Larcidiocesi di Urbino-Urbania-Sant'Angelo in Vado () è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi di Pesaro appartenente alla regione ecclesiastica Marche. Nel 2022 contava 44.172 battezzati su 53.967 abitanti. È retta dall'arcivescovo Sandro Salvucci.

Territorio L'arcidiocesi comprende i comuni di Acqualagna, Borgo Pace, Fermignano, Isola del Piano, Mercatello sul Metauro, Montecalvo in Foglia, Peglio, Petriano, Piobbico, Sant'Angelo in Vado, Urbania e Urbino. Comprende inoltre parte dei comuni di Lunano, Fossombrone (Calmazzo), Montefelcino (Monteguiduccio e Fontecorniale), Montelabbate, Piandimeleto, Sassocorvaro Auditore e Vallefoglia (Colbordolo).

Sede arcivescovile è la città di Urbino, dove si trova la cattedrale di Santa Maria Assunta. A Urbania e a Sant'Angelo in Vado si trovano le concattedrali dedicate rispettivamente a San Cristoforo martire e a San Michele arcangelo.

Il territorio si estende su 781 km² ed è suddiviso in 54 parrocchie, raggruppate in 7 unità pastorali: Urbino, Massa Trabaria, Urbania, Candigliano, Metauro, Apsa, Foglia.

Istituti religiosi Nell'arcidiocesi vi sono le seguenti comunità di vita consacrata. Istituti religiosi maschili Convento dei frati minori conventuali (Urbino) Convento dei frati minori (Urbino)

Istituti religiosi femminili Monastero agostiniano di Santa Caterina d'Alessandria (Urbino) Monastero di Santa Chiara (Urbino) Istituto delle maestre pie Venerini - Pensionato universitario "Maria Immacolata" (Urbino) Istituto delle suore della carità di Santa Giovanna Antida Thouret - Pensionato universitario "Santa Felicita" (Urbino) Monastero benedettino di Santa Maria Maddalena (Urbania) Monastero di Santa Chiara (Urbania) Istitituto delle Suore dello Spirito Santo (Urbania) Monastero servita di Santa Maria delle Grazie (Sant'Angelo in Vado) Istituto delle piccole figlie dei Sacri Cuori di Gesù e Maria (Sant'Angelo in Vado) Monastero delle clarisse cappuccine del Sacro Cuore (Mercatello sul Metauro) Istituto delle piccole ancelle del Sacro Cuore (Acqualagna)

Confraternite Nel territorio esistono alcune antiche associazioni di laici, dedite a opere di pietà e carità. Queste sono: Confraternita del Corpus Domini (Urbino). Compagnia della Morte (Urbino). Confraternita di San Giovanni Battista e Sant'Antonio abate (Urbino). Confraternita di San Giuseppe, San Sebastiano e Sant'Andrea Avellino, delle Cinque Piaghe e della Visitazione (Urbino). Confraternita dell'Immacolata Concezione (Sant'Angelo in Vado). Confraternita della Madonna del Pianto (Sant'Angelo in Vado). Confraternita del Santissimo Crocifisso (Sant'Angelo in Vado). Confraternita di Santa Caterina (Sant'Angelo in Vado). Confraternita del Gonfalone (Fermignano). Confraternita della Beata Vergine dei Sette Dolori (Fermignano). Confraternita della Madonna del Bell'Amore (Mercatello sul Metauro). Confraternita di Santa Veronica Giuliani (Mercatello sul Metauro). Confraternita del Santissimo Sacramento (Mercatello sul Metauro). Confraternita del Santissimo Sacramento (Piobbico).

Storia L'odierna circoscrizione ecclesiastica è frutto dell'unione, attuata nel 1986, dell'arcidiocesi di Urbino con la diocesi di Urbania e Sant'Angelo in Vado.

Urbino La diocesi di Urbino è attestata a partire dalla fine del VI secolo, sebbene la tradizione indichi come primo vescovo Evandro, vissuto nel IV secolo. Il primo riscontro storico certo dell'esistenza della diocesi risale al 593, anno in cui è menzionato il vescovo Leonzio, a cui Gregorio Magno affida l'amministrazione della chiesa di Rimini in assenza del vescovo Castorio. Leonzio è documentato in altre occasioni nell'epistolario gregoriano (595, 596) e morì probabilmente prima di maggio 599, poiché a questa data risultava amministratore della diocesi di Rimini il vescovo Sebastiano, che si ritiene sia stato il successore di Leonzio, benché nella lettera di Gregorio Magno che lo menziona non è indicata la sede di appartenenza.Pietri (ed.), Prosopographie chrétienne du Bas-Empire…, II, pp. 2006-2007. La successiva cronotassi dei vescovi urbinati, fino al XII secolo, è molto lacunosa e incompleta, e incerta è l'attribuzione a Urbino dei vescovi documentati dalla tradizione.

La primitiva cattedrale della diocesi era la chiesa di San Sergio, che sorgeva fuori dalle mura cittadine. Nel 1021 il vescovo Teodorico trasferì la cattedrale episcopale in una chiesa all'interno della città, che dedicò a Santa Maria Assunta. All'epoca del successivo vescovo, il beato Mainardo, furono trasferite da Città di Castello e collocate nella cattedrale le reliquie di san Crescentino, patrono della città e della diocesi di Urbino.

Scrive Franco Negroni: «Il sorgere del Comune tra i secoli XI-XII, con l'espansione rapida e notevole della città, non fu senza un certo travaglio tra vescovo e cittadini e vive furono le fazioni guelfa e ghibellina, capeggiata quest'ultima dalla famiglia Montefeltro. La città dal secolo XII contò cinque parrocchie oltre la cattedrale e accolse i nuovi ordini mendicanti: Francescani (dal loro sorgere), Domenicani (ca. 1245), Agostiniani (c.1258), Celestini (fine secolo XIII) con i rami femminili delle Clarisse, Agostiniane (tre monasteri), Santucciane (Benedettine). Il secolo XIV segnò il nascere delle gloriose confraternite di Santa Croce (1318), del Corpus Domini (ca. 1350), dell'Umiltà (1362), di San Giovanni (1393), dello Spirito Santo (ca. 1395) e la nascita o l'incremento di vari ospedali nella città e nel territorio diocesano».

Nel 1380 il beato Pietro Gambacorta diede vita, a poca distanza da Urbino, alla congregazione dei Poveri eremiti di San Gerolamo, che si diffuse in tutta Italia e all'estero.

Su istanza di Federico da Montefeltro, nella seconda metà del XV secolo venne ricostruita la cattedrale, che fu consacrata nel 1534 e ultimata con l'aggiunta della cupola agli inizi del Seicento.

Nel 1402 l'abbazia benedettina di San Cristoforo del Ponte (VIII secolo) a Casteldurante, in commenda dal 1393, ottenne lo status di nullius dioecesis da papa Bonifacio IX, ossia l'indipendenza ecclesiastica dai vescovi di Urbino; oltre Casteldurante, dall'abbazia dipendevano i castelli di Sant'Angelo in Vado e di Sassocorvaro.

Il 4 giugno 1563La bolla riporta la data del pridie nonas junii, che corrisponde al 4 giugno. Cappelletti (III, p. 206) indica erroneamente la data del 7 luglio., su richiesta dell'ex vescovo, il cardinale Giulio della Rovere, Urbino fu elevata al rango di arcidiocesi metropolitana con la bolla Super universas di papa Pio IV. Originariamente le furono assegnate come suffraganee le diocesi di Cagli, Senigallia, Pesaro, Fossombrone, Montefeltro e GubbioLa provincia ecclesiastica era formata dalle diocesi presenti nel Ducato di Urbino, i cui duchi avevano già chiesto la sua formazione, all'epoca l'unica altra arcidiocesi entro lo Stato pontificio, di cui Urbino era un feudo, era l'arcidiocesi di Ravenna; l'allora pontefice Pio IV aveva buoni rapporti con la Corte urbinate anche perché suo nipote Federico Borromeo aveva sposato nel 1560 Virginia della Rovere, figlia del Duca.. Nel 1636 entrarono a far parte della provincia ecclesiastica urbinate anche le nuove diocesi unite di Urbania e Sant'Angelo in Vado.

Durante l'episcopato di Antonio Giannotti, il 21 novembre 1592 fu istituito il seminario diocesano nei pressi dell'antica cattedrale di San Sergio. Rimase in questa sede fino al 1874, quando l'arcivescovo Alessandro Angeloni fece costruire un nuovo grande edificio nel luogo dove sorgeva l'ex monastero di San Domenico.

Nell'epoca post-tridentina, gli arcivescovi si impegnarono per l'attuazione delle riforme introdotte dal concilio di Trento e l'arcidiocesi vide il fiorire di opere di carità, di istituzioni laicali e di assistenza, e la fondazione di numerose case di religiosi. Da segnalare: la visita pastorale attuata dall'arcivescovo Benedetto Ala (1610-1620); i sinodi arcivescovili indetti da Paolo Emilio Santorio nel 1627, da Antonio Santacroce nel 1639, da Francesco Vitelli nel 1645 e da Ascanio Maffei nel 1648; la fondazione della congregazione per l'assistenza degli infermi poveri nel 1648.

Agli inizi del Settecento l'urbinate Gianfrancesco Albani divenne papa con il nome di Clemente XI; questi si mostrò munifico e generoso nei confronti della sua città natale, così come il nipote, il cardinale Annibale Albani (1682-1751), nei confronti di chiese, monasteri, opere pie e della cattedrale.

Il patrimonio architettonico delle diocesi fu colpito dal terremoto del 3 giugno 1781, che portò distruzione soprattutto nella parte montana dell'arcidiocesi e nelle chiese di campagna. La cupola della cattedrale di Urbino cedette nel gennaio del 1789, provocando danni alle opere d'arte custodite nella chiesa.

Durante il periodo napoleonico l'arcidiocesi di Urbino fu guidata dal vescovo Spiridione Berioli (1787-1819), di tendenze filonapoleoniche, con qualche contrasto con il clero diocesano e il capitolo della cattedrale. Tuttavia, dopo la caduta di Napoleone, Berioli abbandonò le simpatie liberali. Durante il suo episcopato, nel 1801, si riaprì la cattedrale restaurata in forme neoclassiche dall'architetto romano Giuseppe Valadier.

Dopo l'annessione delle Marche al Regno d'Italia l'arcidiocesi di Urbino dovette subire la politica anticlericale del governo unitario. L'arcivescovo Angeloni (1846-1881), considerato un conservatore e reazionario, fu arrestato tre volte. Intanto, in tutta la seconda metà dell'Ottocento sorsero istituti di carità: l'orfanotrofio, la "Casa delle Convertite", la conferenza di San Vincenzo de Paoli, l'istituto Santa Felicita per l'istruzione di ragazze povere, la Banca Cattolica, le cooperative cattoliche e le casse rurali. Si deve all'Angeloni la celebrazione di sinodo provinciale nel 1859 e di due sinodi diocesani nel 1867 e nel 1880.

Nel 1900 nacque il giornale diocesano "L'Ancora", seguito da "Il Dovere", per la diffusione dell'Azione cattolica, e da "Il lavoro", che si opponeva alla stampa socialista.

Al momento dell'unione con Urbania e Sant'Angelo in Vado nel 1986, l'arcidiocesi di Urbino comprendeva 41 parrocchie nei comuni di Acqualagna (3), Colbordolo (4), Fermignano (4), Fossombrone, Isola del Piano (2), Montecalvo in Foglia (3), Montefelcino (2), Peglio (2), Petriano (2), Piobbico, Sassocorvaro e Urbino (16).Decreto 12 dicembre 1986, Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 21 del 27-01-1987 - Suppl. Straordinario n. 5.

Urbania e Sant'Angelo in Vado Tiphernum Metaurense, l'odierna Sant'Angelo in Vado, fu sede vescovile già nell'antichità, scomparsa a causa delle distruzioni portate dai Goti nel VI secolo. Apparteneva certamente alla sede marchigiana Lucifero, episcopus Tifernis Metauris, che prese parte al sinodo riunito da papa Ilario nella basilica di Santa Maria Maggiore a Roma il 19 novembre 465, durante il quale fu interdetto ai vescovi in punto di morte di designare il proprio successore.Pietri, Prosopographie chrétienne…, II, p. 1328. A Tiphernum Metaurense viene poi attribuito un altro vescovo, Mario, che prese parte al sinodo romano convocato da papa Simmaco il 1º marzo 499 per eliminare alcuni abusi che si erano introdotti nell'elezione del vescovo di Roma. Questo vescovo tuttavia firma gli atti come episcopus ecclesiae Tifernatium, senza ulteriori specificazioni; potrebbe perciò appartenere anche alla sede omonima dell'Umbria, Tiphernum Tiberiacum, ossia Città di Castello.Pietri, Prosopographie chrétienne…, II, p. 1412.

Il territorio delle due future diocesi appartenne a lungo all'arcidiocesi di Urbino. A partire dal XII secolo si costituirono alcune circoscrizioni ecclesiastiche indipendenti dai vescovi urbinati: la prelatura nullius dioecesis dei Santi Pietro e Paolo di Mercatello, che ottenne l'esenzione vescovile da papa Alessandro III nel 1180;