Larcidiocesi di Brindisi-Ostuni () è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi di Lecce e appartenente alla regione ecclesiastica Puglia. Nel 2023 contava 258.400 battezzati su 262.600 abitanti. È retta dall'arcivescovo Giovanni Intini.
Territorio La diocesi comprende 14 comuni pugliesi di 3 distinte province: nella città metropolitana di Bari il comune di Locorotondo; in provincia di Brindisi i comuni di Brindisi, Carovigno, Cellino San Marco, Mesagne, Ostuni, San Donaci, San Michele Salentino, San Pancrazio Salentino e San Vito dei Normanni; in provincia di Lecce i comuni di Guagnano, Leverano, Salice Salentino e Veglie.
Sede arcivescovile è la città di Brindisi, dove si trova la basilica cattedrale di San Giovanni Battista. A Ostuni sorge la basilica concattedrale di Santa Maria dell'Assunzione. Oltre a queste chiese, nel territorio sorgono altre due basiliche minori: la basilica della Vergine Santissima del Carmelo a Mesagne, e la basilica di Santa Maria della Vittoria a San Vito dei Normanni.
Parrocchie e vicariati Il territorio si estende su 1.254 km² ed è suddiviso in 59 parrocchie, raggruppate in 6 vicarie, 4 foranee e 2 urbane. vicaria San Lorenzo da Brindisi:comprende 17 parrocchie nella città di Brindisi; vicaria San Biagio:comprende le 9 parrocchie di Ostuni; vicaria Madonna del Carmine:comprende le 7 parrocchie di Mesagne; vicaria San Rocco:comprende le 3 parrocchie di Locorotondo; vicaria San Vito Martire:comprende 9 parrocchie nei comuni di Carovigno, San Michele Salentino e San Vito dei Normanni; vicaria Santa Maria Assunta:comprende 14 parrocchie nei comuni di Cellino San Marco, Guagnano, Leverano, Salice Salentino, San Donaci, San Pancrazio Salentino e Veglie.Il numero totale delle parrocchie desumibile dal sito ufficiale dell'arcidiocesi (59) corrisponde al numero delle parrocchie indicato dall'Annuario Pontificio 2024 (59).
Santuari Santuari cittadini e diocesani dell'arcidiocesi:Dal sito web dell'arcidiocesi.
Brindisi: Santa Maria degli Angeli (santuario cittadino); Santa Maria Madre della Chiesa (santuario diocesano); Carovigno: Maria Santissima di Belvedere (santuario cittadino); Ostuni: Madonna della Grata (santuario cittadino); Sant'Oronzo; San Biagio; San Pancrazio Salentino: Sant'Antonio alla Macchia (santuario cittadino).
Storia Ostuni La tradizione storiografica locale, ripresa da Cappelletti e da GamsPepe, Memorie storico-diplomatiche della Chiesa vescovile di Ostuni, pp. 1-3., ha attribuito a Ostuni un vescovo Melazio, menzionato in una lettera di Gregorio Magno del 596; tuttavia, come dimostra Lanzoni, nessun vescovo di questo nome appare nell'epistolario gregoriano nell'anno indicato, mentre nel 601 compare un Melantio Rotumo, che era vescovo di Rouen. Una parochia Stoniensium è menzionata nell'epistolario di papa Gelasio I, «ma sembra debba leggersi Histoniensium, cioè di Histonium (Vasto), non Hostunensium».Francesco Lanzoni, Le diocesi d'Italia dalle origini al principio del secolo VII (an. 604), vol. I, Faenza 1927, p. 318.
Ostuni appare per la prima volta nei documenti ecclesiastici sul finire del X secolo. In un diploma del 996, Gregorio di Brindisi si identifica come episcopus Ecclesie Brundisine et Monopolitane seu Stunense civitatis, ossia vescovo di Brindisi e Monopoli o della città di Ostuni.Pepe, Memorie storico-diplomatiche…, p. 4. Secondo il Guerrieri, «nelle città di Monopoli e di Ostuni, città nuove in que' tempi, non ancora erano stare erette le cattedre vescovili; ma nella fine del X secolo formavano porzione della diocesi brindisina, anzi erano i luoghi più insigni della medesima».In: Vincenzio D'Avino, Cenni storici sulle chiese arcivescovili, vescovili e prelatizie (nullius) del Regno delle Due Sicilie, p. 99. Autori locali invece ritengono che a quell'epoca Ostuni fosse già sede vescovile, eretta dai Bizantini, momentaneamente vacante e amministrata dai vescovi di Brindisi.Tamburri in: D'Avino, Cenni storici…, p. 516. Pepe, Memorie storico-diplomatiche…, pp. 4 e seguenti.
Di certo la diocesi è documentata a partire dalla metà circa dell'XI secolo. Il vescovo Deodatus è menzionato in una carta dell'arcivescovo Eustasio di Brindisi del 1059 circa; si tratta forse dello stesso vescovo Datto che prese parte alla consacrazione della basilica abbaziale di Cassino nel 1071.Kehr, Italia pontificia, IX, p. 404 e 389. La diocesi è attestata come suffraganea dell'arcidiocesi di Brindisi.
Numerose erano le comunità religiose presenti nel territorio. Sono noti i monasteri dei benedettini cassinesi di Santo Stefano (1122), di San Biagio (1148) e del Santissimo Salvatore (1206). Nel 1226 arrivarono i cavalieri teutonici per la cura degli infermi, nei pressi della chiesa di Santa Sabina; e nel 1219 i francescani ottennero l'antico convento cassinese di Santo Stefano. Nel 1450 fu edificato fuori le mura il convento dei carmelitani, nel 1585 quello dei cappuccini e nel 1591 quello dei domenicani, ceduto nel 1620 ai minimi.Tamburri in: D'Avino, Cenni storici…, p. 517, nota 2.
Tra i vescovi ostunesi si possono ricordare: Bartolomeo Mezzavacca (1374-1378), trasferito alla diocesi di Rieti e poi creato cardinale; Nicola de Arpono (1437-1470), che promosse la costruzione della cattedrale; Giovanni Carlo Bovio (1557-1564), che indisse una visita pastorale della propria diocesi durata due anniPepe, Memorie storico-diplomatiche…, pp. 103-105. e poi prese parte da protagonista al concilio di Trento; Giulio Cesare Carafa (1578-1603), che indisse un sinodo diocesano nel 1588 per l'attuazione delle riforme tridentine; Benedetto Milazzi (1679-1706), che eresse il seminario e fece istituire nel palazzo vescovile (1698) una pinacoteca dei vescovi di Ostuni.
Sul finire del XVIII secolo Ostuni risentì delle tensioni fra la Santa Sede e il regno di Napoli, che avranno termine con un'intesa del 1791 con la quale il vescovo di Ostuni diventava di nomina regia. Tuttavia la sede di Ostuni fu vacante già dal 1794 e il 27 giugno 1818 fu soppressa con la bolla De utiliori di papa Pio VII ed il suo territorio unito a quello dell'arcidiocesi di Brindisi. Il 14 maggio 1821 però essa veniva ripristinata dal medesimo papa con la bolla Si qua prae e concessa in amministrazione perpetua agli arcivescovi di Brindisi.
Al momento della piena unione con Brindisi nel 1986, la diocesi di Ostuni comprendeva 23 parrocchie nei comuni di Ostuni (11), Carovigno (3), San Vito dei Normanni (5), San Michele Salentino e Locorotondo (3).Decreto 8 settembre 1986, Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 217 del 18-09-1986, p. 4.Dal sito "Centro studi per la storia dell'Arcidiocesi di Brindisi-Ostuni".
Brindisi Primo millennio Brindisi, primo approdo per le navi provenienti dall'Oriente, ricevette il cristianesimo probabilmente fin dagli inizi dell'era cristiana. Secondo la tradizione il primo vescovo fu san Leucio, ricordato nel martirologio geronimiano, le cui fonti agiografiche sono tuttavia incoerenti con molti elementi anacronistici, che rendono difficile collocare il santo in un periodo storico ben definito. Tradizionalmente, si è attribuito alla sede brindisina Marco, metropolita che prese parte al concilio di Nicea del 325 e che ne firmò gli atti come metropolita Calabriensis, ossia del SalentoIn epoca romana e bizantina, il termine Calabria si riferiva alla penisola salentina..
Il primo vescovo brindisino storicamente accertato è Giuliano, menzionato in una lettera di papa Gelasio I (492-496), che annuncia al clero e al popolo della città l'arrivo del nuovo vescovo, consacrato a Roma dal papa, ed impartisce al contempo disposizioni di ordine disciplinare ed ecclesiastico. All'epoca di Gregorio Magno (590-604) la sede di Brindisi era vacante ed affidata in amministrazione, almeno dal 595 al 601, a Pietro, vescovo di Otranto; in una delle lettere inviate a Pietro, si fa menzione di san Leucio e delle sue reliquie, indizio che all'epoca il culto al santo era già diffuso e radicato in terra brindisina.
Molti vescovi riportati dalle cronotassi tradizionali sono menzionati nelle vite di san Leucio e di san Pelino; al primo sono riferiti i presunti vescovi Leone, Sabino, Eusebio e Dionisio, mentre a Pelino sono riferiti i vescovi Proculo e Ciprio. Non è dato sapere se questi vescovi siano realmente esistiti, essendo documentati solo nelle vite dei due santi. Di certo, la sede vacante a Brindisi sembra essere documentata ancora nel VII secolo; infatti nei concili romani del 649 e del 680, dove furono presenti diversi vescovi pugliesi e salentini, non è mai documentato il vescovo brindisino. Nella seconda metà dell'Ottocento è stato scoperto un sarcofago con l'iscrizione funeraria del vescovo Prezioso, deceduto il 18 agosto di un anno sconosciuto tra il VI e il VII secolo.
Nel 674 la città fu distrutta dai Longobardi, i quali fecero di Oria il loro caposaldo. In questo contesto, i vescovi di Brindisi trasferirono la loro sede nella nuova città. Il primo vescovo di Brindisi a Oria fu Magelpoto, nome di origine longobarda, la cui iscrizione dedicatoria, databile all'VIII secolo, è stata trovata nel 1942. Tra i vescovi di questo periodo il più noto è Teodosio (o Teodoro), il cui episcopato è durato per circa trent'anni, dall'865 all'895. «Alla morte di Paolo fu eletto vescovo: avrebbe curato allora la costruzione della cattedrale dell'Assunta, del sacello di san Barsanofio, il cui corpo sarebbe giunto nell'873, celebrato un sinodo diocesano nell'880-881, ottenuto una reliquia di san Leucio nell'881, tentata la ricostruzione di Brindisi. Sarebbe stato ancora incaricato di una missione a Bisanzio da parte del pontefice Stefano IV (885-91) nell'886, ottenendo allora i corpi dei santi Crisante e Daria. Rientrato in Italia nell'887 sarebbe morto, ottantunenne, nell'895.»Carito, Gli arcivescovi di Brindisi dal VII al X secolo. A Teodosio si deve la ricostruzione della basilica di san Leucio a Brindisi (distrutta nel 1720).
A partire dalla fine del IX secolo i territori di Oria e di Brindisi furono occupati dai Bizantini. La diocesi rimase sostanzialmente di rito latino per almeno un secolo, ed è presumibile che solo all'epoca di Niceforo Foca la chiesa brindisina e oritana sia stata grecizzata nei riti. Nel 979 il vescovo Andrea venne ucciso dal protospatario imperiale Porfirio; questo determinò forse l'allontanamento dei vescovi da Oria, perché il successore, Gregorio, nei suoi atti si nominò episcopus Ecclesie Brundisine et Monopolitane seu Stunense civitatis, ossia vescovo di Brindisi e Monopoli o della città di Ostuni.
È in epoca bizantina che la sede fu elevata al rango di arcidiocesi metropolitana. Il primo arcivescovo documentato è il successore di Gregorio, Giovanni. In un diploma del 1033, trentasettesimo anno del suo episcopato, Giovanni conferma Leone quale vescovo di Monopoli: «Il documento prova la facoltà concessa a Giovanni di eleggere vescovi suffraganei; il provato esercizio metropolitico può essere considerato indizio sicuro del documento ufficiale, purtroppo mancante, con il quale la sede di Brindisi ed Oria era stata elevata ad arcivescovado metropolitano.»Carito, Gli arcivescovi di Brindisi nell'XI secolo. Oltre a Monopoli, è probabile che in quest'epoca facesse parte della provincia ecclesiastica di Brindisi anche la diocesi di Ostuni, il cui primo vescovo è documentato nel 1059.
Secondo millennio