Biografia Le origini Mario Girardon nacque a Mestre da Giovanni Girardon ed Emma Sommazzi. Dopo la morte del marito, la madre si risposò con Ugo Rigobon, vice direttore e segretario della Banca Veneta. Anche due dei fratelli del giornalista intrapresero la carriera bancaria, venendo impiegati in varie sedi della Banca Commerciale Italiana.

Il fratello GiovanniJames Thrall Soby, “Giorgio De Chirico”, Museum of Modern Art, New York, 1955 - Pag. 9.Nato il 4 maggio 1890 a Venezia. - Da: “The Guaranty News - Vol. 9”, New York Guaranty Trust Company of New York, New York, 1920 - Pag. 117., invece, fu direttore, in Italia, di diverse sedi della Banca Italiana di Sconto“I ritratti del Carroccio - Giovanni Girardon”, in “Il Carroccio (The italian review) - Rivista di coltura propaganda e difesa italiana in America diretta da Agostino De Biasi”, XII, nº 1, Luglio 1920. e nel 1920 divenne vicepresidente della banca newyorkese Italian Discount & Trust co.. Successivamente, passò alla Bowery & East River National Bank.“Il Carroccio (The italian review) - Rivista di coltura propaganda e difesa italiana in America diretta da Agostino De Biasi”, XXV, 1927. Fu anche tesoriere del fondo pro Casa Italiana“Bilychnis: rivista di studi religiosi, edita dalla Facoltà della Scuola teologica battista di Roma”, Soc. tip. coop., 1925., un edificio della Columbia University, costruito tra il 1926 e il 1927, che fungeva da estensione del governo Mussolini e che fu inaugurato in collaborazione con Nicholas Murray Butler, rettore di tale università.Mauro Canali, “La scoperta dell'Italia - Il fascismo raccontato dai corrispondenti americani (1920-1945)”, Marsilio editori, Venezia, 2017. - Canali scrive: “Agli inizi del 1927 Butler venne in Italia a presentare a Mussolini progetti e programmi della quasi ultimata Casa Italiana”.

In seguito, Mario Girardon servì nell'Esercito, conseguendo il grado di sergente. Tuttavia, per non avere risposto a una chiamata per istruzione mentre si trovava in Svizzera, venne degradato e condannato a un mese di carcere. Venne tuttavia graziato, pertanto non dovette mai scontare la pena comminatagli.

A Parigi come corrispondente Prima della Grande guerra fu corrispondente da Venezia de Il Resto del Carlino.Mario Missiroli, Giuseppe Prezzolini, “Carteggio 1906-1974”, a cura di Alfonso Botti, Edizioni di storia e letteratura - Dipartimento dell'istruzione e cultura del Cantone Ticino, Roma, 1992 - Pag. 135. Tra il 1910 e il 1913 collaborò con la rivista fiorentina La Voce, prevalentemente con articoli su Venezia.Giuseppe Prezzolini, Ardengo Soffici, “Carteggio II - 1920-1964”, a cura di M.E. Raffi e M. Richter, introduzione di Mario Richter, Edizioni di storia e letteratura, Roma, 1962 - Pag. 90.

Allo scoppio del conflitto venne inviato in Francia dalla direzione del Carlino, per volontà del tenente Alberto Caroncini dell'Università di Torino, con l'incarico di giornalista politico e corrispondente di guerra.Alceste De Ambris, Luigi Campolonghi, Mario Girardon, Maria Rygier, “Benito Mussolini: quattro testimonianze”, a cura di R. De Felice, La Nuova Italia, Firenze, 1976.Girardon disse che, nel momento dello scoppio del primo conflitto mondiale, Alberto Caroncini condirigeva il Carlino insieme a Filippo Naldi. In realtà, allora, il condirettore del quotidiano era l'avvocato bussetano Lino Carrara. Poco dopo, anche Alfredo Frassati, direttore de La Stampa, iniziò a servirsi di lui come articolista dalla capitale francese.

La partenza del giornalista per Parigi era avvenuta a metà dell'agosto 1914, poco dopo l'inizio del conflitto. Al suo arrivo nella capitale francese prese stanza al 33 di Rue Vivienne.ACS - UCI - B.30 - Dichiarazione di Girardon del 18 ottobre 1917, rilasciata a Venezia in presenza del Colonnello dei Carabinieri Vittorio Amati e del Maresciallo Maggiore Ernesto Gallea. Sebbene fosse stato costretto ad abbandonare di frequente l'alloggio, in quel periodo, per svolgere l'incarico di corrispondente dai luoghi di guerra, continuò a risiedere comunque in Rue Vivienne fino all'ottobre successivo.

Nello stesso periodo intervistò numerosi esponenti del mondo politico, filosofico e letterario d'Oltralpe, come Émile Boutroux, Henri Bergson, Georges Clemenceau, Anatole France e Gustave Hervé, soprattutto per conto del Carlino e de La Stampa.

A Ginevra con Mussolini e Naldi Non fece ritorno in Italia prima del novembre del 1914In “Benito Mussolini: quattro testimonianze” il giornalista ha parlato dell'ottobre 1914, ma in “ACS - UCI - B.30 - Dichiarazioni rilasciate da Girardon il giorno 18 ottobre 1917 a Venezia in presenza del Colonnello dei Carabinieri Vittorio Amati e del Maresciallo Maggiore Ernesto Gallea” ha spiegato chiaramente che il suo ritorno in Italia dalla Francia non ebbe luogo prima del novembre., per la precisione a Bologna, per sbrigare alcuni affari domestici insieme alla fidanzata (che sposò nel maggio 1915). Al suo arrivo in città venne subito informato del fatto che Filippo Naldi del Carlino aveva intenzione di fondare un quotidiano dal nome Il Popolo d'Italia, insieme al socialista Benito Mussolini.Girardon, in “Benito Mussolini: quattro testimonianze” (del 1976, ma contenente un suo scritto del 1937) fornì però una versione leggermente diversa, raccontando di avere ricevuto, in realtà, il seguente telegramma da Naldi quando ancora si trovava a Parigi: “Prego partire subito per l'Italia. Dobbiamo fondare un giornale con Benito Mussolini. Pippo”. Forse però le sue dichiarazioni del 1917 rimangono le più attendibili, in quanto effettuate in un momento di poco successivo agli avvenimenti narrati. Ricevette così l'incarico dal suo direttore di tornare immediatamente nella capitale francese come corrispondente anche del nascituro giornale.

Già l'indomani partì da Bologna insieme a lui, facendo tappa, prima a Milano, dove li attendeva Mussolini, poi a Ginevra. Nella città meneghina tennero una serie di incontri all'albergo “La Bella Venezia”, in piazza San Fedele.Stephen Gundle, Christopher Duggan, Giuliana Pieri, “The Cult of the Duce - Mussolini and the Italians”, Manchester university press, Manchester, 2013. Luogo, quest'ultimo, in cui rimasero per parecchi giorni, dopodiché raggiunsero la Svizzera in treno, partendo dalla vecchia stazione centrale di Milano, accompagnati da un deputato amico di Naldi e dall’intellettuale liberale Paolo Arcari.

Lo scopo del viaggio era quello di provare ad intercettare alcuni alti esponenti politici francesi (Charles Dumas) e di contattare l'ufficio ginevrino della agenzia di pubblicità Haasenstein & VoglerEnrico Veronesi, “Il giovane Mussolini, 1900-1919: i finanziamenti del governo francese, l'oro inglese e russo, gli amori milanesi”, Booktime, Milano, 2007Renzo De Felice, “Mussolini: Il rivoluzionario, 1883-1920”, Giulio Einaudi editore, Torino, 1965 - Pag. 276. al fine di instaurare con essa una collaborazione a favore de Il Popolo d'Italia. Rimasero a Ginevra due soli giorniProbabilmente il 12 e il 13 novembre 1914, perché Girardon scrisse che fu il giorno 13 quello della sua partenza per Parigi (Cfr. “Benito Mussolini: quattro testimonianze” - Pag. 180)., dopodiché Girardon ripartì in treno alla volta di Parigi, con l'incarico di corrispondente del quotidiano da Parigi che Mussolini gli aveva confermato personalmente poco prima della partenza.

In seguito, nel 1917, il giornalista mestrino affermò, però, di essersi visto annullare l'incarico da Mussolini poco tempo dopo il viaggio a Ginevra. Nel 1937, invece, raccontò del rifiuto opposto alla proposta di entrare a Il Popolo d'Italia come collaboratore della direzione del quotidiano, che lo stesso Mussolini gli aveva fatto nel corso del maggio 1915, poco dopo, cioè, l'improvvisa revoca dell'incarico di corrispondente da Parigi.

Dopo il matrimonio, avvenuto come detto in Italia, anch'esso nel maggio 1915, il giornalista fece nuovamente ritorno a Parigi, questa volta con la consorte, stabilendosi insieme a lei al 58 di Boulevard de Clichy, e ricominciò immediatamente a lavorare come corrispondente, anche questa volta su espressa richiesta del professor Caroncini, svolgendo tale compito con una certa regolarità, soprattutto dal luglio all'ottobre di quell'anno.

Con Filippo Naldi a Parigi Nel 1917 Girardon dichiarò di non avere mai frequentato Parigi insieme al suo superiore Filippo Naldi prima dell'ottobre 1915, forse per evitare di venire associato allo “scandalo” dei finanziamenti francesi a Il Popolo d'Italia. Ma, a partire dal novembre del 1915, venne notato sempre più spesso nella capitale francese, in compagnia proprio del suo direttore e di Charles Dumas, politico francese della Sezione Francese dell'Internazionale Operaia, che già aveva conosciuto a Ginevra, l'anno precedente.

Anche il contributo di un certo Finot, descritto da Girardon come direttore di una nota rivista franceseGirardon parlò di Albert Finot e della “Revue des deux mondes”, ma forse si sbagliò, perché dal 1907 al 1915 il direttore di tale rivista fu Francis Charmes e dal 1916 al 1937 René Doumic. Forse il vero Finot era Jean Finot, che fu direttore di un'altra rivisita, la “Revue des revues”, dal 1892 al 1922., fu fondamentale per permettere allo stesso giornalista mestrino di penetrare con una certa facilità negli ambienti dell’élite politico-giornalistica parigina, talvolta anche senza Naldi. Col direttore frequentò anche il Presidente della Camera francese Paul Deschanel ed ebbe modo di incontrare René Viviani al Quai d'Orsay, probabilmente quando questi era Ministro degli Affari Esteri nei governi Viviani 1 e Viviani 2 da lui stesso presieduti.

Obiettivo degli incontri era concludere un paio di affari molto importanti, a cui comparteciparono italiani e francesi, legati alla realizzazione sia di motori per aeroplani di marca Hispano-SuizaACS - UCI - B.30 - “Naldi, Lombardo, Pamaron e c. - Affare Hispano-Suiza”, destinati anche all'aviazione italianaRoberto Bassi, Raul Bersani, “Un aeroplano che non ritorna - All'alba del volo acrobatico collettivo - Storia del S.Ten. Mirto Bersani, pilota del 1º Stormo Caccia”, Aviani & Aviani editori, Udine, 2011. - “Allo scoppio del 1° Conflitto Mondiale l'aviazione militare del Regno d'Italia arriva impreparata all'infausto avvenimento ma, rifornita con materiale di volo francese, riesce ben presto a far fronte alle esigenze belliche”., sia di munizioni, attraverso la società milanese “Officina Darracq proiettili S.a.s.”ACS - UCI - B.30 - Informazioni riservate concernenti “Affare Naldi-Darracq”, che l’imprenditore automobilistico transalpino Alexandre Darracq, figlio di Pierre AlexandreL'atto di costituzione della società indica che uno dei fondatori della società, Alessandro Darracq, nato a Bordeaux, era figlio di Pietro Alessandro e risiedeva a quel tempo a Milano. Era sicuramente il figlio di Pierre Alexandre Darracq, noto imprenditore automobilistico transalpino, nato anch'egli a Bordeaux. cofondò successivamente, nel 1916, nella città meneghina.

All'Ufficio Storiografico della Mobilitazione