La sede suburbicaria di Porto-Santa Rufina () è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea della diocesi di Roma appartenente alla regione ecclesiastica Lazio. Nel 2023 contava 418.000 battezzati su 476.000 abitanti. È retta dal vescovo Gianrico Ruzza, mentre il titolo è del cardinale Beniamino Stella.

Territorio La diocesi comprende un vasto territorio che si estende a nord-ovest della città di Roma, costituito dai comuni di Fiumicino, Cerveteri, Ladispoli, Santa Marinella, Riano e Castelnuovo di Porto;I comuni di Riano e Castelnuovo di Porto costituiscono una exclave della diocesi, da cui è separata dai comuni di Formello e di Sacrofano della diocesi di Civita Castellana. dalle frazioni di Santa Severa Nord del comune di Tolfa, e di Castel Giuliano del comune di Bracciano; e da gran parte del territorio dei municipi XI, XII, XIII, XIV e XV del comune di Roma, esterni al Grande Raccordo Anulare.Appartengono alla diocesi di Porto-Santa Rufina le seguenti zone di Roma esterne al G.R.A.: Ponte Galeria, Maccarese Nord, Castel di Guido, Casalotti, La Storta, Santa Maria di Galeria, Cesano, La Giustiniana e Isola Farnese.

La chiesa cattedrale, dedicata ai Sacri Cuori di Gesù e Maria, sorge in località La Storta, nel comune di Roma, dove si trovano anche gli uffici della curia vescovile e il seminario diocesano. Fino alla sua costruzione e dedicazione nel 1950, fungeva da cattedrale la chiesa dei santi Ippolito e Lucia, in località Borgo di Porto (all'interno dell'Episcopio di Porto), frazione di Fiumicino, oggi concattedrale. Tra le chiese di maggior interesse storico presenti in diocesi si annoverano la chiesa di Santa Maria Maggiore, ex cattedrale della diocesi di Cerveteri, e la chiesa della Madonna di Ceri, entrambe nel comune di Cerveteri.

Parrocchie e vicariati Il territorio si estende su 2.000 km² ed è suddiviso in 57 parrocchie, raggruppate in 5 vicariati foranei: La Storta-Castelnuovo di Porto, Porto Romano, Selva Candida, Maccarese, Cerveteri-Ladispoli-Santa Marinella.

Elenco delle parrocchie della diocesi, aggiornato al 10 marzo 2025: Bracciano: San Filippo Neri (Castel Giuliano); Castelnuovo di Porto: Santa Maria Assunta, Santa Lucia (Pontestorto); Cerveteri: San Martino Vescovo (Borgo San Martino), Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria (Ceri), Santissima Trinità, Santa Maria Maggiore, Sant'Eugenio (I Terzi), San Francesco d'Assisi (Marina di Cerveteri), Santa Croce (Furbara); Fiumicino: Santa Maria degli Angeli, Nostra Signora di Fatima (Aranova), Santa Maria Porto della Salute, San Luigi Gonzaga (Focene), Assunzione della Beata Vergine Maria (Fregene), San Gabriele dell'Addolorata (Fregene), Santa Maria Madre della Divina Provvidenza (Isola Sacra), Santa Paola Frassinetti (Isola Sacra), Santa Maria Stella Maris (Lido del Faro), Sant'Antonio di Padova (Maccarese), San Giorgio (Maccarese), Santi Filippo e Giacomo (Palidoro), San Benedetto Abate (Parco Leonardo), Sant'Anna (Passoscuro), Santi Ippolito e Lucia (Porto), San Pietro Apostolo (Testa di Lepre), Sant'Antonio Abate (Torrimpietra), Sant'Isidoro (Tragliata), San Francesco d'Assisi (Tragliatella); Ladispoli: Sacro Cuore di Gesù, San Giovanni Battista, Santa Maria del Rosario, Santissima Annunziata (Palo Laziale); Roma: Santa Maria di Loreto (Boccea), Santa Maria Goretti (Casal Lumbroso), Santa Maria di Nazareth (Casalotti), Santa Rita da Cascia (Casalotti), Sante Rufina e Seconda (Casalotti), Spirito Santo (Castel di Guido), San Giovanni Battista (Cesano), San Pancrazio (Isola Farnese), Beata Vergine Maria Immacolata (La Giustiniana), Sacri Cuori di Gesù e Maria (La Storta), Madonna di Fatima (Massimilla), Corpus Domini (Massimina), Santi Pietro e Paolo (Olgiata), Sant'Andrea Apostolo (Osteria Nuova), Santi Marco Evangelista e Pio X (Pantan Monastero), Santa Maria Madre della Divina Grazia (Ponte Galeria), Natività di Maria Santissima (Selva Candida); Riano: Beata Vergine Maria Madre della Chiesa (La Rosta), Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria; Santa Marinella: San Giuseppe, Santa Maria del Carmelo, San Tito, Sant'Angela Merici (Santa Severa).

Storia Questa diocesi è formata dall'unione di due antiche sedi suburbicarie: Porto, l'antico porto principale di Roma, situato sulla riva destra del Tevere prospiciente Ostia; e Selva Candida, un villaggio sorto intorno alla basilica delle sante sorelle martiri Rufina e Seconda, situata lungo la via Cornelia, che corrisponde all'attuale via Boccea.

Porto La fede cristiana mise radici nella zona di Porto molto presto. Sono noti i nomi di vari martiri di Porto, tra cui Aconzio; Giacinto; Ercolano e Taurino; Eutropio, Zosima e Bonosa; Marziale, Saturnino, Epitteto, Maprile, Felice e compagni.

Il più importante e patrono della diocesi è sant'Ippolito, tradizionalmente conosciuto come primo vescovo di Porto, martire verso la metà del III secolo, il cui culto è documentato già alla fine del IV secolo;Daria Mastrorilli, Sant'Ippolito, in AA. VV., Santuari d'Italia. Roma, p. 264. ad Ippolito fu edificata una basilica extramurana sul luogo del martirio, riportata alla luce negli scavi di fine Novecento nel sito archeologico dell'Isola Sacra (Fiumicino). Un'altra basilica, chiamata "basilica urbana", fu scavata a partire dal XIX secolo nei pressi del molo esagonale traianeo; benché non vi siano a tutt'oggi prove archeologiche, può essere identificata con la basilica dei Santi Pietro, Paolo e Giovanni Battista, prima cattedrale della diocesi, fatta edificare da Costantino I iuxta portum urbis Romae, ossia "presso il porto di Roma".Liber Pontificalis, ed. Louis Duchesne, vol. I, Parigi, 1886, p. 183.

Il primo vescovo storicamente documentato è Gregorio, che nel 314 partecipò al concilio di Arles nelle Gallie. Gli scavi archeologici hanno riportato alla luce due epigrafi con i nomi di due vescovi portuensi: una prima epigrafe, della fine del IV secolo, testimonia la costruzione della basilica di Sant'Ippolito per mano del vescovo Eraclida; una seconda iscrizione, datata tra IV e V secolo, riferisce della costruzione della basilica ai santi Eutropio, Zosima e Bonosa ad opera del vescovo Donato.

Tra i successivi vescovi portuensi si possono ricordare: Pietro, Erennio e Casto, che presero parte ai concili celebrati dai vescovi di Roma nel 465, nel 487 e negli anni 501 e 502; Felice, contemporaneo e corrispondente di Gregorio Magno; Giovanni, che fu delegato delle Chiese d'Occidente al concilio di Costantinopoli del 680/681; Gregorio, che accompagnò papa Costantino a Costantinopoli (710); Citonato, presente alla consacrazione dell'antipapa Costantino II (767); Rodoaldo, che agì difformemente dalle istruzioni ricevute nel caso di Fozio a Costantinopoli (862), e che fu deposto per avere favorito il divorzio di Lotario II di Lotaringia.

Nell'864 divenne vescovo di Porto Formoso, futuro papa; a causa della decadenza della città di Porto e delle incursioni dei saraceni, fu probabilmente Formoso a trasferire la sede episcopale e la cattedrale nell'isola Tiberina. Nel 1018 la bolla Quoties illa di papa Benedetto VIIIKehr, Italia pontificia, vol. II, p. 20, nº 10. riferisce ormai di un totale abbandono e del definitivo trasferimento della cattedrale e dell'episcopio nella basilica di San Bartolomeo all'Isola.

Durante l'episcopato di Giovanni IV (1049-1066), papa Leone IX definì i confini della diocesi in rapporto a quella di Selva Candida:Kehr, Italia pontificia, vol. II, p. 21, nº 13. la diocesi era compresa dal corso del Tevere a partire da Ponte Rotto, l'Isola Tiberina o Lycaonia fino a Porta Settimiana, da qui il confine saliva a Porta San Pancrazio e seguiva la via Aurelia fino al ponte sul fiume Arrone; si dirigeva verso il mare passando per Palidoro e, tenendo sulla destra il tenimento di Palo, passava per il tenimento di Maccarese; raggiunta la riva del mare il confine proseguiva fino alla foce del Tevere comprendendo l'Isola Sacra per risalire fino a Ponte Rotto; venivano quindi confermati a Porto tutta la zona di Trastevere e l'isola Tiberina, lasciando al vescovo il privilegio di datare i suoi documenti con la formula Datum Romae. Nel 1059 il vescovo di Porto vinse la controversia con il vescovo di Selva Candida relativamente all'intero possesso dell'Isola tiberina e delle chiese di San Bartolomeo e di San Giovanni Calibita.Gaetano Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri, vol. LIV, Venezia 1852, p.212

Sempre nell'XI secolo la sede vescovile di Cerveteri fu abbandonata e i vescovi di Porto estesero la loro giurisdizione a quella città.

Selva Candida (o Santa Rufina) La diocesi di Selva Candida deve la sua origine alla basilica sorta sul luogo del martirio delle sante Rufina e Seconda sulla via Cornelia nel fundus de Buxus o de Bucca o Boccea.Moroni, Dizionario, cit., p. 223. Altri importanti santuari martiriali presenti nel territorio erano quelli dei santi persiani Maris, Marta, Audifax e Abacuc, anch'esso sulla via Cornelia, e quello dedicato ai santi Basilide e compagni sulla via Aurelia.

Il primo vescovo noto è Adeodato che presenziò nel 501 ad un sinodo convocato dal re Teodorico per giudicare l'operato di papa Simmaco; un omonimo è menzionato in un altro sinodo del 499 come Adeodatus Lorensis; ciò fa supporre che i vescovi di Lorium sulla via Aurelia abbiano trasferito la loro residenza a Selva Candida. Dopo Adeodato è noto il vescovo Valentino, vicario di Roma durante l'assenza di papa Vigilio, che ebbe le mani tagliate da Totila, e che condivise le sorti di Vigilio a Costantinopoli sulla questione dei Tre Capitoli. Valentino è documentato nelle fonti sia come episcopus ecclesiae Silvae Candidae, con indicazione del toponimo da cui la diocesi traeva il proprio nome, sia come episcopus a sanctae Rufina et Secunda, in riferimento al principale santuario che si trovava a Selva Candida.Pietri, Prosopographie de l'Italie chrétienne, vol. II, p. 2232.

Probabilmente a partire dal VI secolo, la diocesi di Selva Candida assorbì il territorio dell'estinta diocesi di Acquaviva.

I successivi vescovi di Selva Candida sono noti per lo più per la loro partecipazione ai concili celebrati dai pontefici a Roma. Secondo le indicazioni riportate dal Liber Pontificalis,Ed. Louis Duchesne, Parigi, 1886-1892, vol. I, p. 508; vol. II, p. 122. la sede episcopale e la basilica delle Sante Rufina e Seconda vennero ristrutturate dai papi Adriano I (772-795) e Leone IV (847-855); distrutte dai Saraceni attorno al 900, furono ricostruite all'epoca di Sergio III (904-911) e del vescovo Ildebrando (905-910).

Tra i vescovi più importanti si ricorda nell'XI secolo Pietro, documentato come vescovo di Selva Candida tra il 1026 e il 1037. Nel 1026 papa Giovanni XIX gli confermò tutti i possedimenti dipendenti dalla sua giurisdizione vescovile, che vengono enumerati nella bolla del 17 dicembre;Ughelli, Italia sacra, vol. I, coll. 93-98. tra questi si possono menzionare le località di Baccano, Bottaccia, Boccea, Castel di Guido, Castel Campanile, Cesano, Castel Giuliano, Formello, Isola Farnese, Leprignana, Luterno (Valle Luterana), Olgiata, Palidoro, Palo, Riano, Galeria, Santa Marinella, Santa Severa, Sasso, La Storta, Testa di Lepre, Torrimpietra, Tragliata. Nella stessa bolla il pontefice assegnava a Pietro e ai suoi successori la chiesa dei Santi Adalberto e Paolino sull'Isola Tiberina, quale episcopale domicilium et congruum receptaculum.Kehr, Italia Pontificia, vol. II, p. 26, nº 3. In una successiva bolla di novembre 1037, papa Benedetto IX, oltre a confermare i privilegi già concessi in precedenza, assegnò a Pietro e ai suoi successori, in perpetuo, il titolo di cancellieri e di bibliotecari della Sede Apostolica, che, dopo l'unione, passò ai vescovi di Porto.Ughelli, Italia sacra, vol. I, coll. 100-107. Kehr, Italia Pontificia, vol. II, p. 26, nº 5.