La Storia di Tursi nasce verosimilmente nell'Alto Medioevo, come concordano la maggior parte degli storici, con le invasioni barbariche del V secolo da parte dei Goti nell'Italia meridionale..
In particolare però, lo storico Placido Troyli fa derivare l'origine della città, come filo diretto, dal decadimento di Pandosia., l'assiriologo François Lenormant la identifica, in epoca romana, come l'antica Turiostum della Tavola Peutingeriana., lo storico Antonio Nigro, la indica come fondata dai Goti di Odoacre verso la fine del V secolo., mentre Lorenzo Giustiniani, invece, afferma che Tursi venne fondata dai Saraceni solo nel IX secolo.. Tesi quest'ultima confermata anche dall'archeologo Lorenzo Quilici, che ne indica con precisione il periodo; quando la pressione araba nella valle dell'Agri culmina con la conquista di Grumento, di Stigliano e con la fondazione di Castelsaraceno, verso l'anno 872..
Tutti però concordano sulla costruzione gotica del castello, nei primi anni del V secolo, e sul successivo dominio saraceno, attribuendo a questi ultimi l'attuale centro storico Rabatana. In realtà, nella zona collinare di "Murata", adiacente al castello, si sono rinvenute molte tombe, senza alcun corredo funerario, coperte da enormi lastroni, che indicano la zona come già abitata antecedentemente alla costruzione del castello., difatti Giacomo Racioppi sostiene che nella zona fosse già presente un Oppidum. e quindi che Tursi fosse più antica del suo attuale toponimo.
Di certo è che il territorio fu abitato dalla prima età del ferro dagli Enotri ai quali si attribuisce la fondazione di Pandosia., rinominata così dagli Ioni durante la colonizzazione ellenica dello stivale..
Origine del nome Molti storici concordano che il toponimo Tursi derivi da "Turcico", un uomo d'armi di origini bizantine, comandante della zona, il quale ampliò verso valle l'antico borgo saraceno, "Rabatana", donando alla nuova zona il nome di Toursicon,Tursikon o Tursicon., che successivamente, con la pronuncia francese sotto il dominio normanno, divenne dapprima Tursico, poi Tursio ed infine Tursi. Il toponimo Turcico, infatti, lega l'origine all'epoca bizantina e probabilmente alla restaurazione della città, attuata da Niceforo Foca il vecchio dopo l'885; e le ghiande-missili in piombo rinvenute nei pressi del castello confermano questa riconquista, . Altre fonti affermano che il nome derivi da Turris., facendo chiaro riferimento all'originaria torre del castello gotico. Giacomo Racioppi indica il toponimo come derivato dal greco tύρσìς, πύργος, torre., facendo riferimento ad una torre di vetta, forse quella perpetuata dalla torre centrale del castello, che dominava in modo efficace l'ampiezza sottostante. Un'ulteriore ipotesi del Racioppi indica l'origine del nome come probabile derivazione da un Turcia, nata a sua volta da Torcia o Torsia, come indicazione di "argine a ritenere le piene invernali".. Sempre il Racioppi ipotizza ancora, rifacendosi all'etimologia popolare, che il toponimo Tursi derivi da TurchiCarla Marcato, Dizionario di Toponomastica, 1990, p. 672, probabilmente in confusione con la memoria dapprima araba e poi bizantina della Rabatana. Mario Cosmai, tra le altre proposte etimologiche, menziona il toponimo Tursi come un possibile derivato di Turseni o Tirreni.. Giovanni Alessio indica come possibile anche la derivazione da un personale Turcius.. Secondo l'assiriologo francese François Lenormant, invece, l'attuale toponimo ha una derivazione latina, e non greca, inquadrandola come l'antica Turiostum. Nel 1154 il geografo arabo Muhammad al-Idrisi durante la realizzazione della Tabula Rogeriana per conto di Ruggero II di Sicilia, nel suo Kitab nuzhat al-mushtaq fi'khtiraq al-'afaq, conosciuto come il libro del re Ruggero, indica la città sotto il toponimo di Tursah..
Di certo però è la prima menzione documentata che risale al 968, quando la città viene citata col nome di "Turcico" e "Torre di Turcico", nella Relatio de legatione Constantinopolitana del vescovo Liutprando da CremonaLiutprando, vescovo di Cremona, Relatio de legatione Constantinopolitana.. Successivamente, in epoca normanna, il nome "Turcico" si trasformò dapprima in "Tursico" e poi "Tursio", difatti nella bolla papale redatta da papa Alessandro II del 1068 la città viene menzionata proprio come "Torre di Tursio"., fino a raggiungere successivamente l'etimologia attuale "Tursi".
L'età del ferro
Scavi archeologici eseguiti nel territorio comunale, più precisamente, nei pressi di Anglona e nella vicina Policoro, hanno riportato alla luce innumerevoli opere attualmente custodite nel Museo archeologico nazionale della Siritide, accertando l'esistenza di insediamenti risalenti alla prima età del ferro. A partire dal XV secolo a.C. gli abitanti di queste zone erano denominati Enotri, in particolare però gli abitanti stanziati nell'intorno dei fiumi Agri e Sinni, venivano chiamati Coni o Choni.
Successivamente, attorno all'VIII secolo a.C., sulla costa ionica, per mano dei Greci provenienti dalla Ionia, furono fondate diverse colonie, tra cui Siris, Heraclea, Metaponto e Pandosia. Siris si ritiene fondata all'inizio del VII secolo a.C. dai popoli dell'Epiro, distrutta da Metaponto, Sibari e Crotone nel VI secolo a.C., dalle sue rovine sorse Heraclea tra il 443 a.C. e il 430 a.C. Nel IX secolo la città viene menzionata col nome di Polychorium e nel 1126 in un atto di donazione al monastero di Carbone, compare l'attuale nome Policoro.
Pandosia, che confinava con Heraclea, è considerata la più antica città della Siritide, difatti, l'Antonini. basandosi su passi della Genealogia di Ferecide di Atene e su passi della Storia antica di Roma di Dionigi di Alicarnasso, ipotizza che Pandosia fu fondata da Enotro, uno dei 23 figli di Licaone, molti secoli prima di Roma, e che lo stesso signoreggiò su tutta l'orientale parte della Lucania. Fu molto ricca e importante grazie alla fertilità del terreno e alla posizione strategica. I due grossi fiumi lucani, l'Agri e il Sinni, a quel tempo navigabili, e l'antica via Herculea che da Heraclea risaliva per più di 60 km la valle dell'Agri fino alla città romana di Grumentum, agevolavano le comunicazioni e quindi favorirono una rapida espansione della città.. Il Romanelli, basandosi su quanto emerso dalle tavole di Eraclea e dal Naturalis Historia di Plinio il VecchioPlinio il Vecchio, nel suo Naturalis Historia, III, 98,: «et Pandosiam Lucanorum urbem fuisse Theopompus, in qua Alexander Epirotes occubuerit»., afferma che la Pandosia di Lucania sia il luogo in cui perse la vita Alessandro il Molosso, re d'Epiro e zio materno di Alessandro Magno, avvenuta nel 330 a.C., in una battaglia contro il popolo dei lucani.. Nel 281 a.C. fu campo di battaglia tra i Romani e Pirro re d'Epiro, che corso in aiuto dei tarentini si accampò tra Heraclea e Pandosia. Questa battaglia passò alla storia principalmente per l'utilizzo di elefanti da guerra, ancora sconosciuti ai soldati della repubblica romana. Fu proprio grazie a questo reparto che Pirro vinse la battaglia di Heraclea, riportando però un numero di perdite altissimo e proprio da questa circostanza nacque l'espressione "vittoria di Pirro". Nel 214 a.C. fu teatro di un'ennesima battaglia nel corso della seconda guerra punica tra i Romani e Annibale, re dei Cartaginesi, per conquistare il dominio sul mediterraneoEutropio, Breviarium ab Urbe condita, III, 13.
Pandosia venne distrutta tra l'81 a.C. e il 72 a.C. durante le guerre sociali condotte dal generale romano Lucio Cornelio Silla. Dalle rovine di Pandosia sorse, poco prima dell'era cristiana, Anglona (Anglonum)..
Il Medioevo
Nel 410 i Visigoti di Alarico I saccheggiarono e semidistrussero Anglona. Per controllare il territorio circostante costruirono un castello su una collina a metà strada tra i fiumi Agri e Sinni. Gli abitanti sopravvissuti della città di Anglona si rifugiarono attorno al castello dando origine alla Rabatana, primo borgo popolato di Tursi..
Nel IX secolo, più precisamente attorno all'826, in piena campagna islamica nel sud Italia in tutto il territorio meridionale ci furono numerose e violente incursioni arabe. I loro eserciti provenienti dal nordafrica erano in prevalenza di origine saracena. Inizialmente queste incursioni erano destinate a depredare i villaggi e a fare prigionieri da utilizzare come schiavi nei centri dell'impero islamico. In seguito, superata l'iniziale differenza religiosa e culturale con le popolazioni autoctone, gli invasori attorno all'850 conquistarono gran parte della pianura metapontina e decisero di acquartierarsi, in zone dominanti e strategiche, per meglio controllare gli scambi commerciali all'interno del territorio. Da esperti agricoltori di colture aride e abili artigiani, quali erano, i saraceni riuscirono in breve tempo ad intrecciare pacifici rapporti con gli abitanti locali. Il fiorente scambio rese possibile lo sviluppo dei piccoli presidi militari ribāṭ in veri e propri quartieri residenziali attualmente denominate rabatane, tra i più importanti ci sono ancora oggi quello di Tursi, di Tricarico e di Pietrapertosa. Nei successivi anni, i saraceni, abitarono il borgo, lo ingrandirono e furono proprio loro a dargli il nome, a ricordo del loro borgo arabo Rabhàdi. L'impronta saracena è ancora oggi presente nelle costruzioni, negli usi, nei costumi, nel cibo e nel dialetto della Rabatana..
Nell'890 i Bizantini riconquistarono i territori che una volta appartenevano all'Impero Romano d'Occidente e riuscirono, durante le guerre arabo-bizantine, a scacciare definitivamente l'impronta araba anche dalle terre lucane. Negli anni di dominio bizantino il centro ebbe uno sviluppo sia demografico che edilizio e il borgo cominciò ad estendersi verso la valle sottostante. L'intero centro prese il nome di Toursikon, dal suo fondatore Turcico.
Verso la fine del X secolo l'imperatore Basilio I costituì prima il thema di Langobardia e il thema di Calabria e successivamente, nel 968 il thema di Lucania con capoluogo Toursikon., completando così il piano di ellenizzazione della chiesa del Catepanato. Infatti, nella sua Relatio de legatione Constantinopolitana, scritta lo stesso anno, Liutprando da Cremona riferisce che in quel tempo il patriarca Polieucte di Costantinopoli ricevette dall'imperatore Niceforo Foca l'autorizzazione ad erigere la sede metropolitana di Otranto, dando al metropolita Pietro la facoltà di consacrare i vescovi suffraganei di Acerenza, di Tursi, di Gravina, di Matera e di Tricarico. Non è chiaro però se queste disposizioni abbiano avuto reale effetto, in quanto le Notitiae Episcopatuum del patriarcato di Costantinopoli menzionano una sola sede suffraganea di Otranto, quella di Tursi.., mentre le altre diocesi ricordate da Liutprando continuarono verosimilmente a gravitare nell'area di influenza latina...
Tursi divenne così sede della diocesi di rito greco con cattedra vescovile presso la chiesa di san Michele Arcangelo dove nel 1060 si svolse il sinodo dei vescovi.. Il primo vescovo noto di Tursi è il greco Michele, documentato in un atto testamentario del 1050...
Successivamente, verso la fine dell'anno Mille, una grossa migrazione dei Normanni, nelle vesti di pellegrini diretti verso luoghi sacri della cristianità e nelle vesti di mercenari pronti a combattere per un pezzo di terra, giunse nel sud Italia.. Fu facile inserirsi nelle lotte interne tra Longobardi e Bizantini, ottenendo ben presto terre e benefici. I Normanni contribuirono notevolmente alla crescita della città, proprio come fecero successivamente gli Svevi prima e gli Angioini poi.
Tursi sede della diocesi