La diocesi di Lleida () è una sede della Chiesa cattolica in Spagna suffraganea dell'arcidiocesi di Tarragona. Nel 2023 contava 180.200 battezzati su 229.800 abitanti. È retta dal vescovo Daniel Palau Valero.
Il santo patrono della diocesi è San Giovanni Battista.
Territorio La diocesi occupa una striscia di territorio situata nella parte occidentale della provincia di Lleida, nella Spagna nord-orientale. Lleida è una delle quattro province della comunità autonoma della Catalogna. La diocesi fa parte della provincia ecclesiastica di Tarragona.
Sede vescovile è la città di Lleida, dove si trovano la cattedrale dell'Assunzione di Maria Vergine e l'ex cattedrale di Santa Maria.
Il territorio si estende su 2.977 km² ed è suddiviso in 6 arcipresbiterati e in 125 parrocchie.
Arcipresbiterati Segrià - La Noguera - La Ribagorça Seu Vella (Lleida) Periferia (Lleida) Gardeny (Lleida) Baix Segre Baix Urgell - Les Garrigues
Storia Incerta è l'origine del cristianesimo a Lérida. La tradizione ha tramandato i nomi di alcuni santi martiri, Stefano, Clero e Anastasio, e il vescovo san Licerio, che il martirologio romano preconciliare commemorava il 27 agosto. Aubert-Zaragoza, Dictionnaire d'Histoire et de Géographie ecclésiastiques, vol. XXXI, col. 897. Il martirologio aggiornato e rivisto dopo il concilio Vaticano II, commemora, lo stesso giorno, «san Licerio, vescovo di origine spagnola e discepolo del vescovo san Fausto di Riez», con l'eliminazione di ogni riferimento alla città di Lérida.
La diocesi è attestata per la prima volta con il vescovo Sagizio agli inizi del V secolo. La serie episcopale è documentata soprattutto in epoca visigota, per la presenza dei prelati ai concili nazionali o provinciali. La diocesi apparteneva alla provincia Tarraconense ed era suffraganea dell'arcidiocesi di Tarragona.
Nel 546 si svolse a Lérida, nella chiesa di Sant'Eulalia, un concilio provinciale, convocato da Sergio, metropolita di Tarragona, e al quale presero parte, oltre a Februario di Lérida, Giusto di Urgell, Carenzio di Ampuria, Giovanni di Saragozza, Paterno di Barcellona, Maurilio di Tortosa, Tauro di Egara e il prete Estafilio, in rappresentanza del vescovo di Gerona. Il concilio approvò 16 canoni, che riguardavano, tra le altre cose, il divieto per i chierici di portare armi, di spargere sangue, di battersi in duello, di convivere con donne sospette. Aubert-Zaragoza, Dictionnaire d'Histoire et de Géographie ecclésiastiques, vol. XXXI, col. 903.
Con l'invasione araba della Spagna, s'interrompe la serie episcopale di Lérida. La storiografia tradizionale ha sostenuto la tesi secondo cui i vescovi, dovendo abbandonare la sede a causa dell'occupazione araba, si trasferirono più a nord, fondando, a partire dal IX secolo, la diocesi di Roda in Aragona. Quando riprese la riconquista dei territori arabi, i vescovi spostarono la loro sede dapprima a Barbastro (1100), e poi, nel 1149, fecero ritorno a Lérida, quando la città fu liberata dalla dominazione musulmana.Di questa tradizione si fanno portavoce, tra gli altri, España Sagrada (vol. XLVI, pp. 116 e seguenti) e gli autori della voce sulla diocesi di Lérida nel Dictionnaire d'Histoire et de Géographie ecclésiastiques (vol. XXXI, col. 897). Questa tesi ha trovato il suo fondamento in diversi documenti coevi, non anteriori alla fine dell'XI secolo, e soprattutto nella bolla Spiritu Domini di papa Pasquale II indirizzata nel 1110 al vescovo di Roda, san Ramón, nella quale il pontefice si esprime chiaramente in questi termini: «Factum est ut episcopalis cathedra que Ylerde fuerat, in montana transiret, in oppidum videlicet quod Rota dicitur».Testo della bolla in: Núria Grau Quiroga, Roda de Isábena en los siglos X-XIII. La documentación episcopal y del cabildo catedralicio, Institución «Fernando el Católico» (C.S.I.C.), Zaragoza, 2010, p. 403 (documento nº 151).
Più recentemente, alcuni storici hanno formulato l'ipotesi che la tesi tradizionale sia dovuta al re Pietro I di Aragona (1094-1104) e al vescovo Poncio (1097-1104) per giustificare da una parte l'esistenza della diocesi di Roda, contro le pretese dei vescovi di Urgell e di Huesca, che vantavano diritti sui territori di Roda; e dall'altra per giustificare l'occupazione della città di Lérida, contro le mire dei conti di Barcellona, i cui interessi politici erano in conflitto con quelli dei re d'Aragona.Questa revisione storica è sostenuta, tra gli altri, da questi autori: Núria Grau Quiroga, Roda de Isábena en los siglos X-XIII. La documentación episcopal y del cabildo catedralicio, Institución «Fernando el Católico» (C.S.I.C.), Zaragoza, 2010. Antonio Ubieto Arteta, El origen ilerdense de la Sede de Roda-Barbastro, «Ilerda», voll. XX-XXI (1957), pp. 325-337. Ramón d'Abadal i de Vinyals, Origen i procés de consolidació de la Seu Ribagorçana de Roda, Dels visigots als catalans, Edicions 62, Barcelona, 1974, vol. II, pp. 57-139.
Il dato storico certo è che il 30 ottobre 1149 Lérida fu liberata da Raimondo Berengario IV di Barcellona. I vescovi di Roda, che da cinquant'anni avevano posto la loro sede a Barbastro, si trasferirono a Lérida, dove la preesistente moschea cittadina fu trasformata nella nuova cattedrale della diocesi.
Il territorio della diocesi era suddiviso tra Aragona e Catalogna, e comprendeva l'intero territorio della diocesi di Roda più i nuovi territori conquistati. Nel 1203 papa Innocenzo III pose fine ad una secolare disputa territoriale tra i vescovi di Huesca e quelli di Roda prima e di Lérida poi, decidendo il passaggio di Barbastro e del suo territorio alla diocesi di Huesca.Bolla Ne lites amicabili concordia, Patrologia latina, vol. CCXV, coll. 70-77. La regione orientale dell'Aragona, compresa la città di Roda, rimase unita alla sede di Lérida.
Nel 1203 si iniziò la costruzione della cattedrale chiamata oggi Seu Vella, che fu consacrata il 31 ottobre 1278. Aubert-Zaragoza, Dictionnaire d'Histoire et de Géographie ecclésiastiques, vol. XXXI, col. 890.
Lérida fu sede di diversi concili provinciali nel corso del Medioevo. Si conoscono quelli del 1155, 1173, 1191, 1229, 1237, 1246, 1257, 1293, 1294, 1418 e 1460. Aubert-Zaragoza, Dictionnaire d'Histoire et de Géographie ecclésiastiques, vol. XXXI, coll. 903-906.
Nel 1168 il vescovo Guillermo Pérez de Ravitats emanò il decreto Ordinatio ecclesiae IlerdensisTesto del decreto in: España Sagrada, tomo XLVII, pp. 256-261., con il quale fu disciplinato il numero delle parrocchie e furono emanati gli statuti del capitolo della cattedrale. Risale al 1248 il primo sinodo diocesano noto.Aubert-Zaragoza, Dictionnaire d'Histoire et de Géographie ecclésiastiques, vol. XXXI, col. 897.
L'elezione dei vescovi era fatta dai capitoli della cattedrale di Lérida e dell'ex cattedrale di Roda. Nel 1244 una Ordinatio super electionem episcoporum regolamentò le modalità di intervento dei due capitoli.Testo del decreto in: España Sagrada, tomo XLVII, pp. 268-269. I vescovi furono scelti dai due capitoli fino al 1349.
Nel 1571 cedette una porzione di territorio a vantaggio dell'erezione della diocesi di Barbastro.Lambert, Dictionnaire d'Histoire et de Géographie ecclésiastiques, vol. VI, coll. 607.
Nel 1633 papa Urbano VIII stabilì a Monzón, in territorio aragonese, un vicariato diocesano generale, che rimase attivo fino alla sua soppressione nel 1860.Aubert-Zaragoza, Dictionnaire d'Histoire et de Géographie ecclésiastiques, vol. XXXI, col. 898.
Nel 1707 la cattedrale fu confiscata e trasformata in una caserma. Anche il palazzo vescovile fu demolito per esigenze urbanistiche, e i vescovi, per 30 anni circa, si trasferirono a Monzón. La diocesi rimase priva di cattedrale fino al 28 maggio 1781, giorno in cui fu consacrata la cattedrale nuova di Lleida. Aubert-Zaragoza, Dictionnaire d'Histoire et de Géographie ecclésiastiques, vol. XXXI, coll. 891-892.
Nel 1722 il vescovo Francisco Olaso Hipenza fondò il seminario vescovile, trasferito nell'ex casa dei gesuiti nel 1773.
La guerra civile spagnola, oltre a ingenti danni materiali (furono incendiate la cattedrale, il palazzo vescovile e numerose chiese), causò la morte del vescovo Salvio Huix Miralpeix e di oltre 270 religiosi: il clero fu ridotto di due terzi.
Il 31 ottobre 1992 ha assunto ufficialmente la denominazione in lingua catalana di diocesi di Lleida.
Il 15 giugno 1995 e il 15 giugno 1998 ha ceduto la parte aragonese del suo territorio alla diocesi di Barbastro, contestualmente rinominata diocesi di Barbastro-Monzón. Queste modifiche portarono a un conflitto tra le diocesi sul possesso e la gestione del patrimonio storico-artistico-culturale che le due modifiche territoriali avevano trasferito da una diocesi all'altra, conflitto che si è risolto dopo 25 anni di battaglie legali il 10 marzo 2021.
Cronotassi dei vescovi Si omettono i periodi di sede vacante non superiori ai 2 anni o non storicamente accertati. San Licerio (o Glicerio) † (metà del III secolo) Sagizio † (menzionato nel 419/421)Fabian D. Zuk, De episcopis Hispaniarum: agents of continuity in the long fifth century, Montreal, 2015, p. 177. Pietro †Di questo vescovo parla Isidoro di Siviglia, non altrimenti documentato dalle fonti storiche coeve (Gams). Oronzo ? † (prima del 516 - dopo il 517)Sia la Colecciόn Canόnica Hispana che la Colecciόn de Novara indicano Orontius come vescovo di Illiberi, benché questo nome non appaia nella lista dei vescovi di Illiberi riportata dal Codice Emilianense (fine X secolo). Per questo motivo alcuni autori pensano ad un errore nella trasmissione testuale, per cui Orontius sarebbe vescovo di Lleida (sede Ilerdensis) invece di Illiberi (sede Illiberensis). Josep Vilella, Los concilios eclesiásticos hispanos del período visigodo-arriano: análisis histόrico-prosopográfico, Medieval Prosopography 25 (2008), p. 33. Hefele, Histoire des conciles d'après les documents originaux, II/2, Paris, 1908, p. 1027. Andrea † (menzionato prima del 546)J. Vilella, Los concilios ecclesiásticos hispanos del período visigodo-arriano, p. 7. Februario † (menzionato nel 546)J. Vilella, Los concilios ecclesiásticos hispanos del período visigodo-arriano, p. 14. Polibio † (menzionato nel 589) Giuliano † (menzionato nel 592) Amelio † (menzionato nel 599) Gomarello † (menzionato nel 614)Un vescovo di nome Gomarello, la cui sede episcopale non è indicata dalle fonti coeve, fu rappresentato dal diacono Fruttuoso al concilio provinciale della Terraconense, celebrato a Egara nel 614. Secondo gli autori di España Sagrada (vol. XLVI, pp. 104-106), il diacono Fruttuoso potrebbe essere il vescovo successore di Gomarelo sulla sede di Lérida. La stessa ipotesi, benché non vi sia certezza assoluta, è ammessa da Luis García Moreno, Prosopografía del reino visigodo de Toledo, Universidad de Salamanca, 1974, p. 221. Fruttuoso † (prima del 633 - dopo il 638) Gaudoleno † (menzionato nel 653)Secondo España Sagrada (vol. XLVI, pp. 107-108), al concilio di Toledo del 653 il diacono Soterico sottoscrisse gli atti al posto del vescovo Gaudoleno di Lerida, assente. Questo vescovo è ignoto allo studio prosopografico di Luis García Moreno (Prosopografía del reino visigodo de Toledo, Universidad de Salamanca, 1974). EuredoGarcía Moreno, Prosopografía del reino visigodo de Toledo, p. 217. † (prima del 683 - dopo il 693) Stefano † (prima del 714 - dopo il 719) San Medardo ? † (menzionato nel 780 circa)Vescovo venerato nella Ribagorza, dove, secondo la tradizione storica, si sarebbero rifugiati i vescovi di Lérida durante l’occupazione araba, e per questo motivo inserito nella cronotassi della diocesi di Lérida. Gli autori di España Sagrada (vol. XLVI, pp. 112-114) e Gams (p. 43) lo escludono dalle serie episcopale di questa diocesi.