La Certosa di Notre-Dame-du-Val-de-Bénédiction è una certosa medievale sita in Francia, a Villeneuve-lès-Avignon, nel dipartimento di Gard. È registrata come Monumento storico di Francia.

Storia La certosa fu fatta erigere da papa Innocenzo VI accanto al proprio palazzo tra il 1356 e il 1358, quando fu consacrata la chiesa abbaziale da parte del cardinale Guy de Boulogne, alla presenza di Innocenzo VI. Nel 1365 il palazzo di Innocenzo bruciò e il nipote di Innocenzo, cardinale Étienne Aubert, fece trasformare in celle il palazzo dello zio che non era ancora stato integrato nella certosa. Questo nipote morì nel 1369 e un altro nipote di Innocenzo VI, cardinale Pierre de Monteruc, fece portare a termine i lavori realizzando il chiostro di san Giovanni a ovest del Gran chiostro e costruendo dodici nuove celle. Fece anche ingrandire la chiesa, nella quale fu poi inumata la sua salma in una delle cappelle. La generosità della famiglia degli Aubert permise alla comunità certosina di arricchire notevolmente la certosa. Altre grandi famiglie locali donarono alla certosa terre e fabbricati.

Dai primi decenni dalla sua fondazione, la certosa ricevette domini estesi e remunerativi sulla riva destra del Rodano (Les Angles, Aramon), sulle isole del fiume, sulla sua riva sinistra (Carpentras, Bédarrides) ma anche in località lontane, come ad esempio nel territorio della diocesi di Uzès. Questo patrimonio fondiario s'ingrandì con l'acquisizione delle paludi prosciugate, di Pujaut. Quest'ultima operazione fu realizzata solo dopo aver affrontato grandi difficoltà tecniche e finanziarie. Dal 1611 al 1712 i certosini consolidarono i lavori di prosciugamento e coltivarono la metà della palude prosciugata, producendo grano, orzo, avena, uva e foglie di gelso per l'allevamento del baco da seta. Questi ricavi permisero ai certosini di abbellire il loro convento e di distribuire regolarmente cibo ai poveri.

Nel 1649 fu predisposto il progetto di un portale monumentale, che trovò la sua realizzazione grazie all'architetto François de Royers de La Valfrenière. Nel 1660 esso fu attraversato in pompa magna da Luigi XIV di Francia e dal suo seguito, del quale faceva parte anche il cardinale Mazarino. Nel 1691 i certosini ordinarono trentotto stalli per il coro della loro chiesa al falegname-scultore di Avignone, Charles Boisselin.

Con la soppressione degli ordini monastici da parte delle autorità rivoluzionarie con la legge del febbraio 1790, la certosa fu posta in vendita e aggiudicata il 17 marzo 1793 per 103 000 franchi ad André Dufour de Pujaut, che però non riuscì a pagarla. La certosa allora fu frazionata in diciassette lotti e venduta in una seconda aggiudicazione che ebbe luogo il 20 luglio 1794. Gli edifici furono allora trasformati in abitazioni civili o utilizzati per usi agricoli o di allevamento. Si formò così una città all'interno di Villeneuve-lès-Avignon. Da allora i lotti non smisero di essere frazionati in numerose parti. Così alla fine del XIX secolo si contavano, su un complesso di quindici ettari ben 286 parti, di cui più della metà all'interno del recinto..

Nel 1909 l'architetto Jules Formigé fu incaricato dall'autorità per i monumenti storici di effettuare una rilevazione degli edifici e d'intraprendere i primi lavori. Lo Stato impiegò più di vent'anni ad acquistare le diverse parti, una dopo l'altra.

Nel 1973 la certosa divenne un centro di incontri culturali con la creazione di un Centro internazionale di ricerca, di creazione e di animazione (CIRCA). A partire dal 1974, ogni estate vengono organizzati incontri internazionali nel corso dei quali artisti internazionali presentano i loro spettacoli: la ballerina-coreografa Carolyn Carlson, l'attore Michael Lonsdale, il duo comico Philippe Avron e Claude Evrard, o il clown Jango Edwards, etc.

Nel 1990 è stato creato il Centro nazionale di scrittura e spettacolo (CNES) la cui duplice missione è la presentazione del monumento e l'accoglienza di artisti.

Descrizione Pianta della certosa

1. Padiglione d'ingresso 2. Cortile delle donne 3. Ingresso alla clausura, portale monumentale 4. Viale dei gelsi 5. Quartiere dei funzionari (coadiutori, procuratori) 6. Accettazione ospiti 7. Biblioteca 8. Piazza della chiesa 9. Chiesa di Santa Maria coro dei padri con abside sfondata 10. Cappella della Trinità con tomba d'Innocenzo VI

11. Cappella di San Bruno 12. Chiesa di Santa Maria coro dei frati 13. Piccolo chiostro 14. Capitolo 15. Alloggio del sacrestano 16. Cella d'un certosino ricostruita e visitabile

17. Gran chiostro o chiostro dei morti 18. Lavanderia e prigioni 19. Giardino delle essenze 20. Cappella dei morti 21. Cappella degli affreschi o di San Giovanni Battista 22. Grande tinello, sala per spettacoli

23. Panetteria 24. Ospedale 25. Caffetteria, salone da tè 26. Chiostro e fontana San Giovanni, luogo della corte del palazzo di Étienne Aubert 27. Quartiere e giardini dei concerti.

Il cortile delle donne e l'ingresso alla clausura

L'ingresso è un padiglione rimaneggiato nel XVIII secolo con il reimpiego dei blasoni dei cardinali Étienne Aubert iunuiore e Pierre de Monteruc e di quello dell'Ordine certosino, martellato durante la rivoluzione.

Il cortile delle donne o corte dei comuni costituiva una separazione tra il monastero e il mondo esterno. In fondo a sinistra si trova la via dell'Armelier, che dava accesso alle forniture di legna e derrate diverse. In fondo a destra un altro vicolo serviva i granai.

Il cortile sbuca sulla porta della clausura, opera di François Royers de la Valfenière e dello scultore Barthélemy Grangier, risalente al 1649. Il vaso con fiori e frutti alla sommità della porta rappresenta foglie di acanto e di melograno: deposto durante il restauro del portale effettuato nel 1990-1991, una copia ha sostituito l'originale, che è stato posto in un viale del Gran chiostro. Il viale dei gelsi

Questo viale conduceva all'antico alloggio del priore ove si trova la reception. Il viale costeggia il quartiere dei conversi costituito da diversi locali eretti dalla fine del XVI secolo all'inizio del XVII. La chiesa conventuale

Questa chiesa, dedicata inizialmente a san Giovanni Battista e poi alla Madonna, fu fatta erigere da papa Innocenzo VI. Inizialmente (1353-1356) aveva una sola navata a tre campate, sufficiente per i dodici padri e i frati. Fu ingrandita una prima volta nel 1360-1361 per ospitare la tomba di questo papa, con la costruzione a sud della chiesa di una nuova abside pentagonale e di una campata della seconda navata. Negli anni 1363-1365 la seconda navata fu prolungata con la realizzazione di una seconda e una terza campata. Infine, nel 1372, a ovest delle due navate, ne fu realizzata una terza riservata al coro dei conversi. Le travi principali e le nervature cadono su zoccoli scolpiti.

Il piccolo chiostro e la sala capitolare

Il piccolo chiostro appartiene al primo periodo della fondazione della certosa; la sua galleria meridionale è detta "del colloquio", poiché la domenica e nei giorni feriali i religiosi potevano rompervi il silenzio per brevi momenti.

Dalla galleria est si accede alla sala capitolare con volta a due travi d'ogiva Era il luogo delle confessioni e della lettura delle regole dell'Ordine. Questo spazio, spoglio in origine, durante l'epoca classica conobbe la stessa evoluzione della chiesa, ricevendo ricche decorazioni con tavole conservate, per quello che non è andato perduto durante la rivoluzione, al museo Pierre-de-Luxembourg di Villeneuve-lès-Avignon. Infine, in questa sala, si può notare uno zoccolo scolpito rappresentante un monaco e un caprone, quest'ultimo simbolo del diavolo. Le celle

A lato dell'ingresso di ogni cella una piccola porta in legno serviva da passa-vivande. Il passaggio era formato in modo tale nel muro in direzione obliqua che i fratelli non potevano vedersi e quindi non erano tentati di parlarsi. Ogni cella era costituita da tre parti: una, dedicata ai lavori manuali, un'Ave Maria, una cameretta con un altare attraverso la quale si rientra nella cella e una camera (cubiculum). Dalla parte dedicata ai lavori manuali una scala permetteva di accedere a un balcone per prendere aria. Il chiostro dei morti

Al centro di questo chiostro si trova un grande spazio verde che serviva, nella parte sud, da luogo di sepoltura dei monaci, che venivano interrati nella stessa terra; è per questo che ai margini di questo cimitero era stata costruita una cappella, detta "cappella dei morti".

Tutt'intorno, lungo le tre gallerie, si trovano le dodici celle della prima fondazione. Queste, che erano originariamente probabilmente in legno, sono state oggetto di una ricostruzione nel 1610..

Le celle dei monaci sono oggi abitate da diversi invitati (attori, scenografi, ecc.) del Centro nazionale della scrittura e dello spettacolo, ad eccezione di una (detta "cella testimone") che è stata ristrutturata ed è a disposizione per la visita de turisti. Lavanderia e prigione

La lavanderia, luogo ove si lavava la biancheria, fu ristrutturata nel XVII secolo. Essa è contornata da sette celle per prigionieri, tre al piano-terra, attigue alla lavanderia, e quattro al piano superiore. Di superficie di 12 m² circa, le celle sono dotate di camino. Il penitente aveva a sua disposizione un tavolo e un letto. Nel muro di ogni cella un lucernario "puntava" ad un altare situato al piano superiore che permetteva al frate imprigionato di seguire l'ufficio divino. La cappella degli affreschi e il gran tinello

Questa cappella è situata a sud del ed apparteneva al palazzo che Étienne Aubert si era fatto costruire prima di diventare papa con il nome di Innocenzo VI.

Essa è ridotta a un'abside a cinque spioventi i cui muri hanno conservato begli affreschi realizzati da Matteo Giovannetti, pittore chiamato dai papi Clemente VI e Innocenzo VI. Affreschi simili si trovavano parimenti sul muro del tinello trasformato in refettorio al momento dell'incorporazione del palazzo nella certosa e utilizzato come sala riunioni o di spettacoli; essi sono scomparsi del tutto ad eccezione di qualche vestigia sui vani di alcune finestre, quindi solo la cappella conserva i suoi affreschi.

La volta della cappella presentava in ciascuno dei suoi compartimenti due angeli opposti in piedi su nuvolette su sfondo azzurro (riferimento F): non ne restano che deboli frammenti. La parte bassa di ciascun spiovente è decorata con pannelli ad imitazione del marmo. Gli affreschi si trovano all'altezza delle finestre e al di sotto della base di alcune di esse.

Il muro est Su questo spiovente sono rappresentate: in alto a sinistra (riferimento 1), l'apparizione dell'angelo che annuncia a Zaccaria la futura gravidanza della moglie Elisabetta e la nascita del figlio Giovanni. L'angelo dalle ali colorate si rivolge a Zaccaria dal quale è separato da un altare; le perole sono scritte su un cartiglio che egli tiene nella mano sinistra; in alto a destra (riferimento 2) è rappresentata la scena classica della Visitazione: le due parenti, la Vergine Maria ed Elisabetta, avanzano una verso l'altra per abbracciarsi. Diversi personaggi assistono al loro incontro; a sinistra (riferimento 3) figura la nascita di Giovanni il Battista: alcune parti di questa scena sono scomparse; in una camera di ricca architettura italiana, Elisabetta è coricata nel suo letto, assistita da una domestica. Un'altra, dalla capigliatura ornata di perle le porta del cibo. In primo piano un'altra domestica seduta lava e fascia il neonato. La Vergine in piedi parla con una donna girata verso di lei; a destra (riferimento 4) sono rappresentate due scene dipinte all'interno di un'ogiva: a sinistra il bambino portato da una donna viene presentato a un uomo che procederà alla circoncisione mentre alla destra quattro ebrei chiedono a Zaccaria quale nome vuol dare al figlio.;