Cene (Scé in dialetto bergamascoIl toponimo dialettale è citato nel libro-dizionario di ) è un comune italiano di abitanti della val Seriana, in provincia di Bergamo, in Lombardia.
Geografia fisica Territorio
Il territorio comunale di Cene, distante 15 chilometri a nord-est dal capoluogo orobico, è interamente situato sulla sinistra orografica della val Seriana, ad un'altezza compresa tra i circa 360 m s.l.m. della piana alluvionale del fondovalle, ai quasi 800 delle propaggini del monte Altino.
Il territorio è delimitato dal corso del fiume Serio, che lo suddivide ad ovest da Comenduno (frazione di Albino), mentre a nord-ovest da Gazzaniga e Fiorano al Serio. A nord è invece demarcato dal fondovalle della piccola valle Asinina che lo divide da Casnigo, mentre a nord-est da Leffe dalla valle Noes, tributaria della valle Rossa. Infine a fungere da limite orientale e meridionale sono le pendici dei monti circostanti: ad Est quelle del monte Altinello, con Gaverina Terme e Bianzano, mentre a Sud quelle del monte Altino e della sua propaggine colle Sfanino, con Vall'Alta, anch'essa frazione di Albino.
La gran parte della popolazione risiede nel nucleo abitativo posto nel fondovalle, lungo l'asta del fiume Serio che, ampliatosi negli ultimi decenni del XX secolo, si presenta con soluzione di continuità abitativa da nord a sud, alle cui estremità sono poste le zone industriali che raccolgono le attività artigianali del paese. A mord vi è quella storica denominata "Bellora" e costruita nel XIX secolo, mentre a Sud quella prettamente artigianale, edificata negli ultimi anni del XX secolo.
Pochi sono invece gli insediamenti posti sulle pendici del monte Bue (707 m s.l.m.), colle che sovrasta l'abitato in direzione nord, e quelli nella verde valle Rossa. Quest'ultima, stretta tra lo stesso monte Bue ed il monte Altino, è compresa per il suo tratto finale in territorio cenese mentre nella la parte più a monte in quello di Bianzano. Questa è percorsa dal torrente Doppia che, raccogliendo le acque di numerosi piccoli rivoli composti dalle acque in eccesso provenienti dai monti circostanti, con il suo corso taglia completamente il territorio da est ad ovest, sfociando nel Serio da sinistra e delimitando quelle che un tempo erano le contrade di Cene di Sopra e Cene di Sotto.
Sempre in ambito idrografico, è da segnalare il canale artificiale che alimenta il complesso industriale "Bellora". Questo preleva le acque presso lo sbarramento detto della Rosta, posto a nord poco distante dallo sbocco della valle Asinina, per restituire completamente la portata poche centinaia di metri più a valle, dove permette il funzionamento di una piccola centrale idroelettrica.
Per ciò che concerne la viabilità, il paese ha una rete stradale ordinaria molto semplice, facente riferimento alla via che attraversa il centro abitato, che per secoli è stata l'arteria dei traffici e commerci della bassa valle, e che mette in comunicazione a nord con Gazzaniga ed a sud con la valle del Lujo ed Albino. In quest'ultima zona, a fianco del fiume Serio, si trova lo svincolo con l'accesso alla superstrada SP35 di scorrimento Bergamo-Clusone.
Ad essa si aggiunge sia la S.P.40 che dal capoluogo si addentra nella valle Rossa, da cui è possibile raggiungere sia Leffe (tramite la S.P.62) che Bianzano e la val Cavallina, che la piccola strada che sale al colle Sfanino, da cui si può arrivare a Vall'Alta o al sovrastante santuario della Madonna di Altino.
Origini del nome Numerose sono le teorie legate all'origine del toponimo. La più accreditata è quella che lo vorrebbe far derivare dal lemma di origine latina Caenum ("fango"), che starebbe quindi ad indicare un luogo dove le acque del fiume Serio ristagnavano. A perorare tale teoria vi sarebbero sia le antiche carte geografiche indicanti il paese con il nome di Ceno, quindi facilmente collegabile con la suddetta parola, sia la località detta dei "Campi matti". Quest'ultima, posta lungo le rive del fiume Serio, non permetteva la coltivazione di alcuna coltura in quanto soggetta alle numerose piene del fiume e per questo molto fangosa.
Un'altra versione è quella fornita dal Rohlfs, il quale suppone che il nome del paese sia da collegare con il gentilizio romano Caerum, poi declinato in Caenum.
Alcuni storici del XVI secolo, tra i quali Celestino Colleoni e Giangrisostomo Zanchi, indicavano il paese come fondato da Cidno, mitologico primo abitante di Bergamo, da cui i discendenti avrebbero preso il nome, mutuandolo in Cydnomani prima ed in Cenomani poi. Questa stirpe gallica, che abitò la provincia bergamasca, si sarebbe insediata a lungo nel borgo tanto da identificarlo con il proprio nome.
Storia
Dalla preistoria ai romani
Sul territorio comunale sono stati rinvenuti numerosi reperti risalenti a differenti epoche. I più antichi ed importanti sono stati portati alla luce nella zona della "cava Ratta", un antico sito estrattivo dismesso collocato a Nord dell'abitato, grazie ai quali è stato possibile ricostruire l'origine geologica della zona.
Qui, una volta terminata l'attività estrattiva, nel 1965 l'area fu interessata da uno smottamento in seguito al quale un ricercatore della zona, Antonio Canova, trovò alcuni frammenti di fossili di pesci. Venne quindi supportato nelle successive ricerche da numerosi ricercatori del museo di Bergamo. L'area fu posta sotto tutela e gli scavi fecero riaffiorare migliaia di fossili in uno stato pressoché perfetto.
Il più importante è senza lEudimorphodon ranzii, un rettile volante che ha permesso di retrodatare la comparsa di questo genere di animali di circa 20 milioni di anni e che si trova presso il Museo di Scienze Naturali di Bergamo.
Tuttavia segni che attestino la presenza umana in età preistorica sono sporadici, tanto che è soltanto ipotizzabile che nella zona si stabilirono attorno al VI secolo a.C. popolazioni di origine ligure, dedite alla pastorizia, tra cui gli Orobi. Si trattava di nuclei isolati seminomadi, a cui si aggiunsero ed integrarono, a partire dal V secolo a.C., le popolazioni di ceppo celtico, tra cui i Galli Cenomani.
Questi ultimi crearono i primi stanziamenti fissi di una certa consistenza, come si evince da alcuni toponimi presenti sul territorio comunale, tra cui quello della Torre del Mazzo, antica fortificazione nella quale si sono succedute numerose successive dominazioni, il cui nome dovrebbe derivare da Mass, che nel linguaggio gallico sta ad indicare un'abitazione.
Tuttavia la prima vera e propria opera di urbanizzazione fu opera dei Romani, che conquistarono la zona e la sottoposero a centuriazione, ovvero ad una suddivisione dei terreni a più proprietari, a partire dal I secolo d.C. Questa opera assegnò appezzamenti più o meno vasti a coloni e veterani di guerra, di origine o acquisizione romana, i quali bonificarono i terreni al fine di poterli sfruttare per coltivazioni agricole ed allevamento di bestiame.
Il borgo era posto in posizione strategica, dal momento che si trovava all'imbocco della valle Rossa, agevole collegamento tra la bassa val Seriana e la val Cavallina, da cui poi poter accedere alla val Camonica.
Questa collocazione garantì al paese un ruolo di primissimo piano nelle vicende della valle, come testimoniano i resti di cinte murarie e primordiali fortificazioni.
Il periodo successivo alla dominazione romana vide la zona soggetta alle invasioni barbariche, con la popolazione costretta a rifugiarsi in postazioni più elevate su colli e propaggini circostanti, in quanto considerate più sicure dalle scorrerie, con conseguente abbandono dei centri abitati.
Alto Medioevo
Nel corso del VI secolo si verificò l'arrivo dei Longobardi, popolazione che si radicò notevolmente sul territorio, influenzando a lungo gli usi degli abitanti: si consideri infatti che il diritto longobardo rimase de facto attivo nelle consuetudini della popolazione fino al XV secolo, così come può essere riscontrabile nel toponimo indicato come Fara, località a nord del paese tra le vie del Castello e Bellora, stante ad indicare un nucleo in cui era aggregato un gruppo omogeneo e compatto di famiglie.
Nell'VIII secolo ai Longobardi subentrarono i Franchi che, al contrario dei predecessori, rimasero estranei alla vita sociale e politica dei territori assoggettati, nei quali instaurarono un sistema feudale, inserito nell'ambito del Sacro Romano Impero. A tal riguardo nel 974 l'imperatore Ottone II investì Ambrogio I, vescovo di Bergamo, del titolo di Signore delle terre della val Seriana, sulle quali aveva giurisdizione in ambito civile, penale ed ecclesiastico. A pochi anni prima risale invece il primo documento in cui viene nominato il nome del paese: è il 968 quando viene citato Gaudeverto Capitaneus de Cene, probabilmente capostipite della famiglia dei Capitani. Questi, appartenenti ad un ramo della potente famiglia dei Capitani di Mozzo, furono investiti dal vescovo stesso con il ruolo di vassalli imperiali nel paese, accrescendo in breve la loro importanza fino a diventare i signori del borgo.
In quel periodo l'estensione territoriale del paese arrivò a comprendere anche tutto il monte Altino, spingendosi fino al torrente Lujo, nella vallata che in quei tempi era definita Vallalta (poi Valle del Lujo). In quelle zone inizialmente disabitate, la popolazione cominciò a crescere notevolmente, tanto che già nei primi anni del XIV secolo il nucleo di Vall'Alta cominciò a svilupparsi venendo nominata come entità amministrativa e religiosa unita a Cene stesso.
L'unione tra i due borghi è ribadita in numerosi documenti del tempo, tra cui la calcazione di confine tra territori dell'abbazia di San Benedetto ed il comune di Cene-Vall'Alta (1234), gli statuti cittadini di Bergamo del 1331 e la descrizione dei confini del Comune maggiore di Albino (1353).
I due nuclei, uniti amministrativamente alla pari nel comune di Cene con Vall'Alta ed inclusi nella Facta della Porta di San Lorenzo, fusero le proprie vicende a tal punto che gli interessi dei Capitani di Cene arrivarono a contendere alcuni territori, posti lungo il corso del torrente Lujo, alla vicina abbazia benedettina. Questi contrasti videro impegnato in prima persona Raimondo de' Capitani che, nella prima parte del XII secolo, cercò di ampliare le estensioni territoriali del proprio feudo, appropriandosi indebitamente di alcune terre quali Felgoso e Grumelduro, di competenza dei monaci stessi, e di alcuni campi posti tra l'antica strada per Altino ed il corso del Lujo.
Per frenare la loro avanzata, in un primo momento il vescovo di Bergamo decise di donare ai monaci i territori di Grumelduro e quelli situati presso lo sbocco del torrente Luio nel Serio. Considerando il perdurare dell'occupazione abusiva, i terreni in questione vennero quindi riacquistati dall'abbazia.
Età comunale e lotte di fazione
Sul finire del secolo Cene riuscì ad emanciparsi, redigendo quindi una serie di statuti ed ordinamenti ed ergendosi a comune autonomo posto sotto il controllo della città di Bergamo.
Questa nuova organizzazione di tipo comunale permise al comune di gestire in autonomia lo sfruttamento dei boschi e dei pascoli, di poter definire confini amministrativi e viabilità e di organizzare liberamente il culto, come testimoniato da documenti che indicano presente la chiesa di san Zenone già nel 1142.