La diocesi di Tursi-Lagonegro () è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo appartenente alla regione ecclesiastica Basilicata. Nel 2023 contava 123.700 battezzati su 124.690 abitanti. È retta dal vescovo Vincenzo Carmine Orofino.
Territorio La diocesi comprende 39 comuni della Basilicata di cui 7 comuni in provincia di Matera: Tursi, Colobraro, Nova Siri, Policoro, Rotondella, San Giorgio Lucano, Valsinni; 32 comuni in provincia di Potenza: Lagonegro, Calvera, Carbone, Castelluccio Inferiore, Castelluccio Superiore, Castelsaraceno, Castronuovo di Sant'Andrea, Cersosimo, Chiaromonte, Episcopia, Fardella, Francavilla in Sinni, Latronico, Lauria, Maratea, Moliterno, Nemoli, Noepoli, Rivello, Roccanova, Rotonda, San Chirico Raparo, San Martino d'Agri, San Severino Lucano, Sant'Arcangelo, Sarconi, Senise, Spinoso, Teana, Terranova di Pollino, Trecchina, Viggianello.
Sede vescovile è la città di Tursi, dove si trova la cattedrale dell'Annunziata. A Lagonegro sorge la concattedrale di San Nicola. In diocesi si trovano anche tre basiliche minori: il santuario di Santa Maria Regina di Anglona, antica cattedrale della diocesi, la basilica di Sant'Egidio Abate a Latronico e la basilica di San Biagio a Maratea.
Il territorio si estende su 2.509 km², suddiviso in 4 zone pastorali e 72 parrocchie: zona pastorale Jonica; zona pastorale Sinnica; zona pastorale Val d'Agri; zona pastorale Mercure "Tirrenica".
Storia Secondo la tradizione locale, la città di Anglona sarebbe diventata sede di cattedra vescovile di rito latino prima della città di Tursi e si attribuirebbe l'istituzione del vescovado a san Pietro o a san Marco, come scrive nel 1851 lo storico Antonio Nigro nella sua Memoria topografica ed istorica sulla città di Tursi e sull'antica Pandosia di Eraclea oggi Anglona.Napoli, Tip. R. Miranda, 1851, p. 90.
Tuttavia la prima notizia storica di una diocesi in queste terre risale solo al X secolo. Nella sua Relatio de legatione Costantinopolitana, scritta nel 968, Liutprando da Cremona riferisce che in quel tempo il patriarca Polieucte di Costantinopoli ricevette dall'imperatore Niceforo Foca l'autorizzazione ad erigere la sede metropolitana di Otranto, dando al metropolita Pietro la facoltà di consacrare i vescovi suffraganei di Acerenza, di Tursi (Turcico), di Gravina, di Matera e di Tricarico. Non è chiaro se queste disposizioni abbiano avuto reale effetto, in quanto le Notitiae Episcopatuum del patriarcato di Costantinopoli menzionano una sola sede suffraganea di Otranto, quella di Tursi, mentre le altre diocesi ricordate da Liutprando gravitarono sempre nell'area di influenza latina.Andenna, Anglona dalle origini sino ai primi anni del Trecento, p. 7. Visentin, La Basilicata nell'alto Medioevo…, p. 9.
Tra la fine del X secolo e i primi decenni dell'XI secolo, Tursi risulta essere una diocesi greca, in un territorio dove numerosi erano i monasteri greci. «Tutta l'area era stata interessata dalla diffusione del monachesimo greco a opera di monaci basiliani provenienti dalla Calabria e dalla Sicilia che, accompagnati da fama di santità, avevano dato vita nelle zone interne della costa ionica e del lagonegrese a numerose comunità monastiche… Tra i monaci più famosi si ricordano i santi Nilo, Saba, Luca, Vitale; tra i monasteri più importanti quello di Sant'Elia di Carbone, il cui abate ancora nel XII secolo esercitava la giurisdizione su tutte le comunità basiliane della Lucania.».
Il primo vescovo noto di Tursi è il greco Michele, documentato in un atto testamentario del 1050. Con la seconda metà dell'XI secolo, contestualmente al passaggio del territorio in mano normmana, la diocesi venne inserita nell'organizzazione ecclesiastica latina. Nella bolla concessa da papa Alessandro II nel 1068 ad Arnaldo di Acerenza, Tursi è elencata fra le suffraganee della nuova sede metropolitana acherontina,Kehr, Italia pontificia, IX, p. 456, nº 6. appartenenza che verrà confermata dai pontefici successivi.
Tra l'XI e il XII secolo, nel contesto di un consolidamento degli assetti ecclesiastici della regione,Andenna, Anglona dalle origini sino ai primi anni del Trecento, pp. 13 e 35. Visentin, La Basilicata nell'alto Medioevo…, p. 11. la sede vescovile venne trasferita ad Anglona, a pochi chilometri da Tursi. Il primo vescovo noto con il titolo Anglonensis è Pietro, menzionato in un diploma del 1110.Kehr, Italia pontificia, IX, p. 468. Andenna, Anglona dalle origini sino ai primi anni del Trecento, p. 14. Peters-Custot, Les Grecs de l'Italie méridionale post-byzantine, p. 258.
Nel corso del XII secolo, negli atti ufficiali sia ecclesiastici che civili, si alternano i titoli Anglonensis e Tursiensis. Nel 1121 è attestato un Giovanni, vescovo di Tursi, mentre nel 1144 e nel 1146 lo stesso vescovo, o un altro omonimo, è documentato come vescovo di Anglona. Negli atti pontifici diretti ai metropoliti di Acerenza da Pasquale II (1099-1118) a Innocenzo III (1198-1216) ricorre il nome di Tursi, mentre in diplomi regi del 1167 e del 1221 compare la ecclesia Anglonensis.Kehr, Italia pontificia, IX, p. 469. Alcuni autori hanno ipotizzato la coesistenza per un certo periodo di due vescovi, quello greco a Tursi e quello latino ad Anglona, ipotesi che tuttavia appare controversa e non unanimemente condivisa.Andenna, Anglona dalle origini sino ai primi anni del Trecento, p. 15.
L'elemento greco nella diocesi sopravvisse a lungo. All'inizio del XIII secolo il metropolita di Acerenza informò il pontefice che il capitolo di Anglona aveva eletto come vescovo il cantor della cattedrale di Tricarico, che era un greco, figlio di un sacerdote, e lui stesso sposato. Questo fatto testimonia come ancora in quel periodo la maggioranza del capitolo anglonese era costituito da soggetti di cultura, lingua e rito greco.Peters-Custot, Les Grecs de l'Italie méridionale post-byzantine, p. 259.
Sembra tuttavia che Anglona abbia mantenuto un ruolo secondario rispetto a Tursi. Nel 1219 l'abitato è qualificato come castrum e non come civitas, mentre nel 1221 è indicato come "casale", indizio di un progressivo spopolamento del territorio. Nel 1320, secondo quanto riporta Ughelli, il capitolo della cattedrale operava a Tursi, mentre anche i vescovi ben presto abbandonarono l'abitato di Anglona, dato alle fiamme nel 1369, per rifugiarsi a Chiaromonte.
Causa la decadenza della città di Anglona, con decreto concistoriale dell'8 agosto 1544Eubel, Hierarchia catholica, III, p. 110, nota 8. Gams riporta come data quella dell'8 agosto 1546., diretto al vescovo Berardino Elvino, papa Paolo III sancì il trasferimento della sede vescovile di Anglona nella città di Tursi. Sede della cattedra fu la chiesa di San Michele Arcangelo. Il decreto fu confermato da una bolla del medesimo pontefice del 26 marzo 1546, con il quale fu eretta a cattedrale la chiesa dell'Annunziata.Secondo quanto riporta Eubel (Hierarchia catholica, IV, p. 84, nota 1), ancora nel 1606 i vescovi avevano residenza abituale a Chiaromonte, pur essendo la cattedrale a Tursi. Da questo momento la diocesi ebbe il nome di "diocesi di Anglona-Tursi".Nei documenti pontifici si trova anche il titolo Anglonensis et Tursiensis come, per esempio, nella bolla De utiliori del 1818, in alcuni Annuari Pontifici dell'Ottocento, e in alcune nomine vescovili negli Acta Apostolicae Sedis.
Un primo embrionale seminario diocesano fu istituito dal vescovo Matteo Cosentino (1667-1702), ampliato dal successore Domenico Sabbatino (1702-1721).D'Avino, Cenni storici…, p. 726.
Il 13 febbraio 1919 in seguito all'erezione dell'eparchia di Lungro, la diocesi di Anglona-Tursi cedette i paesi di lingua albanese e di rito bizantino che rientravano nel suo territorio, ossia Castroregio, Farneta, San Costantino Albanese e San Paolo Albanese., AAS 11 (1919), p. 224.
Nel 1949 la diocesi si ampliò con i comuni di Craco e di Montalbano Jonico, in precedenza appartenuti alla diocesi di Tricarico. Sacra Congregazione Concistoriale, , AAS 41 (1949), pp. 428-429.
Il 2 luglio 1954 la diocesi entrò a far parte della nuova provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Matera;, AAS 46 (1954), pp. 522-524. il 21 agosto 1976 divenne invece suffraganea dell'arcidiocesi di Potenza., AAS 68 (1976), pp. 593-594.
Con decreto della Congregazione per i Vescovi dell'8 settembre 1976, AAS 68 (1976), pp. 675-677., a seguito della creazione della Regione ecclesiastica Basilicata, AAS 68 (1976), pp. 678-680. e per far coincidere i confini ecclesiastici con quelli delle regioni civili, Anglona-Tursi cedette alla diocesi di Cassano all'Jonio i comuni dell'Alto Ionio Cosentino di Alessandria del Carretto, Amendolara, Canna, Montegiordano, Nocara, Oriolo, Rocca Imperiale e Roseto Capo Spulico, ottenendo dalla medesima diocesi le parrocchie lucane dei comuni di Castelluccio Inferiore, Castelluccio Superiore, Rotonda, Viggianello e le parrocchie di Agromonte Magnano e Agromonte Mileo nel comune di Latronico; sul lato tirrenico della Basilicata sono stati annessi alla diocesi di Anglona-Tursi i comuni di Lagonegro, Latronico, Lauria, Maratea, Nemoli, Rivello e Trecchina appartenuti alla diocesi di Policastro. Con lo stesso decreto, Anglona-Tursi ha ceduto all'arcidiocesi di Matera i comuni di Craco, Montalbano Jonico e Scanzano Jonico, acquisendo i territori di Moliterno e Sarconi, appartenuti all'arcidiocesi di Potenza e Marsico Nuovo.
Lo stesso giorno, con il decreto Ex historicis, la Congregazione per i Vescovi ha mutato il nome della diocesi in Tursi-Lagonegro; e contestualmente Anglona è divenuta una sede titolare della Chiesa cattolica.
Cronotassi Si omettono i periodi di sede vacante non superiori ai 2 anni o non storicamente accertati. Vescovi di Tursi Michele † (menzionato nel 1050)Kehr, Italia pontificia, IX, p. 468. Andenna, Anglona dalle origini sino ai primi anni del Trecento, p. 8. Enghelberto (o Inghilberto) † (prima del 1065 - dopo il 1068)Engelbertus è documentato nel 1065, mentre Ingilbertus nel 1067 e nel 1068. Secondo Kehr (Italia pontificia, IX, pp. 468 e 470) e Andenna (Anglona dalle origini sino ai primi anni del Trecento, p. 8) si tratta della stessa persona. Alcuni autori (Schwartz e Signorelli) hanno attribuito Ingilbertus alla sede di Blera o di Tuscania nella Tuscia laziale. Leone †Kehr, Italia pontificia, IX, p. 468 lo indica come vescovo greco predecessore di Simeone, ma non riporta alcun anno di riferimento. Simeone † (prima del 1074 - dopo il 1102)Andenna, Anglona dalle origini sino ai primi anni del Trecento, p. 14. Peters-Custot, Les Grecs de l'Italie méridionale post-byzantine, p. 258. Kehr, Italia pontificia, IX, p. 468 gli attribuisce 70 anni di episcopato, dal 1074 al 1144, forse per un refuso tipografico.
Vescovi di Anglona Pietro † (menzionato nel 1110) Giovanni I † (menzionato nel 1121)I vescovi Giovanni I e Giovanni II potrebbero essere la stessa persona. Nel 1121 è documentato come vescovo di Tursi, nel 1144 e nel 1146 come vescovo di Anglona. Kehr, Italia pontificia, IX, p. 468. Andenna, Anglona dalle origini sino ai primi anni del Trecento, pp. 14-15. Giovanni II † (prima del 1144 - dopo il 1146) Guglielmo I † (prima del 1167 - dopo il 1168)Andenna, Anglona dalle origini sino ai primi anni del Trecento, pp. 15-16. In una bolla pontificia del 1192 si accenna a Guglielmo come quondam episcopus Anglonensis, ad indicare che già da tempo era deceduto; alcuni autori erroneamente ne hanno fatto un vescovo nuovo (Andenna, Anglona dalle origini sino ai primi anni del Trecento, p. 16, nota 47). Riccardo I † (menzionato nel 1172)Kehr, Italia pontificia, IX, p. 469. Andenna, Anglona dalle origini sino ai primi anni del Trecento, p. 16. Roboano † (prima del 1179 - dopo il 1181)Kamp, Kirche und Monarchie…, II, pp. 780–786. Anonimo † (menzionato come electus nel 1203) Anonimo † (menzionato nel 1215) Anonimo † (menzionato come electus nel 1216) Anonimo † (menzionato nel 1217 e nel 1218)