La diocesi di Trieste () è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi di Gorizia appartenente alla regione ecclesiastica Triveneto. Nel 2022 contava battezzati su abitanti. È retta dal vescovo Enrico Trevisi.

Territorio La diocesi comprende i comuni di Trieste, Muggia, San Dorligo della Valle e Monrupino. Gran parte dei comuni di Duino-AurisinaAlcune vie della località Aurisina Santa Croce fanno parte della diocesi di Trieste e sono divise tra la parrocchia dell'Invenzione della Santa Croce e quella dei Santi Quirico e Giulitta. e di Sgonico,Le frazioni di Borgo Grotta Gigante, Devincina, Prosecco Stazione e Gabrovizza sono comprese nella diocesi di Trieste e, più precisamente, nella parrocchia di Prosecco (decanato di Opicina). nonostante questi siano compresi nella provincia di Trieste, appartiene all'arcidiocesi di Gorizia.

Sede vescovile è la città di Trieste, dove si trova la cattedrale di San Giusto.

Parrocchie e decanati

Il territorio è suddiviso in 60 parrocchie, raggruppate in 8 decanati: Gesù Divino Operaio (sede: Piano di Sant'Anna) Muggia (sede: Muggia) Opicina (sede: Opicina) Roiano (sede: Roiano) Sant'Antonio Taumaturgo (sede: chiesa di Sant'Antonio Taumaturgo - Trieste) San Giacomo (sede: San Giacomo - Trieste) San Giusto (sede: cattedrale di San Giusto - Trieste) San Vincenzo de' Paoli (sede: chiesa di San Vincenzo - Trieste)

Storia Trieste divenne sede episcopale verso la fine del VI secolo: primo vescovo documentato è Frugifero, che fu vescovo tergestino all'epoca dell'imperatore Giustiniano I, e più precisamente tra il 542 e il 565. Inizialmente era suffraganea del patriarcato di Aquileia; ma all'epoca dello scisma dei Tre Capitoli (579), avendo aderito allo scisma entrò a far parte della giurisdizione del patriarcato di Grado. Il vescovo Firmino abiurò lo scisma e per questo motivo ricevette delle lettere di lode e di approvazione da parte di Gregorio Magno.

Tra il tardo impero e l'alto medioevo il territorio diocesano si ridusse per l'erezione delle diocesi di Cittanova, di Pedena e di Capodistria.

A partire dall'anno 948 i vescovi ottennero il potere temporale dal re Lotario II che concesse l'indipendenza della diocesi dalla corona, per il territorio fino a tre miglia fuori dalle mura cittadine; vi rinunceranno formalmente nel 1236, anche se le lotte con il comune continueranno nel corso del Trecento.

Nel 1180 il patriarca di Grado rinunciò alla giurisdizione metropolitica sulle sedi istriane e giuliane, e così Trieste divenne nuovamente suffraganea del patriarcato di Aquileia.

Il vescovo Ulrico De Portis (metà del XIII secolo) vendette al comune di Trieste il diritto all'elezione dei giudici, il diritto alla decima ed il diritto di battere moneta. Alla fine del secolo il vescovo Brissa de Toppo concluse il periodo del potere temporale dei vescovi vendendo per 200 pezzi d'argento i rimanenti diritti politici.

Si deve al vescovo Rodolfo Morandino de Castello Rebecco (1304-1320) la costruzione della chiesa capitolina di san Giusto.

Per tutto il Medioevo il diritto di elezione del vescovo spetta al capitolo della cattedrale; nel 1459 il diritto di elezione viene conferito all'imperatore.

Nel Cinquecento a Trieste si diffusero le idee del luteranesimo, ma dopo il concilio di Trento la diocesi rientrò pienamente nell'ortodossia cattolica, grazie all'opera del vescovo Nicolò Coret (1575-1591), temibile avversario dei luterani, e all'apostolato dei Cappuccini e dei Gesuiti, presenti rispettivamente dal 1617 e dal 1619.

Nel 1719 Trieste divenne porto franco e conobbe una rapida crescita con l'insediamento di fedeli di molte religioni.

In seguito alla soppressione del patriarcato di Aquileia del 1751, divenne suffraganea dell'arcidiocesi di Gorizia.

Nel 1784 la diocesi di Trieste subì numerose cessioni territoriali allo scopo di farne coincidere il territorio con i confini politici. Porzioni del territorio diocesano triestino passarono alle diocesi di Cittanova, di Capodistria, di Parenzo e di Lubiana; d'altro canto incorporò porzioni dell'Istria che appartenevano alle diocesi di Parenzo e Pola e la gola di Prosecco, che apparteneva all'arcidiocesi di Gorizia.

L'8 marzo 1788 la diocesi fu soppressa in virtù della bolla Super specula di papa Pio VI ed il suo territorio incorporato in quello di Gradisca, eretta il 19 agosto dello stesso anno. Tuttavia, dopo soli tre anni, il 12 settembre 1791 fu ripristinata con la bolla Ad supremum del medesimo pontefice e resa suffraganea dell'arcidiocesi di Lubiana; la diocesi di Pedena, anch'essa soppressa nel 1788, rimase incorporata nel territorio triestino. Il 19 agosto 1807 divenne immediatamente soggetta alla Santa Sede.

Il 30 giugno 1828 in virtù della bolla Locum beati Petri di papa Leone XII le diocesi di Trieste e di Capodistria furono unite aeque principaliter; contestualmente fu soppressa la diocesi di Cittanova ed incorporata in quella di Trieste, che acquisì anche 11 parrocchie appartenute alla diocesi di Parenzo e 1 alla diocesi di Gorizia (Prosecco). Due anni dopo, il 27 luglio 1830, divenne nuovamente suffraganea dell'arcidiocesi di Gorizia per effetto della bolla Insuper eminenti Apostolicae dignitatis di papa Pio VIII.

Dal 1867 fino al collasso dell'impero austro-ungarico i vescovi di Trieste sedettero come membri della Camera dei signori d'Austria, il senato imperiale.

Nel 1919 il vescovo Andrej Karlin, sloveno, si dimise a seguito di un'aggressione da parte di un gruppo di irredentisti. Nello stesso anno sulla cattedra triestina siederà un vescovo italiano, Angelo Bartolomasi, dopo quasi novant'anni di episcopati sloveni, tedeschi e croati.

Il 25 aprile 1925 cedette una porzione di territorio a vantaggio dell'erezione della diocesi di Fiume; un'altra porzione di territorio fu ceduta a Fiume nel 1934. In compenso, il 20 febbraio 1932 in seguito alla bolla Quo Christi fideles di papa Pio XI incorporò il decanato di Postumia, che era appartenuto alla diocesi di Lubiana.

Il vescovo Luigi Fogar, per la sua opposizione al regime fascista, dovette dare le dimissioni nel 1936.

Dopo la seconda guerra mondiale, a seguito del trattato di pace del 10 febbraio 1947, una larga parte del territorio diocesano si venne a trovare in territorio jugoslavo; le zone in territorio sloveno e in territorio croato furono perciò affidate a due amministratori apostolici ad nutum Sanctae Sedis.

Nel difficile e teso clima del dopoguerra il vescovo Antonio Santin subì una violenta aggressione a Capodistria nel giugno del 1947; la Congregazione Concistoriale dovette intervenire ufficialmente ricordando che a norma del diritto canonico coloro che commettevano queste violenze sarebbero incorsi nella scomunica. Sacra Congregazione Concistoriale, Dichiarazione Cum nuper, AAS 39 (1947), p. 273.

Nel 1958 la diocesi di Trieste si ampliò con l'acquisizione di piccole porzioni di territorio dall'arcidiocesi di Gorizia.Decreto Excellentissimus, AAS 50 (1958), pp. 627-629. Passò alla diocesi di Trieste il territorio di Santa Croce, nel territorio di Aurisina (comune di Duino-Aurisina), e furono ridefiniti i confini della parrocchia di Sgonico, appartenente all'arcidiocesi di Gorizia, con le limitrofe parrocchie nella diocesi triestina.

Il 17 ottobre 1977, sei giorni dopo l'entrata in vigore del trattato di Osimo che rendeva definitivi i confini italo-jugoslavi, in forza della bolla Prioribus saeculi di papa Paolo VI, le diocesi di Trieste e di Capodistria furono separate e rese autonome; contestualmente vennero introdotte delle modifiche territoriali per far coincidere i territori delle due diocesi con quelli degli Stati.

Cronotassi dei vescovi Si omettono i periodi di sede vacante non superiori ai 2 anni o non storicamente accertati. Frugifero † (metà circa del VI secolo)Giuseppe Cuscito, Vescovo e cattedrale nella documentazione epigrafica in Occidente, in «Actes du XIe congrès international d'archéologie chrétienne. Lyon, Vienne, Grenoble, Genève, Aoste, 21-28 septembre 1986», École Française de Rome, Rome 1989, pp. 753-757.Dopo Frugifero Gams e Kandler mettono un Geminiano; tuttavia questo presunto vescovo è omesso da Ughelli, da Cappelletti e da Lanzoni, per i quali Geminiano fu un presbitero non un vescovo. Severo † (prima del 571/577 - dopo il 587/590) Firmino † (prima di febbraio 602 - dopo giugno 603) Gaudenzio † (menzionato nel 680) Gregorio ? † (menzionato nel 715) Giovanni ? † (menzionato nel 731) Giovanni ? † (prima del 759 - 766 nominato patriarca di Grado) Maurizio † (menzionato nel 766) Fortunato ? † (prima del 788 - 803 nominato patriarca di Grado) Leone ? † (menzionato nell'804) Hildeger † Welderich † Heimbert † Severo † (menzionato nell'827) Taurino † (menzionato nel 911) Radaldo † (menzionato nel 929) Giovanni † (prima del 948 - dopo il 967) Pietro † (menzionato nel 991) Ricolfo † (menzionato nel 1006) Giovanni ? † (1015 - 1017) Adalgero † (prima del 1031 - dopo il 1071) Eriberto † (prima del 1080 - dopo il 1082) Erinicio † (menzionato nel 1106) Artuico † (menzionato nel 1115) Detemaro o Ditmaro † (prima del 1135 - dopo il 1145) Bernardo † (prima del 1149 - circa 1186 deceduto)Alcune cronotassi distinguono due vescovi di nome Bernardo. Enrico da Treviso † (1186 - ?) Lintoldo da Duino † (menzionato nel 1188) Woscalco † (1190 - dopo il 1192)Eletto nel 1190, è confermato dal patriarca di Aquileia nel 1192. Enrico Rapizza † (menzionato nel 1201) Gerardo † (prima del 1203 - dopo il 1212) Corrado Bojani di Pertica † (prima del 1216 - 1230 deceduto) Leonardo † (prima del 1232 - 23 novembre 1233 dimesso) Ulrico De Portis † (1234 - 1253) Arlongo von Wocisperch † (17 novembre 1254 - 1255 deposto) Guareno di CocaniaChiamato Givardus Arangone da Gams. † (12 marzo 1255 - ?) Leonardo III † (menzionato nel 1260) Arlongo di Viscogni † (circa 1261 - circa 1281 deceduto)Sarebbe lo stesso Arlongo von Wocisperch del 1254. Alvino De Portis † (1281 - circa 1286 deceduto) Brissa de Toppo † (19 aprile 1287 - circa 1299 deceduto) Giovanni Della Torre † (1299 - circa 1300 deceduto) Rodolfo Pedrazzani † (prima del 1302 - 1304) Rodolfo Morandino de Castello Rebecco † (1304 - 7 marzo 1320 deceduto)Eubel e Gams ammettono un solo vescovo di nome Rodolfo (Pedrezzani), già sulla cattedra triestina nel 1302 e deceduto nel 1320. Giusto (o Gilone) da Villalata † (1320 - 1322) (vescovo eletto) Gregorio Tanzi † (5 luglio 1324 - 1327 ? deceduto) (amministratore apostolico) Guglielmo Franchi, O.F.M. † (25 febbraio 1327 - 1329 o 1330 deceduto) Pace (o Pasquale) da Vedano, O.P. † (18 maggio 1330 - 12 agosto 1341 deceduto) Giovanni Gremon † (1341) (vescovo eletto) Francesco d'Amelia † (19 luglio 1342 - 7 aprile 1346 nominato vescovo di Gubbio) Ludovico della Torre † (26 giugno 1346 - 30 marzo 1349 nominato vescovo di Oleno) Antonio Negri † (30 marzo 1349 - 15 gennaio 1369 nominato arcivescovo di Candia) Angelo Canopeo † (15 gennaio 1369 - 1382 deceduto) Enrico de Wildenstein, O.F.M. † (1383 - 12 aprile 1396 nominato vescovo di Pedena) Simone Saltarelli, O.P. † (12 aprile 1396 - 1408 deceduto) Giovanni Ubaldini, O.S.B. † (prima del 30 settembre 1408 - 9 agosto 1409 dimessoNominato vescovo titolare di Tripoli di Fenicia.) Nicolò de Carturis, O.F.M. † (9 agosto 1409 - 13 gennaio 1416 deceduto) Giacomo Balardi Arrigoni, O.P. † (10 gennaio 1418 - 11 dicembre 1424 nominato vescovo di Urbino) Martino Coronini † (11 dicembre 1424 - 1441 deceduto) Niccolò Aldegardi † (29 novembre 1441 - 4 aprile 1447 deceduto) Enea Silvio Piccolomini † (19 aprile 1447 - 23 settembre 1450 nominato vescovo di Siena, poi eletto papa con il nome di Pio II) Ludovico Della Torre † (1450 - 1451 deceduto) Antonio Goppo † (3 marzo 1451 - 1485 deceduto) Acacio de Sobriach † (9 giugno 1486 - 1500 deceduto) Luca Rinaldi da Veglia † (17 novembre 1501 - 30 gennaio 1502 dimesso) (vescovo eletto)