L'esposizione e affermazione di critiche alla religione comprende la critica delle credenze, delle superstizioni, delle verità, dei dogmi e delle pratiche religiose, comprese le sue implicazioni politico-sociali.

Le prime registrazioni storiche di critiche rivolte alla religione in Occidente risalgono almeno al V secolo a.C. nell'antica Grecia con il filosofo Diagora di Milo (465–410 a.C.), sofista esponente dell'ateismo dichiarato. Nell'antica Roma uno dei massimi esempi di critica alla religione fu l'epicureo Lucrezio nel suo De Rerum Natura (I secolo a.C.).

La critica della religione è complicata dal fatto che esistono più definizioni e concetti di religione in diverse culture e lingue. Con l'esistenza di diverse categorie di religione come il monoteismo, il politeismo, il panteismo, le religioni non-teistiche e diverse religioni specifiche come il cristianesimo, l'ebraismo, l'islam, il taoismo, il buddhismo e molte altre, non è sempre chiaro verso chi o cosa la critica sia rivolta o in che misura sia applicabile ad altre religioni.

Ogni religione che promuove i propri dogmi come verità assolute, necessarie ed immutabili, necessariamente considera falsi i dogmi delle altre religioni quando essi sono incompatibili con i propriVedere:. I critici della religione generalmente considerano spesso la religione come un istituto oramai obsoleto, inconsistente dal punto di vista teorico, dannoso per l'individuo, dannoso per le società e l'umanità, un ostacolo al progresso della scienza, fonte di atti o costumi incompatibili con il moderno spirito morale dei tempi, ed infine nella sua qualità di strumento politico di controllo sociale.

Storia del concetto di religione

Religione (da cui comunità religiosa) deriva dal termine in lingua latina religio, un "rispetto dovuto verso ciò che è sacro" e un "rispetto e reverenza per gli dèi", infine un "obbligo, un legame presente tra uomo e dèi"Shorter Oxford English Dictionary.

Nel mondo antico e medievale la radice etimologica latina religio è stata intesa come una virtù individuale di adorazione e non si riferisce mai alla "dottrina", alla pratica o alla fonte reale della conoscenza. Il concetto moderno di religione come astrazione che comporta serie distinte di credenze o dottrine è un'invenzione recente della lingua inglese, dal momento che tale utilizzo è iniziato con i testi del XVII secolo a causa dello scisma avvenuto all'interno del cattolicesimo durante la riforma protestante e alla prima forma di globalizzazione dovuta alle esplorazioni geografiche.

Durante tutto questo periodo i contatti avvenuti con numerose culture straniere e indigene con lingue non europee, che non avevano parole o concetti equivalenti per il termine religione, si fecero via via sempre più comuni. Nel corso del XVII secolo il concetto di religione ricevette la sua forma moderna e ciò nonostante il fatto che i testi antichi quali la Bibbia, il Corano ed altri testi considerati sacri non avessero un chiaro e preciso concetto di religione nelle loro lingue originali, né tanto meno le persone o le culture in cui vennero scritti questi testi.

Ad esempio la parola in lingua greca threskeia, utilizzata da esponenti della storiografia antica come Erodoto e Flavio Giuseppe e trovata in testi come il Nuovo Testamento, viene a tutt'oggi tradotta a volte come religione; tuttavia il termine venne inteso originariamente come "adorazione" in un senso generico e questo fino a tutto il periodo medioevale. Nel Corano la parola in lingua araba din viene spesso tradotta come religione nelle traduzioni moderne, ma fino ai traduttori di metà del XVII secolo si espresse come "legge".

Anche nel I secolo d.C. Flavio Giuseppe aveva utilizzato il termine greco ioudaismos, che alcuni traducono oggi come "Giudaismo", anche se egli lo usava come un termine prettamente etnico, non correlato quindi ai moderni concetti astratti di religione come un insieme di credenze. Fu solo nel corso del XIX secolo che emersero i termini buddhismo, induismo, taoismo e confucianesimo.

Per tutto il corso della sua lunga storia il Giappone non possedette mai un concetto preciso di religione, poiché non esisteva alcuna parola corrispondente in lingua giapponese e neppure nulla che potesse essere avvicinato al suo significato odierno; ma quando le navi da guerra statunitensi apparvero per la prima volta presso le coste giapponesi nel 1853, costrinsero il governo giapponese a firmare trattati impegnativi, tra cui quello che affermava la libertà di religione: il paese dell'estremo oriente dovette così confrontarsi con quest'idea prettamente occidentale.

Secondo l'indologo e filologo tedesco Friedrich Max Müller il termine latino religio, era originariamente inteso come una particolare "riverenza nei confronti di Dio o degli dèi, un'attenta riflessione sulle cose divine, un senso di pietas" (Mos maiorum), a cui Marco Tullio Cicerone attribuì il concetto di "diligenza"Max Müller, Natural Religion, (1889) p. 33.. Müller studiò molte altre culture presenti nel mondo, tra cui il Chedivato d'Egitto, la Persia e l'Impero anglo-indiano, avendo esse oramai raggiunto una struttura di potere del tutto simile in un particolare momento storico. Quella che oggi si definisce come "religione antica" la si sarebbe dovuta chiamare solamente "legge"Max Müller. Introduction to the Science of Religion. p. 28..

Molte lingue contengono in sé parole che potrebbero essere tradotte anche come "religione", ma possono essere usate in modo molto diverso, mentre alcune non contengono alcuna parola per indicare la religione. Ad esempio in Sanscrito Dharma, tradotta talvolta come religione, significa nient'altro che "legge". Durante l'epoca classica dell'Asia meridionale lo "studio della legge" (il Dharmaśāstra) consisteva di concetti come la penitenza (Prāyaścitta) attraverso un forte sentimento di "compassione" e di tradizioni cerimoniali e pratiche (Ācāra). Il Giappone medioevale conteneva innanzitutto una simile unione di significati tra "legge imperiale" e "legge universale" (quest'ultima proveniente da Gautama Buddha) ma queste in seguito divennero fonti indipendenti di potereKuroda, Toshio and Jacqueline I. Stone, translator. . Japanese Journal of Religious Studies 23.3-4 (1996)Neil McMullin. Buddhism and the State in Sixteenth-Century Japan. Princeton, N.J. : Princeton University Press, 1984..

Non vi si trova un'esatta equivalenza di religione neppure nella lingua ebraica; lo stesso ebraismo non distingue chiaramente tra identità religiose, nazionali, razziali od etnicheHershel Edelheit, Abraham J. Edelheit, History of Zionism: A Handbook and Dictionary, p.3, citando Solomon Zeitlin, The Jews. Race, Nation, or Religion? ( Philadelphia: Dropsie College Press, 1936).. Uno dei suoi concetti centrali rimane quello di Halakhah (la tradizione normativa) la quale significa "camminare in direzione di", o "percorso", talvolta tradotto come "legge" che guida la pratica e la credenza religiosa oltre a molti aspetti della vita quotidiana.

Storia delle critiche alla religione

Il poeta romano del I secolo a.C. Tito Lucrezio Caro nella sua opera intitolata De Rerum Natura scrive: "Ma questa stessa religione ha di gran lunga ripreso le peggiori empietà degli uomini". Nella sua qualità di filosofo della scuola di Epicuro Lucrezio credeva che il mondo intero fosse composto interamente di materia e di vuoto e che la totalità dei fenomeni fisici avrebbero potuto essere compresi come derivanti da cause puramente naturali.

Lucrezio, proprio come Epicuro, sentiva anche che la religio fosse nata esclusivamente dalla paura e dall'ignoranza e che la comprensione del mondo naturale liberasse le persone dai suoi ordini; tuttavia credette negli dèi. Egli non si trovò ad essere contrario alla religione in sé e per sé, ma si trovava bensì in opposizione alla religione tradizionale che considerava soltanto una forma di superstizione, per l'insegnamento che dava, cioè che gli dèi interferissero con il mondo.

Il pensatore italiano Niccolò Machiavelli, all'inizio del XVI secolo, dichiarò: "Noi italiani siamo irreligiosi e corrotti più di tutti gli altri ... perché la Chiesa e i suoi rappresentanti ci hanno mostrato il peggior esempio possibile". Per Machiavelli la religione era solo uno strumento di potere, assai utile per un governante che intende manipolare l'opinione pubblica.

Nel XVIII secolo il filosofo francese esponente dell'Illuminismo Voltaire fu un fautore del Deismo e venne fortemente criticato per la sua intolleranza religiosa. Voltaire si lamentava per gli ebrei fatti uccidere da altri ebrei solo per il fatto che questi ultimi avessero adorato un vitello d'oro e per altre azioni simili; ma condannò anche come i cristiani avessero assassinato altri cristiani per le differenze religiose e come i cristiani uccisero i nativi americani per il solo fatto che non avessero avuto il sacramento del battesimo. Voltaire affermò che la vera ragione di queste uccisioni era che i cristiani volessero saccheggiare le ricchezze di coloro che furono uccisi. Voltaire fu anche critico nei confronti dell'intolleranza dimostrata dai musulmani.

Sempre nel XVIII secolo il filosofo inglese David Hume criticò gli argomenti teologici della religione; Hume sostenne che spiegazioni naturali per l'ordine presente nell'universo fossero del tutto ragionevoli; dimostrare l'erroneità della base filosofica (essenzialmente la teologia) presente nella religione fu uno degli obiettivi più importanti dei suoi scritti.

All'inizio del XXI secolo vari esponenti del nuovo ateismo come gli scienziati Sam Harris, Daniel Dennett, Richard Dawkins e Christopher Hitchens sono anche tra i critici più importanti della religione.

Critiche dei concetti religiosi Alcune critiche presentate nei confronti delle religioni monoteistiche sono state: la religione è in errore in quanto è in conflitto con la scienza (cioè il mito della Creazione presente nel Libro della Genesi); le religioni possono confliggere internamente (cioè le discrepanze presenti nella Bibbia tra i quattro Vangeli del Nuovo Testamento)Bart Ehrman; Misquoting Jesus, 166Bruce M. Metzger, The Text of the New Testament: its transmission, corruption, and restoration, pp. 199–200.

Affermazioni conflittuali della "vera fede" Nel contesto della credenza teistica lo storico statunitense Stephen Roberts ha affermato: "Io sostengo che siamo entrambi atei, credo solo in un dio in meno di dio rispetto a te. Quando capirai il perché tu elimini tutti gli altri possibili dèi, capirai anche perché io respingo il tuo".

Spiegazioni sull'origine non divine Costruzione sociale Dennett e Harris hanno affermato che le religioni teoriche e le loro scritture non sono ispirate da Dio, ma create e prodotte dall'uomo per soddisfare esigenze sociali, biologiche e politiche. Dawkins bilancia i benefici delle credenze religiose (la consapevolezza mentale, la costruzione della comunità, la promozione del comportamento virtuoso) contro gli inconvenienti. Tali critiche trattano la religione preminentemente come un costrutto sociale e quindi come nient'altro che un'ideologia in più. Narrazioni utilizzate per fornire tranquillità psicologica e un senso esistenziale Dennett ha sostenuto che, ad eccezione delle religioni più moderne, come il movimento raeliano, il Mormonismo, la Chiesa di Scientology e la Fede Bahá'í, la maggior parte delle religioni è stata formulata in un momento in cui l'origine della vita, il funzionamento del corpo e la natura delle stelle e dei pianeti erano ancora poco compresi.