Biografia La terra d'origine di Domenico ed il periodo storico incisero profanamente nell'attività religiosa del monaco benedettino; vissuto a cavallo dell'anno 1000, quando in Italia, proprio nell'Umbria spoletina, iniziavano a delinearsi i due diversi tipi di incastellamento che avrebbero poi reso effettive le cause della lotta cittadina fra guelfi e ghibellini, mosse la sua attività di predicatore, fondatore di cenobi e di riformatore dei costumi nell'area geografica dell'ex Ducato di Spoleto e del romano Comitatus CampaniaeIn particolare nel territorio montano tra Subiaco, Sora e Segni, allora capoluogo della contea pontificia che poi sarebbe divenuta la Campagna e Marittima. (Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise), operando prevalentemente nell'Abruzzo interno e del Lazio sud-orientale, da nord verso sud, fino alla Terra di San Benedetto e alla Campania. Le esperienze che i suoi biografi riportano, per cui è venerato come santo dalla Chiesa cattolica, sono ricordate come esempio di virtù monastiche, obbedienza e devozione religiosa, impegno civile, nonché per la vocazione mistica e taumaturgica della sua predicazione; gli si attribuiscono infatti anche vari miracoliNello stesso arco di tempo la richiesta di riforma spirituale e curiale della religione cattolica fu sentita e sostenuta da altre grandi personalità della storia campana, italiana ed europea, quali Bruno di Segni, sostenitore dell'indipendenza politica della chiesa e inquisitore avvocato in difesa della teologia della Transustanziazione, Giovanni Gualberto, fondatore dei Vallombrosani, Guido d'Arezzo ed il suo Ut queant laxis e Pier Damiani, che nel Liber Gomorrhianus denunciò le diffuse pratiche omosessuali nel clero ordinato e non, predicando attivamente la necessità di una maggiore costumatezza generale.. Nacque a Foligno, in località Colfornaro di Capodacqua, nel 951, da Giovanni ed Apa.

Formazione culturale e religiosa Fu affidato sin da fanciullo ai monaci benedettini di San Silvestro CuraseroIl Monastero di San Silvestro Curasero era un cenobio benedettino situato presso le mura dell'antica Foligno, oggi distrutto (Jacobilli, Vita di San Domenico da Foligno, Foligno 1645, p. 57-58)., dove seguì regolarmente gli studi di retorica, musica ed aritmetica, entro i dettami della Regola di San Benedetto. Quando giunse a maturità, iniziò il suo percorso spirituale in Sabina, dove l'abate DonnosoDonnoso o, altrove, Dionisio, probabilmente per deformazione del primo nome. stava realizzando un monastero dedicato alla Madre di Dio«Sanctae Dei Genitricis Virginis dedicato», cioè: dedicato alla Santa Vergine Madre di Dio. Alberico 15-16 nel luogo dove un tempo esisteva un simulacro del dio Ammone, perciò chiamato dopo l'evangelizzazione dei pagani Petra Demoneibidem. Oggi Santa Maria in Pietra Demone, un borgo fortificato nel comune di Scandriglia, di cui oggi restano solo i ruderi., e là per la prima volta sperimentò l'isolamento di un romitorio. Nel 974 prese i voti e divenne effettivamente monaco benedettino ed infine sacerdote, quando forse venne inviato da Donnoso a Montecassino, nel monastero che rinasceva sotto la gestione di AligernoTaglienti A., Il monastero di Trisulti e il Castello di Collepardo, pp. 20-21. Il primo a pensare che Domenico abbia trascorso parte della sua vita a Montecassino è Luigi Tosti (Tosti L., Vita di S. Domenico Abate dell'ordine di S. Benedetto, Napoli 1856), seguito quindi anche dal Taglienti. Nelle agiografie storiche però non c'è traccia di questo soggiorno cassinate., o più probabilmente maturò la vocazione all'ascesi degli eremi nella sola SabinaAlberico, op. cit., 19-31..

Predicazione e attività monastica

Luigi Tosti e con lui Atanasio Taglienti, nelle loro ricostruzioni della vita di Domenico, ipotizzano che il santo coltivò a Montecassino quegli studi che la regola benedettina prescriveva per la formazione spirituale dei monaci, fra cui, oltre ad un più profondo incontro con i classici, gli esercizi della solitudine e la predicazione volgare.Taglienti A., ibidem. La sua attività monastica riscosse così subito fama presso le popolazioni e il clero cittadino, e quindi al soggiorno cassinate sarebbe seguito, per volontà stessa del monaco, un lungo periodo di ritiro ai confini del territorio farfense, là dove aveva trascorso il suo noviziato, attirando anche questa volta l'interesse del popolo, dei contadini, dei pastori e dei signori localiTaglienti A., op. cit., pp. 23-25..

Di nuovo a Petra Demone, ebbe l'autorizzazione da papa Giovanni XV per costruire il suo primo monastero, con l'appoggio del feudatario UbertoUberto fu marchese, «Hubertus marchio», in Alberico, op. cit., 24., che amministrava il latifondo dei Crescenzi in Sabina, allora in lotta contro i monaci di FarfaTaglienti A., ibidem. Il Taglienti sembra individuare in Petra Demone la località della prima fondazione cenobitica di Domenico, confondendo il luogo di culto pagano con un non meglio identificato santuario benedettino dedicato a «Sant'Ammone» dimenticando completamente l'agiografia di Alberico, che invece riconosce nello stesso luogo semplicemente un romitorio del monastero di Donnoso, il primo ritiro del santo fulginate. Alberico poi ambienta nella sola Sabina la formazione spirituale di Domenico, concretizzatasi nella fondazione di San Salvatore, presso Scandriglia. Cfr. Alberico, op. cit., 23-31.

In un'epoca in cui le attività monastiche erano fortemente influenzate dalle numerose ricostruzioni rurali, l'opera di Domenico fu sostenuta dal potere laico che beneficiava della produzione economica dei nuovi cenobi per sostenere l'insediamento di nuova popolazione nelle valli appenniniche e il cosiddetto «incastellamento»Immonen Teemu, Il culto di San Domenico di Sora nel Secolo XI, atti del convegno.... Il monastero fu dedicato a San Salvatore, oggi conosciuto come San Salvatore minore, e ne fu abate fino alla nomina del suo successore, un tale Costanzo.

Dopo questa prima esperienza, in Sabina incontrò Giovanni, monaco che fu suo fedele seguace e suo biografoDi questo Giovanni parla un'agiografia firmata dallo stesso, conosciuta come Vita di Giovanni, che però sembra essere un falso o comunque una revisione di una precedente opera fortemente critica nei confronti del clero cassiense (Teemu Immonen, op. cit., p, 3), la cui autenticità è comunque dibattuta (Lentini A., in Benedectina V, pp. 59-62). Giovanni parla prevalentemente delle fondazioni campane di Domenico e i relativi miracoli; è trascritta nella Bibliotheca Hagiographica Latina, n° 2241, Bruxelles 1898-99, pp. 338-339., con cui riprese la vita solitaria, fondando diversi ereti e, con il sostegno economico dei potenti locali (magnatibus terrae) Credenderio e ZatterioAlberico, op. cit., 32. Credenderio è probabilmente deformazione di Credendeus., un monastero dedicato alla Santissima Trinità, sul monte detto Pizzi. Qui poi, presso un indeterminato fiume «Aventino» (iuxta flumen Auentinum), che probabilmente è il Velino o un suo affluente, o un affluente del Farfa, i due feudatari gli commissionarono la costruzione di un altro monastero, intitolato alla Madre di Dio.TaglientiAlberico, ibidem.

Domenico in Abruzzo e Molise La vicinanza ai Crescenzi di Roma lo portò a conoscere i conti dei Marsi, Teodino, Berardo e Oderisio. Costoro erano i diretti discendenti di Rainaldo dei Marsi, figlio di Dorazio e Berardo Franceschini , il quale era stato nominato conte dei Marsi da Ugo di ProvenzaCum hoc Hugone venit Italiam, Azzo Comes, avunculus Berardi illius, qui cognominatus est Franciscus, propinquus eiusdern Regis, a quo videlicct marsorúm Comites procreati sunt., che, tramite la moglie MaroziaCelebre la dissolutezza dei costumi di Marozia e delle sue parenti più strette., era indirettamente imparentato con i Crescenzi e con gli ultimi duchi di Spoleto. In quest'epoca le famiglie romane acquisivano ampi poteri nella Marsica, vista anche la crisi in cui precipitò Montecassino ai tempi della seconda distruzione e la successiva lenta ricostruzione del 949. Domenico si trovò in un contesto molto delicato quindi, dove da una parte l'ordine cassinese che cercava di ricostruire il suo ampio patrimonio fondiario in Abruzzo veniva osteggiato dai feudatari locali e dall'aristocrazia senatoria romana, dall'altra invece le politiche religiose dei feudatari sembravano più indirizzate verso il sostegno di strutture monastiche giuridicamente assoggettate alle signorie locali, non in grado di costituire entità feudali autonome né di disporre di proprie strutture militari, come era stato fino ad allora per i centri della cazzona due Terra di San BenedettoTeemu Immonen....

L'area scannense fu quindi sede della nuova attività religiosa di Domenico, a seguito di una concessione territoriale di Oderisio nell'attuale territorio di Villalago, località Prato CardosoAlberico, op. cit., 36., dove il santo, con il suo discepolo GiovanniCosì in Taglienti A., op. cit., p. 26., si ritirò in preghiera e per diffondere la regola di San Benedetto. Attorno al 1000 la missione di Domenico si concretizzò nella realizzazione del monastero noto come San Pietro de Lacu, da cui poi si sviluppò con l'afflusso di coloni e laici, il primo nucleo di Villalago, oggi in località Villavecchia, e nella fondazione di un eremitaggio stabile in località Plataneta dedicato alla Trinità (oggi Lago di San Domenico)Jacobilli L., Vita di San Domenico, Alberii, Foligno 1645, cap. II.Plataneta e Prato Cardoso sono spesso identificate come la stessa località (cfr. Colarossi Mancini A., Storia di Scanno e guida della Valle del Sagittario, p. 53 e Celidonio G., La Diocesi di Valva e Sulmona, Casalbordino 1909-1912, p. 97) anche se Alberico descrive Plataneta come una costa del monte «Argoneta» (Monte Argatone); cfr. Alberico, op. cit., 42-43.. I conti concessero ai monaci ampi possedimenti, cosicché presso il lago di Scanno si fronteggiavano all'epoca da una parte i cenobi benedettini originari delle Acquevive e di Collangelo (tutti a dedicazione micaelica), dall'altra le nuove fondazioni di Domenico a VillalagoColarossi-Mancini A., op. cit., p. 53.Il cosiddetto «Sannio Abruzzese», vale a dire l'alta valle del Sagittario e la parte della Val di Sangro compresa fra Civitella Alfedena e Castel di Sangro erano storici possedimenti cassinesi, facenti capo al monastero di Sant'Angelo in Barreggio, di cui esistono oggi tracce nel cimitero di Villetta Barrea; cfr. D'Andrea U., Le particolari forme della decadenza e della fine del Monastero di S. Angelo in Barreggio (1017-1792), in Cianchetti G. (a cura di), Il monastero di Sant'Angelo in Valle Regia, Tipografia Epam, Castel di Sangro 1999, pp. 28-31..

Una situazione simile a quella scannense si verificò anche nell'attuale Molise, per le stesse ragioni politico-religiose, presso l'attuale San Pietro Avellana, dove l'eremita fu richiamato da BorrelloAlberico, op. cit., 61-62., conte di Sangro, e quindi impegnato dal 981Taglienti A., op. cit., p. XX. nella costruzione di un monastero, contribuendo al ripristino della presenza stabile del clero e alla nuova evangelizzazione del Sannio volturnense, dove le strutture religiose erano ampiamente decadute a seguito delle invasioni saracene e della distruzione di San Vincenzo al Volturno del IX secolo. In quest'area in particolare la fondazione di Domenico ebbe carattere molto più localistico e feudale e si affiancò alle ricostruzioni volturnensi sostenute dal potere imperiale.Teemu Immonen, op. cit., p. 6. Fu primo abate tale Pietro.Alberico, ibidem.

Domenico in Campania