Biografia Nathalie nacque da Vasilij Aleksandrovic Cross, luogotenente delle guardie imperiali, figlio di Gustav Kross, e da Zoia Evgènievna, figlia del professor Evgenij Pelikan, consigliere privato e medico personale dello zar Alessandro III..

Sposò a ventun anni, il 30 agosto 1900, a Kiev, Victor Goloubew, futuro orientalista, archeologo e storico dell'arte, noto anche per la sua collezione di miniature persiane. Dopo gli studi all'Università di Heidelberg, dove nel 1904 conseguì il dottorato con una tesi sulle traduzioni tedesche settecentesche delle commedie di Marivaux, Goloubew si specializzò nello studio dell'arte asiatica e divenne in seguito membro dell'École française d'Extrême-Orient. I due si conobbero nel salotto di Nadejda Auer, prima moglie del compositore Lipót Auer, a San Pietroburgo. Nel 1901 la coppia si stabilì a Baden e nel 1905 a Parigi, dove frequentò i salotti artistici e letterari ed incontrò Auguste Rodin, il quale ritrasse Nathalie in un busto marmoreo che ebbe più tardi diverse versioni. Il marmo è conservato al Pola Museum of Art di Hakone, in Giappone; un esemplare in bronzo, fuso nel 1906, entrò nel 1916 nelle collezioni del Musée Rodin, che conserva inoltre una versione in cera e fotografie d'epoca del modello in marmo.

Al seguito del marito giunse in Italia nel 1908. A Roma conobbe Gabriele D'Annunzio e ne divenne presto, nel settembre 1908, l'amante ufficiale. Il primo incontro avvenne il 16 marzo 1908 a palazzo Primoli.; protetta del conte Giuseppe Primoli, Nathalie, soprano, che – come affermò Ildebrando Pizzetti – «sapeva cantare divinamente», si produsse in alcune romanze. André Germain riferisce che un anno prima, durante un pranzo in casa di amici, dove tra gli invitati vi era la Goloubeff, dopo vari scherzi e motteggi, Maria Hardouin, moglie di d'Annunzio, dal quale era però pacificamente separata, previde: «Una cosa posso dirvi: che, se mio marito incontra costei, ci sarà fra loro una passione, una violenta passione».

Nathalie seguì d'Annunzio nei suoi viaggi, da Roma a Milano e a Marina di Pisa, a Parigi e, nel 1910, lo raggiunse ad Arcachon, sulla costa Atlantica, dove su suo consiglio si era trasferito, nello chalet Saint-Dominique dell'amico Adolphe Bermond.

Nei «cinque anni d'esilio nell'estremo occidente, sul dosso spinoso di una duna oceanica», Nathalie non fu la sola amante al fianco del poeta: ecco Romaine Brooks, la pittrice ribattezzata Cinerina nel Notturno, e la danzatrice Ida Rubinstein.. Nonostante l'atteggiamento ambiguo del poeta, Nathalie sovvenzionò d'Annunzio con trentamila franchi all'anno; copiò e classificò i manoscritti della Pisanella, de Le martyre de Saint Sébastien e della Contemplazione della morte; e tradusse in francese Forse che sì forse che no. Musa ispiratrice di molte pagine della Fedra, d'Annunzio la ribattezzò Donatella e la ricordò nella Licenza della Leda senza cigno e nel Libro segreto, dove fu definita «Diana caucasea, matta della più nera mattezza slava».

Da Nathalie a Donatella

Il passaggio da Nathalie a Donatella avvenne all'ombra de Il fuoco, in cui una Donatella Arvale, giovane cantante, figlia di un grande musicista, incarnava il sogno luciferino del protagonista Stelio Effrena, pseudonimo con cui d'Annunzio usò firmarsi nella corrispondenza con Nathalie. Così, non appena la Goloubeff diede saggi di bel canto, il poeta le conferì il nome del personaggio del suo ultimo romanzo.

Nel pomeriggio dell'8 giugno 1913, nel Pavillon de Hanovre, Ildebrando Pizzetti suonò in anteprima alcuni pezzi della partitura della Fedra. Assistettero all'esecuzione non solo d'Annunzio e l'impresario Gabriel Astruc, ma anche un gruppo scelto di invitati, tra cui Nathalie, Debussy, Sergej Djagilev, Misia Sert (la principessa Yourbeletieff di Proust), Fëdor Ivanovič Šaljapin e Jacques Rouché.

La relazione fra d'Annunzio e la Goloubeff fu tumultuosa: il poeta fu spesso a Parigi, con grande disappunto della donna che lo avrebbe voluto tutto per sé. Nella capitale francese fece vita di società e non trascurò le amicizie femminili che, insieme agli impegni letterari, lo distrassero dal legame, sempre più poco sentito, che lo univa a Donatella; tanto che, nella Leda, ebbe a scrivere: «una di quelle dolci e noiose creature che, all'incontro della giovanile visione di Dante, si ostinano di tener senza fine su le braccia il loro amore esanime [...] per non potersi mai risolvere a seppellirlo, e si sforzano di farci mangiare "per ingegno" il loro caro cuore che pur non arde»..

Braccato dai creditori francesi, gestori di hôtels e negozianti, d'Annunzio fu costretto a lasciare Arcachon e, con Nathalie, a ripiegare a Parigi. Entrambi appassionati di cani da corsa, nella tenuta parigina di Dame Rose, di proprietà della donna, allevarono un ampio clan di cani di razza.. Dopo una breve rottura, nel febbraio del 1914 si ritrovarono ad Alcatar, nel West Lancashire, alla Waterloo Cup, nota corsa canina.; ma lo scoppio della prima guerra mondiale accelerò la fine del loro rapporto: il 3 maggio 1915 il poeta rientrò in Italia lasciando in Francia, oltre ai libri, agli arredi e agli amati levrieri, anche Donatella..

La Goloubeff continuò tuttavia a utilizzare lo pseudonimo conferitole da d'Annunzio. Il 3 giugno 1916 si esibì come Donatella Cross al Théâtre de la Porte Saint-Martin, nel corso di una matinée di beneficenza a favore delle Écoles de mutilés e del Vestiaire des blessés: la stampa presentò l'esibizione come il suo debutto in pubblico. Il programma comprendeva l'inedita Fleur de France di Charles-Marie Widor, l'aria «Divinités du Styx» dall'Alceste di Christoph Willibald Gluck e la scena dello specchio dalla Thaïs di Jules Massenet. Fu inoltre annunciata come futura interprete della Fedra, tragedia lirica di Ildebrando Pizzetti su testo di d'Annunzio.

Il declino e la morte

Dopo la separazione dal poeta, Nathalie ebbe alcune relazioni omosessuali e si dedicò all'equitazione; una caduta da cavallo al Bois de Boulogne, con conseguente frattura di una gamba, di un braccio e del cranio, la rese invalida; una gamba era ormai venti centimetri più corta dell'altra. La separazione coniugale risaliva al 1908: Victor de Goloubeff le aveva allora assegnato un milione di franchi e continuò a versarle un assegno mensile sino alla morte di lei. La Rivoluzione russa compromise però il patrimonio e le rendite della famiglia; Nathalie, già legalmente separata dal marito, finì progressivamente in miseria..

Liquidata la cascina nella quale si era rifugiata, in compagnia di un mozzo, di un purosangue e di un levriero, dopo la vendita della Dame Rose a Villacoublay, si trasferì in una stanza d'albergo a Meudon. Si diede all'alcool e visse chiedendo soldi in prestito agli amici di d'Annunzio e del conte de Goloubeff. Antonio Aniante, che la incontrò negli ultimi tempi, ne lasciò il seguente ritratto: «E come veste? Nel modo più ridicolo: come certe povere pazze che errano sotto i ponti del fiume credendosi ancora principesse. La sua bocca sdentata puzza di pessimo tabacco e di pessimo vino. Soltanto i suoi occhi son rimasti bellissimi».

Abbandonata anche dai figli, visse di qualche soccorso e delle sovvenzioni che d'Annunzio le inviò ogni tanto. Abbrutita dall'alcool e in miseria, morì di freddo e di stenti in un albergo di Meudon-Val-Fleury, fra i superstiti dell'emigrazione russa di Parigi: «Donatella è morta il primo novembre 1941, verso le quattro del pomeriggio. Arrivai ch'era morta da due ore, [...] la trovai già fredda, su un letto senza coperta. Mia moglie e io la seppellimmo tra due tempeste di neve nel piccolo camposanto di Meudon».

Dal marito ebbe due figli: Victor, nato nel 1901 a Baden, e Ivan, a Parigi il 15 dicembre 1905. Ivan ritornò in Russia con la nonna materna e morì durante l'Assedio di Leningrado nel 1942. Il figlio maggiore prese parte alla Guerra civile spagnola, nella marina di Franco; in seguito emigrò negli Stati Uniti.

Il libro segreto di Donatella Nel 1947 le lettere a lei inviate da d'Annunzio nei primi due anni della loro relazione furono parzialmente pubblicate, prima sulla rivista svizzera Le Mois Suisse quindi in volume, dal poeta Pierre Pascal, al quale erano state consegnate dalla donna nel 1935: «Eravamo nel gennaio o febbraio del trentacinque, una mattina si presentò a casa mia. Era una vecchia signora zoppicante, con un viso infossato, con due strani grandi occhi azzurri. Portava una miserabile valigia, il suo tesoro, tutto quello che le era rimasto di lui».

Il primo di quattro tomi previsti contenente la corrispondenza tra d'Annunzio e Nathalie fu pubblicato, con la curatela di Pierre Pascal, con il titolo Le livre secret de Gabriele d'Annunzio et de Donatella Cross, per la casa editrice Il Pellicano di Neri Pozza. Nel 1999 il manoscritto originale del Libro segreto di Donatella, fu messo in vendita per circa 18 milioni di lire ad un'asta di Christie's a Roma. D'Annunzio prese l'abitudine di ricopiare le lettere indirizzate a Donatella in un suo libro segreto di elegante carta filigranata. La copia posta in vendita era quasi sicuramente appartenuta a Nathalie de Goloubeff, dal momento che recava anche una dedica autografa del poeta all'amata, definita "fontana del piacere".

Una più ampia edizione del carteggio dannunziano, estesa all'intero arco 1908-1915 e corredata di apparato critico, è stata curata da Andrea Lombardinilo nel 2005.

Note

Bibliografia

Altri progetti

Collegamenti esterni