La diocesi di Avellino () è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi di Benevento appartenente alla regione ecclesiastica Campania. Nel 2022 contava 156.000 battezzati su 160.000 abitanti. È retta dal vescovo Arturo Aiello.
Territorio La diocesi comprende la città di Avellino e i comuni di Mercogliano (eccetto il territorio di pertinenza dell'abbazia di Montevergine), Pratola Serra, Summonte, San Potito Ultra, Serino, Grottolella, Aiello del Sabato, Forino, Prata di Principato Ultra, Sant'Angelo a Scala, Contrada, Atripalda, Montefredane, Taurasi, Manocalzati, San Mango sul Calore, Candida, Chiusano di San Domenico, Mirabella Eclano, Luogosano, San Michele di Serino, Sant'Angelo all'Esca, Capriglia Irpina, Paternopoli, Fontanarosa, Cesinali, Santo Stefano del Sole, Parolise, Santa Lucia di Serino, Ospedaletto d'Alpinolo, Sorbo Serpico, Monteforte Irpino e Salza Irpina in provincia di Avellino.
Sede vescovile è la città di Avellino, dove si trova la cattedrale di Santa Maria Assunta.
Il territorio si estende su 441 km² ed è suddiviso in 66 parrocchie, raggruppate in 6 foranie: Mirabella Eclano, Atripalda, Grottolella, Avellino, Monteforte Irpino e Serino.
Storia La diffusione del cristianesimo nel territorio del municipium di Abellinum, che corrispondeva all'odierno quartiere "Capo la Torre" di AtripaldaChiara Lambert, Studi di epigrafia tardoantica e medievale in Campania, vol. I, 2008, p. 130., fu favorita dalla presenza di diverse strade consolari, la vera "rete" della diffusione del vangelo. La scoperta di diverse epigrafi cristiane e la presenza di necropoli e catacombe cristiane attestano «che vi fosse in Abellinum una Ecclesia ben organizzata fin dal tempo di Diocleziano, allorché fu duramente provata dalle persecuzioni».Storia dal sito web della diocesi.
Incerta è l'origine della diocesiFerdinando Ughelli e storici locali pongono come primo vescovo san Sabino, consacrato dall'apostolo Pietro; a questo seguirebbero altri presunti vescovi fino al VI secolo, ricavati da un testo del vescovo Ruggero (XIII secolo) andato perso, ma riportato da Scipione Bellabbona nel suo Avellino Sacro del 1642: un anonimo, sant'Alessandro, san Modestino, Timoteo, Ormisda e Silverio divenuti poi vescovi di Roma, e infine Gioannizio, ricordato da una lapide che parla di lui come presbitero e non come vescovo. Nessuno di questi vescovi ha credibilità storica, ad eccezione di Timoteo e Sabino., attestata storicamente per la prima volta sul finire del V secolo con il vescovo Timoteo, che prese parte al concilio romano indetto da papa Simmaco nel 499; è probabile che questo vescovo sia lo stesso Timoteo, menzionato senza indicazione della sede di appartenenza, a cui papa Gelasio I (492-496) affidò l'incarico, assieme ad altri vescovi, di istruire un processo contro due laici di Benevento che avevano violato il diritto di asilo arrestando un chierico in una chiesa; è ancora probabile che Timoteo sia da identificare con l'omonimo vescovo, menzionato senza indicazione della sede di appartenenza, che prese parte al concilio indetto da papa Gelasio nel 495.Charles Pietri, Luce Pietri (ed.), Prosopographie chrétienne du Bas-Empire. 2. Prosopographie de l'Italie chrétienne (313-604), École française de Rome, vol. II, Roma 2000, pp. 2203-2204.
Un monumentale epitaffio, databile al VI secolo, riporta il nome di Sabino, qualificato come sacerdos e presul nel suo testo, e come sanctus episcopus nell'epitaffio del discepolo Romolo. Incerta è l'identificazione di questo Sabino con il vescovo Sabinus Campanus che accompagnò papa Giovanni I a Costantinopoli nel 525, per far recedere l'imperatore Giustino I dai provvedimenti persecutori contro gli ariani; questa identificazione, sostenuta da alcuni autori, è smentita da altri che ritengono si tratti invece di Sabino di Canosa.Lambert, Studi di epigrafia tardoantica e medievale in Campania, vol. I, p. 131. Ada Campione, Sabino di Canosa tra storia e leggenda, in Salvatore Palese (ed.), La tradizione barese di Sabino di Canosa, Bari, 2001, p. 24 e nota 6.
Dopo questi riferimenti storici, della Chiesa avellinese non si conosce più nulla a causa della guerra tra Goti e Bizantini che devastò la regione. Più tardi il territorio avellinese, conquistato dai Longobardi, veniva annesso al ducato di Benevento. Dal VII-VIII secolo fu costruita una nuova città sulla collina de "la Terra", luogo più sicuro e difendibile. La città longobarda era racchiusa fra le mura, quasi un castello, con uno sviluppo urbanistico concentrico intorno alla prima chiesa di Santa Maria. Nell'alto medioevo il circondario di Avellino venne a ricadere sotto la giurisdizione dei vescovi di Benevento.
La diocesi avellinese venne ricostituita nel X secolo. È menzionata per la prima volta nella bolla che papa Giovanni XIII scrisse al metropolita beneventano Landolfo I nel 969, con la quale concesse al prelato la facoltà di consacrare i suoi vescovi suffraganei, fra cui anche quello di Avellino.Kehr, Italia pontificia, IX, pp. 54-55, nº 15. Tuttavia non si conoscono nomi di vescovi se non a partire dalla metà dell'XI secolo con il vescovo Truppualdo, menzionato in un atto notarile del 1053 conservato nell'archivio dell'abbazia di Montevergine. Altri vescovi noti dell'XI secolo sono: Goffredo, che prese parte al concilio lateranense del 1059, ma la cui attribuzione ad Avellino è controversa; Pietro, conosciuto grazie ad un atto del 1068, nel quale risulta già morto da tempo; e un anonimo vescovo, che nel 1071 partecipò alla consacrazione della chiesa abbaziale di Montecassino.
Nel 1126 il vescovo Giovanni I concesse all'abbazia di Montevergine l'immunità dalla giurisdizione dei vescovi avellinesiTesto della bolla vescovile in: Zigarelli, Storia della cattedra di Avellino e de' suoi pastori, I, pp. 72-77., che fu confermata dal successore, il vescovo Roberto, e sancita in seguito dai pontefici.
Nel corso del XII secolo fu costruita, con materiale di spoglio dei numerosi edifici romani presenti nel territorio di Avellino, la cattedrale in stile romanico, inaugurata nel 1167 dal vescovo Guglielmo.Questo il testo della lapide a commemorazione dell'evento: Nel contesto della costruzione dell'edificio, vennero trovate le reliquie dei santi Modestino, Fiorentino e Flaviano, che furono proclamati patroni della città e della diocesi avellinese. La tradizione, inaugurata dalla Vita scritta dal vescovo Ruggero nel XIII secolo, ha fatto di san Modestino il protovescovo di Avellino.
Il 9 maggio 1466, in forza della bolla Ex supernae maiestatis di papa Paolo II, il vescovo di Frigento Giovanni Battista di Ventura fu nominato anche vescovo di Avellino e le due sedi furono unite aeque principaliter. Tuttavia, nei primi decenni del XVI secolo due vescovi rinunciarono alla sede di Avellino per mantenere la sola sede di Frigento. L'unione si consolidò sotto il vescovo Silvio Messaglia e perdurò fino agli inizi dell'Ottocento.
Nel 1567 il vescovo Ascanio Albertini costruì il seminario diocesano, in ottemperanza ai decreti di riforma decisi dal concilio di Trento; distrutto da un terremoto nel 1732, venne ricostruito da Giovanni Paolo Torti Rogadei nel 1739.Dal sito Beweb - Beni ecclesiastici in web.
Secondo la relazione della visita ad limina del 1795, la diocesi comprendeva 4 chiese collegiate, 23 parrocchie con cura d'anime ma senza rendite, 3 parrocchie nella città di Avellino e 130 alunni del seminario.
A seguito del concordato tra la Santa Sede e il Regno delle Due Sicilie, con la bolla De utiliori del 27 giugno 1818, papa Pio VII soppresse definitivamente la diocesi di Frigento: il suo territorio fu incorporato in quello di Avellino, pur restando le due porzioni non contigue tra loro. Al momento dell'unione, la diocesi di Avellino comprendevaZigarelli, Storia della cattedra di Avellino e de' suoi pastori, II, pp. 363-436. gli abitati di Aiello, Atripalda, BellizziOggi frazione del comune di Avellino., Candida, Capriglia, Cesinali, Manocalzati, Monteforte, Montefredane, Parolise, Prata, PratolaSecondo quanto riferisce Zigarelli (Storia della cattedra di Avellino, II, pp. 411-412), la parrocchia di Maria Santissima Addolorata di Pratola era amministrata "promiscuamente" dai vescovi di Avellino e dagli arcivescovi di Benevento, che a turno nominavano il parroco; la parrocchia passò definitivamente ad Avellino nel 1998., Salza, San BarbatoComune autonomo fino al 1869, oggi è frazione di Manocalzati., San Potito, Santo Stefano, SerraSerra fu comune autonomo fino al 1811, quando fu unito a Pratola a formare il comune di Pratola Serra., Sorbo, Summonte e TavernolaOggi frazione del comune di Aiello del Sabato..
Nell'Ottocento l'antica cattedrale romanica fu restaurata, conformandola al gusto neoclassico. Fu inaugurata dal vescovo Francesco Gallo (1855-1896), a cui si deve anche la pubblicazione di un catechismo per l'istruzione religiosa dei fedeli; lo stesso vescovo cercò di indire un sinodo diocesano e di promuovere l'Azione Cattolica in diocesi, ma con scarsi risultati.
Vero riformatore della diocesi è stato il vescovo Serafino Angelini (1896-1908): per tre volte organizzò la visita pastorale della diocesi, in preparazione del sinodo celebrato nel 1906; fondò l'«Unione sacerdotale del Sacro Cuore» a favore del clero diocesano, e il «Comitato cattolico diocesano» per la riforma del laicato; nel 1907 ampliò il seminario diocesano per accogliere i seminaristi delle diocesi vicine; riformò il metodo di insegnamento catechistico favorendo la nascita in ogni parrocchia della congregazione catechistica e delle scuole di religione.
Nel decennio precedente la seconda guerra mondiale la diocesi fu governata dal vescovo Francesco Petronelli (1929-1939), che istituì l'Azione Cattolica, la congregazione missionaria diocesana Maria Santissima della Purità e l'Opera delle vocazioni; celebrò il congresso eucaristico diocesano preparata da due congressi locali a Atripalda e a Fontanarosa.
Durante la guerra, a causa dei bombardamenti alleati, andarono distrutti l'episcopio e il seminario.
Dopo il concilio Vaticano II, la diocesi ha subito diverse modifiche territoriali: il 15 ottobre 1979 ha acquisito due parrocchie dall'abbazia territoriale di MontevergineLa parrocchia di Santa Maria Assunta nella frazione Valle di Avellino, e la parte della parrocchia omonima della frazione di Torrette di Mercogliano che ricadeva nel comune di Avellino., cedendo alla stessa l'intero territorio del comune di Summonte Decreto Quo uberius, AAS 71 (1979), pp. 1363-1364.; il 18 ottobre 1995 ha ceduto all'arcidiocesi di Sant'Angelo dei Lombardi-Conza-Nusco-Bisaccia il comune di Rocca San FeliceDecreto 27 dicembre 1996, Gazzetta Ufficiale.; il 25 gennaio 1998 in virtù del decreto Quo uberius ha ceduto all'arcidiocesi di Sant'Angelo dei Lombardi-Conza-Nusco-Bisaccia i comuni di Frigento, Sturno, Gesualdo e Villamaina, alla diocesi di Ariano Irpino-Lacedonia il comune di Grottaminarda, la frazione di Starze di Summonte all'abbazia territoriale di Montevergine, acquisendo al contempo le parrocchie dei comuni di Forino, Contrada, San Michele di Serino, Santa Lucia di Serino e Serino dall'arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno, e le tre parrocchie di Santa Maria degli Angeli di Chiusano di San Domenico, Maria Santissima Addolorata di Pratola Serra e Santa Margherita di San Mango sul Calore dall'arcidiocesi di Benevento; Decreto Quo uberius, AAS 90 (1998), pp. 239-240. il 15 maggio 2005 con il decreto Montisvirginis venerabilis Abbatia della Congregazione per i vescovi nove parrocchie dipendenti dall'abbazia di Montevergine sono state annesse alla diocesi di Avellino, che si è ingrandita con i comuni di Mercogliano, Ospedaletto d'Alpinolo, Sant'Angelo a Scala e nuovamente Summonte. Decreto Montisvirginis venerabilis Abbatia, AAS 97 (2005), pp. 794-795.