Larcidiocesi di Crotone-Santa Severina () è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi di Catanzaro-Squillace appartenente alla regione ecclesiastica Calabria. Nel 2023 contava 189.253 battezzati su 202.187 abitanti. È retta dall'arcivescovo Alberto Torriani.
Territorio L'arcidiocesi comprende per intero la provincia di Crotone, più i comuni di Petronà, Cerva, Andali, Belcastro, Marcedusa e Botricello in provincia di Catanzaro.
Sede arcivescovile è la città di Crotone, dove si trova la basilica cattedrale di Santa Maria Assunta. A Santa Severina sorge la concattedrale di Sant'Anastasia.
Nell'arcidiocesi si trovano anche quattro chiese ex cattedrali: la chiesa di San Michele arcangelo a Belcastro, la chiesa di Santa Maria Assunta a Isola di Capo Rizzuto, la chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Strongoli e la chiesa di San Donato a Umbriatico. Della cattedrale di San Teodoro di Cerenzia rimangono alcune rovine, mentre nulla rimane della cattedrale di San Leone, nel territorio di Scandale.
Il territorio si estende su 1.885 km² ed è suddiviso in 84 parrocchie, raggruppate in 7 foranie: Crotone, Santa Severina, Cerenzia, Umbriatico, Belcastro, Isola di Capo Rizzuto e Strongoli.
Storia Santa Severina La più antica menzione della sede di Santa Severina si trova nella Notitia Episcopatuum redatta dall'imperatore bizantino Leone VI (886-912) e databile all'inizio del X secolo. Secondo Vitalien Laurent, la fondazione della sede metropolitana bizantina di Aghia Severina può essere compresa fra l'885 e l'886, nell'epoca stessa in cui la città fu strappata dai Bizantini agli Arabi. Laurent, A propos de la métropole de Santa Severina, pp. 177 e seguenti. Altri autori, meno recenti, attribuiscono invece la fondazione della sede episcopale all'VIII secolo, prima dell'arrivo degli Arabi, o addirittura all'epoca di Gregorio Magno.
La stessa Notitia Episcopatuum attribuisce a Santa Severina quattro diocesi suffraganee: UmbriaticoLa Notitia riporta il termine greco Euruaton o Euraton, e cioè Euria. Questo termine ha indotto gli storici a localizzare in modo diverso la sede della prima tra le suffraganee di Santa Severina. Alcuni storici ritengono che si tratti della diocesi di Oria, nel Salento (Minasi, Le Chiese di Calabria, Napoli, 1896, p. 253-54; Castellucci, Origini cristiane del Bruzio, Roma, 1914, p. 55 e 62); altri pensano che sia la diocesi di Miria, di cui parla Gregorio Magno (Grimaldi, Studi archeologici sulla Calabria Ultra, Napoli, p. 39-41; Taccone-Gallucci, Regesti dei Romani Pontefici alla Chiese di Calabria, Roma, 1902, p. 316); altri ancora parlano della diocesi di Cariati (Orsi, Le Chiese basiliane di Calabria, Firenze, 1927, p. 195). Francesco Russo (La metropolia di Santa Severina, pp. 7-8) dimostra che Euraton corrisponde in realtà alla città di Umbriatico. Anche: , Cerenzia, GallipoliL'ipotesi che Gallipoli sia la cittadina in provincia di Lecce rimane controversa, e molti studiosi sostengono che si tratti del nome bizantino di Belcastro, comune adiacenti al territorio della metropolia di Santa Severina. . e Isola. Nei secoli successivi alla provincia ecclesiastica verranno aggiunte anche Belcastro (XII secolo), Strongoli (XII secolo), San Leone (XIII secolo) e Cariati (XV secolo), mentre Gallipoli ne verrà esclusa.
Incerti sono i motivi che hanno spinto i bizantini a creare la provincia ecclesiastica di Santa Severina. Alcuni autori ritengono che, per la sua posizione strategica, Santa Severina sia stata un centro di propaganda bizantina; altri invece sostengono che l'erezione della metropolia sia giustificata da una specie di orgoglio nazionale bizantino, in quanto doveva dissimulare la perdita di Siracusa, caduta in mano Araba nell'878Minasi, San Nilo di Calabria, Napoli, 1892 Jordan, Monuments byzantins de Calabre, in Mélanges d'Archéologie et d'Histoire IX (1889), p. 324..
Iscrizioni epigrafiche hanno messo in luce l'esistenza di due arcivescovi. Nel cosiddetto battistero della cattedrale si trova il nome di Giovanni, che fece costruire la cattedrale, attorno all'895, in concomitanza con l'erezione dell'arcidiocesi: è il primo arcivescovo di Santa Severina. Nella cattedrale "vecchia", costruita nell'XI secolo, si trova il nome dell'arcivescovo Ambrogio, promotore del nuovo edificio (1036), che fu cattedrale fino al 1274. La Vita di San Nilo menziona altri due arcivescovi, Stefano I e Blattone, vissuti nella seconda metà del X secolo, mentre fonti documentari bizantine attestano l'esistenza degli arcivescovi Basilio nel 997 e Giovanni II nel 1032. L'ultimo arcivescovo prima della fine della dominazione bizantina è l'anonimo che assistette nel 1076 alla caduta di Santa Severina in mano normanna e fuggì in seguito a Costantinopoli.
Con l'arrivo dei Normanni, l'arcidiocesi passò progressivamente al rito latino. Tuttavia perdurò la presenza del rito e delle tradizioni greche: ancora durante il pontificato di papa Innocenzo III (inizio XIII secolo) i canonici della cattedrale di rito bizantino erano esentati dalle leggi canoniche relative al celibato.
Con una bolla del 22 marzo 1183, papa Lucio III conferma all'arcivescovo Meleto tutti i suoi privilegi, elenca e conferma tutti i possessi e i beni acquisiti dai precedenti vescovi Andrea e Romano, sancisce e conferma tutte le immunità concesse dai duchi normanni, e infine conferma i suoi diritti metropolitici sulle Chiese di Umbriatico, Strongoli, Cerenzia, Belcastro e Isola, e gli concede l'uso del pallio.
Tra gli arcivescovi del XIII secolo emerge in particolare la figura di Ruggero di Stefanuzia (1273-1295), che fece costruire l'attuale cattedrale di Santa Severina in sostituzione di quella eretta dal greco Ambrogio nel 1036, ma che si distinse per l'appoggio armato dato alla fazione angioina contro quella aragonese in lotta dopo i vespri siciliani per il predominio sulla Calabria, assieme al fratello Lucifero, vescovo di Umbriatico; trasferito a Cosenza nel 1295, troverà la morte sul campo di battaglia.Le Pera, Alcune note sulla cronotassi..., terza parte, pp. 40-47.
Nel XVI secolo Giovanni Battista Orsini prese parte al concilio di Trento e a lui si deve la stesura dei canoni riguardanti il matrimonio. Il suo successore Giulio Antonio Santorio contribuì a risolvere il problema dei fedeli di rito bizantino e istituì il seminario diocesano di Santa Severina. Nel 1571, sempre sotto il suo episcopato, fu soppressa la diocesi di San Leone e il suo territorio fu aggregato all'arcidiocesi. Francesco Antonio Santoro (1573-1586) indisse per la prima volta due sinodi provinciali, che videro la partecipazione dei vescovi suffraganei.
Il 27 giugno 1818, in forza della bolla De utiliori di papa Pio VII, la diocesi di Belcastro fu soppressa ed il suo territorio unito a quello dell'arcidiocesi di Santa Severina. A seguito di altre soppressioni, la provincia ecclesiastica severinate comprendeva solamente la diocesi di Cariati.
A partire dagli ultimi anni del XIX secolo, la cattedrale fu interessata da importanti lavori di restauro e recupero archeologico che permisero di collocare meglio l'evoluzione architettonica della cattedrale nel corso dei secoli così come la sua cronotassi episcopale. Tali ricerche, culminate con la fondazione di una rivista storica (con sede presso la cattedrale) chiamata Siberene, si devono all'interesse dell'allora vicario Antonio Pujia.Francesco Lopez, Profilo storico di Altilia. Il Monastero Calabro Maria, Edizioni Pubblisfera, 2004.
Il 6 gennaio 1952, con la bolla Romanis Pontificibus di papa Pio XII, fu soppressa la provincia ecclesiastica di Santa Severina. Questa, mantenendo la dignità arcivescovile, divenne immediatamente soggetta alla Santa Sede, mentre la suffraganea Cariati fu soggetta alla sede metropolitana di Reggio Calabria, che rimase così l'unica metropolia della Calabria.
Al momento della piena unione con Crotone, l'arcidiocesi di Santa Severina comprendeva 30 parrocchie nei comuni di Andali, Belcastro, Botricello, Cerva, Cotronei (2), Cropani, Cutro (4), Marcedusa, Mesoraca (3), Petilia Policastro (6), Petronà (2), Roccabernarda, Rocca di Neto, San Mauro Marchesato, Scandale (2) e Santa Severina (2).Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, serie generale, nº 134, 12 giugno 1986. In questo numero della Gazzetta Ufficiale è contenuto l'elenco delle parrocchie della diocesi che ottennero la qualifica di "ente ecclesiastico civilmente riconosciuto" dal Ministero dell'Interno, in forza della Legge 20 maggio 1985 n. 222, art. 29. Tale qualifica fu concessa con decreto ministeriale del 29 maggio 1986 su richiesta del vescovo del 16 aprile 1986.
Crotone La diocesi di Crotone fu eretta in epoca antica. Secondo la tradizione l'evangelizzazione del territorio fu opera di Dionigi l'Areopagita, discepolo di san Paolo, verso la fine del I secolo. Indizi documentari sembrano attestare l'esistenza della diocesi già verso la fine del V secolo, con il vescovo Maiorico, menzionato da papa Gelasio I nelle sue lettere, dove però non è mai indicata la sede di appartenenza. Il primo vescovo attribuibile con certezza a Crotone è Giordano, il quale nel 551 si trovava a Costantinopoli assieme a papa Vigilio nella controversa questione dei Tre Capitoli. In seguito la diocesi è ricordata più volte nell'epistolario di Gregorio Magno, dalle quali si evince che nel 592 la sede era vacante per la morte del suo vescovo e il papa intervenne per far sì che i crotonesi eleggessero un nuovo vescovo con l'aiuto di Giovanni di Squillace.
Come attesta l'epistolario di Gregorio Magno, la Calabria non aveva sedi metropolitane e, benché Crotone dal 556 fosse sottomessa politicamente all'impero bizantino, dipendeva dal punto di vista ecclesiastico dal patriarcato di Roma. Solo dalla prima metà dell'VIII secolo, in seguito alle controversie sull'iconoclastia, la Calabria fu sottratta dall'imperatore Leone III Isaurico alla giurisdizione di Roma e sottomessa al patriarcato di Costantinopoli (circa 732). È in questo contesto che la diocesi assunse come rito liturgico quello greco, e venne sottoposta alla provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Reggio, come attesta la Notitia Episcopatuum redatta dall'imperatore Leone VI (886-912) e databile all'inizio del X secolo. Jean Darrouzès, Notitiae episcopatuum Ecclesiae Constantinopolitanae…, p. 283, nº 544.
Nel periodo bizantino, sono documentate le partecipazioni dei vescovi di Crotone al sinodo romano del 680 (Pietro), al concilio di Nicea del 787 (Teotimo) e al concilio di Costantinopoli dell'869-870 (Niceforo). Durante la lotta iconoclasta Crotone divenne un provvidenziale rifugio per i monaci fuggiti dall'Oriente e per le loro icone. In seguito all'erezione della sede arcivescovile di Santa Severina e delle sue suffraganee, il territorio della diocesi si ridusse in pratica a quello della sola città e dei casali presenti nel territorio circostante. Nel X secolo la diocesi subì con sempre più frequenza le incursioni degli Arabi, provenienti dalla vicina Sicilia; in una di queste incursioni trovò la morte anche il vescovo, ucciso nella sua cattedrale dove si era rifugiato.
Verso il 1060 la città di Crotone venne conquistata dai Normanni, che dettero avvio ad una progressiva latinizzazione della diocesi. Nel 1122 papa Callisto II visitò Crotone e vi tenne un sinodo fra i vescovi calabresi. Tuttavia il rito bizantino resterà in uso ancora per due secoli; erano certamente greci i vescovi Atanasio e Filippo; nel 1217 il vescovo Giovanni ottenne da papa Onorio III di poter celebrare in latino o in greco e nel 1221 fu incaricato di riformare i monasteri greci della diocesi, che erano andati via via decadendo dopo l'arrivo dei Normanni; nel 1264 il vescovo Nicola da Durazzo fu scelto dal papa per una missione a Costantinopoli per la sua conoscenza del greco.