La violenza psicologica è una forma di violenza che consiste in un'ostilità ripetuta, che può essere verbale o non verbale, che danneggia direttamente o indirettamente la stabilità emotiva di chi la subisce. Si riferisce a molte forme di aggressione intellettuale e morale, utilizzata come strumento di costrizione e di oppressione per obbligare gli altri ad agire contro la propria volontà.

Questa violenza può portare ad un trauma psicologico che può includere ansia, depressione cronica e disturbo da stress post-traumatico Dutton, D. G. (1994). Patriarchy and wife assault: The ecological fallacy. Violence and Victims, 9, 125-140. .

Non è raro che la vittima non riconosca la violenza e non riesca a lasciare il suo "carceriere": fino a qualche anno fa, il silenzio e la connivenza della vittima venivano fatte risalire a sue caratteristiche di masochismo; oggi si preferisce considerarli come il risultato del plagio a cui la vittima è stata sottoposta. In altre parole, la vittima ha "appreso a considerarsi impotente" di fronte a questa situazione. A questo proposito sono state importanti le ricerche di Albert Biderman sui sopravvissuti ai campi di concentramento cinesi durante la guerra di Corea.

Nella cosiddetta "violenza domestica", tale violenza non è tipica di un genere o di un altro ma riguarda la coppia e i rapporti genitori-figli: spesso infatti ne sono vittima i bambini, sia come bersagli che in quanto testimoni.

Si tratta di un tipo di violenza presente anche nel posto di lavoro, in forma di bossing (esercitata dai superiori verso i subordinati) o di mobbing.. A livello sociale, la violenza psicologica della mafia è pure un fenomeno ben notoGirolamo Lo Verso, 2002, La mafia dentro. Psicologia e psicopatologia di un fondamentalismo, Milano, FrancoAngeli.

Caratteristiche La violenza psicologica può essere obiettivamente individuabile in certi tipi di discorsi o di atteggiamenti che mirano a controllare l'altra persona in assenza di violenza fisica conclamata.

Si possono isolare almeno 15 categorie di aggressione verbale, frequenti nella comunicazione con i bambini, nella coppia e sul lavoro: diffamazione, insulti, minacce, obiezioni, giudizi, critiche, accuse, rimproveri, scherzi, blocco, deviazione, dimenticanza, restrizione, negazione, discredito e silenzio. Negazione, discredito e silenzio sono spesso utilizzate in risposta alla protesta della vittima che si lamenta di non essere stata sentita o che le è stata fatta un'osservazione sgradevole. Segnalano la convinzione dell'aggressore di poter tranquillamente fare del male all'altra persona, oltre a denunciare la mancanza di empatia dell'aggressore, che non ha nessuna intenzione di scusarsi, verso la sua vittima.

Yvane Wiart, nel suo libro dedicato alla violenza psicologica in famigliaWiart Yvane. Petites violences ordinaires : La violence psychologique en famille. Parigi, Courrier du livre, 2011, presenta diversi questionari che permettono di scoprire se in seno alla coppia si è aggressori o vittime oppure entrambe le cose e offre soluzioni per uscire dal ciclo della violenza psicologica, che spesso rappresenta un fenomeno transgenerazionale. La violenza che si infligge o quella che si subisce è a immagine di quella che si è vissuta nella propria infanzia e che è stata appresa come un modo normale di reazione.

È importante distinguere aggressività e collera che vengono spesso confuse. Si dice facilmente di una persona che si incollerisce che è aggressiva anche se si limita a manifestare il suo malcontento. Si può essere aggressivi senza mai alzare la voce, né avere l'aria incollerita. Ci sono molti tipi di aggressione verbale in cui l'aggressore presenta un atteggiamento calmo, una apparente neutralità o addirittura benevolenza ed è per questa ragione che questi tipi di comportamento sono difficili da catalogare come elementi di violenza psicologica. Anche il silenzio che può seguire a una domanda o a un rimprovero ne è un esempio. Il rifiuto di riprendere la conversazione è ad esempio caratteristica di un silenzio aggressivo. I bambini che non sono stati ascoltati o sono stati messi a tacere mentre protestavano si rifugiano poi nell'aggressione verbale attiva o passiva e protraggono questo atteggiamento da adulti. Si incolleriscono alla minima occasione, non c'è niente che sembri placarli o al contrario possono essere convinti di meritare gli attacchi e diventano allora vittime consenzienti.

È importante sapere che non devono essere sempre presenti tutte le caratteristiche elencate perché si tratti di violenza psicologica

Lo schema di Albert Biderman (1957)

Nel suo libro "Stupro nel matrimonio" (Rape in Marriage), Diana Russell dimostrò che chi agisce violenza psicologica segue uno schema grosso modo identico a quello dei seviziatori nei campi di prigionia: tale schema era stato riassunto dal ricercatore Albert D. Biderman, che aveva intervistato soldati americani sopravvissuti ai campi di concentramento cinesi durante la Guerra di Corea. Questo schema è chiamato "Biderman's Chart of Coercion": come si può vedere, in questo elenco non vi è quasi traccia di violenza fisica.

Controllo e manipolazione

Ci sono dieci campi di controllo in cui succede che si assoggettino gli altri: controllo della libertà di movimento, delle frequentazioni, del comportamento, dei mezzi finanziari, dei gusti, del pensiero, dello spazio sonoro, del tempo, dello spazio fisico e della comunicazione.

Per esempio: pretendere di essere continuamente informati sugli spostamenti e le frequentazioni dell'altro; dare indicazioni su come vestirsi e pettinarsi; ostacolare la ricerca di un lavoro o l'ottenimento di un titolo di studio; controllare i guadagni e le spese dell'altra persona; chiedere di tacere tutte le volte che si è insieme.

Yvane Wiart, nel suo libro dedicato alla violenza psicologica in famiglia, descrive in modo dettagliato le diverse modalità di controllo sugli altri.

Spesso l'abuso emotivo consiste nella manipolazione delle emozioni della vittima a un punto tale che essa non si accorge di come le sue emozioni siano il risultato del controllo che l'aggressore ha su di lei. La sua capacità decisionale, la sua indipendenza e la sua autostima vengono alterate o annullate. Pdf.

Per esempio: sostenere di "sapere meglio dell'altro" quali sono i suoi sentimenti e le sue emozioni.

Il gaslighting è una forma di manipolazione psicologica nella quale vengono presentate alla vittima false informazioni con l'intento di farla dubitare della sua stessa memoria e percezione,oppure la messa in scena di eventi bizzarri con l'intento di disorientare la vittima. Ma può anche essere semplicemente il negare che gli episodi di violenza siano mai accaduti, accusando la vittima di "essere pazza" e di "inventarsi le cose". Gaslighting è una parola di origine colloquiale ma il termine è stato anche usato nella letteratura clinica Gass, Gertrude Zemon and William C. Nichols. 1988. Gaslighting: A marital syndrome. Journal of Contemporary Family Therapy, 10(1), 3-16.Jacobson, Neil S. & John Mordechai Gottman. 1998. When men batter women: new insights into ending abusive relationships. NY: Simon & Schuster. ISBN 0684814471, pp. 129-132.

Stress cronico Continue litigate, scenate e scatti d'ira, urlare, sbattere oggetti, sbattere le porte. Tutto ciò può fiaccare la resistenza psicologica della vittima.

Oppure anche il "trattamento del silenzio" se la persona non si adegua alle richieste del "carceriere".

Nel mobbing, la vittima viene presa costantemente di mira dal gruppo con scherzi, battute, meschinerie di vario genere.

Umiliazione e degradazione

Violazione della privacy: l'abusante legge i messaggi al cellulare, legge la corrispondenza privata, telefona a tutte le ore senza curarsi del riposo, ecc.

Mancanza di rispetto: l'abusante usa nomignoli sarcastici, oppure critica o insulta continuamente, spesso accusando la vittima di essere "pazzo/pazza".

Il sarcasmo è considerato una forma di aggressione psicologica, se usato continuamente mette la vittima in condizione di stress.

Isolamento Uno dei segni di violenza psicologica è il progressivo isolamento in cui la vittima viene spinta: per evitare continue scenate e litigate, la vittima smette di frequentare la sua cerchia abituale di amici e famigliari. A volte, questa richiesta di isolamento è presentata come una dichiarazione d'amore.

Questa forma di violenza psicologica può creare dipendenza affettiva da parte della vittimaWendy B. Charkow Eileen S. Nelson, 2011, Relationship Dependency, Dating Violence, and Scripts of Female College Students, e fare sì che quest'ultima si senta sempre più in difficoltà e creda di non potercela mai fare da sola, senza l'aiuto (e il controllo) del suo "carceriere".

L'isolamento della vittima è anche una delle fasi iniziali del mobbing o del bossing.

A livello sociale, è una nota dinamica mafiosa quella di isolare il bersaglio prima di colpirloANSA, 27 settembre 2019, Mafia: Tartaglia, atti Contorno raccontano isolamento Falcone.

Minacce Frasi come "Sarei anche capace di... " "Potrei fare come quella volta che..." Queste frasi sono come il tuono che annuncia il temporale in lontananza. La vittima generalmente reagisce diventando più accondiscendente verso le richieste dell'abusante, sperando di evitare l'esplodere della violenza.

In un secondo momento, la violenza può dilagare in forma fisica, con lanci di oggetti, o violenza contro oggetti o animali cari alla vittima, e poi continuare con atti più gravi di violenza alla vittima. Gli episodi di violenza molto grave possono essere seguiti da un terzo momento, chiamato "luna di miele", in cui l'abusante promette di non rifarlo mai più e spesso accusa velatamente la vittima di non averlo saputo capire e calmare al momento giusto. La minaccia quindi fa spesso parte di un ciclo dell'abuso (Lenore Walker).

Le minacce possono riguardare l'incolumità della vittima, ma anche dei suoi figli o delle sue proprietà. Particolarmente devastanti sono le minacce vaghe, non esplicitate oppure le minacce possono riguardare l'abusante stesso: in altre parole, se la vittima non acconsente a fare quello che vuole lui/lei, l'abusante può avere un crollo nervoso, avere crisi isteriche o minacciare il suicidio

Ricompense occasionali Inaspettate e imprevedibili ricompense per un comportamento ritenuto adeguato (complice). Rinforzano la dipendenza affettiva della vittima, che è sollecitata a ottenere altre ricompense e una "tregua" dai maltrattamenti. Questo tipo di condizionamento operante è stato studiato da Burrhus Skinner nella celebre "gabbia di Skinner".

Dimostrazioni di onnipotenza Per esempio nel mobbing, applicare sanzioni penali amministrative su un singolo lavoratore senza dare spiegazioni.

Richieste assurde e contraddittorie La vittima è indotta a uno stato di stress cronico con richieste sempre più assurde e contraddittorie. Per esempio, in una relazione di coppia, possono essere richieste di natura sessuale che offendono la sensibilità di chi le riceve Sul lavoro, possono essere compiti e mansioni dequalificanti, degradanti o immorali.

Conseguenze