La pet therapy, o in italiano zooterapia, è ogni genere di terapia che coinvolge animali da affezione come intervento sussidiario a sostegno delle cure tradizionali, dei trattamenti e degli interventi socio-sanitari e psicoterapeutici già in corso. Questi interventi sono detti "Interventi Assistiti con gli Animali" (IAA).
L'assistenza di animali da affezione può essere impiegata su pazienti di qualsiasi età e affetti da diverse patologie con l'obiettivo di miglioramento della qualità di vita dell'individuo e del proprio stato di salute, rivalutando, nel contempo, il rapporto uomo-animale. Ulteriore scopo di queste co-terapie è quello di integrarsi con le normali attività terapeutiche facilitando l'approccio delle varie figure medico-sanitarie e riabilitative, soprattutto nel caso in cui il paziente non dimostri collaborazione spontanea. La presenza di un animale permette in molti casi di consolidare il rapporto emotivo con il paziente, favorendo il canale di comunicazione paziente-animale-medico e stimolando una partecipazione attiva del soggetto stesso.
La pet therapy viene intesa come un intervento dolce che stabilisce armonia tra uomo e natura apportando grandi benefici all'uomo.. Spesso viene definita come un complessivo progetto di Interventi Assistiti con gli Animali (IAA).
Storia La storia dell'uomo e del suo rapporto con gli animali risale alle epoche preistoriche, periodi della vita umana dove l'individuo se ne serviva per lavorare, per procurarsi il cibo, per controllare i propri greggi e armenti.
In altre epoche l'animale, portatore di grande energia e potere, veniva sfruttato per rituali di guarigione o in occasioni ludiche, sacre e religiose.
Nel 1792 in Inghilterra, presso il York Retreat Hospital, lo psicologo William Tuke incitò i pazienti malati mentali a interagire e a prendersi cura di piccoli animali. Ciò favorì un migliore autocontrollo del paziente e scambio affettivo.F. Allegrucci e B. Silvioli, Il mondo sconosciuto della Pet Therapy, in: "Babele 35", Anno VIII, 2007, n. 35, gennaio-aprile, pag. 77-79, su https://www.diregiovani.it
A metà del 1800, in Germania, presso il Bethel Hospital, si studiarono i comportamenti di alcuni malati epilettici e disabili che nel loro quotidiano entravano in contatto con alcuni gatti, cani, cavalli e altri piccoli animali.
Nel 1875, in Francia, il medico Chessigne prescrive per la prima volta l'equitazione per persone affette da problemi neurologici.
Entrati nel XX secolo la pet therapy cominciò ad assumere una certa importanza nel miglioramento del comportamento dei pazienti. Nel 1919, dopo la fine della prima guerra mondiale, negli Stati Uniti d'America, al St. Elisabeth's Hospital, vennero usati i cani per curare i malati di schizofrenia e depressione..
Nel 1953 il neuropsichiatra infantile Boris Levinson constatò che prendersi cura di un animale può aiutare a calmare l'ansia, trasmettere calore affettivo e aiutare a superare lo stress e la depressione.Dog as Co-Therapist, B. Levinson, 1962. ovvero da accarezzare e coccolare, azioni che procurano un piacevole contatto fisico, ovvero uno dei principali fattori di comunicazione interpersonale e interspecifica, andando a stimolare la creatività, la curiosità e la capacità d'osservazione, soprattutto nei bambini.
Levinson, proprietario del cane Jingles, rilevò fortuitamente i benefici su un bambino autistico nella sua relazione quotidiana con il cane stesso che gli apportava rilassamento e distrazione rispetto a quando non interagiva con l'animale. Questa esperienza segnò l'avvio di approfondite ricerche, studi e attività molteplici. Nel 1961 Levinson pubblicò il suo famoso libro The Dog as Co-Therapist, in cui per la prima volta si fece cenno alla pet therapy, mentre nel 1975 i coniugi Corson, entrambi psichiatri americani, che avallavano le teorie e gli studi di Levinson, pubblicarono la Pet Facilitated therapy.
Erika Friedman, nel 1977, rivolse particolare attenzione a un gruppo di persone che avevano superato un infarto notando una positiva relazione tra chi possedeva un animale da compagnia e l'essere sopravvissuto all'attacco di cuore. La studiosa rilevò come la vicinanza dell'animale favorisse il rilassamento del soggetto diminuendo la possibilità di infarto cardiaco.
Nel 1997 venne fondata in Australia la Delta Society, che si occupa di studiare gli effetti terapeutici legati alla compagnia degli animali.Sito ufficiale della Delta Society
In Italia La pet therapy prese piede in Italia verso la fine degli anni '80 con alcuni convegni e conferenze sul tema.
Nel 2002 venne pubblicata la Carta Modena: Carta dei valori e dei principi sulla pet relationship. Questo lavoro vide la partecipazione dei massimi esponenti, esperti ed Enti in materia di relazione uomo-animale e dei diritti da salvaguardare di entrambe le parti.
Risale al 6 febbraio 2003 l'accordo del Ministro della Salute, le Regioni e le Province Autonome di Trento e di Bolzano in materia di benessere degli animali da compagnia e pet therapy. Sempre nello stesso anno la regione Marche dà inizio ai primi progetti sperimentali con la pet therapy, fino alla creazione della prima cooperativa sociale (la Pet Village) dedicata completamente a questo tipo di attività..
Nel maggio del 2005 il Veneto pubblicò le linee guida sugli interventi assistenziali e terapeutici che prevedono il coinvolgimento degli animali.
Il 21 ottobre 2005 venne pubblicato il documento del comitato nazionale per la bioetica: “Problemi bioetici relativi all'impiego di animali in attività correlate alla salute e al benessere umani”.
Tra le direttive più significative possiamo citare quelle del 2007 dall'IAHAIO, che ha elaborato e approvato delle Linee guida scaturite dall'undicesima conferenza mondiale sulle interazioni uomo-animale di Tokyo.
Con il decreto del 18 giugno 2009 il Ministero del Lavoro, delle Politiche Sociali e il Ministero della Salute: “Istituzione di nuovi Centri di referenza nazionali nel settore veterinario”.
Il 25 marzo 2015 venne emesso l'accordo, ai sensi degli articoli 2, comma 1, lettera b) e 4, comma 1 del decreto legislativo 28/08/1997, n. 281 tra il Governo, le Regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano sul documento recante “Linee guida nazionali per gli interventi assistiti con gli animali (IAA)”.
Il 22 luglio 2016 il ministero della salute pubblicò il Piano Nazionale Integrato 2015-2018 sugli interventi assistiti con gli animali ribadendo l'importanza di promuovere e potenziare i vari interventi e collaborazioni nella pet therapy.Centri di Referenza Nazionali (CRN), Interventi assistiti con gli animali (pet therapy), 22 luglio 2016, su http://www.salute.gov.it/pianoNazionaleIntegrato2015/dettaglioPianoNazionaleIntegrato2015.jsp?cap=capitolo2&sez=pni-cap2-lnr&id=1116
Oggi gli IAA trovano ampia applicazione in svariati settori socio-assistenziali, tra i quali: case di riposo, ospedali, comunità di recupero, centri socio-educativi e riabilitativi, carceri, comunità per minori, scuole di ogni ordine e grado, centri di aggregazione vari, centri di persone diversamente abili e con patologie psichiatriche e ludoteche.
Benefici La pet therapy determina dei benefici in molteplici domini:
Cognitivo: favorisce il superamento dell'egocentrismo, lo sviluppo dell'autostima e di un'immagine positiva di sé. Comportamentale: favorisce la riduzione dell'aggressività e dell'iperattività, il rilassamento corporeo e migliora l'adattamento dell'individuo nei contesti in cui opera. Psicosociale: miglioramento delle abilità sociali e relazionali. Psicomotorio: migliora il mantenimento della postura, le abilità motorie inclusa la motricità fine e stimola il rafforzamento del tono muscolare. Emozionale: favorisce la riduzione dello stress e dell'ansia, e un miglioramento generale dell'umore. Studi scientifici hanno mostrato come il contatto fisico con un animale induca una riduzione, nel sangue, dei livelli degli ormoni responsabili della risposta allo stress (cortisolo) e causa inoltre un aumento delle quantità di ormoni e neurotrasmettitori in grado di determinare emozioni positive (endorfine e dopamina) e stimolando l’ossitocina, un neuropeptide secreto dall’ipotalamo.
Teoria di Levinson
Effetti terapeutici Questa teoria nasce da un evento casuale e fortuito. Nel 1953 Levinson aveva in cura un bambino autistico che era stato sottoposto a molte cure senza però trovare alcune risposte o progressi alla sua malattia. Un giorno, i genitori del bambino accompagnarono il figlio alla seduta con un leggero anticipo rispetto all'orario prefissato. In quel momento, Levinson era talmente impegnato in un altro lavoro che fece accomodare la famiglia nel suo studio dimenticandosi di fare uscire il suo cane Jingles. Non appena il cane vide quel bambino, la bestiola si diresse verso di lui e cominciò a leccarlo. Il piccolo non mostrò alcun tipo di timore o paura, ma anzi ne fu talmente conquistato che cominciò ad accarezzarlo dolcemente. Alla fine di quell'incontro il bambino manifestò uno dei suoi pochi desideri espressi fino a quel momento della sua vita: tornare nello studio dello psichiatra per potere giocare di nuovo con il cane. Come spiega bene Levinson, e come scrive anche nell'articolo The dog as co-therapist (dove tra l'altro utilizzò per la prima volta l'espressione pet therapy) il bambino, nel tempo, continuò a giocare con Jingles e questo permise allo psichiatra di inserirsi nel gioco, creando così un rapporto con il suo piccolo paziente. La presenza di un animale permetteva al bambino di esprimere le proprie difficoltà in modo indiretto senza essere intimorito dal rapporto diretto con Levinson. Dopo questo evento lo psichiatra sviluppò la teoria della pet oriented child psychotherapy, basata sull'idea che il bambino si identificasse frequentemente con l'animale, il quale diventa un sostegno grazie al quale il paziente riesce a parlare più tranquillamente della sua vita e delle sue inquietudini..
Levinson constatò che prendersi cura di un animale può calmare l'ansia, può trasmettere calore affettivo e aiutare a superare lo stress e la depressione.B. M. Levinson, Pets, child development, and mental illness, J Am Vet Med Assoc. 1970 Dec 1;157(11):1759-66.
Inoltre è stato studiato e confermato da numerose ricerche scientificamente fondate, pubblicate da riviste mediche tra le più accreditate («JAMA», «British Journal of the Royal Society of Medicine», «American Journal of Cardiology», «Journal of Nervousch&Mental») che il rapporto con gli animali può portare a: un aumento del tasso di sopravvivenza nei pazienti ricoverati con disturbi cardiaci; abbassamento della pressione sanguigna e della frequenza delle pulsazioni; calo dei valori del colesterolo nei pazienti di sesso maschile; riduzione nella percezione di problemi di salute minori e miglioramento della qualità della vita; decrescita delle spese per i farmaci; riduzione delle sensazioni di solitudine, depressione e paura; aumento dell'autostima, in modo particolare nei bambini; miglioramento dell'integrazione sociale dei bambini a scuola, degli anziani e delle persone con problemi fisici.. Le terapie assistite con gli animali si configurano come trattamenti efficaci per i disturbi mentali e del comportamento, inclusi la depressione, la schizofrenia e le dipendenze. La TAA apporta benefici anche su pazienti anziani con diagnosi di morbo di Alzheimer determinando miglioramenti nei livelli di umore, nelle funzioni cognitive, rispetto a pazienti trattati con la ROT.
Effetti terapeutici nel disturbo dello spettro autistico La recente letteratura documenta numerosi benefici fisici, emotivi e cognitivi ascrivibili all'interazione con gli animali negli individui con Disturbo dello spettro autisticoR.L. Gabriels et al., Pilot study measuring the effects of therapeutic horseback riding on school-age children and adolescent with autism spectrum disorders, in <<Research in Autism Spectrum Disorders>>, 6, 2012, pp.578-588.