I Monti Lepini sono un gruppo montuoso del Lazio, appartenente al settore settentrionale dei Monti Volsci, nell'Antiappennino laziale, contenuti interamente nel Lazio, fra le province di Latina, Roma e Frosinone. Confinano a nord con i Colli Albani, ad est con la valle del Sacco, a sud con i Colli Seiani (sottogruppo collinare tra Sezze e Priverno che li collega ai Monti Ausoni), a sud-est con la Valle dell'Amaseno e ad ovest con l'Agro Pontino. La vetta più alta è il Monte Semprevisa con i suoi 1536 metri; situato fra i Monti Lepini e i Monti Ausoni si trova il Monte Siserno che costituisce un gruppo intermedio dubitativamente attribuito ai Monti Lepini in quanto in riva destra del Fiume Amaseno, ma completamente isolato da entrambi.
Origine ed evoluzione del toponimo
Nella carta di Abrahamus Hortelius del 1595 l'aggettivo lepino compare al singolare riferendosi ad un rilievo compreso tra Signia colonia (Segni) e Sulmo (Sermoneta) corrispondente dunque all'attuale Monte Lupone, che viene nominato Lepinus mons. Nel 1829 nella carta di Giovanni Enrico Westphal sulla antica toponimia, si trova riferimento allo stesso territorio come Lepini Montes (Monti Lepini) che è dunque considerato al plurale come insieme di monti. Successivamente nelle carte pontificie preunitarie, il Monte Lupone viene chiamato Monte Lupino e infine assume la dicitura attuale Monte Lupone con l'unità d'Italia quando allo stesso tempo il nome Monti Lepini viene esteso a tutto il gruppo montuoso.
Orografia
I Monti Lepini - tutelati dalle Comunità Montane dei Monti LepiniIn particolare la XIII comunità comprendente i comuni della provincia di Latina (versante sud-ovest), la XVIII della provincia di Roma e la XXI nella provincia di Frosinone (versante nord est). - sono composti da due sottogruppi principali: uno occidentale e l'altro orientale divisi dalla valle compresa tra Montelanico e Maenza. Si tratta di una valle che si origina ad ovest di Paliano restringendosi nella "Bocca di Montelanico", prosegue salendo per Carpineto Romano - al centro della vallata omonima - fino al passo di Cona Selvapiana (699 metri s.l.m.) e si getta verso sud sfociando sulla Media Valle dell'Amaseno, al confine nord del territorio comunale di Priverno.
Il sottogruppo dei Monti Lepini occidentali, lungo 30 km, con andamento da nord-ovest a sud-est, ha origine ad oriente dei Colli Albani ed assume una sua definizione più netta a partire dalla vetta del Monte Lupone (m 1378); quindi prosegue lungo lo spartiacque (sud-est), con una serie di rilievi minori: Colle Piano, Il Monte, Colle la Costa, Colle Zappetella, Monte Gorgoglione (m 928), Monte Perentile (m 1022). La sequenza altimetrica è interrotta dal Passo della Fota, valico mulattiero di comunicazione fra il versante pontino e quello interno della catena; quindi riprende quota con il Monte Belvedere (m 1258), il Monte Capreo (m 1461), il Monte Erdigheta (m 1336), dopo il quale si stende la Sella del Semprevisa (m 1536), che domina Camporosello. Da qui il crinale prosegue per fitte faggete culminando nella vetta della Semprevisa (m 1536) e ridiscendendo poi, verso il territorio di Roccagorga, con le cime più meridionali: Monte la Croce (m 1429), Monte Erdigheta (m 1336), Monte Pizzone (m 1313), Monte della Difesa (m 923).Il sottogruppo dei Monti Lepini orientali, lungo circa 25 km, procede da nordovest a sudest. Si forma nella zona fra Sgurgola e Gorga, sul confine fra le province di Roma e Frosinone, e si definisce a partire da Monte Filaro (m 1230); procede quindi attraverso una densa teoria di rilievi: Monte Favilozzo (m 1283), Rocca San Marino (m 1387), Monte Alto (m 1416), Sprone Maraoni (m 1328), Monte Malaina (m 1480); e, proseguendo al di là del pianoro di Santa Serena: Monte Gemma (m 1457), Monte Salerio (m 1439), Monte Acuto (m 827), Monte Sentinella (m 1110), Monte Cacume (m 1095) e Monte Calvello (m 935).
Al di là di questi due sottogruppi principali, vi sono alcuni rilievi abbastanza isolati e molto meno elevati a valle di Sgurgola e in corrispondenza dei colli bordieri della Pianura Pontina, come il Monticchio di Sermoneta.
Rilievi principali Scorrendo in sequenza le due catene emergono:
Monte Lupone (m 1378) Monte Perentile (m 1022) Monte Belvedere (m 1258) Monte Capreo (m 1461) Monte Ardicara (m 1440) La Semprevisa (m 1536) Monte Erdigheta (m 1336) Monte della Difesa (m 925,2) Monte Malaina (m 1480) Monte Cacume (m 1095) Monte Gemma (m 1457) Monte Failone (m 1415) Colle Calvello (m 936,4) Colle Illirio (m 733,1) Colle la Costa (m 817,2) Colle Piano (m 841,4) Colle Riai (m 924,3) Colle Santo (m 817) Colle Zappetella (m 930,2) Costa Pecci (m 816) Dosso dell'Ospedale (m 724,9) Monte Alto (m 821,7) Monte Calovella (m 776,6) Monte Carbolino (m 724,2) Monte Castellone (m 966,9), nel comune di Bassiano Monte Castellone (m 1038,3), nel comune di Roccagorga Monte dei Briganti (m 1129,2) Monte del Cerro (m 649,3) Monte della Bufala (m 803,5) Monte Forcino (m 836,1) Monte Fulcino (m 736,1) Monte Furchia Vecchia (m 779,8) Monte Grugliano (m 1001,7) Monte la Vorga (m 737,5) Monte Locino (m 1083,3) Monte Mattarese (m 796,9) Monte Pratiglio (m 960,5) Monte Puzzo (m 1170,3) Monte Ravola Scrima (m 903,5) Monte Repecanino (m 856,3) Monte Rotondillo (m 695,8)
Clima
Per la complessa orografia del territorio, le varie esposizioni, la vicinanza del mare da un lato e l'area continentale sub-appenninica dall'altro, non si può parlare di un vero e proprio clima omogeneo per tutto il massiccio.
Esiste tuttavia una caratteristica comune all'intero gruppo montuoso che consiste in una elevata piovositàF. Eredia, Le precipitazioni atmosferiche in Italia nel decennio 1921-1930, Roma 1934 (Pubbl. del Servizio Idrografico, 16). nelle tre stagioni, (autunno inverno e primavera), vista la favorevole posizione sulla traiettoria delle principali depressioni mediterranee e atlantiche le quali, sospingendo i venti miti ed umidi da sud, sud-ovest e sud-est - e più raramente da nord-ovest - verso l'interno, scaricano sotto forma di precipitazioni, spesso abbondanti, su tali baluardi montuosi tutta l'umidità in essi contenutaO. Baldacci, Le intensità medie delle piogge in Italia in «Boll. Soc. Geogr.» (1952).. Tale fenomeno (detto stau o sbarramento) è chiaramente più vistoso nei versanti occidentali e meridionali per la più diretta esposizione ai flussi umidi marittimi, ma non si limita certo ad essi, spingendosi ben al di là delle creste e interessando anche i versanti orientali. Ciò anche perché la catena non è impenetrabile, ma soprattutto è aggirabile sia a nord-ovest, al confine con i Colli Albani: nel vallone Lariano/Giulianello/Artena, sia a sud-est attraverso il corridoio naturale della valle dell'Amaseno (tra i Lepini sudorientali e i Monti Ausoni). Inoltre in condizioni di intensi flussi sciroccali apportatori di abbondanti piogge specialmente in autunno e primavera, ambedue i versanti vengono interessati in egual misura da nubi e precipitazioni: quello esterno poiché disteso parallelamente alla costa e direttamente aperto al mare; quello interno poiché dal Golfo di Gaeta fino alle porte sudorientali di Roma, non esiste praticamente alcun impedimento all'entrata diretta delle perturbazioni le quali risalendo da sud-est tutto l'ampio solco della Valle Latina (bassa Valle del Liri e Valle del Sacco) danno i loro effetti in abbondanti piogge, in particolar modo a ridosso dei rilievi. In caso di venti molto impetuosi, anzi, i versanti marittimi direttamente investiti non risultano molto piovosi, proprio a causa dell'intensità troppo elevata delle correnti, mentre le precipitazioni più abbondanti si verificano nei versanti orientali più riparati.
Per quanto riguarda il regime pluviometrico, esso è chiaramente sub-litoraneo con due massimi: l'uno accentuato autunnale, tra ottobre e novembre; l'altro, secondario, primaverile solitamente ad aprile. Il massimo di piovosità autunnale continua in modo più attenuato anche a dicembre smorzandosi in gennaio (durante gli anticicloni freddi) e riprendendo gradualmente in febbraio fino al culmine primaverile. Maggio e giugno risultano fortemente variabili di anno in anno, talvolta molto perturbati, altre volte molto caldi e asciutti; marcato e piuttosto stabile risulta invece il minimo estivo di luglio che si protrae spesso anche in agosto. Una differenza sostanziale nel regime pluviometrico, che per tutto il resto è simile nei due versanti, è data dalle piogge orogenetiche o temporali di calore, frequenti nei mesi più caldi nell'area centrale della catena, sulle aree sommitali e, principalmente, nei versanti più interni in cui, in certi particolari anni tra luglio e agosto, si verificano veri e propri periodi piovosi per il ripetuto formarsi, ogni pomeriggio sempre sulle medesime aree, di cumuli e cumulonembi che danno luogo a piogge locali più o meno abbondanti, talvolta causando grandi differenze nel paesaggio tra la zona continentale e quella marittima: prati verdi e sensazione di frescura nella prima e pascoli ingialliti tipicamente mediterranei nella seconda.
Il meccanismo che provoca tale fenomeno è piuttosto semplice: tra la tarda mattinata e il primo pomeriggio delle calde giornate estive, i pendii e le vallate si riscaldano fortemente per l'intenso soleggiamento. L'aria una volta divenuta più calda e quindi più leggera, forma vere e proprie "bolle" cosiddette termiche, le quali, favorite dal pendio montuoso, iniziano a salire, finché incontrano in quota uno strato d'aria più fredda che le frena costringendole - per contrasto - a condensare tutto il vapore acqueo in esse contenuto, formando le nubi. Tale meccanismo ripetuto più volte gonfia i cumuli nuvolosi facendoli crescere in altezza e rendendoli turbolenti fino alla raggiunta maturità, stato in cui iniziano a dar luogo a piogge o veri e propri temporali. Naturalmente perché il fenomeno si presenti occorre - oltre che l'aria caldo-umida risalga i pendii - che l'atmosfera in quota sia un po' disturbata e instabile: per questo motivo non tutti i pomeriggi estivi danno luogo a temporali, fenomeni che risultano variabili di anno in anno. Le cause per cui siano favorite le aree interne rispetto a quelle più aperte al mare, sono da ricercare nella condizione di maggiore "calma" delle zone continentali le quali, più chiuse e più umide, meno soggette a venti impetuosi, favoriscono il processo suddetto, mentre i versanti "marittimi" - interessati da brezze più costanti e più intense che sospingono con forza aria umida e nubi sulle cime e verso i versanti opposti - restano spesso all'asciutto.
C'è da notare, in proposito, che in tutti i valloni e nei corridoi ampi, come ad esempio la Valle dell'Amaseno, il termine brezza di valle non deve trarre in inganno, trattandosi di veri e propri venti che nei pomeriggi della stagione calda raggiungono velocità istantanee anche di 40 o 50 km/h, limitando per certi versi l'afa estiva, ma al contempo rendendo, per i motivi sopra citati, la stagione calda molto asciutta.