L'arte in Campania abbraccia le opere, le manifestazioni e le correnti artistiche di ogni genere esistenti nel territorio della regione Campania, nell'Italia meridionale.
Archeologia
La Campania, con la sua storia trimillenaria, è una regione con siti e risorse archeologiche che vanno dall'età preistorica fino a quella romana. Gli stessi siti sono distribuiti pressoché equamente in tutta la regione, trovando punti di maggior concentrazione nell'area flegrea, vesuviana e cilentana; nel casertano sono conservati resti archeologici come l'anfiteatro campano a Santa Maria Capua Vetere (l'antica Capua), primo anfiteatro romano fuori dalle mura di Roma e secondo per dimensioni dopo il Colosseo. A Santa Maria si trova anche il Mitreo, edificio ben conservato di culto del Mitraismo. Per quanto concerne l'arte paleocristiana, è soprattutto visibile nelle Catacombe (Napoli, Prata di Principato Ultra, Teano, Capua, Calvi) e basiliche di Napoli.
Nell'area flegrea si registrano l'acquedotto romano del Serino, l'anfiteatro Flavio di Pozzuoli, gli scavi archeologici di Cuma e la Piscina Mirabilis di Bacoli. Quest'ultima era originariamente una cisterna di acqua potabile romana dell'età augustea di 12.600 m³. Aveva la funzione di approvvigionare di acqua le navi che trovavano ormeggio e ricovero nel porto di Miseno. Ci sono poi il parco archeologico di Baia, il parco sommerso di Baia ed il museo dei Campi Flegrei, all'interno del castello Aragonese e vari musei archeologici.
Oltre ai suddetti beni ce ne sono altri, più piccoli, in area flegrea. Per esempio, a Bacoli, vi sono anche Cento camerelle, complesso di cisterne, la Grotta della Dragonara, cisterna dell'acqua poi probabilmente utilizzata come luogo di sepoltura, il Sacello degli Augustali, adibito ai riti di culto degli imperatori, poi i resti del teatro romano, la tomba di Agrippina (in realtà odeion, teatro poi trasformato in ninfeo esedra di una villa).
Anche a Pozzuoli vi sono altri beni archeologici tra cui il Rione Terra.
A Napoli sono presenti siti archeologici per lo più risalenti all'epoca greca. Si ricordano i principali: il sottosuolo di Napoli, complesso di cunicoli e cavità di origine greca scavate nel tufo e poste nel sottosuolo della città, riutilizzati poi dai romani come acquedotto e durante la seconda guerra mondiale come rifugio; gli scavi di San Lorenzo; il Cimitero delle Fontanelle; le catacombe di San Gaudioso; le Catacombe di San Gennaro; i decumani di Napoli, impianto stradale greco costituente plateiai e stenopoi, ribattezzato poi dai romani come decumani (superiore, maggiore e inferiore) e tanti altri siti ancora.
Nell'area vesuviana, grazie alle storiche eruzioni del vulcano che caratterizza quella zona e grazie ai lavori di recupero dei siti avviati durante il periodo borbonico sotto il dominio di Carlo III, sono presenti siti di inestimabile valore ed importanza, che costituiscono il traino di tutta l'attività turistica regionale e nazionale. Pompei, su tutti, presenta scavi archeologici che ricoprono un'area di circa 60 ettari e costituisce il sito più visitato in Italia dopo i musei vaticani. Il valore del sito è stato stimato intorno ai 40 miliardi di euro ed è il sito archeologico più visitato in Italia e tra i più nel mondo (nel 2010 è stato visitato da 2.319.668 persone). Sempre nell'area vesuviana, altri siti di primaria importanza sono gli scavi di Ercolano, Oplonti, dove si trova una villa romana relativamente intatta, Boscoreale, con villa ed antiquarium, e Castellammare di Stabia, ville romane abbastanza intatte, tra il Monte Faito ed il mare. Questi numerosi ritrovamenti archeologici (soprattutto quelli di Pompei ed Ercolano) hanno fornito importanti informazioni sull'uso antico della pittura, caso emblematico è il rosso pompeiano, ed hanno determinato inoltre spunti per correnti architettoniche future, questo è il caso del neoclassicismo.
Sempre risalente al periodo romano, databile tra il 114 e il 117 d.C., risulta essere l'arco di Traiano. L'opera scultorea fu dedicata all'imperatore Traiano in occasione dell'apertura della via Traiana e, giuntoci integro, compresi i numerosi rilievi scultorei che ne decorano le superfici, risulta essere l'arco trionfale romano meglio conservato. L'arco, alto 15,45 m ed a un fornice di 8,60 m, presenta dei rilievi scultorei rappresentanti le gesta di Traiano nelle province conquistate, scene di pace dell'imperatore in Italia e delle benemerenze dell'imperatore nei confronti di Benevento.
Nell'area cilentana sono presenti i resti greci di Paestum, antica città della Magna Grecia sacra a Poseidone. Il sito risulta essere il più importante d'Italia, assieme a quelli ospitati nella Valle dei Templi di Agrigento. Nel Cilento sono presenti anche gli scavi di Velia, l'antica Elea, patria della scuola eleatica, nel comune di Ascea. A Eboli, sempre in provincia di Salerno, invece, sono presenti tre fornaci di epoca romana (III-IV secolo a.C.).
Altri resti di epoca romana sono presenti in Irpinia, quali ad esempio Aequum Tuticum (all'incrocio tra quattro strade: la Via Aemilia, la Via Minucia, la Via Traiana e la Via Herculia), Aeculanum e Forum Aemilii (lungo la Via Appia), Abellinum, Carife e Compsa. In diverse località sono presenti anche musei archeologici legati ai suddetti siti.
Architettura
Avendo la regione subito diversi influssi, il suo patrimonio architettonico consiste in vari stili, che vanno dal romanico al gotico, dal rinascimento napoletano al barocco napoletano fino al neoclassicismo. Tra le opere di rilievo presenti in tutto il territorio campano, si ricordano il duomo di Casertavecchia, il duomo di Amalfi, la cattedrale di Ariano Irpino, il duomo di Benevento e quello di Salerno, esempi di architettura romanicaPalmerino Savoia, L'episcopato a Benevento di papa Orsini, Collana di studi storici, tip. La nuovissima, Acerra, 1973, p. 140., la cattedrale di Avellino, nonché due testimonianze dell'architettura longobarda, entrambi a Benevento: la rocca dei Rettori e il complesso monumentale di Santa Sofia, patrimonio dell'umanità UNESCO.
Tra gli architetti più importanti campani, si annoverano su tutti Luigi Vanvitelli, Gian Lorenzo Bernini (che non operò in Campania), Francesco Solimena e Domenico Antonio Vaccaro.
L'architettura gotica vide l'avvento in Campania grazie a Federico II di Svevia e nei secoli successivi alle dinastie Angioina e Aragonese del Regno di Napoli. Tra le opere di questo periodo, la chiesa di San Pietro a Majella, la basilica di San Lorenzo Maggiore, la chiesa di Sant'Eligio Maggiore, la chiesa di San Domenico Maggiore, la chiesa di San Giovanni a Carbonara.
Nel periodo rinascimentale, è da segnalare l'arco trionfale del Maschio Angioino, eseguito da diversi autori. I principali furono Francesco Laurana, Domenico Gagini, Guillem Sagrera, e poi altri autori di scuola donatelliana. L'arco rappresenta la conquista del regno da parte del re Alfonso. Altre opere rinascimentali, riconducibili al Rinascimento toscano e veneziano sono il chiostro della certosa di San Martino, il già citato esterno della chiesa del Gesù Nuovo, la chiesa dei Girolamini, la chiesa di Sant'Anna dei Lombardi, la basilica della Santissima Annunziata Maggiore, con annessa la ruota degli esposti.
Dal XVI secolo si diffuse nella regione il barocco napoletano. A Napoli, le opere di quest'ultimo periodo rappresentano la stragrande maggioranza. Tra queste, la basilica di San Paolo Maggiore, la chiesa del Gesù, la cappella del Monte di Pietà. Altro esempio di barocco Napoletano è la Certosa di Padula che si estende su una superficie di 50.500 m² e dichiarata nel 1998 patrimonio dell'umanità dall'UNESCO.
Altri esempi di barocco napoletano sono attribuiti a Cosimo Fanzago: la Certosa di San Martino (definita opere barocca per eccellenza), la chiesa di Santa Maria Egiziaca a Pizzofalcone, il palazzo Donn'Anna e la guglia di San Gennaro.
Altri autori cardine nel proseguimento di questa corrente furono Ferdinando Sanfelice e Domenico Antonio Vaccaro. Il primo ha tra le principali opere il palazzo dello Spagnolo, il secondo il palazzo dell'Immacolatella ed il chiostro maiolicato di Santa Chiara. Proprio riguardo al palazzo dello Spagnolo si nota uno degli elementi fondamentali del barocco napoletano: le scale che non chiudevano le corti ma divenivano elemento scenografico di collegamento. A partire dal XVIII secolo, tra le ultime correnti artistiche ed architettoniche presenti in regione, si diffuse il neoclassicismo, divisibile in due distinte categorie: la prima, legata ancora al tardo barocco, è caratterizzata da interni voluminosi e policromi, mentre la seconda è costituita da una maggiore severità degli spazi, preludendo al neoclassico puro. Luigi Vanvitelli pose le basi per la nascita del movimento, le cui radici sono a Napoli.
La città divenne così all'avanguardia per quanto riguardava lo sviluppo della corrente che a sua volta si basava sulla ripresa del gusto antico. Grande influenza nello stile neoclassico ebbero gli scavi di Pompei che, avviati alla metà del Settecento da Carlo di Borbone, ispirarono lo stile di Luigi Vanvitelli, primo vero autore neoclassico. Tra le opere neoclassiche più importanti in Campania si ricordano la basilica di San Francesco di Paola (definita l'opera neoclassica meglio eseguita), alcuni ambienti della Reggia di Caserta (proprio del Vanvitelli), la facciata del Teatro San Carlo, la Villa Floridiana di Napoli e la casina Vanvitelliana di Bacoli. Del secondo settecento è il conosciuto Real sito di San Leucio, setificio di origine borbonica, con appartamenti reali, il belvedere e le vicine case per gli operai. Risale inoltre al 1700 la ristrutturazione della farmacia degli Incurabili.
Di stile rococò e neoclassico, furono eseguite le ville dell'area vesuviana che costituiscono il Miglio d'oro, definite d'oro proprio per la ricchezza storica e paesaggistica delle stesse. Delle oltre centoventi ville, molte sono in rovina. Alcune strutture, parzialmente rimaste, sono la villa Campolieto, la villa Ruggiero e la villa Favorita ad Ercolano, la villa Bruno e la villa Vannucchi a San Giorgio a Cremano e la villa delle Ginestre a Torre del Greco, la quale è stata una delle residenze di Leopardi. Gli architetti che lavorarono al progetto di Carlo di Borbone, furono: Luigi Vanvitelli, Ferdinando Fuga, Ferdinando Sanfelice, Domenico Antonio Vaccaro, Mario Gioffredo. Un altro architetto che ha arricchito il patrimonio partenopeo e campano in generale è Domenico Fontana, il quale eresse numerosi edifici imponenti come il Palazzo Reale di Napoli o il Real Albergo dei Poveri.
Tra le opere di architettura contemporanea si possono annoverare il centro direzionale di Napoli, realizzato su progetto dell'architetto giapponese Kenzō Tange, il centro commerciale "Vulcano Buono" di Nola, opera di Renzo Piano, la Cittadella Giudiziaria di Salerno di David Chipperfield, la stazione marittima della stessa città disegnata da Zaha Hadid e l'Auditorium di Ravello, tra le ultime opere realizzate da Oscar Niemeyer.
Città d'arte
La regione annovera 47 città d'arte.
Provincia di Avellino Ariano Irpino, Avellino, Mirabella Eclano, Montella.
Provincia di Benevento Benevento, Cerreto Sannita, Sant'Agata dei Goti.
Provincia di Caserta Aversa, Calvi Risorta, Capua, Carinola, Caserta, Maddaloni, Piedimonte Matese, Roccamonfina, Santa Maria Capua Vetere, Sessa Aurunca, Teano.
Città metropolitana di Napoli Acerra, Anacapri, Bacoli, Capri, Castellammare di Stabia, Cimitile, Ercolano, Forio, Ischia, Napoli, Nola, Pompei, Pozzuoli, Procida, Sorrento, Torre Annunziata, Torre del Greco.
Provincia di Salerno Amalfi, Ascea, Capaccio Paestum, Cava dei Tirreni, Eboli, Nocera Inferiore, Nocera Superiore, Padula, Ravello, Salerno, Scala, Teggiano.
Pittura