lei contemporanei. Il termine si diffuse poi in tutta Europa: in Francia la formazione di gruppi informali nel 1968 e la deposizione di una corona di fiori sulla tomba del Milite Ignoto indirizzata alla "moglie del milite" (26 agosto 1970) servì a datare la seconda ondata e retrospettivamente fare di tutte le femministe dei decenni precedenti degli esponenti della prima ondata.
A quel tempo il movimento femminista si concentrò eminentemente sulle disuguaglianze de facto (non ufficiali), che volle distinguere dagli obiettivi delle prime femministe; purtuttavia il diritto all'istruzione e all'occupazione, l'accesso ai diritti civili e il controllo della riproduzione furono anch'essi punti importanti nelle lotte femministe della prima ondata.
Storia L'emergere di un movimento femminista segna l'inizio della prima ondata, per ogni paese poi l'accesso al suffragio ne delimita i margini posteriori; tuttavia questo non avviene allo stesso tempo in ogni stato, le date esatte differiscono. Questo non vuol dire che prima del XIX secolo nessuno si fosse preoccupato delle condizioni di vita delle donne; fin dal medioevo venne sollevata la questione della misoginia, ma non prima della seconda metà del XIX secolo le donne si strutturarono in un vero e proprio movimento civile.
Negli Stati Uniti d'America la Convenzione di Seneca Falls del 1848 viene spesso scelta come punto di partenza del femminismo; nel Regno Unito nessun evento può dare una data precisa di nascita, anche se la pubblicazione di opere del tardo XVIII secolo solleva a poco a poco la questione del ruolo delle donne nella società ad un ampio pubblico. In Francia la parziale libertà di parola vigente all'inizio del Secondo Impero francese permette l'emergere del femminismo dopo André Léo, alias Léodile Champseix.
Infine, in Germania e nel resto d'Europa le rivoluzioni del 1848 (primavera dei popoli) portarono con sé il desiderio femminile per una maggiore libertà, come accadde nell'impero russo con l'avvento di Alessandro II di Russia. Precursori
In accordo con l'autrice Miriam Schneir Simone de Beauvoir scrisse che la prima donna a "prender la penna in mano in difesa del suo sesso" fu la francese di origini italiane Christine de Pizan nel XV secolo; Agrippa von Nettesheim e Moderata Fonte furono invece attive nel XVI secolo, mentre Marie de Gournay, Anne Bradstreet e François Poullain de La Barre scrissero nel XVII secolo.
Le prime affermazioni a favore dell'emancipazione delle donne appaiono durante la rivoluzione francese, soprattutto nei circoli privati dell'aristocrazia. Questo desiderio di raggiungere una certa autonomia viene inoltrato da figure influenti quali Nicolas de Condorcet e Olympe de Gouges; quest'ultima rimane famosa per la sua Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina (1791), che si oppone apertamente al V libro di Emilio o dell'educazione di Rousseau pubblicato nel 1762.
Questo desiderio assunto dalle donne francesi di emanciparsi sarà tuttavia contrastato dal Codice Napoleonico del 1804, che sottolinea pesantemente la posizione secondaria delle donne all'interno della società..
L'opera più famosa di Mary Wollstonecraft, intitolata Rivendicazione dei diritti della donna, venne composto nel 1792; l'unica precedente rivendicazione femminista fu De l'égalité des deux sexes (1673) di Poullain de la Barre ma uscito anonimo. La seconda metà del XVIII secolo fu un periodo molto influenzato dalla filosofia di Rousseau.
Il filosofo francese definiva una società democratica ideale, basata sì sull'uguaglianza degli uomini, ma dove le donne rimanevano totalmente vittime di discriminazione; Wollstonecraft basò il suo lavoro sulle idee di Rousseau e, anche se in un primo momento ciò sembra essere contraddittorio, la sua idea era quella di espandere la società fondata sulla democrazia basandosi sull'uguaglianza di genere.
Wollstonecraft, nel suo trattato femminista, sostenne l'uguaglianza sociale e morale dei sessi estendendo il lavoro del suo pamphlet del 1790 A Vindication of the Rights of Men; il suo romanzo successivo mai completato Maria: or, The Wrongs of Woman (pubblicato postumo nel 1798) ebbe a guadagnarsi una critica positiva considerevole: in esso si criticava l'istituzione patriarcale del matrimonio e nel contempo si discuteva dei desideri sessuali delle donne.
Wollstonecraft morì giovane e il suo vedovo, il filosofo William Godwin, scrisse subito un testo (Memorie dell'autrice della Rivendicazione dei diritti della donna) il quale, contrariamente alle sue intenzioni, ne distrusse la reputazione per generazioni.
Il primo femminismo fu direttamente correlato ai movimenti dell'abolizionismo e, di conseguenza, molte famose femministe e attiviste cominciarono a far sentire la loro voce anche su questo argomento; alcuni tra i nomi più importanti furono Sojourner Truth, la dottoressa Elizabeth Blackwell, Jane Addams e Dorothy Day.
Questa prima ondata femminista venne guidata principalmente da donne bianche appartenenti al ceto medio e fu solo durante la seconda ondata che le donne di colore cominciarono a sviluppare una propria voce. Il termine femminismo è stato creato per illustrare l'ideologia politica di quel periodo; il femminismo emerse dal discorso riformista e nella correzione della democrazia basata su condizioni egualitarie.
Con il lavoro di Wollstonecraft si visualizzò e illustrò la prima politica femminista e, conseguentemente, sorsero i movimenti delle suffragette; Wollstonecraft è considerata come la "nonna" del femminismo nel Regno Unito e le sue idee modellarono il pensiero delle suffragette che misero in atto la campagna per il voto femminile: dopo generazioni di lotta questo fu finalmente raggiunto.
Alla fine del XVIII secolo e con l'inizio del XIX si prepara quella che viene comunemente chiamata prima ondata femminista, che va dal 1850 al 1945 circa; a seconda del paese preso inconsiderazione le date assegnate all'inizio e alla fine di questo periodo varia. Questo è lo sviluppo del movimento di liberazione delle donne nei paesi europei e americani.
Le donne africane e asiatiche, anche se chiesero un miglioramento della loro condizione, non poterono costruire nelle loro terre - dominate dai paesi europei attraverso il colonialismo - qualcosa di simile al movimento organizzato in occidente. Il movimento femminista nacque dal desiderio di riformare le istituzioni per la parità tra uomini e donne di fronte alla legge: queste affermazioni sono organizzate attorno a 5 temi principali, vale a dire l'uguaglianza di genere, la liberazione e emancipazione, l'accesso al mondo del lavoro e una migliore istruzione, il diritto al divorzio e la lotta contro lo sfruttamento sessuale (l'autodeterminazione del corpo).
Femminismo in Europa Regno Unito, luogo di nascita della prima ondata femminista
Diverse grandi opere, frutto di una lunga riflessione sul ruolo delle donne nella società, coinvolsero e aiutarono in questa consapevolezza. La Rivendicazione di Wollstonecraft del 1792 affronta la questione della formazione delle donne per consentir loro di esercitare al meglio la propria ragione.. Questo testo importante ispirò altre autrici come Mary Hays la quale scrisse nel 1798 un "Appeal to the Men of Great Britain on Behalf of Women" (Appello agli uomini britannici per conto delle donne) e Mary Robinson nello stesso anno scrisse i propri pensieri al riguardo della condizione femminile (Thoughts on the Condition of Women, and on the Injustice of Mental Subordination).
L'opera del filosofo William Thompson intitolata Appeal of One Half the Human Race, Women, Against the Pretensions of the Other Half, Men, to Retain Them in Political, and thence in Civil and Domestic Slavery fu pubblicata nel 1825 dopo essere stato scritto assieme a Anna Wheeler: l'attacco svolto all'istituzione del matrimonio, che richiede alla moglie di essere sottomessa, è il tema principale assieme alle idee espresse apertamente circa il piacere sessuale femminile.
Le prime riformatrici femministe britanniche furono disorganizzate e comprendevano individui prominenti che erano state vittime di ingiustizie, come ad esempio Caroline Norton la cui tragedia personale consistette nel non essere in grado di ottenere il divorzio e che a seguito di ciò le fu negato l'accesso ai suoi tre figli da parte del marito; ciò la portò ad un impegno intenso nelle campagne di propaganda femminista, conducendola infine al successo con la cessazione della custodia dei figli da parte del capofamiglia nel 1839 ("Custody of Infants Act 1839") ed introducendo la dottrina del principio "dei primi anni" nella custodia dei minori.
Una tale legge diede alle donne sposate, per la prima volta, un diritto di assistenza e custodia nei confronti dei loro figli. Tuttavia, poiché le donne avevano bisogno di presentare una petizione presso la "Court of Chancery", in pratica poche donne disponevano degli adeguati mezzi finanziari per richiedere i propri diritti. La questione della disuguaglianza nella coppia e il diritto per la donna sposata ad avere un'esistenza giuridica separata furono i due temi cardine delle battaglie di Norton.