Il centro storico di Sulmona è uno dei più grandi e conservati d'Abruzzo, e costituisce il nucleo principale della città di stampo medievale-rinascimentale-barocco.
Esso è attraversato da una via principale da capo a capo chiamata Corso Ovidio, costruita sopra il cardo romano originale, e nel centro sfocia nell'ampia Piazza Garibaldi, famosa per l'acquedotto di Manfredi di Svevia. Il centro è caratterizzato dallo stile gotico sulmonese, presente specialmente nelle chiese di San Francesco della Scarpa, di Santa Maria della Tomba e soprattutto presso la chiesa del Complesso della Santissima Annunziata, sulla facciata del palazzo vescovile. Oltre ai numerosi palazzi rinascimentali e settecenteschi, il centro sfocia nella villa comunale, dove si trova la Cattedrale di San Panfilo.
I rioni storici sono in tutto 6, anticamente detti distretti e denominati sestieri nella Giostra cavalleresca moderna (Porta Salvatoris, Porta Sancti Pamphili, Porta Iapasseri, Porta Manaresca, Porta Romana, Porta Filiamabili) e 5 borghi (San Panfilo, Pacentrano, Santa Maria della Tomba, Borghetto (capitanato da Alessio Falconio) e Magiaporci). Quattro sestieri e tre borghi, dopo il ripristino della "giostra cavalleresca" di Sulmona si sono riuniti in associazioni specifiche, partecipando ogni anno al palio e sfidandosi con dei premi.
Storia
La città di Sulmona si sviluppò nell'epoca romana, a partire dal I secolo a.C., dotata di un foro, di un cardo e decumano, e di templi pubblici. Reperti sono stati trovati presso la chiesa di Santa Maria della Tomba, eretta sopra un tempio romano, o secondo la leggenda sopra la casa di Ovidio, reperti di una domus sono stati scovati presso la zona della chiesa della Santissima Annunziata, mentre l'attuale corso Ovidio rispecchia l'antico cardo romano.Nel Medioevo Sulmona, a partire dall'XI secolo, iniziò ad assumere un nuovo aspetto urbanistico, anche la con la costruzione di numerose chiese. Tra le più antiche c'è la Cattedrale di San Panfilo, eretta fuori dalle mura. Le chiese assunsero un aspetto romanico nel XII secolo, ma a causa di terremoti e rimaneggiamenti, come ad esempio il grave sisma del 1456, oggi si presentano in uno stile gotico, favorito anche dalla presenza della famiglia D'Angiò, come dimostra il duecentesco portale della "Rotonda" del complesso di San Francesco della Scarpa.
Nel XIII secolo Sulmona fu feudo della famiglia di Federico II di Svevia: Manfredi di Svevia costruì il possente acquedotto medievale presso la Piazza Maggiore (oggi Piazza Garibaldi), per facilitare l'afflusso delle acque dal fiume Gizio, per il rifornimento idrico urbano, e per le botteghe.In questo periodo vennero rinforzate le mura romane, con la costruzione di nuove porte, molte delle quali ancora esistenti: Porta Napoli, Porta Pacentrana, Porta Sant'Antonio, Porta Iapasseri. Tra le più antiche, forse esistente già all'epoca romana, è Porta Romana.La città vide lo sviluppo di palazzi signorili nell'epoca rinascimentale, ma molti di questi, insieme alle chiese furono distrutti dal grave terremoto della Maiella del 1706.
Gran parte del patrimonio artistico medievale e rinascimentale andò perduto, e la città fu ricostruita seguendo l'aspetto del tardo barocco, con cenni di sobrietà classicista settecentesca.Tuttavia venne conservato lo stile medievale per alcuni casi, come per il Palazzo Sardi (gli archi durazzeschi) o il Palazzo Annunziata (archi gotici). Lo sviluppo del barocco, già avviato prima del 1706, raggiunse il suo apice nel Complesso della Santissima Annunziata, nella chiesa monasteriale di santa Chiara d'Assisi e nella chiesa di santa Caterina d'Alessandria; mentre tra i palazzi spiccano il Palazzo di Giovanni Veneziano, il Palazzo Corvi, il Palazzo Mazzara.La città si dotò tra Ottocento e Novecento di ulteriori architetture, sperimentando lo stile liberty, come l'esempio della palazzina di via Vittorio Veneto, fino a giungere ai giorni nostri. Nel ventennio fascista ci furono alcune modifiche urbane, come la demolizione di un palazzo all'ingresso del corso Ovidio dalla villa comunale per una costruzione in stile razionalista, l'erezione della Casa del Fascio con la torre littoria, e la costruzione della Casa del Combattente.Nel Novecento inoltre venne "liberato" l'acquedotto svevo da costruzioni civili che lo avevano quasi completamente ricoperto, lasciando spazio solo a tre arcate. Infatti la Piazza su cui si affacciava era detta anche "Piazza Tre Archi". Fortunatamente negli anni del boom economico non ci furono stravolgimenti urbanistici nel centro, perché la zona moderna si sviluppò oltre il fiume Gizio, presso il quartiere di Piazza Capograssi, lungo il viale della stazione, e oltre Porta Napoli, in direzione del cimitero, dove su trova il quartiere dell'ospedale.Dagli anni '90 in poi si sono susseguiti vari interventi di restauro per la ripulitura delle facciate bianche delle chiese, annerite dallo smog delle macchine, e il consolidamento di alcuni palazzi storici, specialmente dopo il terremoto del 2009. Attualmente il centro storico sulmonese è ancora il principale nucleo cittadino, fonte di guadagno per il sempre più crescente afflusso turistico.
Sulmona nella pianta di G.B. Pacichelli Nella pianta ritraente la città nel XVII secolo, prima della distruzione tellurica del 1706, e ancor prima nella pianta di Meisner e di quella del XVI secolo di Braun & Hogenberg, è possibile constatare come la ricostruzione della città, e come l'aspetto attuale sia variato solamente in alcuni punti, poiché è ancora perfettamente riconoscibile l'antico tracciato murario, sopravvissuto in ampie parti, mentre in altre è stato demolito, oppure assorbito nelle case civili. Nella pianta più antica, la città si vede in asse ruotato: nord-sud anziché il contrario satellitare e est-ovest anziché l'opposto: a nord c'è Porta Nuova, con il cardo massimo del corso Ovidio che scende sino a Porta San Panfilo, da cui si accede, dietro la Cattedrale, al centro, entrando da Porta Sant'Agostino. A metà strada si trova il complesso della Santa Casa dell'Annunziata con la torre campanaria del XV secolo, ad ovest (ossia est) Porta Manaresca (che stava lungo via Roma), e poco più avanti l'enorme spiazza di Piazza Maggiore (o di Garibaldi), inclusa dal XIII secolo nella doppia cinta muraria dei Borghi; ad est, ossia sud-ovest, il quartiere di Borgo Santa Maria della Tomba con la chiesa omonima, e la grancia dei Benedettini di Santa Lucia.
La pianta dell'abate Giovan Battista Pacichelli, dedicata a Giuseppe Tabassi, è più dettagliata, disegnata in scala invertita di 90° in senso antiorario, mostrando a nord il lato ovest, ad est il lato nord, a sud il lato est, e ad ovest il lato sud. Prima della distruzione del 1706, è ancora possibile vedere la presenza di diverse strutture andate poi scomparse, come Porta Sant'Agostino, che rappresentava il vero ingresso alla cittadina mediante il corso Ovidio, oltrepassato il campo della Cattedrale, poi la chiesa con il convento dei Gesuiti di Sant'Ignazio (che si trovava in Piazza XX Settembre), il convento di Sant'Agostino, di cui nel XIX rimaneva solo la porta gotica del XIII secolo, applicata alla facciata di San Filippo Neri, la chiesetta dei Padri Minimi (dal XVIII secolo di San Francesco di Paola) fuori le mura com'era prima della riedificazione a pianta a croce greca, l'acquedotto medievale di Manfredi di Svevia (1256), che aveva doppia biforcazione, collegata al convento dei Frati Minori di San Francesco della Scarpa, e già invaso dalle abitazioni civili (si ricorda "Piazza Tre Archi" da cui partivano i cavalieri della giostra, scendendo in Piazza Maggiore; essi vennero liberati solo negli anni '20-'30 insieme agli altri archi dell'acquedotto, demolendo le case). La mappa di Pacichelli, come le altre delle città dell'Italia, è contrassegnata da una legenda in lettere dell'alfabeto che indicano i maggiori monumenti:
A: Porta Nuova B: Porta del Crocifisso o di Santa Maria della Tomba C: Porta Bonomini D: Porta Sant'Agostino (si trovava in Piazza Carlo Tresca, nel primo Novecento, dedicato a Vittorio Emanuele II. Distrutta dal sisma del 1706, esistente dal XIII-XIV secolo) E: Porta San Panfilo (affiancava la Cattedrale ad ovest) F: Porta Japasseri G: Porta Pacentrana - detta "porta Orientale", collegava la via del centro al convento dei Frati Cappuccini H: Santa Casa della Santissima Annunziata I: Monastero dei Minori di San Francesco della Scarpa K: convento di San Domenico - da notare la grande torre campanaria, troncata nel 1706 L: abbazia di Santo Spirito al Morrone, sede dell'Ordine dei Celestini (da notare come sia sempre stato un piccolo edificio, sino alla trasformazione nuova in stile borrominiano dopo il 1706) M: fiume Vella N: Cattedrale di San Panfilo - edificio caratterizzato dalla facciata gotica del XIV secolo e dalla torre campanaria, troncata nel 1706 O: fiume Gizio P: convento dei Padri Zoccolanti (chiesa di San Francesco di Paola) Q: convento dei Padri Minimi (santuario di Santa Maria Incoronata)
Le mura e le porte La cinta fortificata di Sulmona era esistente, si suppone, sin dall'epoca italico-romana (III-I sec. a.C.), poiché veniva descritta come "oppidum"; lo stesso poeta Ovidio negli Amores parla delle mura dell'umida SulmonaOvidio, Amores, II, 15 La città si strutturò come un castrum, ancora riconoscibile nella parte nord del centro, a pianta quadrangolare, con un cardo e due decumani. La città sino al XIII secolo rimase in questo aspetto urbano, la cinta muraria altomedievale con Porta San Panfilo, Porta Sant'Agostino, Porta Romana e Porta Iapasseri (le porte in tutto erano 6) calcò fedelmente l'impianto murario romano; a queste porte corrispondevano i distretti amministrativi, ossia i sestieri con gli abitanti comandati da un capitano. Durante l'età svevo-angioina (1224-1390) Sulmona assunse il ruolo di capitale del Giustizierato d'Abruzzo, richiamando inevitabilmente vari mercanti e famiglie coloniche, e ben presto si rese necessario l'ampliamento delle mura, sia a nord che a sud, perché le parti est-ovest erano impedite dai fiumi Vella-Gizio.
Sorsero così sei "borghi" fuori dalle mura storiche, occupando l'area di Piazza Maggiore dove si svolgeva il mercato, la cerchia muraria fu raddoppiata, con l'edificazione di torri e porte di accesso; già nel 1290 doveva essere completata, nel 1302 la parte settentrionale era completata, con Porta Sant'Antonio e Porta Pacentrana. La città assunse così l'aspetto fusiforme ancora oggi visibile: oltre a queste due porte vennero realizzate Porta Manaresca, Porta Molina, Porta Filiamabili, Porta Santa Maria della Tomba e Porta Nuova, mentre Porta Saccoccia, di modesta fattura, fu realizzata nel XVI secolo. l'adeguamento delle mura ci fu nel 1443 con Alfonso I d'Aragona che prese in controllo Sulmona dopo la sconfitta degli Angioini, le torri vennero modernizzate con il sistema difensivo cilindrico a scarpa, di cui resta l'esempio della torretta della Circonvallazione Orientale. La conta muraria subì un duro colpo con la distruzione del terremoto della Maiella del 1706; se le torri e le porte resistettero al terremoto, sicuramente molto materiale venne prelevato per la ricostruzione delle case, e dato il fatto che le mura erano già inservibili dal XVII-XVIII secolo per l'assenza di attacchi, molti tratti vennero inglobati nelle case. Altri tratti vennero abbattuti nell'Ottocento, come il caso della cinta muraria meridionale, risparmiando Porta Napoli, per il suo valore artistico,