Il rapporto tra la religione e la sessualità coinvolge la morale sessuale, intesa non tanto come parte del sentimento generale comune a tutti, ma preminentemente come l'insieme delle restrizioni morali religiose o obblighi che regolano il comportamento sessuale umano. Essa può variare notevolmente nel corso del tempo e tra le differenti civiltà, culture e norme sociali accettate.

Le norme di condotta della società in termini di sessualità tendono ad essere collegate alle credenze religiose, alle condizioni socio-ambientali o anche da entrambi questi fattori messi insieme.. La sessualità e la riproduzione sessuata sono elementi fondamentali dell'interazione umana, relazioni interpersonali e dell'ambiente sociale in tutto il mondo.

Ognuna delle religioni maggiori (ma non solo loro) ha sviluppato nel corso dei secoli dei codici morali i quali coprivano le questioni riguardanti la sessualità in generale (comprese l'omosessualità e la masturbazione in primis) la moralità, l'etica ecc. Questi codici hanno l'intento di regolare le situazioni che possono condurre all'origine dell'interesse sessuale, cercando di influenzare in una maniera "religiosamente positiva" l'attività sessuale e le relative pratiche intime delle persone.

Inoltre le "restrizioni sessuali" sono uno degli universali della cultura, peculiare a tutte le società umane. Conseguentemente la maggior parte delle religioni ha veduto la necessità di affrontare la questione del ruolo più "appropriato" da dare alla sessualità all'interno delle interazioni umane. Diverse religioni posseggono codici differenti di moralità sessuale; questi sono atti a regolare l'attività sessuale o ad attribuire dei valori specificamente normativi a determinate azioni o pensieri emotivamente forti e carichi di contenuti sessuali.

Panoramica Le opinioni delle religioni e dei credenti religiosi variano ampiamente, potendo passare dal concedere alla sessualità e agli atti sessuali una connotazione piuttosto negativa fino a credere che l'attività sessuale sia la più alta espressione del divino (numinoso, ossia circondato da un alone di sacralità nella terminologia di Mircea Eliade); tipico quest'ultimo atteggiamento di molte religioni orientali e religioni africane che si rifanno all'animismo.

Alcune religioni distinguono le attività sessuali praticate al puro fine della riproduzione biologica - talvolta permesse solo in stato formale di unione matrimoniale e in un'età determinata (età del consenso), da tutte le altre attività praticate per il solo piacere sessuale le quali sono queste ultime sovente considerate come immorali.

Paganesimo

Religioni mediorientali Diversi documenti attestano la presenza di sacerdoti o persone addette al culto che sono di sesso maschile ma vestono da donne e vengono in qualche modo assimilati alle donne, pur rimanendo in una categoria ben distinta da quella delle donneClaudio Saporetti, Abolire le nascite. Il problema nella Mesopotamia antica, Jouvence, Roma 1991, pp. 71-119..

La persona che appartiene a questo gruppo è descritta con vari nomi ed è presente anche nelle successive Scritture ebraiche come keleb, termine tradotto (nel Libro del Deuteronomio 23,19) come "cane" (definizione che ha in origine la sfumatura di "cane da guardia" della divinità, dato che la si ritrova in un'iscrizione semitica cipriota)David Winton Thomas, Kelebh 'dog': its origin and some usages of it in the Old Testament, "Vetus Testamentum", X 1960, pp. 410-427, specie alle pp. 426-427..

La Scrittura ebraica contiene anche il termine kadesh/kodesh (trascritto anche come qedes/qodesh, plurale: kedeshim o qedeshim), che significa "consacrato, santo", che viene normalmente tradotto come "prostituto", o "prostituto sacro" (nel Primo Libro dei Re 14,24; 15,12; 22,47). Il testo biblico dice che questo tipo di persone "consacrate" s'erano installate nell'interno stesso del Primo Tempio di Gerusalemme (nel Secondo Libro dei Re 23,7) al servizio d'una divinità diversa da Yahweh. È possibile che si tratti di sacerdoti dediti al travestitismo o eunuchi di cui è ampiamente nota l'esistenza fra il clero di alcune divinità femminili come Inanna/Ishtar, la quale ultima sappiamo essere stata venerata anche come "Regina dei Cieli"L'identità di kelebim e qedeshim è discussa in: K. Renato Lings, Love lost in translation. Homosexuality and the Bible, Trafford publishing, s.l. 2013, pp. 155-194..

I miti mesopotamici danno una testimonianza di queste figure: in quello sulla discesa di Inanna agli Inferi (fine III millennio/inizio II millennio a.C.) sono onorate per aver aiutato la dea Ishtar prigioniera nell'aldilà; il dio Enki crea, usando lo sporco posto sotto le sue unghie, il kurgara e il kalatur, e li manda a salvare la dea. Essi riescono a commuovere Ereshkigal, regina degli inferi (kur) e a compiere la loro missioneLa discesa di Inanna agli Inferi si legge in: Jean Bottéro e Samuel Noah Kramer (a cura di), Uomini e dèi della Mesopotamia, Einaudi, Torino 1992, pp. 288-303, alle pagine 297-300, versi 219-281. Nel commento a p. 306 i curatori informano che kurgara e kalatur sono due figure di sacerdoti/travestiti della cultura mesopotamica.; esse vengono presentate come sacre e intimamente legate al culto delle divinità (specialmente a quello di Inanna e Ishtar)Claudio Saporetti, Op. cit..

Più che a prostituti sacri si dovrà forse pensare a castrati, sul tipo di quelli descritti in epoca classica da Luciano di Samosata nel suo De dea SyriaLuciano di Samosata (apocrifo), Della dea Siria, in: Luciano di Samosata, I dialoghi e gli epigrammi, Casini, Roma 1962, pp. 931-948. Traduzione di Luigi Settembrini., che praticavano l'autoevirazione come forma di estremo ascetismo e definitiva consacrazione alla divinità (il mondo classico li conobbe col nome di gallo).

I testi antichi presentano anche il caso di qedeshot sposate, cosa che rende poco probabile la traduzione di questo termine con "prostitute sacre"Lo sostiene Joan Westenholz, Tamar, qedesha, qadishtu and sacred prostitution in Mesopotamia, "Harvard theological review", LXXXII 1989, pp. 245-265, che presenta una lunga serie di documenti che provano che qedeshim e qedeshot erano solo classi di sacerdoti e sacerdotesse. Queste ultime potevano sposarsi e avere figli. I redattori biblici, a loro nemici, hanno inteso farne delle volgari prostitute., cioè tenute ad avere rapporti sessuali con i fedeli nella sua qualità di vicario della divinità. Benché una pratica di questo tipo sia attestata per le donne (la ierodulia), perfino nello stesso mondo greco, la pratica della prostituzione maschile è stata soltanto dedotta dagli studiosi moderni sulla base d'una simmetria con la prostituzione sacra femminile, mentre mancano documenti antichi che attestino l'esistenza effettiva di tale pratica, tanto che non è mancato chi ha parlato di un "mito storiografico"Daniel Arnaud, La prostitution sacrée en Mésopotamie, un mythe historiographique?, "Revue de l'histoire des religions", LXXXIII 1973, pp. 111-115..

Antico Egitto

In una versione del mito di Horus e Seth, i due dèi parenti in lotta per la supremazia, per arrivare a schiacciare una volta per tutte Horus, Seth lo sodomizza e poi va a raccontare l'accaduto alle altre divinità, i quali nel sentire la cosa "vomitano e sputano" in faccia ad HorusIl mito si può leggere in una versione del 2100 a.C. circa in: Testi religiosi egizi, a curia di Segio Donadoni, Editori associati, Milano 1988, pp. 256-258..

Il giovane dio è però riuscio a far eiaculare Seth nelle proprie mani, poi si taglia le mani e le butta in acqua; ottenuto dalla madre Iside un paio nuovo di mani mette il proprio sperma su un'insalata che Seth mangerà, in modo che quando gli dèi si trovano di fronte ai due, che dichiarano entrambi di aver sodomizzato l'altro, chiedono allo sperma di parlare per dire chi avesse ragione, è lo sperma di Horus a parlare da dentro l'intestino di Seth.

Esistono tracce di un'altra versione del mito, nella quale "Horus insinuò il suo seme nel didietro di Seth, e Seth insinuò il suo seme nel didietro di Horus"La versione è stata trovata nella piramide di Pepi I ed è citata in: Greg Reeder, Same-sex desire, conjugal constructs, and the tomb of Niankhkhnum and Khnumhotep, "World archaeology", XXXII 2000 (2, "Queer archaeologies"), pp. 193-208, a p. 202.. Religione greco-romana

Alcuni miti greci e latini presentano esplicitamente relazioni omosessuali, di solito di tipo pederasta (vedi pederastia greca), fra una divinità di sesso maschile e un giovane mortale maschio. Tali miti contengono un substrato iniziatico che ha fatto ipotizzare ad alcuni indoeuropeisti (massimamente Bernard SergentBernard Sérgent, L'homosexualité initiatique dans l'Europe ancienne, Payot, Paris 1986., anche se l'ipotesi parte da un saggio di Jan Bremmer)Jan Bremmer, An enigmatic indo-european rite: pederasty, "Arethusa", XIII 1980, pp. 279-298. che in origine il rapporto sessuale fosse la rappresentazione, simbolica e teologica, di un effettivo atto omosessuale a cui erano sottoposti i ragazzi nei riti di iniziazione, come rito di passaggio dall'adolescenza all'età adulta, per renderli fertili attraverso la trasmissione del semeLa tesi non ha mai ottenuto l'unanimità dei consensi: ad esempio Eva Cantarella, recensendo il libro, affermò che lettura di Sérgent "poggia su indizi tropo fragili" (p. 373), contestando soprattutto la possibilità di leggere in chiave "iniziatica" l'omosessualità nel contesto romano. (Eva Cantarella, Iniziazione greca e cultura indoeuropea, "Dialogues d'histoire ancienne", XIII 1987, pp. 365-375).. (vedi pederastia cretese).

Perdutosi nel volgere dei secoli di questo rito, secondo Sérgent, ne rimase solo il ricordo mitico, che in epoca classica venne reinterpretato secondo le concezioni dei contemporanei relative all'omosessualità, attribuendo agli dèi amori carnali fini a se stessi.

Il solo mito greco-romano che descriva un rapporto sessuale fra una divinità femminile e un essere umano di sesso femminile è quello di Diana e Callisto, che ingloba tracce di un mito legato all'iniziazione (anche sessuale, ma non solo) delle giovani, nel passaggio dall'adolescenza all'età adulta.

La cultura sessuale dell'antica Roma in ogni caso metteva in primo piano il ruolo dominante dell'uomo e fecondo della donna. Doveva essere sempre l'uomo a "dominare" il rapporto, e nel caso di rapporto omosessuale doveva essere l'uomo più anziano a penetrare. In ogni caso l’uomo pretendeva che la sua sposa fosse sottomessa al marito e sessualmente integerrima, mentre era inconcepibile il rapporto orale praticato ad una donna. Le fanciulle venivano date in spose anche a soli dodici o quattordici anni, età in cui erano considerate sessualmente mature per un matrimonio. Emerge quindi una cultura sessuale non repressiva ma estremamente maschilista.

Fedi abramitiche e sessualità

La sessualità svolta tra sessi differenti, ed in particolare la procreazione, viene generalmente intesa come lo stato ideale dalle religioni abramitiche, le quali esaltano le relazioni monogame eterosessuali e la sacralizzazione dell'istituto matrimoniale. In particolare la Bibbia ebraica (o Antico Testamento nella Bibbia cristiana) vieta l'adulterio e il contatto sessuale durante il periodo delle mestruazioni (niddah). Codice deuteronomico Norme sulla presa in moglie di donne catturate durante la guerra (Libro del Deuteronomio 21: 10-14); Poliginia: nascita e riconoscimento dei figli di molteplici mogli (Deuteronomio 21: 15-17); Travestitismo: vietato sia agli uomini che alle donne, nessuna sanzione viene menzionata (Deuteronomio 22: 5): Relazioni sessuali prematrimoniali: una donna accusata (e poi rea) di non essere in stato di verginità al momento del matrimonio deve essere mandata a morte; tuttavia, se l'accusa si rivela falsa, l'uomo che ha portato l'accusa davanti ai giudici dev'essere punito con una multa (Deuteronomio 22: 13-21);