Il ruolo di genere, la condizione femminile e i diritti delle donne nella Turchia contemporanea sono determinati da una continua lotta militante in materia di uguaglianza di genere, elementi che concorrono ad includere le condizioni richieste per la candidatura all'Unione europea, contro le politiche prevalenti che favoriscono modelli restrittivi basati sul patriarcato.

Le donne turche continuano ad essere vittime di stupro e delitto d'onore; la ricerca svolta dagli studiosi più accreditati e dalle agenzie governative indica inoltre una diffusa presenza di violenza domestica tra la popolazione maschile; this document is in Turkish, use a translator such as Google, if you cannot read Turkish..

Le donne sono costrette ad affrontare anche disparità significative nel campo occupazionale e, in alcune regioni, in quello dell'istruzione femminile. La partecipazione delle donne alla forza lavoro è inferiore alla metà della media europea e mentre diverse campagne sono state intraprese con successo per promuovere l'alfabetizzazione femminile, esiste ancora una forte sacca di divario tra i sessi nell'istruzione secondaria ed un sempre più crescente divario nell'istruzione superiore.

Vi è anche una diffusione a macchia d'olio del matrimonio infantile, pratica quest'ultima che è particolarmente presente nelle parti più orientali e centrali del paese. La discriminazione basata sul genere è espressamente vietata dalla costituzione del 1982.

Il movimento del femminismo turco prese avvio nel corso del XIX secolo in concomitanza con il declino e la primissima modernizzazione dell'impero ottomano; questo movimento è stato abbracciato, dopo la caduta dell'Impero ottomano e la proclamazione della Turchia repubblicana da parte dell'amministrazione di Mustafa Kemal Atatürk (1922), attraverso riforme modernizzatrici che includevano il divieto di poligamia e la fornitura di diritti completi alle donne turche entro il 1934.

Il tasso di occupazione secondo l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico per il 2015 è fermo al 30,5%, mentre il "Global Gender Gap Index" è attestato per il 2013 a 0.6081, alla 120ª posizione su 144 paesi.

Il Global Gender Gap Report 2019 su 153 paesi analizzati la Turchia si posiziona 130ª con un punteggio di 0,635 su 1,000 (nel 2006 la posizione era 105ª con un punteggio di 0,585 su 1,000). La percentuale di donna lavoratrici è del 37,5%; la percentuale di manager e giudici in Turchia donne è del 14,8% mentre di lavoratori e operatori professionisti è del 40,1%. Il 93,5% delle donne turche sono alfabetizzate, l'87,2% e l'86% delle donne hanno conseguito un'istruzione primaria e secondaria. Il 17,5% delle donne sono parte del parlamento mentre i ministri donna sono l'11,8%. L'età media per una donna quando mette al mondo il primo figlio è di 28,6 anni con una media di 2,08 figli a donna.

Storia

Nel corso del XVI e XVII secolo, durante il cosiddetto "sultanato delle donne" (dal 1520 al 1656), le abitatrici dell'Harem imperiale riuscirono ad ottenere una straordinaria influenza sulla politica imperiale. Molti dei sultani in quest'epoca furono minori e divennero pertanto le loro madri (le Valide Sultan) - come Kösem Sultan (1589-1651) - o talvolta le figlie - come Mihrimah Sultan (1522-78) - nella loro qualità di leader dell'Harem a governare effettivamente l'impero. La maggior parte di queste donne ebbero origini dagli slavi.

Durante il declino ottomano nel XIX secolo le donne istruite appartenenti all'élite d'Istanbul cominciarono ad organizzarsi tramite le prime associazioni femministe. Con le riforme di Tanzimat (1839-76) il miglioramento dello status femminile venne considerato come parte di un più ampio sforzo di modernizzazione; fu allora che il movimento delle donne ottomane cominciò per la prima volta a reclamare i propri diritti.

Combatterono per aumentare l'accesso delle donne all'istruzione pubblica e al lavoro retribuito, l'abolizione della poligamia e del "peçe", il velo islamico. Le prime femministe pubblicarono inoltre riviste dedicate espressamente alle donne in diverse lingue ed istituirono varie associazioni volte al progresso in molti settori della società ancora fortemente intrisa di tradizionalismo.

La prima organizzazione femminista turca fu l'"Organizzazione ottomana delle donne" fondata nel 1908; essa venne parzialmente coinvolta nel movimento dei Giovani Turchi. Anche scrittrici e attiviste politiche come Fatma Aliye Topuz, Nezihe Muhiddin e Halide Edib Adıvar si unirono al movimento; nei suoi romanzi Edip Sdivar criticò il basso status sociale delle donne e quello che vide come una mancanza d'interesse della maggior parte delle donne per cambiare la loro situazione.

Durante la guerra d'indipendenza turca (1919-23) la vedova Kara Fatma ebbe modo di dimostrarsi essere una leader militare di successo.

A seguito della fondazione della repubblica nel 1923 il movimento femminista divenne gradualmente parte dell'impegno modernizzatore del Kemalismo; la poligamia fu resa illegale, i diritti di divorzio e di eredità vennero equiparati a quelli già appartenenti agli uomini. Entro i primi anni trenta la Turchia diede la piena libertà politica alle donne, incluso il suffragio femminile e il diritto di candidatura alle cariche politiche a livello locale (nel 1930) e a livello nazionale (nel 1934)Questions and Answers on Women's Right Turkish, prepared by the Human Rights Agenda Association; accessed on 14 October 2009. Si mantenne comunque una grande discrepanza tra i diritti formali teorici e la posizione sociale effettiva.

Solo negli anni ottanta i movimenti femministi divennero maggiormente indipendenti dai tentativi di modificare lo Stato. Dopo il Colpo di Stato in Turchia del 1980 le donne provenienti dagli ambienti più urbanizzati ed accademici cominciarono ad incontrarsi in gruppi di lettura e a discutere insieme la letteratura femminista; all'interno di tali "gruppi di sensibilizzazione", stabilitisi in particolare ad Istanbul, Ankara e Smirne venne apertamente criticata la costruzione standard dell'istituto famigliare ed il comportamento di ruolo specifico nel genere a cui erano costrette le donne. Vennero fondate riviste femministe indipendenti per denunciare la frequenza della molestia sessuale e la violenza contro le donne.

Nel 1987 le femministe organizzarono la prima protesta pubblica contro la violenza maschile, seguita da campagne (gli "aghi viola") volte a sensibilizzare sulla questione delle molestie e da altre che cercarono il diritto all'autodeterminazione sul proprio corpo. Queste iniziativa sorsero a causa del desiderio delle donne di rifiutare il tradizionale codice patriottico di etica, onore e religione il quale lasciò sempre agli uomini la decisione sul destino del corpo femminile. La seconda ondata femminista riuscì a raggiungere un gruppo più ampio e diversificato di donne rispetto al movimento della prima ondata femminista.

L'accettazione delle questioni femminili come problema politico e di pianificazione indipendente venne discussa per la prima volta nel "Piano di sviluppo 1985-90", la "Direzione generale per lo status e i problemi delle donne" venne istituito come meccanismo nazionale nel 1990. Questa "Direzione generale", collegata direttamente al primo ministro della Turchia nel 1991, svolse le proprie attività sotto la responsabilità di un ministero statale.

Essa continua fino ai giorni nostri ad eseguire una grande varietà di attività con l'obiettivo primario di proteggere i diritti delle donne, di rafforzarne la posizione all'interno della vita sociale, economica, culturale e politica e di assicurare la parità di utilizzo dei diritti, delle opportunità e delle capacità. Fin dal 1990 il discorso femminista si istituzionalizzò, con la fondazione di centri di studi femminili e di programmi universitari all'"Università Marmara" o all'Università di Istanbul. Nel 1993 Tansu Çiller è diventata il primo ministro donna turco.

Nel 2002 il governo ha riformato i codici di diritto penale e di diritto civile; da questo momento i diritti di uomini e donne durante il matrimonio, nel corso del divorzio e tutti susseguenti diritti di proprietà sono stati parificati. È stata stabilita una procedura penale che tratta la sessualità femminile come una questione inerente ai diritti e alle libertà individuali, piuttosto che come questione di onore familiare. Le aggiunte costituzionali obbligano lo Stato ad utilizzare tutti i mezzi necessari atti a promuovere l'uguaglianza di genere. Sono anche stati creati appositi tribunali di famiglia, istituite leggi del lavoro per vietare il sessismo, creati programmi per educare contro la violenza domestica e migliorare l'accesso all'istruzione per le ragazze.

Diritti legali La Turchia è parte della Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione della donna dal 1985 e del Protocollo facoltativo alla Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione della donna dal 2002.

L'Art 10 della Costituzione vieta qualsiasi discriminazione, statale o privata, motivata dal sesso. È stato il primo paese ad avere una donna come presidente della Corte Costituzionale, Tülay Tuğcu. Inoltre il Consiglio di Stato, la suprema corte per i casi di diritto amministrativo, ha avuto una donna come presidente (Sumru Çörtoğlu) dal 2006 al 2008.

L'Art 42 costituzionale è stato rivisto per interpretare la famiglia come "basata sull'uguaglianza dei coniugi". Il nuovo codice ha anche concesso alle donne pari diritti sui beni acquisiti durante il matrimonio, il che dovrebbe significare dare un valore economico al lavoro domestico femminile all'interno dell'ambito familiare.

L'età minima per il matrimonio è stata portata a 18 anni (17 con il consenso dei genitori). In caso di matrimonio forzato le donne hanno il diritto di chiedere un annullamento entro i primi 5 anni. Nel 2004 un aggiornamento all'Art 10 costituzionale ha posto la responsabilità di garantire l'uguaglianza di genere sullo Stato: "gli uomini e le donne hanno diritti uguali, lo Stato ha l'obbligo di assicurare che questa uguaglianza esista nella pratica".

Nel 2005 il codice penale è stato modificato per criminalizzare il colpevole dello stupro coniugale e per far aumentare le pene per coloro che sono che sono stati condannati per delitto d'onore, che in passato prevedeva una riduzione consistente della pena se causato da "provocazione". La "Direzione per i diritti umani" ha riferito che il numero di omicidi d'onore perpetrati in Turchia è salito a 220 nel 2007, con la gran parte degli assassinii che si verificava nelle grandi città.

Il velo islamico, indossato da più del 20% delle donne turche, viene consentito alle impiegate negli uffici pubblici durante la loro attività. Le studentesse della scuola primaria e secondaria hanno la libertà di fare uso di cosmetici.

Politiche

Femminismo La prima ondata femminista in terra turca apparve all'inizio del XX secolo, quando le organizzazioni femminili cominciarono a reclamare l'uguaglianza nei diritti civili e nei diritti politici; durante questo primo periodo i diritti delle donne si sovrapposero al processo di riforma repubblicana voluta dal Kemalismo.

La seconda ondata femminista raggiunse la Turchia nella prima metà degli anni ottanta sollevando questioni comuni al movimento emerso in occidente vent'anni prima, come ad esempio l'eliminazione della violenza contro le donne, l'abolizione dell'oppressione tradizionale familiare e la contestazione dei "test di verginità"; pratica quest'ultima assai comune per le donne che stavano per sposarsi o che erano state sottoposte ad aggressione sessuale.