La Morskaja aviacija Voenno-morskogo flota (MA VMF; ) è dal 1992 l'aviazione navale della Marina russa.

Istituita il 30 maggio 1912 sotto l'egida dell'Impero russo come Servizio aereo, ha ricevuto il battesimo del fuoco nel corso della Prima Guerra Mondiale. Passata ad operare sotto la bandiera dell'Unione Sovietica, ha prestato servizio nella Marina Sovietica fino alla sua dissoluzione in favore della Marina della Federazione Russa.

Composta da più di 350 velivoli ad ala fissa e rotante, dagli anni 2000 è in fase di ridimensionamento e, dagli anni 2010, di aggiornamento della flotta velivoli. Penalizzata dall'assenza di un numero adeguato di portaerei nei ranghi della Marina, la maggioranza dei velivoli ad ala fissa da essa impiegati operano da basi aeree a terra.

L'unica portaerei in servizio attivo, la Admiral Kuznecov, sottodimensionata rispetto alle capacità dei velivoli della VMF, è impegnata in una lunga e complessa fase di revisione ed aggiornamento dei sistemi iniziata nel 2018.

Nel 2017 l'Aviazione di marina russa ha completato la prima missione operativa a bordo di portaerei dai tempi dell'URSS.

Storia Le origini Il servizio aereo della marina russa venne costituito nel 1912, poco prima quindi dello scoppio del conflitto mondiale. Il suo scopo primario era quello di contribuire alla difesa delle installazioni e delle unità della flotta del mar Baltico e del mar Nero mediante l'osservazione aerea. Durante il conflitto, nel Baltico operò soltanto la piccola nave trasporto idrovolanti Orlica, mentre nel mar Nero il servizio poté contare su un gruppo di navi da trasporto molto più cospicuo, che annoverò, sia pur in tempi diversi, le navi Aleksandr I, Nikolaj I e Almaz, nonché le romene Regele Carol I, Rumania, Imperator Trajan e Dacia. Queste unità erano tutte veloci (15-19 nodi) e potevano trasportare 4 - 9 idrovolanti tipo «Grigorovič» ciascuna. Poiché nel mar Nero la preponderanza della flotta russa risultò totale, i velivoli furono utilizzati non soltanto per la ricognizione ma anche per missioni di bombardamento sugli obiettivi costieri turchi.

Nel corso della guerra civile, tra il 1919 e il 1920, l'aviazione navale si schierò in gran parte con i bolscevichi ed effettuò almeno 2.000 sortite e oltre un terzo dei bombardamenti effettuati dalle forze aeree «rosse». Negli anni successivi alla specialità vennero assegnati soprattutto compiti in ambiente costiero, mentre all'inizio degli anni trenta iniziarono a entrare in servizio gli idrovolanti Heinkel venduti dalla Germania. Oltre che a bordo di qualche nave da battaglia ricostruita, questi velivoli vennero impiegati anche da basi esistenti nel Baltico e nel mar Nero. Quasi contemporaneamente i progettisti locali svilupparono alcuni modelli di idrovolanti; non ebbe gran successo il Tupolev MDR-2, destinato al pattugliamento marittimo a largo raggio, mentre particolarmente riuscito risultò il Beriev Be-2, che poteva trasportare bombe, ma soprattutto cariche di profondità.

Verso la seconda guerra mondiale L'importanza strategica dell'aviazione navale venne riconosciuta molto più tardi, verso la fine degli anni '30, quando la minaccia rappresentata dalle portaerei giapponesi divenne un fattore incontestabile. Le autorità sovietiche decisero allora un programma di potenziamento della specialità, in particolare nell'area dell'Estremo Oriente, attraverso un piano che prevedeva l'acquisizione di velivoli più moderni, l'attivazione di nuove basi, l'ampliamento di quelle esistenti e anche la costruzione di una nave portaerei. Il programma era appena stato avviato quando le forze tedesche attaccarono nel 1941 l'Unione Sovietica e la guerra divenne allora l'obiettivo principale, sovvertendo tutto quanto era stato pianificato. Nel corso della prima fase del conflitto l'aviazione di marina, che pur contava circa 1.400 velivoli, non poté svolgere un ruolo primario causa l'obsolescenza della maggior parte dei mezzi e il basso livello di priorità nelle acquisizioni che le era stato assegnato. Quando però, nella seconda fase, l'iniziativa della guerra passò in mano sovietica, la specialità fu più direttamente coinvolta nel sostenere la controffensiva, in particolare nel bacino del Baltico e del mar Nero, e fu pertanto soggetta a un incremento sia qualitativo che quantitativo. Ciò le permise un impiego diretto più massiccio, come per esempio nel caso della battaglia di Novorossijsk, ove l'aviazione navale fu chiamata a fornire il sostegno aereo principale. Verso la fine del conflitto, l'aviazione navale russa contava alcune migliaia di velivoli tra caccia, bombardieri e aerosiluranti, per lo più di tipo terrestre.

La guerra fredda Grazie a tale potenziamento, nell'immediato dopoguerra l'Aviacija Voenno-Morskogo Flota (AV-MF) o più semplicemente Morskaja Aviacija, divenne una forza aerea tanto autonoma quanto completa, dotata di diversi tipi di velivoli dedicati a missioni specifiche. I velivoli adottavano, all'epoca, una loro colorazione propria a base azzurra, simile a quella utilizzata un tempo dalla Fleet Air Arm britannica, ma in seguito varie tonalità di grigio divennero la colorazione più frequente. La specialità sembrava destinata a un ulteriore sviluppo grazie anche alla cattura della portaerei tedesca Graf Zeppelin, che all'epoca alcune fonti riportavano per completata da parte sovietica, ma come noto ciò non si realizzò. Negli anni cinquanta l'A-VMF ricevette equipaggiamenti sempre più moderni quali i caccia MiG-15 Fagot o i MiG-17 Fresco, mentre i bombardieri Ilyushin Il-28 Beagle andarono ad affiancare i più pesanti Tupolev Tu-14 Bison, e furono impiegati anche come aerosiluranti o per la posa di mine. Infine, nel campo del pattugliamento anfibio ai Beriev Be-6 Madge si affiancarono gli idrovolanti a reazione Be-10 Mallow, mentre entravano in servizio i primi elicotteri Mil Mi-4. Proprio nel campo degli elicotteri c'è da ricordare che il primo esperimento di appontaggio fu effettuato nel 1950 da un elicottero Kamov Ka-10 Hat sull'incrociatore Maksim Gor'kij.

Verso la fine degli anni Cinquanta le forze aeree russe subirono una complessa ristrutturazione e ciò coincise con il periodo di parziale declino per l'AV-MF, in quanto i suoi cacciabombardieri vennero assegnati all'Istrebitelnaja Aviacijaa Protivo-Vozdušnoj Oborony Strany o IAP-VO (sigla che più o meno letteralmente dovrebbe significare Aviazione da Intercettazione della Difesa Aerea del Paese), che assunse la difesa aerea lungo le coste. Pertanto la Morskaja Aviacija si concentrò sui compiti di ricognizione, pattugliamento e lotta antisom.

Successivamente però essa si trasformò in pratica in una forza da bombardamento e attacco basata a terra, che aveva essenzialmente il compito di contrastare le forze navali occidentali grazie ai primi missili aria-superficie AS-1 Kennel e AS-2 Kipper. A tale scopo la Dal'naja Aviacija, il comando aereo strategico, fornì un gran numero di bombardieri medi Tupolev Tu-l6 Badger e leggeri Il-38, oltre che Myasischev M-4 Molot, che furono utilizzati per il pattugliamento marittimo. Da allora l'aviazione navale sovietica ha conosciuto un nuovo periodo di espansione, assumendosi compiti nuovi quali la ricognizione marittima a largo raggio, la guerra elettronica e la designazione bersagli, mentre venivano riconfermati altri già svolti in precedenza, quali la difesa aerea e l'attacco al suolo.

Alla metà degli anni Sessanta l'A-VMF contava oltre 1.500 tra aerei ed elicotteri, ripartiti tra la flotta del nord, quella del Baltico, quella del Mar Nero e quella del Pacifico, di certo la più potente. Tra gli aerei c'erano da annoverare ad esempio i caccia e i cacciabombardieri MiG-17 Fresco, MiG-19 Farmer e MiG-21 Fishbed, oltre ad alcuni Sukhoi Su-11 Fishpot, i velivoli d'attacco Yakovlev Yak-25 Flashlight, Il-28 Beagle, Tu-14 Bison, Tu-l6 Badger e Tu-20 Bear, velivoli anfibi da ricognizione Be-6 Madge e Be-10 Mallow, da addestramento Yakovlev Yak-32. Per quanto riguarda invece gli elicotteri, per la lotta antisom venivano utilizzati i Kamov Ka-20 Harp, per il trasporto medio e pesante rispettivamente i Mi-4 Hound e gli Yakovlev Yak-24 Horse e per il collegamento i Mi-1 Hare.

Alla fine degli anni Sessanta l'entrata in servizio della portaelicotteri Moskva, con i suoi 18 Kamov «Ka-25 Hormone», rappresentò un salto di qualità per l'A-VMF, che si apprestava a svolgere un ruolo primario nella politica di espansione sovietica nel corso del decennio successivo. Fu il periodo delle basi situate al di fuori del territorio nazionale: i suoi «Bear» da ricognizione lontana lasciavano le basi sovietiche e si portavano a Cuba, da dove sorvegliavano le coste americane, a Conakry in Guinea, da dove pattugliavano il sud Atlantico, e a Luanda, in Angola, per meglio sorvegliare l'Atlantico centrale. Dopo la fine del conflitto vietnamita, la grande base di Cam Ranh, divenne sede abituale per velivoli antisom e da guerra elettronica sovietici, mentre le ex basi britanniche di Aden e Socotra divennero centri operativi per le attività nell'oceano Indiano, seguite successivamente da ridispiegamenti in Somalia ed in Etiopia. Anche nel Mediterraneo i velivoli dell'A-VMF fecero la loro comparsa, in Egitto prima e in Libia poi, a volte utilizzando le insegne dei rispettivi Paesi ospitanti.

Procedeva di pari passo l'evoluzione delle piattaforme navali dedicate, con l'entrata in servizio nel 1975 del primo incrociatore portaeromobili, il Kiev, dotato di 12 velivoli VTOL Yakovlev Yak-38 e 18 elicotteri Kamov Ka-25A/B, mentre nel 1983 veniva impostata la prima e unica portaerei sovietica: lAdmiral Kuznecov, che con il suo ripetuto cambiamento di nomi ha fatto quasi da testimone al travagliato periodo che ha portato alla frantumazione dell'Unione Sovietica.

All'inizio degli anni Novanta la Morskaja Aviacija contava circa 68.000 effettivi ed inquadrava oltre 2.000 tra aerei ed elicotteri, indicativamente così ripartiti: da bombardamento: 150 Tupolev Tu-22M Backfire B/C, 25 Tupolev Tu-22 Blinder A, 140 Tupolev Tu-16 C/G; da caccia e attacco: 100 Sukhoi Su-24 Fencer, 50 Sukhoi Su-25 Frogfoot, 170 Sukhoi Su-17 Fitter», 80 Yak-38 Forger e 50 MiG-27 Flogger; da ricognizione, guerra elettronica e designazione bersagli: 45 Tupolev Tu-95 Bear D, 130 Tu-l6 Badger D/E/F/H/J, 15 Ilyushin Il-20 Coot A/B» e 30 elicotteri Ka-25 Hormone B; per lotta ASW: 65 Tu-142 Bear F», 45 Il-38 May, 90 Be-12 Mail, 100 elicotteri Ka-25 Hormone A, 75 Ka-27 Helix A2, 100 Mi-14 Haze A, per il dragaggio: 25 elicotteri Mi-14 Haze B; per il rifornimento in volo: 50 Tu-l6 Badger A; per il sostegno: 550 velivoli di vario tipo adibiti a compiti di trasporto, addestramento, SAR e ricerca e sviluppo.

La ripartizione dei velivoli tra le flotte era dettata da criteri che tenevano conto delle missioni prioritariamente assegnate a ciascun teatro, della collocazione geografica, dell'importanza strategica e di fattori diversi, tra i quali la disponibilità di altre forze nella regione. Così ad esempio i velivoli da pattugliamento a largo raggio erano presenti soltanto nell'ambito delle flotte del nord e del Pacifico, quelli d'attacco erano largamente presenti nella Flotta del Baltico, mentre quelli da addestramento operavano principalmente con quella del mar Nero.

L'organizzazione operativa vedeva i velivoli dell'A-VMF assegnati a reggimenti (Polk) a loro volta suddivisi in squadroni (Eskadrilyd), solitamente in numero di 3, ciascuno omogeneo per quanto riguardava i velivoli in dotazione. Squadroni autonomi erano previsti soprattutto per la componente da trasporto, da addestramento e utility. La forza di un reggimento variava a seconda del tipo di velivolo assegnato, passando dai 40 - 45 dei cacciabombardieri, ai 25 - 27 dei bombardieri, a scendere per altre specialità.

Dall'URSS alla Federazione Russa