Dalla rivoluzione dei Gelsomini, terminata il 14 gennaio 2011, ed immediatamente seguita dalla primavera araba con proteste in tutto il Medio Oriente e in Nordafrica, varie fonti occidentali hanno pubblicato articoli e notizie discutendo il ruolo senza precedenti che le donne tunisine avevano avuto durante le manifestazioni.
Molti hanno anche evidenziato il fattore di rilievo avuto da alcune libertà secolari istituite già nel 1956 dall'allora Presidente Habib Bourguiba, come la facilità di accesso all'istruzione femminile superiore, il diritto di richiedere il divorzio e alcune pari opportunità per quanto concerne l'ambito lavorativo.
Mentre il ruolo di genere, la condizione femminile e i diritti delle donne in Tunisia hanno goduto della concessione di alcune libertà che spesso continuavano a essere del tutto negate nei Paesi vicini, le norme sociali più radicate nella tradizione hanno cominciato a modificarsi e a essere rimosse solamente proprio a partire dal 2011.
Infatti, fino al 2011, seppure certi aspetti della società fossero già relativamente liberali, il regime ancora una volta si era classificato e autoidentificato come Stato islamico.
Per tal motivo le donne tunisine continuavano, e tuttora continuano, a vivere all'interno di un sistema sociale oscillante il quale a volte non manca d'incoraggiare la più stretta e rigorosa osservanza della Shari'a.
Le leggi sull'eredità sono basate direttamente sul "diritto musulmano di successione", con la religione che non menziona mai il Codice dello statuto della persona; le legislazioni accordano comunque alle donne la metà della quota di proprietà concessa all'uomo.
In ogni caso sin dagli anni '50, dopo l'indipendenza dalla Francia, le donne tunisine hanno ottenuto tantissimi diritti che i restanti Paesi del Nordafrica ottennero solo dopo diversi anni (ma anche ben prima rispetto a diversi paesi europei come la Francia, l'Italia, la Spagna, il Regno Unito, Irlanda e Portogallo; e in contemporanea con la Norvegia e diversi paesi scandinavi).
Demografia A partire dal 2008 il "Population Reference Bureau" (PRB) ha riferito che la popolazione tunisina femminile di età compresa tra i 15 e i 49 anni ammonta a 3 milioni; entro il 2015 vi saranno 3,1 milioni di donne nella stessa fascia d'età. L'aspettativa di vita femminile è di 76 anni (per gli uomini è di 72).
Storia
Periodo francese (1881-1956) Per tutta la durata del Protettorato francese in Tunisia (1881-1956) le donne dovevano sottostare alle regole imposte dal velo islamico (lo hijab), non avevano alcuna istruzione e svolgevano esclusivamente le funzioni casalinghe loro richieste da padri e mariti.
Tuttavia con l'avvio del "Movimento nazionale tunisino" per l'indipendenza del Paese iniziò a emergere anche una voce a favore dell'uguaglianza di genere.
In effetti a partire dal XX secolo molte famiglie urbanizzate cominciarono a dare un'educazione anche alle loro figlie.
Regno di Tunisia (1956-1957) Dopo aver riacquistato l'indipendenza nel 1956 il fondatore della Repubblica Bourguiba ha discusso ripetutamente sulla necessità d'includere tutti i cittadini nel corpo sociale, comprese pertanto anche le donne.
In quello stesso anno viene promulgato il "Codice personale" il quale è stato il primo documento a forte impatto riformista del Paese; esso ha abolito la poligamia e la libertà di "ripudio" da parte del marito, ha permesso alle donne di poter far richiesta di divorzio e ha previsto un'età minima per il matrimonio, ordinando infine che vi sia il libero consenso di entrambi i coniugi.
Le donne durante la Repubblica (1957-in corso) Le donne hanno guadagnato il diritto di voto nel 1957, mentre due anni dopo hanno ottenuto la possibilità di accedere a cariche pubbliche.
La Costituzione della Tunisia del 1959 ha dichiarato il "principio d'uguaglianza", che è stato applicato favorevolmente per le donne all'interno del sistema giudiziario, consentendo loro di entrare in settori dell'occupazione non tradizionali (la medicina, l'esercito, l'ingegneria, ecc.) così come la libertà di aprire conti bancari in autonomia e di accedere allaclasse dirigente delle imprese.
Nel 1962 alle donne venne aperta la possibilità di controllare le nascite tramite la contraccezione, mentre nel 1965 è stato legalizzato l'aborto (otto anni prima che ne fosse consentito l'accesso alle donne statunitensi e due anni prima rispetto al Regno Unito). L'aborto su richiesta è stato tuttavia legalizzato nel 1973.
Nel 1966 Amna Aouij diventa la prima donna magistrato nel Paese, mentre Emma Chtioui e Joudeh Jijah diventano, nel 1968, le prime due donne avvocato in Tunisia.
Nel 1993 i movimenti affiliati al femminismo e gli organismi femminili di gruppo di pressione dopo vari sforzi sono riusciti a condurre ad alcune modifiche del "Codice personale"; i cambiamenti riguardavano il fatto che la moglie non poteva essere obbligata a obbedire al marito, bensì le era richiesto "di condividere parte dell'onere finanziario della famiglia".
Liberando le donne dall'obbligo di obbedienza ai loro mariti erano ora invece tenute a contribuire in parti uguali alla gestione degli affari familiari.
Tuttavia una vaga clausola del Codice imponeva alle donne di "comportarsi con i loro mariti in accordo col costume e la tradizione"; questa clausola ha reso difficoltoso alle donne l'affermazione della propria indipendenza (quindi la capacità stessa di contribuire all'onere finanziario familiare).
Le abitudini e i costumi tradizionali sono stati spesso utilizzati per rafforzare l'asservimento della donna. Poco dopo l'"Associazione delle donne tunisine per la ricerca e lo sviluppo" e l'"Associazione tunisina delle donne democratiche" hanno presentato un documento in cui hanno richiesto la piena attuazione dell'accordo il quale è stato ratificato dal governo.
Per quanto riguarda le riserve espresse dalla Tunisia in occasione della firma della Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione della donna (CEDAW) nel 1979, queste dimostrarono che il potere vigente ancora non si era deciso a intraprendere fino in fondo il passo che conduce verso l'effettiva uguaglianza; l'accordo è stato firmato l'anno seguente con riserve (assieme agli altri Paesi musulmani) concernenti alcuni paragrafi delle sezioni 15, 16 e 29 che sarebbero stati in contraddizione con le disposizioni del "Codice personale" e del CoranoOrganisation des Nations unies, Traités multilatéraux déposés auprès du Secrétaire général, éd. United Nations Publications, New York, 2004, p. 246 «La Tunisie va adhérer au protocole additionnel de la convention de l’ONU», Agence France-Presse, 8 mars 2008.
In occasione del 50º anniversario dell'attuazione del Codice il presidente della Tunisia Zine El-Abidine Ben Ali appoggiò due proposte di legge che sono state poi adottate dalla Camera dei deputati nel 2007; il primo rafforza il diritto legale all'alloggio per le madri che hanno la custodia di figli minori, mentre il secondo stabilisce l'età minima matrimoniale a 18 anni per entrambi i sessi, nonostante il fatto che l'età media di matrimonio avesse già superato i 25 anni per le donne e i 30 per gli uominiOlivia Marsaud, «Cinquante ans d’indépendance féminine» , Radio France internationale, August 13, 2006.
Nelle questioni relative alla maternità la Tunisia viene spesso considerata come un Paese aperto ai cambiamenti provenienti dal mondo modernoSamir Amin, L’économie du Maghreb, éd. de Minuit, Paris, 1966Ridha Boukraa, «Notes sur le planning familial et pouvoir politique au Maghreb», Revue tunisienne de sciences sociales, nº46, 1976.
In occasione dell'annuncio fatto nel 2008 che il governo avrebbe aderito a un protocollo aggiuntivo della "CEDAW", proprio in coincidenza con la Giornata internazionale della donna, la presidentessa dell'"Associazione delle donne democratiche" Khadija Cherif ha descritto il processo come "positivo ma insufficiente" dichiarando che avrebbe continuato a sostenere lo scioglimento di ogni riserva contro la CEDAW, che l'avevano svuotata di ogni significato.
Il Paese osserva diversi giorni festivi dedicati alle donne, l'8 marzoMonique Pontault [sous la dir. de], Femmes en francophonie, coll. Les Cahiers de la Francophonie, nº8, éd. L’Harmattan, Paris, 2000, p. 207 e il 13 agosto, data quest'ultima dell'anniversario dell'attuazione del "Codice personale", diventato un giorno di festività pubblica chiamato "Giornata nazionale delle donne"Sophie Bessis, «Le féminisme institutionnel en Tunisie: Ben Ali et la question féminine» , CLIO HFS, nº9/1999, 22 mai 2006.
Desiderio di modernizzazione o necessità politica?
In Tunisia il perseguimento delle politiche femministe sono molto cresciute dal momento ch'esse sostengono fondamentalmente la buona immagine del Paese in EuropaMichel Camau et Vincent Geisser, Habib Bourguiba. La trace et l’héritage, éd. Karthala, Paris, 2004, p. 108 .
Ma nei fatti, nonostante che la crescita economica non sia trascurabile, il Paese non si discosta molto dagli altri del Nordafrica come il Marocco; la soppressione della libertà di parola e dell'opposizione politica ha da tempo appannato la reputazione del Paese all'estero.
La reale condizione delle donne rimane un punto centrale e quanto fatto da Bourguiba e da Ben Ali viene considerato in generale come degli "atti unilaterali".
Colette Juilliard-Beaudan ritiene che le donne tunisine preferiscano essere laiche scegliendo una forma di democrazia che si rifà alla sinistra politicaColette Juillard-Beaudan, «La Tunisie: le voile ou le fusil? », Les Cahiers de l'Orient, avril-juin 2002, nº66, pp. 113-120.
Un tale tipo di propaganda è iniziata proprio durante il regime di Bourguiba il quale diede una solida reputazione di nazione secolare e civile in una regione in cui si trovava a condividere spesso la presenza con dittature militari o monarchie fondate sulla religioneFranck Frégosi et Malika Zeghal, Religion et politique au Maghreb: les exemples tunisien et marocain , éd. Institut français de relations internationales, Paris, mars 2005, p. 7 e lo stesso "Codice personale" è stato solitamente applicato in una maniera autoritaria, dal momento che non è mai stato dibattuto pubblicamente neppure dall'Assemblea costituente tunisina del 2011Paola Gandolfi et Moncef Djaziri, Libia oggi, éd. Casa editrice il Ponte, Bologne, 2005, p. 37 .
Il 9 febbraio 1994 una "Festa della donna" tunisina è stata organizzata dal Senato sotto lo slogan: "La Tunisia abbraccia la modernità". Poco dopo in un dibattito organizzato nel 1997 presso il Parlamento europeo sullo stato dei diritti umani in Tunisia il Paese è stato invitato a dare un'immagine di sé maggiormente democratica.
Tutta una serie di articoli di elogio seguirono nella stampa francese sulla condizione femminile presente in Tunisia; durante la visita ufficiale di Ben Alì in Francia avvenuta nel 1997 il regime ha difeso il proprio operato proprio citando la condizione delle donne, ma ignorando completamente le critiche provenienti dagli organismi di difesa dei diritti umani: "Il femminismo di regime è una necessità politica per mascherare la grave carenza democratica tramite una modernizzazione forzosa".
Nell'agosto 1994. nel corso di una conferenza dedicata alle donne e alla famiglia, l'"Associazione tunisina delle donne democratiche" (TANF) ha denunciato l'ambiguità delle forze al potere e l'uso della religione per controllare lo status delle donne nel Paese, criticando soprattutto "l'oppressione patriarcale delle donne".
Inoltre le donne che tentarono di ribellarsi al discorso ufficiale sono state richiamate rapidamente all'ordine, in particolare attraverso l'azione di un pressante e rigoroso controllo da parte delle autorità.