Con scandalo del Forteto ci si riferisce a una serie di casi di molestie sessuali e pedofilia accaduti all'interno dell’omonima comunità fondata da Rodolfo Fiesoli e Luigi Goffredi nel 1977. La comunità è operante nel comune di Vicchio, nella città metropolitana di Firenze, e nel 2018 la cooperativa che ne gestiva le attività produttive è stata commissariata dal governo italiano.

Secondo quanto emerso dalle vicende giudiziarie e da tre commissioni di inchiesta regionale e nazionale, all'interno della struttura si commisero abusi psicologici e sessuali nei confronti di minori e disabili che erano stati dati in affidamento dal Tribunale dei minori alla comunità.

Storia La comunità

Nel 1977 Rodolfo Fiesoli (Prato, 1941 - Padova, 13/05/2025) e Luigi Goffredi (Porretta Terme, 1952-2020) fondarono una comunità composta da 33 membri presso Farneto e, poco dopo, il 4 ottobre si spostano a Barberino di Mugello prendendo il definitivo nome di Forteto; successivamente la sede si trasferì definitivamente a Vicchio, dopo l'acquisizione di una fattoria di 500 ettari, divenendo una cooperativa agricola. Concetto cardine della comunità è «la famiglia funzionale». I minori accolti nella comunità erano «solo nominalmente affidati dal tribunale dei minori a una coppia che è tale solo sulla carta»; nel caso in cui arrivassero dei fratelli, «venivano subito divisi e i loro rapporti disapprovati». Si usava la tecnica della messinscena: «Quando venivano gli assistenti sociali bisognava fare finta che tutto fosse perfetto, si andava negli appartamenti dove c'erano le foto di noi insieme con la coppia affidataria, tutti felici», racconta uno dei testimoni.

Primi processi A seguito di una denuncia, il 29 novembre 1978 Fiesoli e Goffredi vennero arrestati perché accusati di abusi sessuali e atti osceni; finite le esigenze cautelari, vennero poi scarcerati il 1º giugno 1979. Dopo sei mesi dall'arresto, e con il processo in corso, Giampaolo Meucci, presidente del tribunale dei minori, continuò ad affidare minori alla comunità in quanto non credeva alle accuse, convinto invece fosse un complotto ordito per motivi politici; Goffredi, l'ideologo del gruppo, riuscirà persino ad avere due bimbi in adozione dopo la propria condanna. Dopo la scarcerazione Fiesoli tornò nella comunità e nello stesso giorno Meucci affidò alla comunità un bambino affetto da sindrome di Down; un altro magistrato, Piero Tony, ricorda che «Nel 1984 Meucci mi disse che niente poteva impedirgli di pensare al Forteto come a una comunità accogliente e idonea».

Nel frattempo si arriva al processo con una dozzina di capi d'imputazione che vanno dagli atti di libidine violenta, ai maltrattamenti, alla violenza privata, alla corruzione di minorenne, all'usurpazione di titolo (Fiesoli e Goffredi all'inizio millantarono di essere medici o psicologi), agli atti osceni in luogo pubblico. Nel primo grado di giudizio venne emessa il 6 ottobre 1981 una sentenza di condanna per Fiesoli a tre anni di reclusione, per Goffredi a un anno e nove mesi; a una parte civile verrà riconosciuto un risarcimento di 2 milioni di lire. Il 19 maggio 1982 la sentenza di appello assolse gli imputati per insufficienza di prove per gran parte dei capi d'imputazione, mentre dichiarò che il fatto non sussisteva per l'accusa di sottrazione di un minore. In appello venne ribaltata la sentenza ma poi la Corte di Cassazione, il 15 febbraio 1984, annullò «per difetto di motivazione» l'assoluzione della corte di Appello. La nuova sentenza di secondo grado verrà emessa a gennaio 1985, condannando a due anni di reclusione Fiesoli per atti di libidine violenta, corruzione di minorenne e maltrattamenti e a dieci mesi Goffredi per le accuse di sottrazione consensuale di minorenne e corruzione di minorenne mentre l'usurpazione di titolo venne amnistiata.Testo tratto dalla sentenza: «incutere ad individui dalla personalità – o per età o per altra causa – immatura il timore della riprovazione del “gruppo” costituito dalla comunità guidata dal Fiesoli e dal Goffredi, e dopo aver scardinato, ricorrendo a forme di convincimento ossessive, aggressive, emarginanti ed umilianti, ogni preesistente valore e le figure parentali, in modo da renderli del tutto dipendenti da loro, costretto ad accertare e a praticare il regime di vita da loro imposto nella cooperativa e caratterizzato da promiscuità assoluta tra persone dello stesso sesso; pratica dell’omosessualità; messa a disposizione della cooperativa di ogni risorsa personale; autocritica per colpe mai commesse e per fatti mai compiuti; attribuzioni a terzi di colpe mai commesse; divieto di rapporti eterosessuali anche fra marito e moglie; divieto di contatti con le famiglie di origine e ostilità nei confronti delle stesse da manifestarsi anche con violenza fisica»In un verbale della procura di Firenze datato 6 dicembre 1978 e agli atti di processo, Gabriele Chelazzi e Carlo Casini interrogano una coppia di Prato che parla dell’esperienza al Forteto. Fiesoli è stato arrestato pochi giorni prima, il 30 novembre: «All'inizio - dicono i due - ci parve un'esperienza positiva, ma piano piano ci siamo accorti che viceversa il gruppo era estremamente chiuso, ripiegato su stesso e che al suo interno avvenivano stranezze anche gravi». Quali, chiedono i due inquirenti. Un esempio: «A una festa c’era un ragazzo spastico che stava in carrozzella, il Profeta disse che avrebbe fatto come Gesù quando faceva i miracoli. Lo prese, lo alzò dalla carrozzella e lui cadde. Allora gli ordinò: ‘Alzati, cammina! Te lo ordino io’. Due lo alzarono e fece dei metri a saltelloni come sapeva fare. Quindi cadde ancora di botto a terra. Il Fiesoli disse allora che ‘il miracolo era avvenuto’». «Fiesoli aveva una particolare fissazione di carattere sessuale». E si legge: «È successo due o tre volte che nel corso delle riunioni egli si sia tirato giù i pantaloni e le mutande, prendendosi in mano il membro e mostrandolo, secondo lui doveva essere un gesto disinibitorio». È solo l’inizio di un racconto choc fatto di divieti ad avere rapporti sessuali fra coniugi, di richieste di rapporti omosessuali, di riunioni collettive per guardarsi reciprocamente i genitali, di parolacce, di insulti, di inviti a picchiare i propri genitori. La sentenza verrà confermata l'8 maggio 1985 dalla Cassazione. Fiesoli fu invece assolto dall'accusa di atti osceni in luogo pubblico per le sue esibizioni di genitali: non perché non li avesse commessi, confermò la Cassazione, ma perché era avvenuto in un luogo privato, il Forteto appunto.

Nonostante la sentenza definitiva di condanna, il tribunale dei minorenni, allora ancora guidato da Meucci, affidò un bambino con la sindrome di Down alla comunità; lo stesso giudice istruttore scrisse che «Poiché gli imputati adducono a loro difesa l'affidamento di minori o di psicolabili da parte del Tribunale per i minori e di vari Consorzi sociosanitari, questo giudice istruttore non può non rilevare, così come del resto hanno fatto i periti psichiatrici, la leggerezza con cui sono stati effettuati tali affidamenti, senza adeguata informativa e successivi controlli». Nonostante le condanne, continuò l'affidamento di bambini da parte del Tribunale dei minori di Firenze e, in trenta anni, saranno almeno 86 i minori affidati all'associazione.

La condanna della corte europea A seguito di una denuncia di una madre cui era stato impedito di vedere i due figli in affidamento al Forteto, il 13 luglio 2000 la Corte europea dei diritti dell'uomo condannò lo Stato italiano a pagare un risarcimento. Nel 1998 la Corte aveva ricevuto la richiesta di due ricorsi (39221/98 e 41963/98 - riuniti) contro l'Italia, e in particolare contro l'operato del Tribunale dei minori di Firenze. La prima ricorrente era una cittadina belga e italiana, la seconda una cittadina italiana residente a Bruxelles e madre della prima ricorrente. Il Tribunale per i minorenni di Firenze aveva imposto l'interruzione di ogni relazione della madre con i figli, che vennero collocati presso Il Forteto. La Corte giudicò come una violazione dei diritti della madre l'aver ostacolato il mantenimento dei rapporti tra i bambini inseriti nel Forteto, la madre e la nonna. Il 13 luglio del 2000 la Corte condannò quindi l'Italia a una multa di 200 milioni di lire per danni morali in quanto nella comunità i minori avrebbero dovuto ritrovare serenità ed essere reinseriti in famiglia, mentre invece la madre non riusciva più a vederli e in tre anni aveva potuto ottenere solo due brevi incontri. Nell'istanza presentata alla Corte la donna ipotizzò il plagio verso i suoi figli oltre a denunciare pratiche violente e maltrattamenti fisici e psicologici che sarebbero avvenuti all'interno della comunità. La Corte sanzionò il comportamento delle autorità italiane, stabilendo che non si può impedire sine die a una madre di vedere i propri figli. Nonostante questo, non molto cambiò e negli anni la donna presentò più volte denunce, l'ultima nel 2011 dal Belgio, dove si era trasferita. Nonostante l'ulteriore pronunciamento di condanna e nonostante l'esplicito richiamo all'obbligo delle autorità a eseguire le sentenze, gli incontri con i figli continuarono a essere ostacolati. Anche il figlio maggiore, nel frattempo diventato maggiorenne e uscito dalla comunità, querelò Fiesoli a gennaio 2011 e da qui partì un'indagine e Fiesoli venne arrestato il 20 dicembre 2011.

Secondo processo Oltre a Fiesoli l'accusa riguardò anche Goffredi insieme ad altri 22 membri della comunità, indagati a vario titolo per maltrattamenti. A seguito di questo, gli affidamenti di minori al Forteto si interromperanno nel 2012. La denuncia venne presentata anche da altri ragazzi che vivevano nella comunità. Il primo a denunciarlo è il figlio della donna protagonista della sentenza della Corte europea. Il giovane parlò di un clima di terrore, di abusi e di plagio. Raccontò anche di essere stato costretto a scrivere un libro contro la madre e a recidere i rapporti con la donna. Del suo caso si era occupata anche la televisione belga, ma la comunità aveva sempre respinto le accuse.