Le donne hanno sin dall'antichità contribuito in maniera significativa allo sviluppo della scienza. Storici interessati alla relazione tra genere e scienza - come Margaret W. Rossiter, Londa Schiebinger, Éric Sartori e Yaël Nazé - hanno analizzato i risultati scientifici ottenuti dalle donne, gli ostacoli che hanno dovuto affrontare e le strategie che hanno attuato nel corso del tempo per far riconoscere il loro lavoro. Il rapporto tra scienza e genere, indagato da un punto di vista storico, critico e sociologico è divenuto uno dei temi esplorati dalla ricerca accademica.
Le donne praticarono la medicina fin dalla civiltà dell'antico Egitto e contribuirono anche alla protoscienza dell'alchimia nel corso del I-II secolo. Ipazia di Alessandria, importante matematica, astronoma e filosofa dell'antica Grecia (IV-V secolo), è diventata con la sua uccisione simbolo di autonomia femminile e della libertà del pensiero scientifico da qualsiasi pregiudizio religioso.
Durante il Medioevo, le donne escluse dalle Università - fondate a partire dall'XI secolo - e da ogni forma di istruzione pubblica, trovarono rifugio nei monasteri, all'interno dei quali alcune di loro - come la badessa Ildegarda di Bingen - poterono svolgere i loro studi, anche di carattere scientifico e naturalistico; molte altre donne comuni, nelle loro case, continuarono a praticare la medicina e l'erboristeria.Whaley, Leigh Ann. Women's History as Scientists. Santa Barbara, California: ABC-CLIO, INC. 2003.
In Italia la prima donna ad aver ottenuto una laurea e una cattedra onoraria, ma stipendiata, in campo scientifico, fu Laura Bassi, laureatasi nel 1732 all'università di Bologna, dove avviò corsi di fisica sperimentale. Durante il XIX secolo le donne in Europa e negli Stati Uniti intrapresero numerose proteste per conquistare il diritto all'istruzione; sulla spinta delle loro richieste e delle mutate condizioni sociali vennero fondati i primi college femminili, importanti opportunità di formazione per le scienziate.
Marie Curie, la prima donna a ricevere un premio Nobel nel 1903 per la fisica, riuscì, con i suoi studi sulla radioattività, ad ottenerne un secondo per la chimica nel 1911.
Tra il 1901 e il 2021 hanno ricevuto il Premio Nobel 58 donne su un totale di 947 vincitori (6,1%): 29 donne tra il 1901 e il 2000, 29 tra il 2001 e il 2021. Delle 58 vincitrici, 23 hanno ricevuto il premio Nobel in campo scientifico: 4 per la fisica, 7 per chimica (il Nobel del 2020 è stato condiviso fra Emmanuelle Charpentier e Jennifer Doudna), 12 per la medicina (il Nobel del 2009 è stato condiviso fra Elizabeth H. Blackburn e Carol W. Greider).
Storia Storia antica Il coinvolgimento delle donne nel campo della medicina antica è stato registrato in diverse culle della civiltà. Peseshet, vissuta durante la IV dinastia o V dinastia, viene descritta in un'iscrizione dell'antico Egitto come "medico-capo", e viene spesso nominata come la prima donna medico conosciuta nella storia.
Agamede viene citata dal poeta epico Omero come guaritrice dell'Elide prima della guerra di Troia, durante il periodo elladico.
Secondo quanto racconta lo scrittore romano Igino Agnodice fu la prima specializzata in ostetricia e ginecologia a praticare tale professione medica nell'Atene classica del IV secolo a.C.
Lo studio della filosofia della natura nell'antica Grecia rimase aperto alle donne; alcuni tra gli esempi registrati più significativi possono includere Aglaonice, studiosa di astronomia che predisse l'eclisse e Teano (filosofa), specializzata in matematica oltre ad essere medico; ella fu allieva (e anche con molta probabilità moglie) di Pitagora. La scuola di Crotone fondata dai pitagorici includeva anche molte altre donne.
Durante il periodo della civiltà dei Babilonesi, circa nel 1.200 a.C., la profumiera Tapputi fu in grado di ottenere le essenze dalle piante utilizzando procedure di estrazione e distillazione, ed è per questo ritenuta la prima chimica della storia.
Anche durante il periodo dinastico dell'antico Egitto le donne sono state coinvolte nella chimica applicata, come la fabbricazione della birra e la preparazione di composti medicinali. Un buon numero di donne è stato registrato per aver contribuito in modo significativo all'alchimia;. molte di loro vissero ad Alessandria d'Egitto intorno al I-II secolo, quando la tradizione dello Gnosticismo condusse ad una rivalutazione positiva dei contributi femminili.
La più famosa tra queste donne alchimiste fu senza ombra di dubbio Maria la Giudea, accreditata per aver inventato alcuni sistemi come il bagnomaria - utilizzato nella scienza, nell'industria e nella cucina per riscaldare delicatamente i materiali o per mantenerli caldi per un periodo di tempo - e il miglioramento o la creazione di strumenti di distillazione. Tali attrezzature venivano chiamati kerotakis (distilleria semplice) e tribikos (distilleria complessa).
Ipazia (350-415), figlia del matematico Teone di Alessandria, maestra di astronomia, filosofia e matematica, fu un'insegnante ben nota alla scuola del neoplatonismo alessandrino.. Prima donna matematica su cui sono sopravvissute informazioni dettagliate, apportò importanti contributi a tale scienza. Scrisse tre importanti trattati sulla geometria, l'algebra e l'astronomia. Inventò il densimetro e l'astrolabio, oltre che uno strumento per la distillazione dell'acqua.
Era a capo di una scuola filosofica e insegnò a molti studenti. Nel 415 d.C. fu coinvolta in una disputa politica tra Cirillo, vescovo di Alessandria, e Oreste, il governatore romano, che portò una folla di sostenitori di Cirillo a spogliarla, smembrarla e bruciarne il corpo.
Medioevo europeo
L'alto Medioevo in Europa, conosciuto anche come "l'età oscura", fu segnato principalmente dal declino e caduta dell'impero romano d'Occidente; tutto l'occidente latino entrò in un periodo di grandi difficoltà, che influenzerà drammaticamente anche la produzione intellettuale dell'intero continente europeo. Sebbene la Natura fosse ancora vista come un sistema che avrebbe potuto essere compreso alla luce della ragione, vi fu una grande carenza di ricerca effettivamente scientifica ed innovativaThe End of the Classical World, (Lecture 12), in Lawrence M. Principe (2002) History of Science: Antiquity to 1700. Teaching Company, Course No. 1200.
Non il mondo cristiano predominante, bensì il mondo arabo nascente fu quello che mantenne inizialmente in vita la scienza, scrivendo studi scientifici originali ed impegnandosi a fare copie di manoscritti provenienti dall'epoca dell'antichità classica. Durante tutto questo periodo il cristianesimo fu in forte espansione e con esso pian piano venne il ripristino della civiltà occidentale; questa si sviluppò lentamente soprattutto grazie ai monasteri e ai conventi di suore, impegnati ad allevare le abilità di lettura e scrittura oltre che raccogliendo e ricopiando molti scritti di studiosi del passato.
Senza questi due fattori, lo sviluppo del monachesimo cristiano e la conservazione delle opere passate attuate dall'Islam, la civiltà europea non si sarebbe forse più risvegliata.
I conventi furono importanti luoghi d'istruzione per le donne in quanto incoraggiarono lo studio; alcune di queste comunità permisero anche alle donne di partecipare e contribuire attivamente alla ricerca scientifica. Un esempio in tal senso è dato dalla badessa tedesca Ildegarda di Bingen (1098-1179), celebre filosofa e studiosa di botanica già ai suoi tempi nonché prolifica scrittrice; ella trattò di vari argomenti scientifici tra cui la medicina, la botanica e la storia naturale.
Un'altra famosa badessa tedesca fu Roswitha di Gandersheim (935-1000 circa) la quale incoraggiò anche le donne ad essere intellettuali; fu scrittrice e poetessa.
Tuttavia con la crescita del numero e del relativo potere di questi conventi femminili, la gerarchia clericale maschile non accolse granché favorevolmente una tale situazione così venutasi a creare; si produssero conflitti ed attacchi sempre più accesi contro l'avanzamento scientifico delle donne. Questo fatto colpì molti ordini religiosi i quali chiusero l'accesso alle donne e fecero sciogliere i loro monasteri; finendo con l'escludere in generale le donne dalla capacità d'imparare a leggere e a scrivere. Il mondo scientifico in generale si chiuse, limitando così l'influenza delle donne nei campi e nei saperi scientifici.
Nell'XI secolo emersero le prime università; le donne rimasero per la stragrande maggioranza dei casi escluse dall'istruzione universitaria, tuttavia con alcune importanti e notevoli eccezioni. L'università di Bologna ad esempio permise alle donne di frequentarne le lezioni fin dalla sua fondazione avvenuta nel 1088.
L'atteggiamento nei confronti dell'educazione delle donne in campo medico nella penisola italiana sembra essere stato più liberale che in altri luoghi. Trotula de Ruggiero dovrebbe aver tenuto una cattedra presso la Scuola Medica Salernitana, da dove insegnò a molte nobildonne italiane, un gruppo talvolta definito come "le signore di Salerno". Numerosi ed influenti testi sulla medicina femminile, che riguardarono principalmente l'ostetricia e la ginecologia tra gli altri temi, sono spesso attribuiti proprio a Trotula.
Dorotea Bucca fu un'altra donna che si distinse in campo medico; ella tenne una cattedra di filosofia e medicina all'università bolognese per oltre 40 anni a partire dal 1390Howard S. , p. 35, (Lulu.com; 2006) (Retrieved 22 August 2007)Jex-Blake S (1873) , republished in The Education Papers: Women's Quest for Equality, 1850–1912 (Spender D, ed) p. 270] (Retrieved 22 August 2007). Altre donne italiane che sono registrate per aver apportato innovativi contributi medici includono Abella di Castellomata, Jacqueline Félicie di Almania, Rebecca Guarna, Mercuriade, Costanza Calenda e Clarice di DurisioWalsh, J. J. , ch. 8, (Fordham University Press; 1911)].
Nonostante il successo ottenuto da alcune donne le preoccupazioni culturali tradizionaliste, sia religiose che laiche, furono predominanti per tutto il Medioevo ed incisero conseguentemente in una maniera molto negativa sulla loro istruzione e partecipazione alla ricerca scientifica. Tommaso d'Aquino scrisse, riferendosi alle donne: "sono mentalmente incapaci di mantenere una posizione di autorità".
Rivoluzione scientifica: XVI-XVII secolo Margaret Cavendish, membro dell'aristocrazia del XVI secolo. partecipò ad alcuni dei più importanti dibattiti scientifici del suo tempo; non venne tuttavia ammessa alla Royal Society, anche se le fu permesso una volta di partecipare ad una riunione. Scrisse un certo numero di opere trattanti vari argomenti scientifici, tra cui Observations upon Experimental Philosophy (1666) e Grounds of Natural Philosophy; in questi lavori fu particolarmente critica nei confronti della crescente convinzione che gli esseri umani, proprio attraverso la scienza, fossero i maestri e i dominatori del mondo naturale.
Ella cercò di aumentare l'interesse femminile nei confronti della scienza; le sue osservazioni fornirono una critica della scienza sperimentale di Francesco Bacone; non mancò neppure di criticare il microscopio in quanto macchina assai imperfettaWhaley, Leigh Ann. Women's History as Scientists. (California: 2003), pg. 114..