I bombardamenti di Milano durante la seconda guerra mondiale furono i maggiori che una città dell'Italia settentrionale abbia subito da parte degli Alleati della seconda guerra mondiale.
Nel complesso le incursioni effettuate su Milano e provincia furono centinaia, i morti circa .
Fino all'estate del 1943 i bombardamenti aerei su Milano erano effettuati solo dai velivoli del Bomber Command britannico: i velivoli decollavano al tramonto dal sud dell'Inghilterra e arrivavano sullo spazio aereo della città di notte. Inizialmente si trattava di bombardamenti di precisione ed in genere non provocavano danni enormi, anche per via della difficoltà di mantenere una formazione durante il volo notturno.
A partire dall'estate 1943 si affiancarono ai britannici i velivoli dell'USAAF, i bombardieri statunitensi decollavano all'alba dalla Puglia ed in seguito dagli aeroporti vicini alla Linea Gotica e bombardavano di giorno, a questi si affiancava il 205° Bomb Group britannico che invece partiva di sera per giungere a Milano intorno all'una di notte.
Gli obiettivi L'individuazione degli obiettivi era cominciata all'inizio del conflitto con voli di ricognizione dei bimotori Bristol Blenheim che furono però di scarso successo a causa delle numerose perdite ad opera della contraerea e delle frequenti avarie della strumentazione fotografica. Fu solo nel settembre del 1940 con l'istituzione della Photographic Development Unit (PDU) guidata da Sidney Cotton presso l'aerodromo di Heston che iniziarono il trattamento e l'interpretazione sistematici del materiale fotografico raccolto durante le ricognizioni compiute anche sopra l'Italia. Quest'intensa attività, proseguita nei primi anni del conflitto, fece sì che le forze alleate disponessero di una mappatura pressoché completa del territorio italiano.
Tra gli obiettivi strategici, individuati ancora prima dell'ingresso italiano nel conflitto, vi erano le principali aziende della città tra le quali l'Alfa Romeo, la Edoardo Bianchi, le officine Fratelli Borletti, la Magneti Marelli, la Caproni, la Pirelli, la Breda, l'Ansaldo, l'Isotta Fraschini e le acciaierie Falck.
I velivoli alleati L'elenco di velivoli coinvolti nei bombardamenti di Milano è lungo. I primi bombardamenti, risalenti al 1940, furono effettuati dai bombardieri bimotori Armstrong Whitworth A.W.38 Whitley, dall'ottobre del 1942 fino all'estate del 1943 furono impiegati tutti i tipi di bombardieri del Bomber Command, i quadrimotori Short S.29 Stirling, Handley Page Halifax e Avro 683 Lancaster, quest'ultimo era il più moderno e quello che trasportava il maggior carico di bombe. Per i bombardamenti notturni del 1944 sulla zona di Lambrate furono impiegati i Vickers Wellington mentre come ricognitori o per gli attacchi al suolo furono usati i De Havilland DH.98 Mosquito e i Supermarine Spitfire. A partire dall'estate 1943 furono usati anche gli aerei dell'USAAF, in particolare i quadrimotori Consolidated B-24 Liberator e i B17 "Fortezze Volanti", verso la fine del conflitto vennero impiegati a Milano anche i bombardieri medi North American B-25 Mitchell, Martin B-26 Marauder, Douglas A-20 Havoc/Boston e Martin 187 Baltimore, il cacciabombardiere monomotore Republic P-47 Thunderbolt usato talvolta in missioni notturne solitarie (alimentando la leggenda del Pippo), come ricognitori e per attacchi al suolo furono impiegati i Lockheed P-38 Lightning e i North American P-51 Mustang.
Cronologia Nel complesso durante i primi due anni di conflitto Milano fu toccata in modo marginale dai bombardamenti aerei che avevano come principali obiettivi i porti e le città del sud Italia o città come Genova e Torino considerate obiettivi militari più strategici.. La situazione cambiò drasticamente nel 1942, è infatti del 24 ottobre l'unico attacco diurno eseguito dal Bomber Command in Italia.
1940 Inizialmente, i bombardamenti eseguiti dal Bomber Command britannico furono azioni di precisione eseguite da velivoli decollati dalle basi del sud dell'Inghilterra. Essi sorvolavano di notte la Francia e giungevano a Milano intorno a mezzanotte; dopo circa un'ora lasciavano lo spazio aereo cittadino per fare ritorno alla base.
Il primo bombardamento di Milano avvenne dopo soli cinque giorni dall'entrata in guerra del paese.
Il primo bombardamento in Italia colpì Torino la notte tra l'11 e il 12 giugno 1940, la destinazione di Torino venne però assegnata ai bombardieri Whitley partiti dalle basi inglesi solo dopo che la missione originaria, con destinazione gli stabilimenti Caproni di Milano, venne annullata a causa di un equivoco, la fanteria francese aveva infatti impedito il decollo dei bombardieri Wellington dalla base francese di Salon-de-Provence a causa di un'incomprensione di ordini..
15/16 giugno L'allarme antiaereo suonò alle 1.48, vennero colpiti alcuni edifici, ci furono due morti e alcuni feriti.. I diari del Bomber Command non registrarono attività sulla Lombardia quella notte, è quindi probabile che i velivoli fossero francesi diretti in realtà su Novi Ligure.
16/17 giugno 22 bombardieri Vickers Wellington decollarono dalla base aerea di Salon-de-Provence in Francia con obiettivo le aziende aeronautiche italiane, la Macchi di Varese, la Savoia Marchetti a Sesto Calende e lo stabilimento Caproni presso il campo di volo di Taliedo sul quale vennero lanciate circa 25 bombe che fecero solo lievi danni; furono sganciate anche alcune bombe sull'autostrada dei Laghi. Tre feriti si contano anche a Monza.
13/14 agosto Dopo la resa della Francia gli aeroporti francesi non erano più utilizzabili, i bombardieri britannici partirono dalle basi aeree inglesi. Dei 35 bombardieri Armstrong Whitworth A.W.38 Whitley decollati con obiettivi diversi nel nord Italia solo tre arrivarono a Milano. Gli attacchi si concentrarono nella zona di Via Paolo Sarpi, via della Moscova e via Padova e nel quartiere Greco, ci furono 15 morti e 44 feriti. Venne danneggiata anche la sede de "Il Popolo d'Italia" in via Arnaldo Mussolini (Via Lovanio). La DICAT non colpì alcun apparecchio inglese.
15/16 agosto La contraerea aprì il fuoco e i velivoli britannici invertirono la rotta e sganciarono il carico nella zona di Merate e Mariano Comense, un velivolo Whitley fu abbattuto.
18/19 agosto Tre aerei sganciarono 14 bombe, vi furono ingenti danni agli stabilimenti Innocenti a Lambrate e all'aeroporto Forlanini.
24-27 agosto I Whitley inglesi non riuscirono a raggiungere Milano, furono abbattuti due aerei, uno sull'appennino ligure e uno a Valera nei pressi di Arese.
18/19 dicembre Cinque Vickers Wellington raggiungono Milano con obiettivo gli stabilimenti Pirelli, venne distrutta una cascina ad Assago e bombardata la via Col di Lana, vi furono 8 morti e 16 feriti. In questa occasione vi fu anche un lancio di volantini informativi sui danni della campagna italiana di Grecia e alla flotta italiana a Taranto. Questo fu l'ultimo bombardamento per quasi due anni.
1942 Nel 1941 e in gran parte del 1942 non vi furono bombardamenti su Milano, il Bomber Command, che aveva preferito concentrare le proprie forze in altri scenari di guerra, dal febbraio del '42 era affidato al comando di Arthur Harris che lo riorganizzò radicalmente.
24/25 ottobre Il bombardamento del 24 ottobre per il Bomber Command fu una sorta di esperimento, nelle intenzioni di Harris un intenso bombardamento diurno avrebbe mobilitato tutti i mezzi di difesa passiva e un ulteriore bombardamento poche ore dopo avrebbe annientato genieri, mezzi e squadre antincendio. L'allarme suonò alle ore 17.57 del sabato 24 ottobre cogliendo la popolazione di sorpresa sia perché erano trascorsi quasi due anni dall'ultimo bombardamento sia per il brevissimo intervallo tra il suono delle sirene e la caduta delle bombe. Del totale degli 88 bombardieri Avro 683 Lancaster decollati 13 tornarono alla base per inconvenienti tecnici vari., uno sbagliò rotta e il carico di bombe incendiarie cadde nei pressi di Vigevano e i rimanenti 74Gioannini - Massobrio parlano di 73 si riversarono in ondate successive sulla città nel primo episodio di "area bombing" della città.
Dai registri ufficiali del Bomber Command risultarono lanciate 12Bonacina nel suo libro parla di 15 bombe da libbre (le cosiddette cookies), 56 da libbre, bombe incendiarie da 30 libbre e bombe incendiarie da 4 libbre oltre a svariate migliaia di volantini propagandistici, alcuni dei quali curiosamente in francese.. I morti furono 135, i feriti 331 dei quali 15 non sopravvissero alle feriteSecondo Gioannini - Massobrio alcune stime parlano di 171 morti, la maggior parte dei quali colti di sorpresa per strada. Risultarono danneggiati 52 edifici residenziali e 9 commerciali o pubbliciI numeri riportati da Bonacina e da Gioannini Massobrio sono diversi, il primo parla di 441 edifici residenziali danneggiati, 30 incendi di vaste proporzioni e centinaia di incendi minori, i secondo parlano di un totale di 441 edifici danneggiati e 50 case gravemente danneggiate o distrutte.. Tra gli edifici danneggiati vi fu anche il carcere di San Vittore dove da una breccia nel muro evasero 118 detenuti.
Vi furono numerose lamentele sia per il ritardo dell'allarme, suonato solo alle 17,57, solo cinque minuti prima della caduta delle prime bombe. sia per l'insufficienza dei rifugi pubblici. La sistemazione dei numerosi senzatetto creò diverse difficoltà, coloro che non avevano necessità di rimanere a Milano vennero sfollati.
Nella notte vi fu un altro attacco sferrato da uno stormo composto da 71 bombardieri tra Halifax, Stirling e Wellington. L'attacco notturno fu caratterizzato da una serie di problemi già in partenza, il maltempo e la contraerea svizzera, stanca di veder violato il suo spazio aereo, fecero sì che solo 39 aerei giunsero a destinazione. I passaggi furono scoordinati, vi furono numerose perdite e gran parte delle bombe vennero lanciate sulla periferia o fuori Milano, furono colpite Como, Porto Ceresio, Seriate, la Certosa di Pavia, Vigevano, Fidenza, Cantù e altre località più lontane da Milano.
L'attacco su Milano venne considerato un grande successo e per diversi mesi Milano non venne inclusa nella lista degli obiettivi del Bomber Command..
1943
Dall'inizio dell'anno la DICAT, dopo avere dato prova di scarsissima preparazione ed efficacia, era stata affiancata dalla FlaK tedesca. Il Bomber Command era intanto stato potenziato e perfezionato ed aveva iniziato la distruzione sistematica delle città tedesche. A Milano, per la popolazione rimasta, la razione di pane giornaliera scese a 150 grammi, i buoni del tesoro persero valore e tra la popolazione prese piede il baratto, unico sistema per procurarsi di che vivere.
14/15 febbraio Furono 142 i bombardieri Lancaster che partirono dall'Inghilterra il 14 febbraio, quattro si diressero a La Spezia e i rimanenti 138Bonacina indica che i Lancaster giunti a Milano furono 122 arrivarono a Milano dove venne dato il preallarme alle 21.30 mentre il grande allarme risuonò alle 22.06. La rotta dei velivoli era stata tracciata tramite dei bengala a partire dal Lago Maggiore dagli aerei pathfinder. I danni, rilevati il 19 febbraio dal sorvolo di un De Havilland DH.98 Mosquito, furono ingenti: subirono danni tra gli altri gli stabilimenti Alfa Romeo, Caproni, Isotta Fraschini, lo scalo Farini, lo scalo di Porta Romana, la stazione di Porta Genova, i depositi tram di Messina e Leoncavallo e quello automobilistico in Corso Sempione, il mercato ortofrutticolo, l'Ospedale Maggiore, l'Umanitaria e 35 zone di edifici residenziali. Numerosi i danni al patrimonio artistico, le chiese di Santa Maria del Carmine, San Lorenzo, San Giorgio al Palazzo, il palazzo Reale, la Pinacoteca Ambrosiana, la Permanente, la Galleria d'Arte Moderna, il Conservatorio, il Teatro Lirico, diversi cinema e numerose tipografie; in Via Solferino venne distrutto il secondo piano della sede del Corriere della Sera.