La guardia rossa è una canzone composta da Raffaele Offidani, detto "Spartacus Picenus" durante il Biennio rosso (1919-1920) e cantata nel 1936 dai volontari del battaglione Garibaldi che facevano parte della XII Brigata internazionale durante la guerra civile spagnola Gioachino Lanotte: Cantalo forte. La Resistenza raccontata dalle canzoni, 2006.

Il brano era dedicato a Lenin. La prima melodia fu composta su un brano allora in voga, Valse brune, ma successivamente in Russia – su ordine di Lenin – venne composta una nuova musica, sul ritmo di marcia, che venne usata dai partigiani ed è rimasta la versione più conosciuta.

La canzone è della raccolta dei Canti di Spartaco, scritti nel 1919-20 ed è tra i primi testi scritti da Offidani, assieme alla Leggenda della Neva (scritta in ospedale dopo la Prima Guerra Mondiale). L'opera divenne ben presto una delle più note del paroliere comunista e iniziò ad essere intonata durante numerosi cortei e manifestazioni del Biennio Rosso. Oltre a ciò, La Guardia Rossa, dedicata espressamente a Lenin, fu intonata nel 1919 dal gruppo comunista italiano al Congresso dell'Internazionale Comunista, venendo apparentemente gradita da Lenin stesso. Nonostante l'apprezzamento di Lenin, Offidani pare che non apprezzasse molto la sua canzone, forse per i toni non sufficientemente epici (come invece per altre sue canzoni) . Fu inoltre l'unica opera da cui il canzoniere ottenne del denaro, ovverosia 4000 lire da parte di una Casa milanese in 10 anni. Tuttavia il paroliere dovette pagare 20000 lire di avvocati per provare la legittima paternità dell'opera.

Quanto alla canzone in sé, questa esalta al contempo la Guardia Rossa sovietica e le guardie rosse operaie italiane del Biennio Rosso. Nella prima strofa si introduce uno "strano soldato" dalla "man callosa", dunque un soldato operaio. Quest'uomo fa gli interessi del proletariato, lotta affinché il proletariato spezzi le sue catene. A riprova di ciò, i suoi simboli sono la falce e il martello, emblemi del lavoro. Nella seconda strofa la plebe da asino diventa leone, spoglia il nababbo dell'oro rubato e lo obbliga a lavorare, cosa che non ha mai fatto. Questa guardia rossa scuote l'Umanità e la prepara tutta a lottare. Nella terza strofa viene rappresentata la folla dei lavoratori uniti, le armate di Lenin. Ritorna qui il motivo della gloria a Lenin, per Offidani immenso liberatore del proletariato. Non si può lottare contro il destino, la vittoria degli operai è certa. Infine nella quarta strofa si osserva la "plebe" che riposa tranquilla perché sa che la guardia rossa è lì pronta a difendere la nuova società e il nuovo ordine. La Guardia Rossa inchioda alla fossa i tiranni, portando all'epica riscossa dell'Umanità.

Si comprende facilmente perché la canzone divenne un inno da intonare nei cortei in quanto è un inno proletario che racchiude tutti i motivi soliti del comunismo: la riscossa proletaria, la forza operaia, la lotta di classe, il destino infausto della borghesia tirannica e così via. Questo testo in 4 strofe, ricco di forza, segnò un'epoca, quella del Biennio Rosso, ch'era per molti un momento in cui gli operaiavrebbero finalmente potuto trionfare. Divenne inoltre inno del PCd'I clandestino nel 1930.

Note

Bibliografia T. Romano e G. Solza, Canti della Resistenza italiana, Collana del Gallo Grande, Edizioni Avanti!, Milano, 1960 A. V. Savona e M. L. Straniero, Canti della resistenza italiana, Milano, 1985

Categoria:Canzoni dei partigiani