Larcidiocesi di Lecce () è una sede metropolitana della Chiesa cattolica in Italia appartenente alla regione ecclesiastica Puglia. Nel 2023 contava 262.306 battezzati su 265.602 abitanti. È retta dall'arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta.
Territorio
L'arcidiocesi comprende 18 comuni: 2 comuni in provincia di Brindisi: San Pietro Vernotico e Torchiarolo; 16 comuni in provincia di Lecce: Arnesano, Campi Salentina, Carmiano, Cavallino, Lecce, Lequile, Lizzanello, Melendugno, Monteroni di Lecce, Novoli, San Cesario di Lecce, San Pietro in Lama, Squinzano, Surbo, Trepuzzi e Vernole.
Sede arcivescovile è la città di Lecce, dove si trova la cattedrale di Maria Santissima Assunta.
Tre chiese leccesi hanno ricevuto la dignità di basilica minore: la basilica di Santa Croce, elevata da papa Pio X il 24 gennaio 1905; la basilica di San Giovanni Battista al Rosario, elevata da papa Pio XII l'11 giugno 1948;, AAS 41 (1949), pp. 23-24. la basilica di San Domenico Savio, elevata da papa Giovanni Paolo II il 16 aprile 1984, AAS 76 (1984), p. 637.
Parrocchie e vicarie
Il territorio si estende su 750 km² ed è suddiviso in 77 parrocchie, raggruppate in 4 vicarie: Lecce Monteroni di Lecce Squinzano Vernole
Provincia ecclesiastica La provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Lecce, istituita nel 1980, comprende 4 suffraganee: l'arcidiocesi di Brindisi-Ostuni; l'arcidiocesi di Otranto; la diocesi di Nardò-Gallipoli; la diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca.
Storia Le origini
La tradizione, non anteriore alla seconda metà del Cinquecento, fa risalire la fondazione della diocesi di Lecce ai tempi apostolici: nel I secolo Giusto di Corinto avrebbe predicato la fede cristiana nella città salentina convertendo Oronzo, che sarebbe poi stato consacrato vescovo a Corinto dall'apostolo Paolo, che gli avrebbe affiancato come coadiutore e successore il nipote Fortunato.
A partire dal Seicento, storici locali come Giulio Cesare InfantinoLecce sacra, 1634. e Francesco Nicola FatalòLa serie dei vescovi di Lecce, manoscritto 37 della biblioteca provinciale di Lecce. ampliarono la cronotassi leccese dei primi secoli, in parte fatta propria da Ferdinando Ughelli nella sua Italia sacra, e, secondo i gusti dell'epoca, «con l'ausilio della fantasia» recepirono «acritiche tradizioni circa le origini della sede vescovile e la successione episcopale».De Leo, Contributo per una nuova Lecce Sacra, 1973, p. 4. Divennero così vescovi di Lecce, prelati che storicamente occuparono altre sedi episcopali, come Leucio di Brindisi, Dionisio di Roma, Biagio di Sebaste o Niceta di Remesiana.
Secondo De Leo, le leggende agiografiche all'origine della cronotassi episcopale leccese sottintendono tuttavia un «nucleo di verità», e cioè che «è estremamente verosimile che la diffusione del Cristianesimo in Terra d'Otranto sia avvenuta verso il IV-V secolo per opera del protovescovo di Brindisi Leucio».De Leo, Contributo per una nuova Lecce Sacra, 1973, p. 7. Una prima presenza cristiana a Lecce è inoltre ricordata in uno dei carmi del vescovo Paolino di Nola nel IV secolo.
La diocesi è storicamente documentata a partire dalla seconda metà del VI secolo: nel 553 il vescovo Venanzio Lippiensis sottoscriveva a Costantinopoli il Constitutum con cui papa Vigilio vietava la condanna dei Tre Capitoli; nel 595, a causa della morte del vescovo, papa Gregorio Magno nominava Pietro di Otranto visitatore apostolico della diocesi e lo incaricava di vegliare sull'elezione del nuovo vescovo.D'Angela, Note sull'introduzione del cristianesimo nel Basso Salento, p. 43. Della diocesi leccese non si hanno più notizie fino all'XI secolo.
Il medioevo La diocesi di Lecce fa la sua ricomparsa nella seconda metà dell'XI secolo, in concomitanza con le conquiste normanne, che fecero di Lecce un importante centro commerciale, fino a diventare capoluogo del Salento. In questo periodo troviamo il vescovo Teodoro, documentato in diplomi del 1057, del 1092 e del 1101, testi sulla cui autenticità tuttavia gli storici non sono unanimi.De Leo, Contributo per una nuova Lecce Sacra, 1975, pp. 4-5.
All'inizio del XII secolo è noto il vescovo Formoso, il cui nome appare nell'epigrafe dedicatoria della cattedrale, che egli fece costruire nel 1114 con l'aiuto del conte di Lecce Goffredo d'Altavilla, fratello di Roberto il Guiscardo; venne ristrutturata dopo il 1230, su disposizione del vescovo Roberto. È documentata dal medioevo l'appartenenza di Lecce alla provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Otranto.
Risale al 1133, per opera del conte Accardo II, la fondazione del monastero benedettino femminile di San Giovanni Evangelista, che l'anno successivo divenne immediatamente soggetto alla Santa Sede per disposizione dell'antipapa Anacleto II.Kehr, Italia pontificia, IX, p. 424. Divenne prima abbadessa Agnese, sorella del conte. Nel 1180 venne fondato il monastero benedettino dei Santi Niccolò e Cataldo.
Nel XII secolo, «la Chiesa di Lecce ebbe in donazione alcuni feudi, tra i quali quello di San Pietro Vernotico… Il vescovo di Lecce vantava diritti feudali su San Pietro Vernotico, Novoli, Carmiano, Magliano, Monteroni, San Pietro in Lama e Lequile, aveva giurisdizione civile e criminale su Lequile, Cavallino, Lizzanello, Vanze, Merine, Campi, Strudà, Melendugno, San Cassiano e Squinzano».Dal sito Beweb - Beni ecclesiastici in web.
Tra XIII e XIV secolo arrivarono a Lecce alcuni importanti ordini religiosi: nel 1219 arrivarono i francescani, inviati dallo stesso san Francesco d'Assisi, che fondarono il primo convento nel 1273; in seguito giunsero i Celestini di Santa Croce e nel 1388 i domenicani.
Per l'importanza assunta dalla città nel XV secolo, il vescovo Tommaso Morganti nel 1410 ottenne dal papa l'esenzione dalla giurisdizione metropolitica degli arcivescovi di Otranto; ma tale privilegio durò per poco tempo, in quanto venne revocato al successore Curello Ciccaro.
Cinquecento e Seicento
Dal 17 maggio 1518 fino al 3 giugno 1521, durante l'episcopato di Giovanni Antonio Acquaviva d'Aragona, la diocesi di Lecce fu unita in persona episcopi alla diocesi di Alessano.
Durante l'episcopato di Braccio Martelli, a metà XVI secolo, ci fu un forte impulso all'edilizia religiosa; in questo periodo aprirono nuovi cantieri, tra i più importanti quello della basilica di Santa Croce. Lo stesso vescovo fu il primo prelato leccese a partecipare al concilio di Trento.
Nella seconda metà del Cinquecento, la Chiesa leccese fu segnata dal lungo episcopato di Annibale Saraceno (1560-1591), fratello del cardinale Giovanni Michele Saraceni, che lo aveva preceduto, come amministratore apostolico, sulla cattedra salentina. Entrato in conflitto con il capitolo della cattedrale, fu accusato della morte del tesoriere capitolare e sottoposto a giudizio a Roma, dove venne condannato e sospeso per sette anni (1571-1578). Durante questo periodo, nel quale la diocesi venne governata da vicari provenienti da altre diocesi, fu celebrato il primo sinodo diocesano per l'applicazione delle normative tridentine (1563). In questi anni arrivarono a Lecce i gesuiti (1574), guidati da san Bernardino Realino, e i teatini (1591), preceduti dai carmelitani nel 1546.
Vita difficile ebbe anche il successore Scipione Spina (1591-1639), che entrò in conflitto pure lui con il capitolo della cattedrale, composto da rampolli delle migliori famiglie aristocratiche della città in continua competizione fra loro, e soprattutto con le autorità cittadine, che lo accusarono di appropriazione indebita di fondi dell'ospedale dello Spirito Santo. Trasferitosi a Roma per essere sottoposto a processo, fu rinchiuso nelle prigioni di Castel Sant'Angelo nel 1596 fino alla chiusura del processo, da cui uscì vittorioso, ma raggiunse Lecce solo nel 1600.
Vero iniziatore della riforma tridentina a Lecce fu il vescovo Luigi Pappacoda (1639-1670), «uomo energico, ma conciliante, celebrò sinodi, visitò le parrocchie e ottenne importanti risultati a vantaggio della Riforma». Lustro alla Chiesa leccese fu data dall'elezione al soglio pontificio, con il nome di Innocenzo XII, di Antonio Pignatelli, che era stato vescovo a Lecce dal 1671 al 1682.
Chiesa e arte barocca
Nella seconda metà del XVI secolo, la Chiesa leccese iniziò una rivoluzione architettonica che sarebbe durata circa due secoli. Con gli stimoli pervenuti dal barocco romano e del plateresco spagnolo, i vescovi di Lecce, e gli ordini religiosi presenti in città, avviarono una serie di modifiche e di nuove strutture, che poco dopo influenzarono anche le residenze signorili, segnando così l'inizio del barocco leccese, che trovò nella Chiesa la sua più grande promotrice. Si venne a creare in alcuni casi una specie di simbiosi vescovo-architetto, come nei casi di Luigi Pappacoda, con Giuseppe Zimbalo, e di Antonio e Michele Pignatelli con Giuseppe Cino.
Nel 1661 Luigi Pappacoda commissionò la ricostruzione del duomo all'architetto Giuseppe Zimbalo, che concluse i lavori nel 1682; nel 1751 Alfonso Sozy Carafa vi fece aggiungere l'artistico portone in rovere.
Nel XVII secolo Lecce divenne un vero e proprio cantiere a cielo aperto. Risalgono a questo periodo i lavori per la costruzione della basilica di San Giovanni Battista al Rosario e delle chiese di Sant'Irene, Santa Teresa, Sant'Anna, Santa Chiara, Sant'Angelo o Santa Maria di Costantinopoli, San Matteo, della chiesa della Madre di Dio o delle Scalze e di altre. Si comprende, quindi, come l'attività della Chiesa leccese, sia stata fondamentale per lo sviluppo dell'intera città.
Nel XVIII secolo la Chiesa leccese continuò, anche se con meno frenesia, ad erigere chiese barocche, i principali esempi sono chiesa delle Alcantarine o di Santa Maria della Provvidenza e la chiesa del Carmine.
Il Settecento Il seminario, completato nel 1709 e inaugurato il 1º settembre, venne fatto edificare dal vescovo Michele Pignatelli, che ne affidò progettazione e realizzazione a Giuseppe Cino.
Poco dopo la città e la diocesi leccese vissero uno dei momenti più cupi e tristi della loro storia, punto culminante dei contrasti secolari tra autorità civile e autorità religiosa. «Fabrizio Pignatelli, rappresentante della resistenza papale contro gli exequatur e le gabelle avverse ai chierici, non accettava le restrizioni in materia volute dall'amministrazione civica, la quale lamentava l'impossibilità di sopravvivenza, visto il numero di coloro che si ponevano sotto la tonaca per non pagare le tasse». «Il contrasto profondo tra autorità ecclesiastica e civile, che causò prima la repentina cattura e deportazione del vescovo Pignatelli fuori del Regno, e poi l'espulsione da Lecce del vicario generale Scipione Martirani, nonché l'incarcerazione dei parenti dell'uno e dell'altro», è all'origine dell'interdetto lanciato contro la città dal vescovo Fabrizio Pignatelli, confermato con un breve apostolico da papa Clemente XI il 24 dicembre 1711. A Lecce fu così vietata ogni tipo di attività religiosa, sacramentale e pastorale, fino alla risoluzione delle gravi tensioni tra Stato e Chiesa nel 1719.Le problematiche evidenziate nel caso di Lecce nei rapporti fra Stato e Chiesa nel regno napoletano furono in parte risolti con il concordato del 1734.
Tra i prelati del Settecento si distinsero in particolare Scipione Sersale (1744-1751), che si prodigò per l'organizzazione del seminario e l'adeguata preparazione dei candidati al sacerdozio; e Alfonso Sozy Carafa (1751-1783), che si adoperò per riportare un clima di serenità nella Chiesa e nella città di Lecce.
Epoca contemporanea