Biografia Figlio di Giacinto, nacque a Faenza il 20 settembre 1830 da una famiglia di umili condizioni.
Compì i primi studi presso il Ginnasio, poi presso la Scuola di Disegno sotto la guida dell'incisore G. Marri, dell'architetto Pietro Tomba e del pittore Achille Farina scoprendo la propria inclinazione verso la pittura. Nel 1852 si trasferì a Firenze grazie all'aiuto di benefattori faentini e completò gli studi all'Accademia di Belle Arti con l'insegnamento di Antonio Ciseri ed Enrico Pollastrini. Durante questo periodo strinse amicizia con Odoardo Borrani e Luigi Bechi avendo così modo di frequentare il gruppo dei Macchiaioli, i quali riconobbero le sue capacità. Lo stesso Stefano Ussi nel 1854 lo volle come collaboratore nella stesura dell'abbozzo a chiaroscuro de La cacciata del duca d'Atene.
Nel 1857, a causa della morte del padre, dovette rientrare a Faenza per difficoltà finanziarie, svolgendo svariati lavori. Nel 1864 vinse il concorso alla Cattedra di Disegno ornamentale e figurato alla Scuola di Disegno succedendo a Farina. Con la trasformazione della Scuola di Disegno in Scuola d'Arte e Mestieri, Berti ne divenne il direttore fino al 1906: durante questo periodo diede un preciso indirizzo per una formazione rigorosa ai giovani dei quali intuiva il talento, sollecitando il loro interesse ma lasciando allo stesso tempo spazio all'espressione individuale. Alcuni tra i suoi più celebri studenti furono Francesco Rava, Antonio Argnani, Domenico Baccarini, Orazio Toschi; gli scultori Ercole Drei e Domenico Rambelli; i ceramisti Pietro Melandri, Anselmo Bucci e Riccardo Gatti.
Lasciata la scuola per anzianità, Berti, che aveva da sempre condotto una vita solitaria, si ritirò presso la famiglia A. Mazzotti che lo assistette fino alla morte avvenuta nel 1912, curando inoltre la destinazione delle sue opere alle appropriate raccolte pubbliche.
Stile Il temperamento artistico e la sensibilità di Antonio Berti emergono nelle rappresentazioni di nature morte, fiori, , ma in modo particolare nei ritratti ad olio. Le sue conoscenze tecniche gli permisero di praticare anche il genere dell'affresco, realizzato nei soffitti di alcuni palazzi faentini e nell'atrio del . Eseguì anche restauri di affreschi nella Cappella della Madonna del popolo in Cattedrale e nel Gerolamo da Treviso nella chiesa della Commenda. Dal 1867 si dedicò alla ceramica lavorando presso la Fabbrica Ferniani e realizzando opere con diverse tecniche quali dipinti a sanguigna, ad impasto policromo, a mezza macchia monocroma.
Critica La rivalutazione critica di Berti . Inizialmente i suoi quadri e i suoi disegni furono considerati degli “schizzi” «di qualcosa che avrebbe potuto più ampiamente affermarsi grazie alle risorse di un temperamento pittorico felicemente quotato» . Solo nel 1955, in occasione della la critica lo rivalutò riconoscendo nelle sue opere la personalità artistica .
Opere La Famiglia Castellani, Faenza, Pinacoteca Comunale, olio su tela Ritratto della signora Biffi-Gentili, Faenza, Pinacoteca Comunale, olio su tela Ritratto di Giovanni Battista Gatti, Faenza, Pinacoteca Comunale, olio su tela Asinello, Faenza, Pinacoteca Comunale, olio su tela La guardiana di tacchini, Faenza, Pinacoteca Comunale, olio su tela Ritratto di vecchia con cuffia e scialle, Faenza, Pinacoteca Comunale, olio su tela Ritratto di Vittorio Emanuele II, Faenza, Museo del Risorgimento, olio su tela Ritratto di Giuseppe Garibaldi, Faenza, Museo del Risorgimento, olio su tela.
Note
Bibliografia Elio Jacchia, Antonio Berti illustre maestro e geniale artista faentino, in La piè, gennaio 1963, pp. 14-15. Marcella Vitali, Bice Montuschi Simboli, Berti Antonio, pittore (20.9.1830 Faenza, † 14.07.1912 Faenza), in Manfrediana. Bollettino della biblioteca comunale di Faenza, XIXX, 1995, n. 1, Faenza, Luigi Zauli Naldi, Antonio Berti e la sua opera ceramica, in Faenza. Bollettino del Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza, XLVII, 1960, n. 3, pp. 65-69.
Voci correlate Pinacoteca Comunale di Faenza
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