La diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi () è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi di Bari-Bitonto appartenente alla regione ecclesiastica Puglia. Nel 2023 contava 125.758 battezzati su 128.730 abitanti. È retta dal vescovo Domenico Basile.

Patroni Il patrono principale della diocesi è san Corrado di Baviera, monaco ed eremita, commemorato il 9 febbraio.

Patroni secondari sono, invece:

san Biagio di Sebaste, vescovo e martire, commemorato il 3 febbraio; san Tommaso, apostolo, commemorato il 3 luglio; san Michele Arcangelo, commemorato il 29 settembre

Territorio La diocesi comprende i comuni pugliesi di Molfetta, Ruvo, Giovinazzo e Terlizzi.

Confina ad ovest con l'arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie, a sud-ovest con la diocesi di Andria, a sud con la diocesi di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti e ad est con l'arcidiocesi di Bari-Bitonto.

Sede vescovile è la città di Molfetta, dove si trova la cattedrale di Santa Maria Assunta. Sempre a Santa Maria Assunta sono dedicate le concattedrali che sorgono a Ruvo e a Giovinazzo, mentre la concattedrale di Terlizzi è dedicata a San Michele arcangelo. A Molfetta sorgono anche il duomo di San Corrado e la basilica della Madonna dei Martiri.

Il territorio si estende su 442 km² ed è suddiviso in 36 parrocchie.

Storia L'odierna diocesi è frutto dell'unione di quattro antiche sedi episcopali attuata nel 1986.

Ruvo La tradizione attribuisce a san Pietro la fondazione della comunità cristiana di Ruvo e la consacrazione del suo primo vescovo, Cleto, che in seguito sarebbe asceso alla cattedra di Roma come terzo papa. Altri vescovi, la cui storicità però è molto incerta, si sarebbero avvicendati fino al 493.Lanzoni nega che Ruvo abbia avuto una sede episcopale prima del VII secolo e ritiene fantasiosi i nomi dei vescovi e storicamente inattendibili; cfr. ritiene come «tradizione priva di fondamento storico, attestata per la prima volta da F. Ughelli» l'episcopato di Cleto a Ruvo. Autori locali tuttavia confermano la tradizione petrina; Pellegrini per esempio afferma che «non si vede come possa continuarsi a dire del tutto leggendaria la presenza di Cleto nella civitas rubensis» (La cattedrale di Ruvo, pp. 7-8).

Alcuni autori ipotizzano la nascita della diocesi fra VI e VII secolo in concomitanza con le testimonianze relative ad una chiesa detta di San Giovanni Rotondo sorta nell'area meridionale del centro abitato.Cattedrali di Puglia. Una storia lunga duemila anni, Bari, 2001, pp. 153-154.

Una discussa bolla di papa Giovanni XIX del 1025La bolla riporta un elenco di diciotto località dipendenti dal metropolita barese, tra cui Ruvo, Giovinazzo e Molfetta, e da all'arcivescovo barese la facoltà di consacrare dodici vescovi suffraganei scelti fra le località menzionate. Il documento è tuttavia sospetto; secondo Nitti, editore del Codice diplomatico di Bari, la bolla è spuria, essendo una copia fatta sul modello di una bolla posteriore di papa Alessandro II; dello stesso avviso lo storico Pratesi. Jules Gay, L'Italie Méridionale et l'Empire Byzantin depuis l'avènement de Basile Ier jusqu'à la prise de Bari par les Normands (867-1071), Paris, 1904, p. 427. A. Pratesi, Alcune diocesi di Puglia nell'età di Roberto il Guiscardo: Trani, Bari e Canosa tra Greci e Normanni, in «Roberto il Guiscardo e il suo tempo. Relazioni e comunicazioni nelle Prime Giornate normanno-sveve (Bari, maggio 1973)», Roma, 1975, pp. 226-227, 231-232, 234-241. assegnerebbe Ruvo alla provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Bari; questa decisione fu confermata da Alessandro II (1063) e Urbano II (1089).Kehr, Italia pontificia, IX, pp. 317-320, nnº 2, 4 e 7.

Incerta è la serie dei vescovi di Ruvo fino alla fine dell'XI secolo. Ughelli, in base ad un Indiculus Rubensium episcoporum, riporta una serie di vescovi che la critica storica, a partire da Lanzoni, ritiene totalmente spuria. Primo vescovo storicamente documentato è Guiberto: nel 1071 prese parte, assieme a molti altri vescovi, alla solenne consacrazione della basilica abbaziale di Cassino; con il nome di Guislibertus è menzionato negli Annali di Lupo Protospatario all'anno 1082.Kehr, Italia Pontificia, IX, p. 349. Attorno al 1079, durante il suo episcopato, fu costruita la prima cattedrale, distrutta nel 1133 circa; l'attuale cattedrale risale alla fine del XII secolo, iniziata dal vescovo Daniele, ed è stata l'unica parrocchia con la cura animarum della città-diocesi di Ruvo fino al Novecento.

La diocesi corrispondeva infatti al solo territorio della città di Ruvo e molto esigue erano le rendite della mensa vescovile. Nel Cinquecento la sede episcopale fu retta da tre membri della famiglia de Mirto (1512-1589) che depauperarono i beni della Chiesa. Solo con i vescovi successivi si iniziò ad attuare i decreti di riforma del concilio di Trento, benché il seminario, a causa della povertà economica della diocesi, non fu mai eretto; furono celebrati dei sinodi diocesani, che tuttavia ebbero scarso effetto. Addirittura gli atti stampati del sinodo celebrato da Domenico Gallesi (1676-1679) furono bruciati dopo la sua morte per impedirne l'applicazione.

Il 27 giugno 1818 con la bolla De utiliori di papa Pio VII la diocesi di Ruvo fu unita aeque principaliter a quella di Bitonto.

Agli inizi del XX secolo, grazie anche al considerevole aumento demografico della città, furono istituite nuove parrocchie oltre a quella della cattedrale, tra cui quelle del Redentore, di San Giacomo, di San Domenico e di San Michele.

Il 30 settembre 1982 il vescovo Antonio Bello, già vescovo di Molfetta, Giovinazzo e Terlizzi, venne nominato anche vescovo di Ruvo: in questo modo la sede di Ruvo fu divisa da quella di BitontoContestualmente unita in persona episcopi all'arcidiocesi di Bari. ed unita in persona episcopi alle sedi di Molfetta, Giovinazzo e Terlizzi.

Al momento della piena unione con le sedi di Molfetta, Giovinazzo e Terlizzi nel 1986, la diocesi di Ruvo comprendeva 8 parrocchie tutte site nel comune di Ruvo di Puglia.Decreto 19 dicembre 1986, Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 5 del 08-01-1987.

Terlizzi Con la conquista normanna della Puglia, il casale rurale del locus Tillizo si trasformò in castrum, parte della contea di Giovinazzo. La sua importanza aumentò sempre più e grazie alle largizioni del conte Amico fu edificata la chiesa matrice di San Michele consacrata nel 1073 dal vescovo di Giovinazzo.

La chiesa ottenne larghe esenzioni e privilegi concessi dai conti di Giovinazzo, in particolare il privilegium exemptionis dai vescovi di Giovinazzo. La chiesa fu affidata ad un arciprete, affiancato da un collegio di canonici.

Nei secoli successivi numerosi furono gli scontri di giurisdizione tra i vescovi di Giovinazzo e gli arcipreti di Terlizzi, i primi per affermare i propri diritti sull'intero territorio diocesano e dunque anche su Terlizzi, il suo clero e le sue chiese, i secondi per difendere i privilegi di esenzione dall'autorità del vescovo giovinazzese.

L'annosa questione fu risolta da papa Benedetto XIV il 26 novembre 1749: in forza della bolla Unigenitus Dei Filius, il pontefice eresse la diocesi di Terlizzi ricavandone il territorio dalla diocesi di Giovinazzo; tre anni dopo, con decreto concistoriale del 24 aprile 1752, la nuova diocesi, suffraganea dell'arcidiocesi di Bari, fu unita aeque principaliter a quella giovinazzese.Eubel, Hierarchia catholica, VI, p. 247, nota 1. «In conseguenza dell'erezione della cattedra episcopale, la figura e la potestà (quasi vescovile) dell'arciprete furono ridimensionate a quelle del curato dell'unica parrocchia cittadina (rimasta tale fino al XX secolo) e prima dignità del capitolo cattedrale fu l'arcidiacono».

Nel 1782 fu demolita l'antica cattedrale romanica e si dette avvio alla costruzione della nuova cattedrale in stile neoclassico, che fu consacrata nel 1872.

Il 27 giugno 1818 con la bolla De utiliori, papa Pio VII dispose la soppressione della diocesi di Terlizzi e l'annessione del suo territorio a quello della diocesi di Molfetta. La diocesi fu restaurata il 4 marzo 1836 con la bolla Aeterni Patris di papa Gregorio XVI, che dispose l'unione aeque principaliter delle diocesi di Terlizzi e di Giovinazzo con quella di Molfetta, rendendole immediatamente soggette alla Santa Sede.

Nel 1885 la diocesi comprendeva tre sole parrocchie nel territorio terlizzese: la cattedrale di San Michele Arcangelo, San Gioacchino e Santa Maria di Sovereto.

Al momento della piena unione con Ruvo, Giovinazzo e Molfetta nel 1986, la diocesi di Terlizzi comprendeva 7 parrocchie tutte site nel comune omonimo.Decreto 23 dicembre 1986, Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 12 del 16-01-1987, p. 5.

Giovinazzo Incerte sono le origini della Chiesa di Giovinazzo. Una discussa bolla di papa Giovanni XIX del 1025 assegnerebbe Giovinazzo alla provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Bari; questa decisione fu confermata da Alessandro II (1063) e Urbano II (1089). Dell'XI secolo sono noti diversi vescovi, il primo dei quali Grimoaldo, attestato nel 1034.

La cattedrale risale all'epoca normanna, tra il 1150 ed il 1180, e consacrata nel 1283, all'epoca del vescovo Giovanni II. Durante l'episcopato di Paolo De Mercurio (1731-1752) essa fu ristrutturata completamente in forme barocche.Cattedrali di Puglia. Una storia lunga duemila anni, Bari, 2001, pp. 123-124.

Nella seconda metà dell'XI secolo, nella città e nel territorio giovinazzese arrivarono i benedettini che fondarono, prima del 1075, il monastero di Santa Maria di Corsignano e prima del 1078 quello di San Giovanni Battista. Nel XIII secolo giunsero anche i francescani, le clarisse e gli eremiti agostiniani.

Il vescovo spagnolo Juan Antolínez Brecianos de la Rivera (1549-1574) introdusse per primo in diocesi i decreti di riforma del concilio di Trento, attraverso la celebrazione di un sinodo diocesano nel 1566.

I conflitti di giurisdizione fra i vescovi di Giovinazzo e gli arcipreti di Terlizzi furono risolti a metà del Settecento. Il 26 novembre 1749 fu eretta la diocesi di Terlizzi con la bolla Unigenitus Dei Filius di papa Benedetto XIV ricavandone il territorio dalla diocesi di Giovinazzo, a cui fu unita aeque principaliter il 24 aprile 1752. Le due diocesi erano suffraganee dell'arcidiocesi di Bari e comprendevano unicamente le due città, sedi delle uniche parrocchie diocesane.

Il 27 giugno 1818 con la bolla De utiliori, papa Pio VII dispose la soppressione delle diocesi di Giovinazzo e di Terlizzi; il loro territorio fu annesso a quello della diocesi di Molfetta. Il vescovo di Giovinazzo e Terlizzi, Domenico Antonio Cimaglia, fu trasferito alla sede di Molfetta.

Su istanza del re Ferdinando II delle Due Sicilie, il 4 marzo 1836 papa Gregorio XVI con la bolla Aeterni Patris provvide a ristabilire le diocesi di Giovinazzo e Terlizzi, unendole entrambe aeque principaliter alla sede di Molfetta e rendendole immediatamente soggette alla Santa Sede.

Al momento della piena unione con Ruvo, Terlizzi e Molfetta nel 1986, la diocesi di Giovinazzo comprendeva 5 parrocchie tutte site nel comune omonimo.

Molfetta Incerte sono le origini della Chiesa di Molfetta. Una discussa bolla di papa Giovanni XIX del 1025 assegnerebbe Molfetta alla provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Bari; questa decisione fu confermata dai successivi papi Alessandro II (1063) e Urbano II (1089). La dipendenza dalla sede metropolitana barese è ancora attestata da papa Eugenio III nel 1152.Kehr, Italia pontificia, IX, p. 321, nº 13.