Pescorocchiano ('U Péscu in dialetto locale) è un comune italiano di abitanti della provincia di Rieti, nel Lazio, nel Cicolano.
Geografia fisica Territorio Il territorio di Pescorocchiano si trova nell'Appennino centrale, tra i monti Carseolani a ovest e i monti del Cicolano a nord, ed ha carattere prevalentemente montano e appenninico: il centro abitato sorge a circa 800 metri di quota, su un costone roccioso dominante la valle del fiume Salto, mentre il territorio comunale comprende numerose frazioni e si sviluppa tra boschi di querce e castagni dei monti Carseolani, pascoli naturali e terrazzi della catena del Velino.
Dal punto di vista idrografico, l’elemento principale è il fiume Salto, che scorre a breve distanza dal paese e dà forma alla valle omonima; a questo sistema si collega anche il lago del Salto, grande bacino artificiale creato nel 1940 mediante lo sbarramento del fiume, con forma allungata e frastagliata che segue la stretta conformazione della valle.
Dal punto di vista geologico, il territorio di Pescorocchiano appartiene all’Appennino centrale ed è formato soprattutto da rocce calcaree e dolomitiche, cioè rocce tipiche degli antichi ambienti marini da cui si sono originati molti rilievi appenninici; accanto a queste formazioni più antiche sono presenti anche arenarie e depositi più recenti, legati all’evoluzione successiva delle valli e dei versanti. La zona della media valle del Salto presenta una struttura complessa, con rilievi rocciosi piegati e spinti gli uni sugli altri dai movimenti tettonici che hanno contribuito alla formazione dell’Appennino.
Clima Il clima di Pescorocchiano presenta caratteri appenninici, con estati brevi, calde, asciutte e prevalentemente serene, e inverni lunghi, molto freddi e parzialmente nuvolosi; nel corso dell’anno la temperatura varia in genere da circa -1 °C a 28 °C, scendendo raramente sotto i -6 °C o superando i 32 °C.
Le temperature mostrano una netta escursione stagionale: la stagione calda dura circa 2,7 mesi, dal 19 giugno all’8 settembre, con massime medie superiori a 23 °C, mentre luglio è il mese più caldo, con massima media di 27 °C e minima media di 14 °C; la stagione fredda dura circa quattro mesi, dal 18 novembre al 18 marzo, con massime medie inferiori a 10 °C, e gennaio registra valori medi intorno a 6 °C di massima e -1 °C di minima.
Le precipitazioni sono presenti durante tutto l’anno, ma con andamento stagionale marcato: il periodo più piovoso si estende dall’11 settembre al 1º maggio, con probabilità giornaliera di precipitazioni superiore al 23%, mentre quello più asciutto va dal 1º maggio all’11 settembre; novembre è il mese più piovoso, con circa 9,4 giorni di precipitazioni e 79,4 mm di pioggia media, mentre luglio è il mese più secco, con circa 4,3 giorni di precipitazioni e 22,8 mm di pioggia media.
Classificazione climatica: zona E, 2832 GR/G
Storia
Epoca protostorica Nel territorio comunale di Pescorocchiano sorgeva l'antica Nersae, città degli Equicoli divenuta municipium romano. Nel caso di Nersae, l’origine protostorica riportata da VirgilioVirgilio, Eneide, VII, 744 e Plinio, Naturalis Historia, XXV, 86: vicus Nervesiae in Aequicolis sembra essere confermata dall’insediamento pre-protostorico nella grotta di val de' Varri, situata tra l'omonimo paese e la contemporanea Nesce, abitata ininterrottamente dall’età del Rame fino al Bronzo medio (XVI-XIV secolo a.C.)A. Guller – A. G. Segre, La stazione ènea del grottone di Val di Varri nell’Appennino abruzzese, in Rivista di Antropologia XXXVI, 1948, pagg. 269-281. Il sito ha restituito ciotole, tazze, piatti e grandi vasi per la conservazione dei cibi (dolii), nonché un’accetta levigata in pietra verde ed altri oggetti in selce e metallo, oggi esposti al museo archeologico Cicolano di Corvaro.
Epoca romana Ma è soprattutto in epoca romana che il sito acquista una certa importanza con la fondazione, in territorio equicolo, del municipium di Nersae e la nascita della Res publica Aequiculanorum. Il municipium romano, amministrato da duoviri, risale ad età tardo-repubblicana, in un periodo ormai in cui si è avuta la piena romanizzazione del territorio cicolano.
Il santuario repubblicano della città di Nersae sorgeva sulla cima del colle di Civitella di Nesce, che conserva ancora oggi il nome di questo antico centro equicolo. Si tratta di un santuario articolato su due terrazze, di cui quella superiore ospitava il tempio vero e proprio. Sulla cella cultuale venne eretta nel Medioevo la chiesa di S. Angelo, divenuta nell’Ottocento la cappella del cimitero di Civitella. La terrazza inferiore invece era sostruita da un imponente muraglione in opera poligonale di III-IV maniera, risalente alla metà del II secolo a.C., che si conserva oggi per una lunghezza di circa 90 metri.
Presso la chiesa di S. Angelo venne alla luce un deposito votivo del III-II secolo a.C., con teste di offerenti velate ed ex voto in terracotta di occhi, arti, organi genitali maschili e femminili e statue a grandezza naturale, esposti al museo archeologico di Corvaro. Il rituale religioso prevedeva il sacrificio di animali e l’offerta di doni e cibi alla divinità. Dai resti faunistici si è dedotto che nel santuario venissero sacrificate capre, pecore, maiali e, in maniera minore, polli, buoi e cavalli. Alcuni contenitori e brocche da vino testimoniano offerte di generi alimentari (granaglie, olio, latte e vino). In quest’area sacra si veneravano diverse divinità, come testimoniano i bronzetti votivi di Ercole e Marte ed alcune iscrizioni con dedica alla dea Salus.
Il Foro della città di Nersae è stato localizzato poco fuori Civitella, presso il Casale di San Silvestro. Qui è presente una spianata artificiale dove sono state riportate alla luce molte are, colonne e capitelli in marmo, alcune cisterne rivestite di cocciopesto, molte epigrafi (oggi murate tra Nesce e Pescorocchiano) e resti di mura in opera poligonale, quadrata e reticolata (sopra cui venne eretto il casale)Giuseppe Grossi, Insediamenti italici nel Cicolano: territorio della Res Publica Aequicolanorum, L’Aquila 1984.
Un’iscrizione ricorda i restauri fatti eseguire dall’imperatore Adriano ad edifici pubblici, mentre altre iscrizioni riportano i restauri al teatro e spettacoli teatrali. La necropoli invece doveva trovarsi nella vicina località di Venarossa (o Cretoni), dove sono segnalate molte iscrizioni rupestri di tipo funerario.
Dal Medioevo all'epoca contemporanea
Il paese medievale, chiamato originariamente Castrum Pescli, si sviluppò intorno al castello del Peschio, una struttura militare posta sulla rupe che domina la zona come dimostra il toponimo, derivante dal termine latino Pesculum, ovvero luogo posto in alto. La pieve di Sant'Andrea è citata per la prima volta in alcuni documenti ecclesiastici nel 1153, il castello invece nel 1161.
Nel 1183 Pescorocchiano figura tra i piccoli fondi della zona, sotto la baronia di Gentile Vetulo, a seguito della suddivisione del contado realizzata da Guglielmo II. Il Giustizierato d'Abruzzo fu diviso in due parti al di qua e al di là del fiume Pescara da Carlo I d'Angiò nel 1273. Pescorocchiano figura nella zona al di là del fiume. Nel 1418 il centro entrò a far parte dei possedimenti della famiglia Mareri, precisamente di Niccolò, ma anche degli Orsini e dei Colonna, mentre nel 1511 appare ricompreso fra i beni che Carlo V dette in dono ad Antimo Savelli per i servigi che questi gli aveva reso.
Nel 1808 Pescorocchiano entrò a far parte del distretto di Cittaducale in seno all'Abruzzo Ulteriore Secondo; dal 1926 fu incluso unitamente al mandamento di Borgorose (all'epoca Borgocollefegato) nel circondario di AvezzanoRegio Decreto 21 ottobre 1926, n. 1890, art. 4.. Dal 1927 fa parte della nuova provincia di Rieti, nel LazioR.D.L. 2 gennaio 1927, n. 1, art. 1.. Nel XIX secolo la popolazione versava in grave stato di degrado sociale ed economico, favorendo così il fenomeno del brigantaggio, che fu contrastato con la forza dal nuovo stato unitario.
Il territorio è stato incluso in quello abruzzese fino al 1927, anno in cui venne aggregato alla costituita provincia di Rieti.
Il paese fu colpito dal terremoto dell'Aquila del 2009, subendo danni nelle strutture pubbliche, in alcuni edifici dei centri storici e nelle chiese di tutte le frazioni.
Monumenti e luoghi d'interesse
Architetture religiose Chiesa di Sant'Andrea
Architetture civili e militari Castello baronale, situato presso il belvedere, nella parte più alta del paese.
Siti archeologici Grotte di Val de' Varri, al cui interno sono state trovate tracce di presenza umana, risalenti all'età del bronzo, costituite da graffiti rupestri; inoltre sono stati rinvenuti anche alcuni manufatti e resti di vasellame del IV - II secolo a.C.
Aree naturali Cammino dei Briganti, un sentiero a lunga percorrenza ad anello che si sviluppa tra Abruzzo e Lazio, che attraversa il territorio comunale. Società Evoluzione demografica
Religioni Le parrocchie di Pescorocchiano fanno parte della zona Pastorale del Salto Cicolano, ricompresa questa nella diocesi di Rieti.
Istituzioni, enti e associazioni
Università agrarie Il comune è sede di cinque università agrarie, quelle di Leofreni, Montorio in Valle, Ponticelli, Pozzaglia Sabina e Vallecupola, enti di gestione e mantenimento del patrimonio della collettività, eredi di istituzioni medievali di autogoverno agrario.
Geografia antropica Frazioni
Nel territorio comunale si trovano le seguenti frazioni: Alzano, Baccarecce, Campolano, Castagneta, Castelluccio, Civitella di Nesce, Colle di Pace, Colli di Pace, Girgenti, Granara, Leofreni, Nesce, Ospanesco, Pace, Petrignano, Poggio San Giovanni, Roccaberardi, Roccarandisi, Santa Lucia di Gioverotondo, Sant'Elpidio, Tonnicoda, Torre di Taglio e Val de Varri.
Alzano È un piccolo centro abitato medievale a 850 metri sul livello del mare, ai piedi del Monte Fratta, costruito intorno alla chiesa di san Vittorino, il cui culto giunse da Amiterno durante la transumanza che muoveva uomini e animali dai monti alle pianure e viceversa ogni volta che cambiavano le stagioni. Nei pressi di Alzano si trovano i resti di un imponente santuario equicolo: articolato in tre terrazze degradanti delimitate da mura in opera poligonale di II-III maniera, risale al periodo tra il III e la fine del II secolo a.C. Tra il primo ed il secondo muraglione si trova la cosiddetta Grotta del Cavaliere, ovvero un pozzo a pianta circolare, profondo circa 2,60 metri,E. Imperatori, Il complesso di Alzano. Topografia di un centro del Cicolano, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Perugia, anno accademico 2001-2002, con relativa bibliografia. Il termine Cavaliere si riferisce al cavalier Dodwell, tra i primi archeologi che nell’Ottocento esplorarono quest’area, lasciando il nome alla grotta in prossimità del quale vennero rinvenuti degli ex voto anatomici. Dal sito proviene anche una piccola epigrafe in marmo con dedica votiva ad Ervaianus, oggi al Museo Archeologico Cicolano di Corvaro, datata alla metà del I secolo a.C.Tuttavia S. Morandi propone di riconoscervi la divinità di Nervaiano. L’epigrafe recita: C(aius) Lullius P(ublii) f(ilius) / dat don(um) / ervaiano / l(ibens) m(erito) Ervaianus è considerato una contrazione per Ercole Vaiano, a cui probabilmente era dedicato questo santuario equicolo.
Castelluccio
Paese situato a 871 , distante circa 3 chilometri dal capoluogo comunale, ha una popolazione residente di circa 30/40 abitanti, caratterizzato dal centro storico con i suoi vicoli. L'attività prevalente è l'agricoltura con una variegata produzione di prodotti biologici, principalmente per uso familiare. Altri prodotti tipici sono funghi, tartufi ed in particolare la rinomata castagna rossa del Cicolano.
Civitella di Nesce