Precursore degli antieroi nella cinematografia statunitense degli anni cinquanta e sessanta e interprete di oltre cento film in più di cinquant'anni di carriera, Mitchum è una delle più celebri figure del cinema hollywoodiano. Il critico Roger Ebert lo ha definito "l'anima dei film noir".
L'American Film Institute l'ha inserito al ventitreesimo posto tra le più grandi star della storia del cinema.
Biografia Le origini Robert Mitchum nacque a Bridgeport (Connecticut), da James Thomas Mitchum, un lavoratore nei cantieri portuali e ferroviari, e da Ann Harriett Gunderson, figlia di un capitano della marina norvegese immigrato negli USA. Il padre morì in un incidente ferroviario nel marzo del 1919 e la madre lavorò presso un giornale, come linotipista, per mantenere la famiglia. Durante la sua turbolenta infanzia, fu spesso coinvolto in risse.
Nel 1929, fu mandato a vivere con i nonni a Felton (Delaware) e poco dopo fu espulso dalla scuola media per essersi azzuffato con il preside. Un anno dopo, nel 1930, si trasferì con la sorella maggiore, la cameriera e attrice teatrale Julie, nel quartiere Hell's Kitchen di New York.
Dopo essere stato espulso anche dalla Haaran High School, lasciò la sorella e iniziò a viaggiare attraverso gli Stati Uniti d'America, spostandosi su vagoni ferroviari e in autostop, e mantenendosi con innumerevoli lavori, quali il minatore, lo scaricatore di porto, il pugile, lo sterratore per i Civilian Conservation Corps.
In quegli anni si trovò coinvolto in numerose avventure, diventando uno dei tanti ragazzi di strada della grande depressione. A Savannah (Georgia), fu arrestato per vagabondaggio e messo ai lavori forzati per sei giorni con un gruppo di detenuti. In quella stessa località, molti anni più tardi, avrebbe girato il film Il promontorio della paura (1962), nei panni proprio di un detenuto. Mitchum riuscì a scappare senza scontare del tutto la pena e ritornò dalla sua famiglia nel Delaware. Fu a quel punto della sua vita, mentre si riprendeva da vari infortuni per i quali rischiò anche di perdere una gamba, che incontrò la donna che poi avrebbe sposato, l'allora adolescente Dorothy Spence.
Nel 1936 tornò a vivere con la sorella Julie, nel frattempo trasferitasi a Long Beach (California), dove i due furono presto raggiunti dagli altri familiari. Fu Julie che lo convinse ad unirsi alla locale cooperativa teatrale. Negli anni passati con la Players Guild di Long Beach, si guadagnò da vivere come macchinista teatrale e attore occasionale. Scrisse anche molte commedie brevi che furono rappresentate dalla cooperativa. Secondo la biografia di Lee Server (Robert Mitchum: Baby, I Don't Care), Mitchum dimostrò un notevole talento per la poesia, scrivendo testi radiofonici, canzoni e monologhi per le esibizioni nei night club della sorella. Nel 1939 compose un oratorio che, grazie al finanziamento di Orson Welles, venne eseguito all'Hollywood Bowl.
Primi ruoli Nel 1940 ritornò all'est per sposare Dorothy e la portò con sé in California. Alla nascita del primo figlio Jim, a cui seguiranno Christopher e Petrine, ottenne un lavoro fisso come operatore macchinista con la Lockheed Corporation. Iniziò a soffrire di insonnia cronica e a perdere la vista, sintomi di un visibile esaurimento nervoso, causatogli dall'incapacità di affrontare questo impiego così conformista.
Queste circostanze lo portarono a cercare lavoro come attore o comparsa nel cinema. Jack Shay, un funzionario della Paramount che aveva conosciuto, gli procurò un colloquio con Harry Sherman, il produttore dei popolari film di serie B del genere western, con protagonista il personaggio di Hopalong Cassidy, creato dallo scrittore Clarence E. Mulford. Mitchum venne assunto per recitare la parte del cattivo in molti film della serie, tra il 1942 e il 1943, e continuò ad assicurarsi il lavoro come comparsa e attore di supporto in numerose produzioni per vari studios. Dopo aver fatto una buona impressione su Mervyn LeRoy durante le riprese del film Missione segreta (1944), firmò un contratto di sette anni con la RKO Pictures.
Dopo il western Nevada (1944), che non ottenne un grande successo, la RKO diede Mitchum in prestito alla United Artists per I forzati della gloria (1945), in cui il giovane attore interpretò il solitario e riflessivo tenente Bill Walker, stanco della guerra e delle difficoltà quotidiane al fronte. Il film, che descriveva la vita di un normale soldato attraverso gli occhi del giornalista e corrispondente di guerra Ernie Pyle, interpretato da Burgess Meredith, fu un successo immediato di critica e di pubblico e, agli Oscar del 1946, ebbe quattro candidature, compresa quella per il miglior attore non protagonista per Mitchum. Poco dopo la realizzazione del film, fu arruolato nell'esercito degli Stati Uniti d'America per cui prestò servizio a Fort MacArthur.
L'anno si chiuse con il western La bella avventura (1945) e con il dramma post-bellico Anime ferite (1946), in cui interpretò il ruolo del reduce Bill Tabeshaw. L'attore era ormai in procinto di passare al genere che diede una svolta alla sua carriera e che arricchì la sua personalità di attore: i film noir.
I film noir
Mitchum sarebbe diventato l'attore emblema dei film noir. La sua prima interpretazione in questo mondo di vicende di cronaca nera fu in Notte d'angoscia (1944), la storia di un serial killer psicotico. Il film, applaudito da Orson Welles e dai critici James Agee e Manny Farber, venne annoverato tra le migliori pellicole di serie B mai girate.
Prestato alla Metro-Goldwyn-Mayer, Mitchum recitò poi in Tragico segreto (1946) di Vincente Minnelli, nei panni di un problematico e sensibile personaggio invischiato nei loschi affari del fratello (Robert Taylor) e della di lui sospettosa moglie, interpretata da Katharine Hepburn. Primo noir diretto da Minnelli, il film non fu però ben accolto dalla critica.
In Il segreto del medaglione (1946), diretto da John Brahm, vestì i panni dell'amareggiato ex-marito della dark lady Laraine Day, mentre in Notte senza fine (1947), in cui il regista Raoul Walsh accostò le atmosfere dei film western a quelle del genere noir, Mitchum è impegnato a ricordare il suo passato e a trovare l'assassino dei suoi familiari.
In Odio implacabile, altro film del 1947, interpretò il sergente Keely, un veterano smobilitato che si mette alla ricerca dell'assassino di un soldato ebreo. Il film affrontò il problema dell'antisemitismo, del fallimento dei metodi militari e del difficile reinserimento dei reduci di guerra nella società postbellica. Diretto da Edward Dmytryk, fu uno dei film più acclamati dalla critica in quell'anno, con ben cinque candidature ai premi Oscar. Nello stesso anno fu scritturato per Le catene della colpa (1947) di Jacques Tourneur, film che diede una decisiva svolta alla sua carriera. La pellicola, che si avvalse dell'opera di Nicholas Musuraca quale direttore della fotografia, offrì a Mitchum il ruolo di Jeff Markham, il gestore di una piccola stazione di servizio che anni addietro aveva lavorato come detective per il losco uomo d'affari Wit Sterling (Kirk Douglas), non portando a termine l'incarico affidatogli, e cioè quello di ritrovare la dark lady Kathie Moffett (Jane Greer). I fantasmi del passato torneranno però ad ossessionarlo. Anche se il film, quando uscì nelle sale, venne ignorato dalla maggior parte dei critici e ottenne un modesto incasso al botteghino, fu comunque molto elogiato dalla critica specializzata e dai produttori cinematografici, divenendo presto un classico. L'anno seguente lavorò ancora con Musuraca nel western psicologico Sangue sulla luna (1948) di Robert Wise.
Nell'agosto del 1948, al culmine del successo con la RKO, Mitchum fu arrestato dagli ufficiali della narcotici della contea di Los Angeles per possesso di marijuana e condannato a 60 giorni di lavori forzati in una fattoria di Castaic (California). Questo episodio non scalfì la sua popolarità, ma fu visto con un certo imbarazzo dallo studio cinematografico che gli ordinò di ripulire la sua fedina penale. Si scoprì poco tempo dopo che era stato denunciato da alcuni funzionari di Los Angeles in caccia di pubblicità. Nel 1951 il suo legale, Jerry Geisler, ottenne una revisione del caso e la condanna fu revocata dalla Corte di Los Angeles e dall'ufficio del procuratore distrettuale il 31 gennaio 1951, con la seguente motivazione e disposizione: "Dopo un'indagine accurata delle prove e delle testimonianze presentate al processo, la Corte ordina che il verdetto di colpevolezza sia revocato, che venga inoltrata una richiesta di non colpevolezza e che il caso sia chiuso."
Nonostante i guai con la legge e con lo studio cinematografico, i film usciti immediatamente dopo il suo arresto furono dei successi di botteghino. Il vagabondo della foresta (1948), mostrava Mitchum in un ruolo di attore, non protagonista, interessato a conquistare l'amore di Loretta Young, la domestica e moglie di William Holden, mentre in Minuzzolo (1949), sceneggiato da John Steinbeck, era un mandriano di un ranch. Ritornò al noir con Il tesoro di Vera Cruz (1949), recitando ancora a fianco di Jane Greer in uno dei primi film di Don Siegel e ne La gang (1951) di John Cromwell, rifacimento di un altro noir dal titolo omonimo, che lo vedeva nei panni di un capitano di polizia che combatte contro la corruzione nel suo distretto.
Gli anni cinquanta e l'apice del successo
Nel film di Josef von Sternberg L'avventuriero di Macao (1952), accanto a Jane Russell, era vittima di uno scambio di identità sullo sfondo esotico di Macao. Il film Seduzione mortale (1953) di Otto Preminger, fu la prima delle tre collaborazioni con Jean Simmons. Nel film, la Simmons recita la parte di una pazza ereditiera che irretisce Mitchum, qui nei panni di un conducente di ambulanze. Nel 1954 fece coppia con Marilyn Monroe nel romantico e avventuroso film La magnifica preda (1954), nuovamente per la regia di Preminger.
Mitchum rimase sempre scettico sul proprio successo e mantenne un atteggiamento cinico e disincantato anche durante la maturità, sostenendo che la fama e la celebrità conquistate fossero dovute solo a un colpo di fortuna. Spesso sul set faceva scherzi agli attori e alle maestranze. La sua espulsione dal film Oceano rosso (1955) di William A. Wellman è stata spesso attribuita alle sue irriverenti trovate, in particolare a uno scherzo a cui sottopose uno dei manager del film, gettandolo nella Baia di San Francisco.
Anche se continuava ad interpretare drammi di genere criminale, il 1955 segnò sia la sua ultima partecipazione al genere noir, sia il suo debutto come attore freelance, nel thriller La morte corre sul fiume (1955), diretto da Charles Laughton. Basato su un romanzo di Davis Grubb, il film rappresentò una sorta di spartiacque nella sua carriera, offrendogli il ruolo di un predicatore psicopatico, che sposa la vedova di un rapinatore per cercare nella casa la refurtiva lasciata dal defunto. Il film resta uno dei thriller più agghiaccianti e ricchi di suspense di quegli anni, malgrado all'uscita fosse risultato un fallimento sia dal punto di vista commerciale che da quello della critica. Se questo film fu un flop al botteghino e fu considerato un capolavoro solo decenni più tardi, il melodramma di Stanley Kramer Nessuno resta solo (1955), uscito nel medesimo anno, fu un successo di pubblico; qui Mitchum interpreta un medico idealista che sposa un'infermiera senza amarla e solo per mettere in dubbio la sua moralità molti anni dopo.